depressione mascherata 27 Apr 2018

La depressione mascherata è una forma di depressione che si presenta in un modo diverso da quello che normalmente si immagina quando si parla di questa forma di sofferenza.

Partiamo dall’aspetto più semplice, quello più immediato, i sintomi della depressione mascherata:

  • Difficoltà a dormire, sonno disturbato, insonnia
  • Stanchezza psichica e fisica
  • Mal di collo (Cervicalgia)
  • Mal di testa (Cefalea)
  • Dolori muscolari, contratture (Mialgia)
  • Mal di schiena
  • Crampi addominali
  • Senso di oppressione al petto
  • Vertigini
  • Disturbi della digestione e della funzionalità intestinale

In un primo momento la diagnosi è difficile: si pensa ad altro. Tipicamente, chi ne soffre, preoccupato prima di tutto dai sintomi fisici, si reca dal medico. Inizia allora una serie di indagini ed accertamenti che danno esito negativo.

Non è possibile risalire a patologie chiaramente identificabili, oppure la terapia farmacologica assunta come cura per la patologia diagnosticata non ha effetto.

Allo stesso modo, non è possibile risalire ad eventi particolari che spieghino i sintomi (es: sforzi importanti, attività inconsuete, assunzione di cibi particolari…), che invece tendono ad acutizzarsi in periodi di stress e a comparire e scomparire in relazione ad eventi di vita significativi. I sintomi, però non appaiono legati in modo chiaro e univoco con una categoria chiara e distinta di eventi (es: il mal di testa non compare regolarmente né dopo una particolare attività fisica, né dopo aver visitato un certo luogo, né dopo aver incontrato una certa persona).

Dopo un affannoso e preoccupato disorientamento, si arriva ad ipotizzare, a volte dopo moltissimo tempo, che questi sintomi corporei non dipendano da un problema di natura fisica, ma emotiva.

 

La natura del problema

Quella che abbiamo appena visto è già una semplificazione: un malessere emotivo non è una cosa slegata dal corpo. Stare male col corpo può essere l’unico modo di soffrire emotivamente disponibile ad una persona; occuparsi del corpo è, inoltre, un modo di occuparsi di sé. Insomma, un malessere emotivo non è in nessun modo una questione intangibile.

Fatto questo iter di medici esami, affrontate delle riflessioni personali e ricevuto, talvolta, qualche incoraggiamento a prendersi più cura di sé, si rimane con un senso di sorpresa e dispiacere. Prima non si capisce cosa ci sia che non va, e poi è necessario fare i conti con l’idea di essere depressi… ma la depressione non sarebbe caratterizzata dalla tristezza?

Ecco, in questa situazione, la sofferenza del corpo sta lì dove ci si aspetterebbe una sofferenza della mente, la tristezza. Ma è così semplice la questione?

  • Depressione, come la si intende abitualmente = sintomi mentali.
  • Depressione mascherata = sintomi fisici.

E cosa c’entrano l’una con l’altra?

Possiamo figurarcelo così: chi soffre di depressione mascherata non è in grado, in una dato momento della sua vita, di provare tristezza.

Questo è un problema: la tristezza è un sentimento fondamentale, che permette di accorgersi che alcune cose importanti della propria vita sono finite

  • una relazione
  • un’idea di sé
  • un’ambizione

e che è necessario abbandonarle per dedicarsi ad altro

  • progetti diversi
  • rapporti con nuove persone
  • una rivalutazione di sé.

Pare proprio, cioè, che la tristezza sia un sentimento e un meccanismo psichico fondamentale per delle situazioni di vita non solo abbastanza frequenti, ma soprattutto delle situazioni che determinano il corso della vita stessa (es: quale progetto lavorativo si sente essere abbordabile, la fiducia di poter allacciare una buona relazione con un’altra persona, l’accettazione di avere alcune competenze e caratteristiche e non altre, e così via).

 

La tristezza

Nel caso della depressione mascherata, la cosa perduta è così importante per la persona sofferente che la presa di coscienza comporterebbe sarebbe tale da minare l’equilibrio psicologico del soggetto. La produzione di sintomi fisici è cioè un difesa inconsapevole, involontaria e prudente.

La possibilità di considerare chiusi dei capitoli della propria vita è una questione tanto importante che il lavoro psicologico con la depressione si può dire consista proprio in questo. Consiste nello scoprire, cioè, cosa la persona senta di aver perduto, accettare la perdita e capire come affrontare il futuro senza che questa perdita svolga una funzione eccessivamente limitante.

Nelle situazioni di depressione mascherata si aggiunge un passaggio: è necessario creare le condizioni perché la tristezza possa esistere, prima di impegnarsi perché diventi accettabile.

Teniamo bene a mente, però, che la tristezza non è completamente assente dalla biografia di chi soffre di depressione mascherata (né da quella dei suoi familiari). L’espressione del malessere attraverso il corpo è il meccanismo prevalente, ma non esclude che talvolta la tristezza riesca a presentarsi. Questo può essere un segnale positivo, cioè la testimonianza dell’acquisizione di una migliore capacità di tenuta emotiva, come negativo, se conduce ad accessi ansiosi o alla ricomparsa dei sintomi corporei.

La tristezza non è qualcosa di positivo o negativo, di per sé: è utile o dannosa, in relazione alle condizioni in cui si presenta nella vita.

 

Psicosomatica e vita emotiva

Il congelamento della tristezza non è l’unico effetto di questa condizione. Il concetto di “depressione essenziale”, nato in seno alla scuola psicosomatica parigina, sottolinea non solo la sofferenza (reale) del corpo ma anche il rischio che, se l’espressione somatica viene portata all’estremo, questa dia il via ad un appiattimento emotivo: la depressione essenziale viene descritta come qualcosa che inibisce al massimo livello l’espressione emozionale. Si tratta di una difesa psichica che tratta le emozioni come qualcosa di pericoloso.

Come è possibile che queste forme di depressione così sfuggenti invadano in un modo così pesante la vita di una persona? Qualcosa, nella storia personale di chi ne soffre, ha fatto sì che le emozioni vengano percepite come una forza esplosiva, da temere ed evitare. Eppure, solitamente, il paziente non sa proprio dire cosa potrebbe essere successo. Questa è una cosa da scoprire, con una certa prudenza, e potenzialmente qualcosa di molto vitale.

 

Come ci prendiamo cura della depressione mascherata?

Una volta diagnosticata correttamente, è necessario valutare quanto invalidanti siano i sintomi, ed eventualmente limitarne l’effetto dannoso con un’adeguata terapia farmacologica.

Però, il fattore determinante per chi ne soffre, si trova incastrato in una situazione di vita debilitante e si domanda come uscirne, è l’intervento psicologico.

Diciamo che è determinante, perché non riteniamo sia sufficiente sopravvivere ai sintomi. Questo aspetto determinante su cui va ad incidere l’intervento psicologico è soprattutto la qualità di vita. Questa forma di sofferenza agisce proprio impedendo ad una persona di prendere contatto con una parte di sé. Immancabilmente, questa parte di sé ha a che vedere con elementi molto intimi della storia personale. Intimi e dolenti.

Se attraverso la depressione una persona evita una sofferenza intollerabile, paga però a caro prezzo questa condizione: oltre a dover sopportare i sintomi, è costretto a rinunciare ad una porzione della propria biografia, che rimane così isolata, e continua ad agire nascostamente producendo sofferenza ogni volta che viene sfiorata.

 

La psicoterapia, così come la proponiamo noi, non invita la persona solamente ad essere senza depressione, ma a riprendersi quelle risorse che la depressione le ha sottratto e a diventare finalmente in grado di rimetterle al proprio servizio.

A noi interessa trasformare le situazioni di sofferenza in occasioni per migliorare la qualità di vita. La sofferenza ha un senso, quando il nostro paziente riesce a farne una spinta verso una quotidianità emotivamente ricca. 
 

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