Come guarire dai sensi di colpa 04 Dic 2018

Come guarire dai sensi di colpa?

“Mi sento sempre in colpa.”

Quando la si pensa così, si è già a buon punto.

Paradossale?

Sì, certo. Non è una situazione felice, ma ormai ci si trova lì.

L’aspetto più molesto di sensi di colpa continui e profondi è proprio il fatto che questi entrano nel tessuto della propria vita quotidiana, in modo tale da rendere impossibile comprendere quanto condizionino la propria vita.

Proprio per questo lamentarsi dei propri sensi di colpa è un buon segnale.

Significa che ci si è accorti che sono lì. È il primo passo per iniziare a liberarsene.

Come guarire dai sensi di colpa: (intanto) capirsi.

I sensi di colpa sono un’esperienza comune. Ci però sono situazioni (esterne), e soprattutto condizioni (interne) in cui diventano particolarmente pressanti.

 

Carla ha sempre voluto una famiglia. Più di tutto, le piace l’idea di una casa calda e confortevole in cui stare in pace con i suoi.

Da un po’ di tempo (anni, a dire il vero) Carla si trova a fare i conti con se stessa. La vita con suo marito Diego non è più una risorsa, ma una fonte di fatiche, frustrazioni e forte infelicità, senza che ci siano più quei bei momenti di affetto che le facevano venire voglia di impegnarsi a combattere per essere felice.

Sono successe tante cose, a loro due, tante sono riusciti ad affrontarle mentre altre, semplicemente, no.

Carla ha deciso che è arrivato il momento di separarsi. Anche Diego e d’accordo e riescono a mantenere un rapporto abbastanza disteso da affrontare con le incombenze della separazione con un buon grado di razionalità e rispetto dell’altro.

Carla, però, non riesce a levarsi dalla testa l’idea che il maggiore dei loro due figli, un altissimo sedicenne, uscirà da questo cambiamento con le ossa rotte. Carla non riesce a smettere di pensare a quanto le dispiace, a quanto l’adolescenza sia un periodo delicato, al fatto che avrebbe forse potuto resistere ancora… 

Ultimante piange spesso, e ha paura di aver rovinato suo figlio.

 

Non si può parlare di veri e propri sintomi del senso di colpa, perché il senso di colpa è sempre espressione di una condizione sottostante che lo genera (poco più oltre vedremo perché).

Ci sono però delle caratteristiche che danno al senso di colpa un carattere che potremmo chiamare patologico e che dobbiamo sicuramente chiamare invalidante.

 

Sintomi del senso di colpa (patologico)

  • Costante senso di distrazione che dipende dal fatto che il senso di colpa crea una condizione di allarme, un’ansia persistente che dipende dal fatto che non si ritengono “risolte” le ragioni che fanno nascere la colpa (es: si pensa che ci si sta comportando in modo scorretto o nocivo per gli altri e il senso di colpa dura fino a che non si cambia comportamento). Ne risentono la capacità di rimanere concentrati, di riuscire sul lavoro e di potersi dedicare ad altre attività.
  • I sensi di colpa peggiorano significativamente quando si fa qualcosa di piacevole. Ci si frena davanti al divertimento perché si sente la colpa peggiorerebbe (es: si pensa a se stessi come a persone che non meritano di festeggiare il proprio compleanno, di concedersi riposo e attenzioni).
  • Il fenomeno diventa così invadente da peggiorare le relazioni sociali: si ritiene di essersi comportati male con qualcuno e non si riesce ad affrontarlo, finendo così per minare un rapporto che non ci si sente in grado di continuare a coltivare. Si crea un circolo vizioso.
    • la situazione può diventare ancora più pesante se vengono evitate persone, situazioni e cose che sono collegate alla persona con cui si ha un rapporto di colpa (es: i luoghi visitati assieme, le frequentazioni comuni, i regali ricevuti).
  • Questa condizione di estrema rigidità morale crea sofferenza, sia in modo diretto che indiretto. Le persone che desiderano mantenere un rapporto con chi le evita a causa dei senti di colpa spesso si impegnano a mantenere i contatti. Chi soffre di forti sensi di colpa tende ad evitare questo contatto, perché il confronto rischia di far peggiorare la percezione di colpevolezza. Non solo usurano le relazioni, ma si inizia ad odiare gli altri in quanto (involontaria) fonte di ulteriore sofferenza.
  • Molto avviene nella relazione con gli altri (come abbiamo visto), ma soprattutto nella propria mente: chi soffre di un senso di colpa patologico tende a leggere molte degli avvenimenti del quotidiano alla luce del senso di colpa. Ci si sente in colpa di cose di cui non solo non si è responsabili, ma con cui non si ha proprio nessun legame. Questo crea confusione in se stessi e nelle persone attorno a sé. Sentirsi in colpa senza motivo diventa così scontato da non permettere di sentire e pensare serenamente.
  • La situazione è pesante e genera ansia: per risolvere queste sensazioni spiacevoli, si cerca sollievo in una punizione. Questa punizione può essere sia relazionale (es: umiliarsi davanti a qualcuno che si ritiene di aver danneggiato), fisica (es: farsi del male) o simbolica (es: impedirsi di fare cose piacevoli, curare il proprio aspetto, essere felici).

 

Come guarire dai sensi di colpa: depressione?

Abbiamo già detto che i sensi di colpa sono espressione di una condizione che li fa nascere e li alimenta. Spesso si tratta di depressione.

Un forte senso di colpa è una componente centrale della depressione.

Quando la depressione si ricava uno spazio significativo nella vita di una persona, si radica una convinzione che apparirebbe assurda e repellente per chiunque altro: il depresso si sente nettamente, radicalmente, indiscutibilmente cattivo.

È quella che percepisce come la propria cattiveria a farlo sentire colpevole.

Si tratta di una situazione così dolorosa che è come se la persona fosse costantemente in lotta.

Contro cosa? Contro di sé, contro il proprio dolore.

L’obiettivo chiave diventa non sentire.

Abbiamo visto che i sensi di colpa esercitano una pressione così importante che chi ne soffre tende a rinunciare a cose belle e a rapporti importanti, pur di evitare la possibilità di provare sensi di colpa.

Questo è qualcosa di caratteristico della depressione.

Oltre al desiderio di preservarsi dalla sofferenza, c’è un forte senso di stanchezza, di fatica, che rende più difficili le attività e allontana le persone.

Ci sono alcuni aspetti di cui tenere conto per comprendere se il senso di colpa è legato alla depressione.

 

Senso di colpa nella depressione

La presenza di altri sintomi, come

devono suggerire che il senso di colpa di cui si è vittima sia effettivamente “patologico“, cioè sia una dolorosa manifestazione della depressione.

Il senso di colpa mi uccide!”

Il senso di colpa che caratterizza la depressione è qualcosa di molto pesante da sopportare.

Al contrario del normale senso di colpa, che serve a farci sentire responsabili delle nostre azioni e spingerci a chiedere a noi stessi se quello che facciamo va bene o male, quali esiti potrebbe avere, etc, il senso di colpa patologico:

  • mette insistentemente l’accento su quanto sia dannoso quello di cui ci si è resi responsabili, e come tutto sia dipeso dalla propria cattiva condotta o, peggio, da delle cattive intenzioni.

Prima ancora di essere un problema legato a quello che si fa, il senso di colpa è un problema legato a come si pensa.

Nella depressione, la visione di sé tende a peggiorare col tempo: ci si sente sempre più colpevoli non tanto perché si fa qualcosa di male, ma perché ci si sente sempre e comunque colpevoli.

C’è da dire che non appena ci si accorge di un proprio errore questo viene preso come una conferma della propria profonda cattiveria.

 

Poi, c’è anche qualcosa di molto irrazionale che può essere sentito come vero:

  • tutto quello che tocco va male, negli altri e in me.

La sensazione di essere “destinati” a stare male dipende proprio dal fatto che la colpevolezza è una condizione mentale, più che il frutto di qualcosa che può essere successo. Si è “destinati”, fondamentalmente, perché si pensa di meritarselo.

Questa convinzione inconsapevole e nascosta, porta a rileggere gli eventi della propria vita e a reinterpretarli alla luce del senso di colpa:

  • si ritiene di essere stati la causa di situazioni negative, o perlomeno che si sarebbe stati capaci di evitarle o impedirle, se solo ci si fosse impegnati.

Cioè, si è cattivi perché non ci si è impegnati e ad evitare qualcosa di negativo.

Nella depressione il senso di colpa si accompagna ad un forte senso di inadeguatezza: sono cattivo, sbaglio tutto, non posso fare altro che fare  e pensare male.

Questo tipo di sensazione è qualcosa di diverso dalla vergogna: nella vergogna è la sensazione di essere “sbagliati” a prevalere, mentre nel senso di colpa prevale convinzione di fare delle cose che danneggiano gli altri.

Se nel senso di colpa si rischia di tenere lontani gli altri perché si pensa di aver fatto loro del male e non si vuole evitare il confronto con loro (questo è vero anche quando i sensi di colpa nascono in amore), nella vergogna si rischia di avvicinarsi moltissimo agli altri pur di avere l’approvazione che non ci si sente in grado di darsi autonomamente.

C’è un’altra faccia della sensazione di aver fatto del male agli altri:

  • colpa di stare meglio di altri.

Questo sentimento caratterizza tipicamente situazioni estreme (es: essere superstiti di un incidente in cui è morto qualcuno, pensare di non aver passato abbastanza tempo con un parente anziano) ma anche quotidiane (es: guadagnare di più dei propri genitori, sentirsi privilegiati rispetto ad un fratello o ad un amico). Qual è l’esito, spesso? Ci si autosàbota, per perdere i propri privilegi e il rischio che la felicità ad essi collegata torni indietro moltiplicata nella veste di senso di colpa.

 

Tutto questo, però può essere riassunto in un punto solo:

  • si pensa (molto) male di se stessi.

Nella vita del depresso con forti sensi di colpa è accaduto qualcosa che ha fatto sì che pensasse che probabilmente non è tanto una brava persona. Una cosa terribile, da tenere il più possibile nascosta agli altri: altrimenti come si fa a mantenere il loro affetto?

Poi accade qualcosa di apparentemente banale, nella vita quotidiana, e si arriva alla sensazione di venire schiacciato da questi pensieri negativi, dal senso di sconfitta e di delusione da se stessi, dal rimorso e dalle autoaccuse.

 

Come guarire dai sensi di colpa: cosa bisogna affrontare.

Paradossalmente, tutta questa preoccupazione per il proprio comportamento e sui suoi effetti sugli altri fa sì che ci si concentri moltissimo su di sé. Cosa, questa, che accade in modo completamente inconsapevole ed è caratterizzata da un certo accanimento:

Sembra si sia concentrati su come farsi più male possibile.

La psicoanalisi è di grande aiuto per capire le dinamiche del senso di colpa, perché sin dalle origini se ne è molto occupata (inizialmente attraverso il concetto di senso di colpa nevrotico, successivamente raffinato e inserito in concettualizzazioni più complesse).

Proprio dalla psicoanalisi deriva la spiegazione di perché il senso di colpa caratteristico della depressione rappresenti un modo di pensare totalizzante, più che una valutazione dei propri comportamenti: il mondo esterno diventa per il depresso lo specchio del mondo interno.

In psicoanalisi, il senso di colpa viene ritenuto un fenomeno prevalentemente inconscio, cioè qualcosa di non consapevole che risponde a logiche diverse dai pensieri di cui si è consapevoli.

Agisce nell’ombra, per così dire.

Quando una persona se ne accorge significa che è esploso qualcosa che è sempre stato presente nella sua vita, con la differenza che ora è diventato un problema.

Una persona depressa può scontrarsi con esperienze che, si può dire, la irrigidiscono, la convincono che tutto quello che le capita vada letto in una chiave depressiva.

Lasciare un partner, riuscire nel proprio lavoro meglio di qualche collega, occuparsi di sé sono tutte cose che finiscono per avere un solo significato: tu sei cattivo (quindi sentiti in colpa).

Questa cattiveria è sempre radicata nella propria storia personale: qualcosa ha fatto credere a chi è depresso che fosse opportuno essere molto prudente nei rapporti con gli altri, e assumersene tutta la responsabilità.

Meglio pensare che è colpa propria, piuttosto che rischiare di compromettere i rapporti con le persone importanti.

Ogni autoaccusa, ogni autoumiliazione è un ammonimento:

Attento a quello che fai! Non vorrai rimanere solo, tu che sei così cattivo! Te lo meriteresti!

Eppure abbiamo visto che proprio i sensi di colpa spesso finiscono per compromettere i rapporti con gli altri…

 

Come guarire dai sensi di colpa: come superarli.

Il senso di colpa patologico, caratteristico della depressione, zittisce ogni possibilità di parlare a se stessi con voce benevola e di guardare a sé in modo indulgente.

Arriva un momento in cui chi è in questa situazione se ne rende conto.

Si realizza che il tentativo di vivere secondo la rigida disciplina del senso di colpa ha creato dei danni dentro di sé e attorno a sé.

 

Si inizia a metterlo in dubbio.

Si passa da pensare a come resistere ai sensi di colpa, a farsi passare i sensi di colpa a cercare un modo per sconfiggere i sensi di colpa.

Si inizia  a pensare che i propri sensi di colpa siano eccessivi e ingiusti.

Si inizia a dire basta.

 

 

La cura del senso di colpa patologico inizia con questa presa di consapevolezza, per passare ad una presa di consapevolezza ancora più difficile: riconoscere che il senso di colpa, questo tipo di senso di colpa, ha origine da una condizione di sofferenza che ha radici profonde nella depressione.

Quando si diventa in grado di dire basta alla dolorosa sensazione di meritarsi di stare male, di meritarsi la punizione è iniziato il percorso di cura. La punizione, va ricordato, rappresenta spesso uno dei pochi sistemi che mette il depresso nelle condizioni di liberarsi dell’ansia e del senso di colpa.

Si tratta di qualcosa di molto difficile da affrontare da soli.

 

Mario ha iniziato a pensare di non stare bene. È sempre stato una persona taciturna e un po’ ritirata, questo l’ha sempre saputo, ma solo ultimamente ha iniziato a pensare di essere arrivato al limite. 

Ogni successo, negli studi, sul lavoro, con gli amici, gli ha sempre causato una sensazione di forte tristezza e insoddisfazione.

Si è sempre detto che gli capitava perché è un perfezionista, e che tutto sommato poteva anche essere un bene.

Ultimamente si è spostato con la famiglia in una città nuova e gli si è posto il problema di incontrare persone nuove. Si è accorto che faceva una fatica mostruosa a parlare di sé, ad essere sincero: aveva paura di mortificare gli altri, raccontando dei propri successi. Allo stesso tempo sentiva che non stava creando dei legami positivi come quelli che aveva con gli amici d’infanzia della propria città natale, che lo conoscevano e con cui c’era una vera e profonda confidenza.

Mario è entrato in crisi. Quando la madre, anziana ma non tanto da doversi preoccupare eccessivamente della sua salute, ha iniziato a stare male, si è accorto di quanto male gestisse la situazione. Lei veniva prima di tutto, prima della compagna, di suo figlio e del lavoro… però Mario desidera esserci per la famiglia e al lavoro ci tiene. 

Non riesce a dire di no, anche se, razionalmente, sa di non poterci essere sempre e comunque.

“È assurdo”, pensa. La cosa più assurda è che si sente molto triste e qualche volta gli viene da piangere.

Pensa di rischiare di perdere la testa e cerca aiuto.

 

Delle persone come Carla e Mario si trovano ad affrontare dei momenti di crisi, certo, ma arrivano anche a chiedersi se la loro vita non li abbia portati a sviluppare una sorta di fragilità che aspettava di essere stuzzicata per metterli in difficoltà.

Nessuno è entusiasta di affrontare delle cose così dolorose con un professionista. La cosa più interessante della psicoterapia, però, è che proprio delle situazioni così dolorose possono essere usate, soprattutto quando si riesce a stare un po’ meno male, per ripartire a costruire la propria vita in modo diverso.

Quelle energie che sono sempre state impiegate per punirsi, criticarsi e maltrattarsi possono essere rimesse al proprio servizio ed essere usate per vivere bene.

Noi, come psicologi, facciamo questo.

 

 

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