Mi sento solo anche se ho molti amici 12 Nov 2018

Mi sento solo anche se ho molti amici. Cioè?

A Paolo non sembra di avere una vita tanto strana. Frequenta diversa gente, anche tanta, ha la ragazza, tutto normale.

Eppure, da qualche tempo, si sente solo. Solo anche nelle tante situazioni in cui è con gli altri.

È un po’ che succede, anche se Paolo se n’è accorto da poco. Le uscite, le serate fuori… lo lasciano un po’ freddo, insoddisfatto. Gli sembra così strano…! Non è un problema di varietà: ha anche provato a proporre di fare qualcosa di diverso, così, per distrarsi un po’. 

Paolo inizia a chiedersi se il problema non sia lui. O meglio: qualcosa che viene da dentro di lui.

Insomma, una specie di insoddisfazione.

Mi sento solo anche se ho molti amici. Guardarsi dentro.

Soffrire di solitudine quando si è in compagnia è qualcosa che sembra strano, in un primo momento.

C’è una (ovvia) contraddizione. Una sensazione, così strana, dà fastidio; soprattutto perché tende a non scomparire.

A dirla tutta, in un primo momento si pensa che il problema sia di essersi stufati di qualcosa o qualcuno, di dover cambiare qualcosa nelle proprie abitudini o frequentazioni.

Poi, semplicemente, si nota che, cambiando queste ultime, la sensazione di solitudine non svanisce. Allora bisogna risolvere la questione in qualche altro modo.

È qui che si inizia a pensare che la faccenda dipenda non tanto da una situazione di insoddisfazione ma da un senso di insoddisfazione.

Ci si accorge che qualcosa è cambiato dentro di sé, non fuori.

Vogliamo essere più precisi? Magari, qualcosa è cambiato anche fuori.

 

Lucia è stata travolta dall’entusiastica organizzazione dell’addio al nubilato di una cara amica. Un folto gruppetto di ragazze si riunisce per pensare a dove andare, cosa fare, quali ricordi delle avventure affrontate assieme raccogliere. È il primo matrimonio del loro gruppo, una cosa importante.

Lucia inizia a sentirsi strana… vuole bene a tutte loro, ma non riesce a sentirsi coinvolta. Risponde sempre tardi ai messaggi, non riesce ad avere belle idee creative, si sente spenta.

<<Sono invidiosa?>> si chiede. Eppure non le sembra proprio… È sinceramente affezionata alle ragazze, ma è come se ci fosse qualche intralcio di mezzo, che le impedisce di sentirsi partecipe e felice.

 

Un evento importante nella vita che si condivide con gli altri implica sempre una riflessione su di sé.

Spesso, questa riflessione è prevalentemente inconsapevole.

A volte, la realtà sembra presentare un vero e proprio conto.

E non è semplice accorgersene: se non si tratta di un evento palesemente traumatico, non è sempre semplice capire quanto quello che ci capita possa influenzare in modo profondo il nostro modo di sentirci.

Questo accade in quanto un evento esterno assume un importante significato soggettivo.

Quello che è successo è qualcosa di importante per me.

 

Mi sento solo anche se ho molti amici. Gli altri come specchio.

Gli altri ci fanno da specchio. Quando le persone importanti attorno a noi fanno qualcosa, è come se ci si domandasse, implicitamente: “e io?

 

  • Un’amica si sposa. E io mi sono mai innamorato al punto da voler passare la vita con qualcuno?
  • Un amico ha successo nel lavoro. E io sento di potercela fare ad essere altrettanto bravo?
  • Un amico mi vuole bene. E io mi voglio bene, ho stima di me?

 

A volte, questi episodi di rispecchiamento toccano delle corde particolarmente delicate, dei punti fragili.

Qui entra in gioco quello che viene percepito come senso di solitudine.

 

  • Ci si sente diversi.
  • Si sente che è difficile farsi comprendere dagli altri.
  • Si avverte un senso tristezza che fa ripiegare su di sé.

 

Ci si accorge di questa tristezza solo in un secondo momento. D’altra parte, non sembrerebbe esserci motivo di essere tristi. Perché pensare di esserlo?

Eppure, quella sensazione di solitudine rimane…

Detto in poche parole, prima o poi ci si rende conto che bisogna arrendersi: ci si sente isolati, tristi e un po’ strani.

Le situazioni difficili sono così.

 

Mi sento solo anche se ho molti amici

significa

È successo qualcosa che mi ha ferito e mi sono ripiegato su me stesso e non capisco perché mi sia successo.”

 

Occasioni di crescita e depressione

Se ne farebbe volentieri a meno.

Soffrire non è piacevole, non è bello e non è necessariamente utile. Dipende dal grado di sofferenza coinvolto.

Se la sofferenza non è troppa, queste situazioni possono essere preziose, in realtà.

Esperienze di depressione come queste sono la norma, quando ci si trova in situazioni in cui ci si trova a rivedere l’immagine che si ha di se stessi.

Sono soprattutto occasioni in cui è necessario rinunciare a cose come :

 

  • La sensazione di essere felici e soddisfatti.
  • La sicurezza rispetto alle scelte compiute.
  • La convinzione che la propria posizione (sentimentale, lavorativa) sia una naturale e inevitabile conseguenza di come si ha sempre vissuto.

 

Mettersi in discussione, magari ammettendo di aver perso delle occasioni o accorgendosi di non essere la persona che si immaginava di essere, non è semplice.

Implica sempre un lutto, una rinuncia ad una parte di sé.

Si tratta di un processo doloroso, necessario, prima di poter festeggiare una qualche nuova acquisizione.

 

  • Pensavo di dover essere in un modo: posso essere qualcos’altro.
  • Ho sbagliato, spesso. Però ora so cosa è meglio per me.
  • Ho perso un sacco di tempo, ma ora mi godo appieno quello che faccio.

 

Le persone che si hanno accanto mettono costantemente a confronto con le proprie scelte.

Fra le proprie scelte e quelle delle persone vicine può nascere un conflitto. Spesso, se le proprie convinzioni entrano in crisi, è necessario affrontare un sentimento di perdita.

Può accadere che il sentimento di perdita sia avvertito come molto importante.

La solitudine transitoria, tipica del sentimento di perdita superabile, si trasforma in un senso di isolamento permanente.

In questo caso, dolore collegato all’esperienza di perdita non è tollerabile.

Si tratta di situazioni in cui dal confronto con gli altri non nasce una messa in discussione del proprio operato, ma una critica radicale ed intransigente.

L’esperienza di perdita si è trasformata in un’esperienza di depressione.

 

Ho perso tutto.

L’esperienza depressiva è caratterizzata da solitudine.

Non solo in quanto le forze vengono a mancare e diventa difficile mantenere il contatto con gli altri, ma perché vengono inibite proprio la vitalità e la capacità di sviluppare un’intimità positiva.

Chi è depresso fatica ad esporsi con gli altri e a creare contatto con loro: chi è depresso si sente incastrato in un clima negativo.

Diventa via via sempre più sfiduciato rispetto alle proprie possibilità di essere capace di comunicare efficacemente e con soddisfazione con gli altri.

Spesso, inoltre, si trova incastrato in delle relazioni che confermano proprio quello che lui teme: l’altro non è emotivamente disponibile e il rapporto con lui non sarà soddisfacente.

I successi e le conferme degli amici servono a poco: danno un sollievo temporaneo, ma non possono dare il via ad un cambiamento sostanziale.

Si tratta di un pericoloso circolo vizioso:

 

Non mi aspetto che mi possa accadere di meglio, per cui quando mi trovo in un rapporto negativo lo prendo come una conferma dell’impossibilità di stabilire rapporti positivi.”

 

Qualcosa ha fatto sentire sola,  diversa, estranea al suo ambiente la persona che ora è depressa.

Quando il meccanismo della depressione si innesca, tutto viene letto in chiave depressiva.

Si tratta di un processo talvolta lento e subdolo, di cui ci si accorge quando è ben avviato.

Come se il meccanismo si fosse inceppato, le sensazioni negative legate alla depressione non vengono riassorbite, ma invadono tutto il modo di pensare del depresso.

La depressione, innescata da un’esperienza di solitudine, crea a sua volta solitudine.

La depressione suggerisce, infida:

 

Vedi che sei solo? Non credo proprio le cose cambieranno. Ed è colpa tua, è perché sei fatto così.”

Psicoterapia della solitudine

La psicoterapia può ricostruire un linguaggio della vicinanza, dell’affetto e dell’amicizia per chi l’ha perduto.

Tutto parte da una presa di consapevolezza, faticosa, da parte di chi si rende conto di quanto sia snervante questa condizione di solitudine perenne.

Il sospetto che la capacità di costruire delle relazioni dipenda in buona parte nella possibilità di avere fiducia nelle proprie capacità è un buon punto di partenza.

Enrico da qualche mese se ne dà la colpa: è diventato distante da tutto e da tutti e ora inizia a soffrire di un forte senso di isolamento. Cerca uno psicologo con cui comprendere la propria situazione e con cui imparare a liberarsi del peso di quella che ha iniziato a riconoscere come una seria depressione. 

Uno dei primi passi del lavoro terapeutico che facciamo assieme consiste nel minare questo senso di colpa: è davvero lui a non volere o forse, semplicemente, in questo momento non ce la fa?

Si tratta di capire, innanzitutto, come iniziare a stare meglio. Poi, il motivo per cui Enrico sente di venire in terapia inizia a cambiare: sente di aver ritrovato degli stimoli vitali e ora vuole iniziare a fare il possibile per godersi la vita.

La terapia della depressione è una cosa faticosa, non c’è dubbio.

Fa una certa paura, perché richiede di soffermarsi su alcuni degli aspetti più dolorosi della propria vita.

Come si fa a parlare a qualcuno del fatto che si stenta ad avere fiducia nella possibilità di essere ascoltati ed aiutati dagli altri?

Come si fa a confidarsi quando si teme di non riuscire a costruire un contatto umano caldo e positivo?

Sappiamo per esperienza quanto sia difficile, ma sappiamo soprattutto che un percorso del genere viene ricompensato con un senso di sollievo ed un piacere di vivere che prima non si pensava possibile.

 

Pensi di essere depresso?

Depressione