mio figlio mente sui voti 15 Mag 2018

“Mio figlio mente sui voti”

Sono più spesso i genitori a perdere le staffe, ma non esiste un adolescente che sia entusiasta di aver preso un brutto voto.

Questo vale anche per quelli che affrontano la vicenda con atteggiamento di superiorità, indifferenza o provocatoria noncuranza (un genitore seccato può legittimamente dire “strafottenza”).

Allora si litiga, e rabbia si somma alla rabbia, per tutti.

I genitori accusano i figli di non impegnarsi, i figli accusano i genitori di interessarsi solo alla scuola.

Questi ragazzi sono immaturi? Questi genitori sono severi?

Ma di cosa si parlano genitori e figli quando si parlano della scuola?

Ho detto che mio figlio mente sui voti!

Se un adolescente inizia a raccontare bugie sui voti e ad andare male a scuola qualcosa è cambiato, senza dubbio.

Si tratta innanzitutto di capire cosa, per riuscire a far cambiare la situazione.

Ovviamente, dietro alla bugia c’è qualcosa che l’adolescente non vuole dire.

Si aspetta che la mamma o il papà si arrabbino?

Trova umiliante prendere un brutto voto?

Ha la testa da un’altra parte? E dove?

Il primo passo è capire di far emergere il motivo dietro alla bugia.

 

Come affrontare il discorso

Insomma, bisogna innanzitutto iniziare un dialogo, con alcune accortezze.

Cose poco utili

  • Guardare ai risultati degli altri ragazzi aiuta a mantenersi realisti, però può assumere sfumature mortificanti, se vostro figlio li vive come inarrivabili rivali.
  • Pensare “è uno scansafatiche”, “deve fare il suo dovere e basta”: sono affermazioni che rischiano di interrompere il dialogo, mentre bisogna tentare di capire cosa sta succedendo.

Cose utili

  • Fare un bel respiro e ascoltare il ragazzo. Aspettare prima di esprimergli il proprio disappunto, ché rischierebbe di aumentare l’ansia del ragazzo, compromettendo le possibilità di avere un dialogo.
  • Capire assieme a vostro figlio cosa sia successo di preciso. Non aveva studiato a sufficienza? Per quale motivo? Questa scuola è giusta per lui? Ma soprattutto: perché non ve l’ha detto con serenità (per quanto sia possibile raccontare con serenità una cosa spiacevole)?
  • Avere una certa fiducia nelle risorse dell’adolescente, prima di preoccuparsi. Un cattivo risultato può essere una lezione, una lezione per scoprire e superare le proprie difficoltà.
  • Parlare

 

Come potrà notare chi legge questi punti e, come noi, vive nel mondo reale, le cose non riescono ad andare sempre così. Talvolta si perde la calma, talvolta quello che il ragazzo ha fatto sembra incomprensibile ed inaccettabile, talvolta i figli non sono disponibili al dialogo…

Quindi sembra servire a poco dire di mantenere la calma, dialogare, etc…

Però servono delle idee che ci aiutino ad orientarci. Dire “si meritava proprio una strigliata” e dire “ho perso la calma” sono due cose diverse.

Il risultato è simile, ma nel secondo caso l’autocritica permette di dire che l’arrabbiatura ha reso più difficile, in quel momento, il dialogo. Ma non occorre preoccuparsi, ci sarà un’altra occasione.

Quello che vogliamo dire è che è importante che un genitore abbia in mente che arrabbiarsi e rimanere delusi è normale, anche utile per il figlio (che vede un genitore che si interessa a quello che fa), ma non risolutivo.

In questa piccola lista abbiamo già visto che la situazione può essere sfumata, più complessa di “mento per non prendermi parole”.

 

Una sola cosa da fare: capire perché mio figlio mente sui voti

Per riuscire a capire è necessario:

  • Osservare: cosa è successo nella vita di vostro figlio? A casa? A scuola? Qualcosa che ha preso così fortemente la sua attenzione da non lasciargli spazio per altro? Litigi a casa? Rapporti coi coetanei?
  • Valutare: è già successo in passato? Questo è l’ultimo episodio di una serie di episodi uguali, o di un’escalation verso il peggio? Come sembra stare vostro figlio? È preoccupato? Sta bene?

Le difficoltà scolastiche in adolescenza che portano alle menzogne possono rappresentare qualcosa di più di un incidente di percorso.

Per questo è così importante il dialogo.

Se si battibecca ma in un modo tale in cui una comunicazione vera è presente, genitori e adolescente capiscono in qualche modo la posizione dell’altro e le cose, ad un certo, punto cambiano.

Evolvono.

Ciascuno è in grado di utilizzare quello che è successo per crescere. Non ci sono, di solito, grandi ragionamenti dietro (come nella maggior parte dei casi della vita in cui accadono queste cose) ma ad un certo punto la direzione cambia. Il rendimento torna a migliorare, i genitori si fanno un po’ da parte, il ragazzo cambia atteggiamento…

Queste sono le situazioni in cui:

  • è appena cambiata la scuola e il ragazzo deve prendere le misure con le nuove richieste
  • c’è un cambio di insegnante
  • è cambiata la scuola/classe e l’adolescente pensa prima di tutto ad avere dei rapporti coi compagni (e non studiare gli permette di farsi bello con qualcuno che vuole impressionare)
  • il ragazzo vuole un po’ di autonomia, e per lui autonomia è studiare a piacere (poi si accorgerà che queste libertà si pagano)
  • vostro figlio vuole mandare un messaggio: il padrone sono io, decido io!
  • L’adolescente si vergogna un po’ di essere andato male e vuole riparare senza perdere la faccia facendo sapere a casa dei suoi insuccessi.

Ci sono però situazioni in cui non è così.

 

Quando le cose non cambiano

Abbiamo visto che sbollita la rabbia è utile solo parlare, capire cosa sia andato storto e cosa si può sistemare.

L’alternativa alla soluzione è la ripetizione. Le promesse di fare meglio, le incomprensioni, i dispiaceri taciuti (da entrambe le parti, genitori e figli). Puntuale, la situazione tornerà fuori, fino a che piano piano non si inizierà a pensare che le cose non possono che andare così, cioè non molto bene.

Si inizia a pensare che un figlio che va male a scuola “non è fatto per lo studio”, “non si applica”, “è disinteressato”. Magari il figlio pensa che i genitori “sono indifferenti”, “pensano solo ai voti”, “non capiscono niente”.

Se non si interrompe questa ripetizione, si perde l’occasione di conoscersi meglio fra genitori e figli, ci si allontana un po’.

Nella maggior parte dei casi, in qualche modo si recupera: si recuperano le interrogazioni e i compiti, si recuperano i rapporti.

Ci sono però, e queste sono importantissime, delle situazioni che non danno segnale di voler tornare alla normalità: non si battibecca nemmeno più sulle pagelle, ma si assumono rigide posizioni.

L’adolescente, ad un certo punto e in modo apparentemente misterioso, si disinteressa della scuola.

Genitori che gli mettono a disposizione tempo, insegnanti, attenzioni per farlo rientrare in carreggiata.

Spesso i rapporti a casa diventano più tesi. Il ragazzo si isola, o diventa rabbioso: insomma, interrompe il dialogo con i genitori.

I genitori un po’ sentono di voler pretendere da lui, “è suo dovere!”, un po’ non riescono ad avvicinarlo.

È una fase nuova: il dialogo è ora diventato più difficile.

Questo è un elemento importante. La menzogna aveva già creato una distanza in famiglia, un’area segreta dentro all’adolescente che però è stata svelata. Non in modo casuale, di solito: il ragazzo maldestramente lascia tracce a destra e a manca, pronte per mamma o papà.

Quando all’interno della famiglia inizia a crearsi sempre più una distanza ha senso iniziare a preoccuparsi, e nei genitori solitamente accade proprio questo.

La loro preoccupazione è l’espressione del disagio del figlio: è una ricerca di soluzione.

La differenza è che, a questo punto, la situazione è diventata talmente tesa e confusa, che la sua soluzione è ancora più distante! E, soprattutto, potrebbe segnalare che sotto c’è qualcosa di più.

 

Di cosa c’è bisogno di occuparsi (la bugia!)

Abbiamo detto che un figlio che mente sui voti desidera, ovviamente, nascondere qualcosa.

Si tratta di qualcosa di vergognoso per l’adolescente, che non vuole che i genitori vedano i suoi aspetti meno positivi.

L’adolescente si vergogna: sentimento centrale per la sua età.

Il brutto voto, il calo di rendimento sono fonte di vergogna. E lui deve dimostrare, soprattutto a se stesso, di poter avere successo, di potercela fare, di poter produrre da sé dei risultati senza bisogno degli altri. Vuole comportarsi, cioè, come fanno gli adulti.

La crescita è il compito dell’adolescente.

Il brutto voto è una minaccia alla sensazione di poter crescere.

Di solito è una piccola minaccia: con la crescita naturale, il ragazzo impara a tollerare piccole sconfitte, piccole dosi di vergogna, e a vedere che se la sa cavare discretamente bene.

In alcuni casi, però, la sensazione di vergogna è troppo forte: è vissuta come un ostacolo insormontabile.

Può sembrare esagerato, ma un adulto vede la faccenda con più obiettività dell’adolescente, per il quale la scuola è uno degli ambiente sociale più importanti. Le faccende legate alla scuola sono amplificate, intense, emotivamente cariche. E poi, il problema della crescita è pervasivo, e tutti i segnali vengono letti alla sua luce di quello.

Brutto voto = meno chances. Un’equivalenza brutale e ansiogena, per l’adolescente.

A volte questi ragazzi si sanno mettere in delle situazioni in cui sono loro stessi a crearsi motivo di vergogna. E questo può lasciare di sasso il genitore: “fallo per te! Studiare serve a te, al tuo futuro!”

Ancor più se diciamo che prendere dei brutti voti è un’esperienza così spiacevole per l’adolescente.

Eppure è come se fosse un destino già scritto, in cui l’adolescente va ad incastrarsi.

Queste situazioni esprimono in modo ancora più chiaro una difficoltà. Proviamo a metterci nei panni del ragazzo: va tutto male, sempre. Sembra proprio non essere tagliato per la scuola, “tanto vale lasciarla stare”, “a me cosa importa”…

La difficoltà sta nella possibilità del ragazzo di vedersi competente e capace… grande.

 

La vergogna di non essere grandi

Questo adolescente non si sente bravo o grande: andare male a scuola glielo conferma.

Dire la verità sulle proprie difficoltà significa umiliarsi, significa ammettere di non farcela. E chi non vorrebbe evitare una situazione così spiacevole?

Insomma, pare proprio che la menzogna non sia così banale come sembra. Quando non è banale, la menzogna ci mostra un ragazzo che sta male.

I genitori iniziano a sospettarlo, e, ancora una volta, si preoccupano: questa è la richiesta di aiuto del ragazzo.

Il suo bisogno di essere ascoltato passa attraverso di voi.

Queste situazioni necessitano di un approfondimento, semplicemente per il fatto che non si risolvono da sole.

C’è da capire perché questo ragazzo sia così fragile.

Cosa lo rende così incerto del proprio futuro?

Eppure potrebbe avere il mondo in tasca…

…ma non è così, al momento.

Ha bisogno di una mano.

 

Noi possiamo dare l’aiuto di cui questo ragazzo ha bisogno.

Quando un genitore ci contatta, lo aiutiamo a capire cosa sta accadendo.

Se è possibile, coinvolgiamo il ragazzo.

Se non è possibile, lavoriamo con i genitori per ricreare un dialogo.

Per noi è importante che l’adolescente torni a star bene.

Per noi è importante che nella famiglia torni l’armonia.

 

 

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