hikkikomori psicologo psicoterapeuta Padova

Che cos’è l’hikikomori?

Oggi si parla sempre più spesso di hikikomori per descrivere situazioni di ritiro sociale, specialmente situazioni di ritiro estremo.

Le caratteristiche centrali delle persone in hikikomori sono la rinuncia ai contatti con gli altri e forti sentimenti che avvertono come incomunicabili all’esterno.

 

Origini del termine e prime considerazioni

Il primo ad usare il termine “hikikomori” per descrivere una particolare condizione esistenziale è stato lo psichiatra giapponese Tamaki Saito, nel saggio Hikikomori: Adolescence without end (Hikikomori: adolescenza senza fine) ad oggi disponibile nell’originale giapponese e in traduzione inglese.

Le osservazioni Saito si sono concentrate su ragazzi che avevano alle spalle già molti mesi (in media 39) di ritiro nella propria in casa o nella propria stanza. Si trattava di una situazione che in media iniziava ad emergere attorno ai 15 anni e mezzo, e riguardava principalmente i figli maggiori maschi di famiglie abbastanza benestanti.

L’elemento che segnala l’esordio è l’interruzione della frequenza a scuola. Ansia, sintomi fisici, paura non permettono più a questi ragazzi di frequentarla, e la famiglia in un primo momento rimane sbigottita, e non sa cosa fare.

Saito ipotizza che alla base del fenomeno vi sia una mancata risoluzione dei normali conflitti adolescenziali. Il sentimento dominante è quello della vergogna, accompagnato dalla paura degli altri e da esplosioni ed atteggiamenti rabbiosi.

Un dato interessante e, se vogliamo, controintuitivo, è l’accento messo da Saito sulla necessità di favorire l’interessamento ai propri hobby ed attività predilette da parte del ragazzo in hikikomori. Queste attività, che spesso passano per l’utilizzo del computer (soprattutto), la lettura o la visione di film costituiscono un importante contatto col mondo emotivo e relazionale da parte del ragazzo. Privarlo di questi hobby, magari allo scopo di spronarlo a tornare ad interessarsi della scuola o ad uscire, è controproducente, in quanto rischia di spezzare gli ultimi legami con il mondo relazionale.

 

Situazione in Italia e nuove considerazioni

Questi dati e queste riflessioni sono in gran parte generalizzabili al contesto italiano.

Questo perché i ragazzi italiani come quelli giapponesi possono trovarsi in una situazione emotiva che li spinge a ritirarsi. Questa spinta motivazionale emotiva al ritiro è un elemento centrale.

Saito, ad esempio, ipotizza che in paesi con una cultura più improntata all’indipendenza, i giovani che in paesi come il Giappone (e probabilmente l’Italia) sarebbero entrati in hikikomori sarebbero stati destinati all’accattonaggio. Lo stesso sentimento, cioè, in culture diverse, potrebbe essere gestito con strategie diverse (entrare in hikikomori-diventare senzatetto).

Italia e Giappone sono culture affini per quanto riguarda l’atteggiamento verso i figli e l’attaccamento ai figli. Probabilmente è per questo che in Italia vediamo dei ragazzi hikikomori: chi sente la spinta al ritiro, cioè, trova nelle società e nelle culture italiana e giapponese le condizioni perché questo ritiro si verifichi.

 

Come ci occupiamo della cura dell’hikikomori?

Già Saito sottolinea l’importanza di prendere in carico la famiglia, in modo da costruire, a casa, un ambiente che favorisca l’emergere dal ritiro da parte del ragazzo.

Per il ragazzo un trattamento psicologico è necessario: lo scopo è di elaborare assieme a lui i sentimenti penosi che lo hanno spinto al ritiro. Non è infrequente, però. che una persona in hikikomori rifiuti il trattamento. È necessario allora un lento e rispettoso avvicinamento, il sostegno della famiglia e tempo.

Il trattamento è un passo molto importante in queste situazioni, e su questo è necessario insistere: difatti non tendono a cambiare da sole.

Anche clinici italiani ritengono la presa in carico psicologica della famiglia e il trattamento psicologico del ragazzo in hikikomori come la soluzione che oggi da le migliori speranze di ottenere risultati positivi (ad es. Spiniello, Pinotti, Comazzi (a cura di) Il corpo in una stanza).

Possono venire attivati dei dispositivi di sostegno alla socialità (es. accompagnamento fuori casa, stimolazione all’interazione) della persona in hikikomori. Noi intendiamo questi dispositivi come una forma di supporto alla cura principale, che è la cura psicologica del ragazzo e della famiglia.

A noi interessa trasformare le situazioni di sofferenza in occasioni per migliorare la qualità di vita. Il piacere e il sollievo del ritiro, possono essere trovati, e accresciuti, nel mondo sociale.

 

 

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