Calo rendimento scolastico in adolescenza 04 Set 2018

Calo del rendimento scolastico adolescenza: perché?

Cosa c’è dietro ad un calo del rendimento scolastico in adolescenza?

Le ragioni dietro all’insuccesso scolastico in adolescenza sono sempre più di una.

Basta pensarci: un ragazzo studia male? Ce ne accorgiamo quando il contesto gli richiede qualcosa di più, quando il carico diventa particolarmente gravoso, quando succede qualcosa di particolare nella sua vita.

Altrimenti potremmo anche non accorgercene mai.

Gli ingredienti del cattivo rendimento scolastico hanno a che fare con le richieste della scuola, con le capacità scolastiche del ragazzo e con la sua vita emotiva.

La scuola può richiedere molto, oppure delle abilità molto specifiche che non sono il punto di forza del ragazzo.

Le capacità scolastiche sono l’altra faccia di questo punto: cosa sa e non sa fare questo ragazzo? Se i problemi stanno prevalentemente qui, bisognerà prendere di petto la questione del metodo di studio, delle ripetizioni, dell’impegno…

Il terzo punto è invece quello che finisce più spesso trascurato: come sta l’adolescente?

La scuola è una seconda casa per l’adolescente: ci sono amici coetanei o quasi, come i fratelli; ci sono i professori, che hanno suppergiù l’età dei genitori. Qui si passa molto tempo e si svolgono molte attività emotivamente cariche: si viene valutati, si incontrano persone che si ammirano, che si odiano e a cui ci si affeziona. Si fa un confronto con quello che avviene a casa e si mettono in discussione le “regole di casa” (sempre di più, man mano che l’adolescente diventa più autonomo nel comportamento e nel carattere).

Ovviamente succede anche il contrario: quello che succede a casa si rispecchia nell’andamento scolastico. Pensieri, preoccupazioni (ma anche soddisfazioni, vittorie, incoraggiamenti!).

È per questo che i problemi scolastici meritano lo sguardo della psicologia.

 

Come comunica l’adolescente?

Un calo di rendimento scolastico in adolescenza ci dice che c’è qualcosa che non va, in modo indiretto.

Questo è molto importante! L’adolescente si preoccupa prima di tutto, contro tutti, di salvare la faccia.

È difficile si confidi facilmente con i genitori. D’altra parte, si sta impegnando per cercare di diventare un adulto: farsi vedere e, soprattutto, sentirsi debole è fuori questione.

Ne parla forse agli amici, ma soprattutto prova ad occuparsene da solo. Ci pensa, si sforza di non pensarci, prova a distrarsi (magari con quelle attività pericolose che fanno stare tanto in pena la famiglia). Tutto da sé.

Inevitabilmente, qualcosa non funziona, in questa gestione solitaria. Ad esempio -e questo esempio ci deve interessare particolarmente- ha la mente troppo occupata per dedicarsi efficacemente alla scuola.

Di questo i genitori iniziano ad accorgersi. Ecco che si stanno sintonizzando.

Si chiedono cosa ci sia che non va. Si chiedono le ragioni del calo. Spesso queste riflessioni sono intercalate di comprensibili scontri e sfuriate, in cui volano accuse da una parte e dall’altra.

Insomma, i genitori si preoccupano.

 

Cosa comunica l’adolescente?

I genitori si preoccupano della scuola, almeno in un primo momento.

Poi, in alcuni casi, colgono spontaneamente che forse c’è qualcosa in più.

Si accorgono, cioè, che il calo scolastico ha un significato.

Allora iniziano ad indagare, a chiedere, a tentare di capire.

E l’adolescente non lo fa apposta: solitamente non pensa “Adesso inizio ad andare male a scuola così qualcuno mi domanda cosa non va.” Lui stesso non si rende conto di cosa stia succedendo.

Si ritira, si irrita, interrompe il dialogo con i genitori.

Ci sono varie spiegazioni. Ad esempio, a scuola succede qualcosa che lo fa soffrire. Si sente inadeguato verso i compagni, si vergogna. Oppure ha la testa troppo occupata da qualche problema che è nato lontano dalla scuola: i rapporti in famiglia? Qualcosa che è successo? Poco importa: ha la testa talmente piena di preoccupazioni che per la scuola -e tante altre cose importanti- rimangono poche energie.

La scuola, in tutti questi casi, non è il problema principale. La scuola e il rendimento sono solo la superficie di un agitazione nascosta all’interno del ragazzo. Lui stesso non la sa spiegare.

 

Cosa fare

Un genitore che si preoccupa per il rendimento scolastico di un figlio adolescente, è già sulla buona strada. Ora resta da chiedersi:

C’è qualcosa che mi dice che mio figlio potrebbe avere un problema?

il passo successivo è meno semplice. Bisogna valutare se si tratti di qualcosa di transitorio o che ha radici profonde.

È una distinzione importante da fare: significa capire se il ragazzo ha tutte le risorse necessarie per risolvere le difficoltà. In caso contrario, il rischio è di trovarsi davanti ad un problema che si protrarrà.

Questo è un passaggio molto importante, quando vediamo un adolescente nel nostro studio e permette di costruire l’intervento più adatto per il ragazzo e per la famiglia, che ha il compito di sostenerlo e ha bisogno di essere coinvolta.

All’inizio, ci troviamo davanti a persone preoccupate (e adolescenti seccati, a dire il vero): prima di tutto bisogna indagare, capire, definire la situazione.

Capire che tipo di problema ha l’adolescente

Quando le cose inizieranno ad essere chiare, si potrà iniziare a fare un progetto. È necessario un sostegno? Un trattamento? La famiglia ha delle esigenze particolari?

Qui solitamente la famiglia è ancora preoccupate. Un po’ meno, però: un po’ di chiarezza è stata fatta.

I genitori sono un po’ avviliti: abbiamo sbagliato? abbiamo per le mani un ragazzo problematico?

A poco a poco, col procedere del lavoro, ci si accorgerà che queste difficoltà hanno un’altra faccia: questioni mai risolte di cui è arrivato il momento di occuparsi. Senso di stima personale messo in crisi. Capitoli triti da chiudere.

Molto spesso, questo è vero sia per l’adolescente che per i genitori. E molto spesso, finiscono per stare meglio sia i genitori che i loro figli.

 

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