mio figlio va male a scuola 10 Gen 2018

“Mio figlio va male a scuola”

Questa considerazione può essere una grossa fonte di dispiacere per un genitore.
Il fatto stesso che un genitore ci pensi, però, è già in sé qualcosa di positivo. Questo significa che il genitore riconosce l’esistenza del problema e inizia prendersene carico.

Il problema. Cosa succede quando un ragazzo va male a scuola

Di cosa si tratta? Di che cosa si prende carico il genitore? Possiamo separare due aspetti del problema.

Il primo aspetto riguarda ciò che si vede all’esterno:

  • cali di rendimento
  • disinteresse nei confronti della scuola
  • “pigrizia”
  • disinteresse nei confronti del futuro
  • atteggiamento arrogante o spavaldo
  • ansia relativa alla scuola
  • difficoltà a frequentare la scuola, abbandono della scuola
  • difficoltà di relazione con i compagni
  • difficoltà di relazione con gli insegnanti

Si tratta di una serie piuttosto variegata di situazioni, accomunate dall’esito di produrre la considerazione “mio figlio va male a scuola”.
Il secondo aspetto del problema riguarda qualcosa che non si vede in primo piano, ma è presente in modo rilevante: tutta la faccende del “male a scuola” crea dispiacere.
A chi?
Prima di tutto, e, come abbiamo già detto, al genitore. Questo dispiacere è motivato, anche qui, da una grande varietà di motivi.

I genitori…

  • possono volere che il figlio abbia successo negli studi per il bene del suo futuro.
  • possono essere tristi, perché il figlio pare disorientato.
  • possono essere tristi e arrabbiati, perché il figlio pare indifferente.
  • hanno delle ambizioni che riguardano i figli.
  • hanno il desiderio di mostrare ai figli come ci si deve comportare nella vita.
  • possono arrabbiarsi, perché ritengono che lo studio sia un dovere, per il figlio.
  • possono arrabbiarsi, perché vengono disobbediti.

Naturalmente la faccenda non è così semplice, in quanto tutti questi sentimenti raramente si presentano isolatamente l’uno dall’altro, e si mostrano invece mescolati fra di loro.
Ovviamente il dispiacere riguarda anche quel figlio che va male a scuola…

  • perché è motivo di tensioni in casa
  • perché dalla scuola dipende una parte consistente della sua immagine di sé
  • perché la vergogna è uno scoglio particolarmente centrale per gli adolescenti
  • perché la vergogna si mescola a sentimenti di colpa
  • perché questo andare male a scuola può essere percepito come un giudizio sulle proprie capacità globali (si potrebbe dire “è una minaccia per l’autostima”)

Esteriormente, spesso non è facile cogliere i segnali di questi stati interiori e anzi, l’adolescente può dare l’impressione di essere completamente indifferente, o perfino orgoglioso dei cattivi risultati.
Quando non è facile cogliere le emozioni che il ragazzo nasconde (involontariamente), diventa ancora più difficile capirsi con lui e condividere qualcosa su quanto sta succedendo.

“Io ho studiato! Il professore ce l’ha con me, non è colpa mia!”
“Non è vero! Stai tutto il giorno fuori! Devi impegnarti di più!”
“Sì, vabbé…!”

Ecco che genitori e figli possono finire per parlare senza capirsi. In compenso, finiscono per arrabbiarsi o rattristarsi molto.
Ai genitori il figlio può sembrare superficiale, il figlio può sentirsi non capito dai genitori.
Questo accade, in parte, perché i motivi per cui il cattivo rapporto con la scuola fa star male sono diversi nei genitori e nei ragazzi.

Quali motivazioni dietro al disagio?
Nella stragrande maggioranza dei casi, i genitori investono molto sui figli. Si tratta, chiaramente, di investimenti emotivi, oltre che materiali.
Le buone qualità del figlio, fra le quali ci sono anche la capacità di andare bene a scuola, permettono al genitore di vedere rispecchiato su di lui quanto bravo è nel compito di genitore. Così, va a finire che spesso i genitori si sentono molto in colpa, se i figli non vanno male a scuola.
In questo caso “male a scuola” diventa = cattivo genitore.
Dal punto di vista dei genitori è come se la scuola li valutasse, indirettamente!

… i figli

Per quanto riguarda i figli, la scuola è uno dei luoghi in cui viene misurata la sua crescita. Le materie scolastiche, le relazioni con i compagni e le relazioni con i docenti permettono di vedere al ragazzo di sperimentarsi in delle situazioni in cui è lui, autonomamente, a fare delle scelte e prendere delle decisioni, all’interno di un contesto sufficientemente protetto. Queste scelte e decisioni chiedono al ragazzo di essere più indipendente e più adulto di quanto non sia mai stato prima nella sua vita, e sono un aspetto fondamentale del suo sviluppo.

Le lezioni scolastiche, quindi, sono solo qualcosa da mandare a memoria, né solo uno strumento tecnico per il lavoro futuro, ma un terreno di prova per il mondo emotivo. Riuscirà, questo figlio, a diventare passo dopo passo un adulto? A gestire le fatiche delle proprie responsabilità e a trovare una la propria individualità?

Se le cose si mettono male, a scuola, si rischia che il ragazzo sente che viene messa in dubbio la sua possibilità di crescere.
In questo caso “male a scuola” diventa = condanna a non essere mai adulto.
Il giudizio scolastico, in questo caso, viene avvertito come un giudizio su qualcosa di intimo, dal punto di vista dell’adolescente.

La famiglia

Abbiamo provato a vedere alcuni degli aspetti più importanti di come si presenta l’andare male a scuola e i suoi possibili significati psicologici.
Tutto l’insieme di sentimenti e pensieri di genitori e figli, come abbiamo visto, è qualcosa di complesso e delicato, in cui gli attriti sono la norma.
Pensiamo a cosa può venire fuori quando si incrociano i diversi punti di vista di genitori e figli su:

  • come si sente un adolescente
  • quanto maturo si sente un adolescente
  • l’idea che ha un adolescente di quello che i suoi genitori sentono per lui
  • i sentimenti dei genitori rispetto al proprio ruolo di genitore
  • il ricordo che i genitori hanno di quando erano degli adolescenti
  • i ricordi che i genitori hanno della scuola
  • i sentimenti dei genitori verso il figlio che va male a scuola

Ne può venir fuori che genitori e figli partono da presupposti molto diversi, posizioni diverse e che hanno pensieri molto diversi. Gli attriti che, lo abbiamo già accennato, sono normali riguardano i conflitti fra queste diverse posizioni e il tentativo di superarle trovando delle nuove soluzioni.
“Non mi trovo bene in questa scuola.”
Allora, la mamma che prima era arrabbiata per il cattivo rendimento si preoccupa: in effetti non vede mai suo figlio uscire con i compagni. Ha qualche amico che si porta dietro dalle elementari… Andrà bene?
Quindi si cambia scuola, magari in un ambiente nuovo si troverà meglio.
In situazioni come questa, non è raro che le cose non cambino, oppure che cambino al prezzo di rinunce significative (es: rinuncia a delle ambizioni; scelta di un ambiente più “protetto”…).
Spesso le situazioni che vengono individuate sono pratiche: cambio della scuola, ripetizioni, “seguirlo di più”…
Queste, spesso, riescono a modificare la situazione. Non sempre però. Ci sono, difatti, delle situazioni che tendono a rimanere immutate, situazioni in cui sentimenti negativi coinvolgono tutta la famiglia: arrabbiature, tristezza, sensazione di non essere compresi, frustrazione.
Un figlio che va male a scuola può rappresentare una di queste situazioni.
Può sembrare che il problema riguardi solo il ragazzo che va male e soffre, più o meno visibilmente.
Però, le azioni di questo ragazzo, fanno sì che anche i familiari siano a disagio per la situazione.

L’adolescente coinvolge la famiglia manifestando la propria sofferenza (questo solitamente accade in modo del tutto involontario).
I genitori, quindi, soffrono a loro volta.

Metà del lavoro è già fatto

Se i genitori provano del disagio, metà del lavoro è già fatto: un campanello d’allarme è suonato, ed è stata identificata una situazione di cui prendersi cura.
Questa sofferenza che viene dai genitori è sia utile che rischiosa.
È utile, in quanto segnala la presenza di un problema, e spinge a risolverlo.
È rischiosa in quanto ci può essere molta fretta, da parte del genitore, a trovare una situazione che riduca la quota di dispiacere di cui si deve occupare la famiglia. Questa fretta può finire per ridurre solo temporaneamente il dispiacere, non cogliendone le fonti reali e, soprattutto, permettendo a questo dispiacere di ripresentarsi a turbare sempre uguale nel tempo.

Cosa fa la differenza, in questi casi, è uno sforzo, che il genitore compie, di mettersi nei panni del figlio e tentare di cogliere il suo punto di vista, cioè il particolare stato di disagio in cui il ragazzo si trova.

Questa situazione aiuta a prendere la decisione di affrontare una crisi prendendosi direttamente carico della sofferenza del figlio, con i mezzi più adeguati a disposizione.

A noi interessa trasformare le situazioni di sofferenza in occasioni per migliorare la qualità di vita. Le difficoltà possono diventare occasione per unire e rafforzare una famiglia, e un’importante occasione per aiutare un ragazzo nel suo compito principale: la crescita. 

 

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Difficoltà in adolescenza