Articolo a cura del dott. Matteo Albertinelli e del team di TuoPsicologo a Padova e Online.
Se tuo figlio è vittima di bullismo, è necessario intervenire sia sul suo ambiente scolastico che sulla sua salute personale. Sarà importante dargli ascolto ma anche guidarlo nella situazione che sta vivendo. La giovane età e il suo ruolo di vittima rendono il sostegno attivo della famiglia molto importante.
Come reagire nei primi giorni
Appena hai motivo di sospettare seriamente o di scoprire che tuo figlio è vittima di bullismo è importante che tu ti chieda come parlarne con lui. È importante trovare il giusto punto di incontro fra il bisogno di risolvere la situazione e il timore di chiedergli di aprirsi su qualcosa di delicato.
Come succede quasi sempre nella comunicazione con gli adolescenti, è utile parlare con tatto ma in modo diretto.
Si può, ad esempio, semplicemente raccontargli come si è venuti a conoscenza della situazione di bullismo o sospetto bullismo. Ad esempio, potresti aver notato un libro di scuola rovinato intenzionalmente, un livido o dei messaggi whatsapp offensivi.
È utile, in sostanza, dirgli da cosa sono partite le tue preoccupazioni, anche se hai fatto una cosa che non gradirà, come guardare il suo telefono o whatsapp lasciato aperto sul pc. Questo comunica attenzione, un contenimento emotivo di cui avrà bisogno: “Io sono attento a quello che ti accade e me ne preoccupo”. Gli adolescenti solitamente ne sono sollevati, anche se non sono contenti dell’invasione della loro riservatezza. Raccogliere informazioni è importante: il bullismo è un evento molto frequente, ma il livello di gravità è molto variabile e va determinato con cura.
Bisogna fare attenzione, poi, al tono con cui si affrontano queste comunicazioni. Sarai probabilmente un genitore preoccupato e che sente l’urgenza di intervenire, ma questa urgenza deve essere lasciata temporaneamente da parte. È importante non comunicare allarme al ragazzo, altrimenti rischierà di ritirarsi e riuscire a raccontare di meno. Bisogna, insomma, evitare che pensi qualcosa come “Questa cosa è troppo spaventosa e difficile da gestire. Se dico quello che mi capita i miei genitori si sconvolgeranno e staranno male”.
È importante tenere a mente che è molto probabile che senta una forte vergogna a causa di quello che gli è accaduto. Può essere utile rassicurarlo sul fatto che è normale che non abbia risposto efficacemente alle provocazioni, perché praticamente nessuno è in grado di farlo in una situazione del genere: il bullismo è una situazione anomala, in cui tra l’altro reagire solitamente peggiore le cose, alimentando ulteriormente il comportamento aggressivo del bullo.
Questa paura di “dover rispondere e non essere capace di farlo” lo mette invece in trappola perché pensa di dover competere con il bullo e che non riuscire a farlo sia una prova della propria debolezza.
Non è così: il bullo propone un conflitto che non è accettabile, perché ha truccato le regole del gioco in partenza. È il bullo a decidere che cosa è “da sfigati” e cosa va bene, quali vestiti vadano bene e quali no, quale aspetto fisico sia normale e quale ridicolo, e via di questo passo. Il ragazzo bullizzato deve riuscire a riprendere la sicurezza necessaria in se stesso per vedere la situazione per quello che è: un sopruso inaccettabile, con cui non è necessario che si misuri da solo. Il coinvolgimento degli adulti (famiglia, scuola, autorità) è necessario proprio in quanto fanno da giudici esterni della situazione: è avvenuta una cosa grave che va fermata e sanzionata. È un messaggio necessario sia per la vittima di bullismo che il bullo.
Parlando con te, iniziando a descrivere le cose nel dettaglio, sta facendo la cosa giusta, perché è il primo passo per uscire dalla gabbia di autorimproveri e senso di umiliazione che lo fa soffrire anche più del bullo stesso.
Cosa evitare di fare
Oltre a spingere l’adolescente bullizzato a raccontare, approcciandosi con lui in modo diretto ed empatico, è utile tenere a mente alcuni errori frequenti.
- Bisogna fare attenzione alla tentazione di risolvere tutto da soli, affrontando direttamente il bullo e i suoi genitori. C’è il rischio sia che ci siano delle ritorsioni su tuo figlio sia di non ottenere molto, ad esempio perché la famiglia de bullo può fare muro attorno a lui. Come dicevamo, è invece necessario coinvolgere la scuola e/o le autorità perché non ci sia il rischio di delegittimare la sofferenza di tuo figlio, riconducendo la situazione a “cose da ragazzi”.
- Di conseguenza, bisogna evitare di incoraggiare il ragazzo ad imparare a difendersi. Non è raro che le vittime del bullismo vengano scelte fra adolescenti miti che fanno fatica ad essere efficaci sul piano sociale, ma questo è un tema di cui occuparsi separatamente (ad esempio in psicoterapia). È fondamentale delegittimare le azioni del bullo e rispondendo con la forza, la stessa forza che usa il bullo, c’è un rischio molto alto di passare il messaggio che la responsabilità dell’accaduto è di chi non si è saputo difendere e non di chi ha attaccato. Non è nemmeno verosimile, tra l’altro, che tuo figlio impari improvvisamente come reagire; anzi, questo è il momento peggiore e più probabilmente sarebbe ancora meno efficace nelle sue risposte.
- Come abbiamo visto più sopra, è importante evitare atteggiamenti opposti: non bisogna minimizzare, cosa che finirebbe per far sentire tuo figlio poco capace e non capito; non bisogna nemmeno drammatizzare la situazione, però, facendolo sentire ancora più fragile e spaventato. La situazione è affrontabile, ma bisogna uscire dalla prospettiva di fare da soli
- Non bisogna poi prendere decisioni e agire lasciando il ragazzo all’oscuro. Tuo figlio potrebbe fare resistenza al fatto di rendere pubblica la vicenda (ad esempio coinvolgendo la scuola), perché si vergogna del proprio ruolo di vittima. Gli va spiegato, anche con il supporto di uno psicologo quando necessario, che così facendo si sta assumendo la responsabilità di una cosa di cui non è responsabile lui e che non ha nulla di cui vergognarsi. Va, insomma, guidato con autorevolezza ma anche trasparenza.
Documentare quello che sta succedendo
È importante conservare le prove degli atti di bullismo, prendendo nota di quanto accade, facendo screenshot di messaggi su whatsapp e sui social, facendo refertare eventuali segni di violenza fisica, salvando video di umiliazione o anche istruendo il ragazzo di registrare l’audio di minacce o insulti.
Sono cose che tuo figlio soffrirà a rivedere e bisogna evitare che cancelli messaggi o foto umilianti, ad esempio, avendo la prontezza di fotografare con un altro telefono messaggi “effimeri” (cioè quelli che scompaiono ad esempio dopo una sola visualizzazione) con contenuto bullistico. È importante che l’adolescente capisca che questo è il primo strumento che ha per reagire e far emergere l’ingiustizia
Questo passaggio ti potrebbe sembrare esagerato e corri il rischio di sentirti addirittura in colpa, come se stessi facendo qualcosa di scorretto, di diverso dall’affrontare la famiglia del bullo a viso aperto. Ovviamente, se la famiglia del bullo è collaborante, se gli episodi sono stati di entità limitata e tutto si risolve in un modo pacifico, tanto meglio: potrai mettere da parte questo materiale sgradevole. Per il momento, però, devi tenere aperta la possibilità che le cose non vadano bene e che sarà necessario lottare per ottenere riconoscimento.
È molto più prudente, e molto più protettivo per il ragazzo, raccogliere le prove.
Come e quando coinvolgere la scuola
La maggior parte degli eventi di bullismo riguarda o coinvolge i compagni di scuola. Il/i bullo/i possono essere dei compagni e altri compagni possono essere interessati come partecipanti passivi alle azioni di bullismo, ad esempio anche solo partecipando ad un gruppo whatsapp in cui vengono diffuse immagini ingiuriose.
La scuola è tenuta ad intervenire attivamente nei casi di bullismo. Va informato tempestivamente il Dirigente Scolastico, anche con l’aiuto di un docente di riferimento come il Coordinatore di Classe. Il Dirigente Scolastico è tenuto a coinvolgere il Referente per il bullismo e il cyberbullismo mettendo in atto interventi appropriati alla situazione. La presenza del Referente per il bullismo è obbligatoria per legge, anche se potresti non sapere chi sia l’insegnante in questione. Ha il compito di coordinare la prevenzione sul tema del bullismo e gli interventi nei casi di bullismo.
Questi interventi possono essere fondamentali: i compagni di classe, ad esempio, vanno aiutati a comprendere il carattere di sopruso della situazione e i bisogni di potere e successo sociale che soddisfa nei bulli. I compagni, adeguatamente coinvolti, saranno i primi alleati del ragazzo bullizzato.
Gli adolescenti sono molto più sensibili e responsabili di quanto a volte non si pensi, a patto che siano opportunamente guidati dagli adulti. Coinvolgere la scuola serve proprio a minimizzare le dinamiche “di branco”, orientate ad esempio a spegnere l’ansia di dover stare dalla parte dei più forti per non diventare a propria volta una vittima.
Anche in questo caso, è necessario usare prudenza: se il caso che riguarda tuo figlio ha carattere di gravità, ad esempio per l’entità dei danni alla sua persona o alle cose e/o perché implica conseguenze legali importanti per il bullo e altri compagni, può essere opportuno affidarsi preventivamente ad un avvocato esperto in materia, anche preliminarmente al coinvolgimento della scuola.
Moltissime scuole sono assai tempestive ed efficaci, oltre che sensibili, nell’organizzazione di questi interventi. In altre realtà, invece, rimane purtroppo l’abitudine a voler cercare ad ogni costo toni ingenuamente conciliatori, non riconoscendo la serietà delle ragioni del ragazzo bullizzato e la sua famiglia. Se le ricadute pratiche possono essere importanti, è meglio essere preparati.
Quando rivolgersi alle autorità
La legge italiana non prevede uno specifico “reato di bullismo”, ma vi sono leggi specifiche che regolano gli interventi di prevenzione scolastica e alcune modalità di ricorso alle autorità (Polizia, Carabinieri, Procura). Si tratta delle leggi 71/2017, relativa al cyberbullismo, e 70/2024, che ne estende l’applicazione al bullismo fisico e psicologico.
Il ricorso alle forze dell’ordine è possibile già in casi di “bullismo lieve”, come minaccia, diffusione di immagini online, ingiuria, diffamazione e minaccia. In questi casi, i genitori (ma anche un minorenne solo, a patto che abbia quattordici anni compiuti) possono richiedere l’Ammonimento del Questore, che implica la convocazione del bullo assieme ad un genitore allo scopo di ammonirlo formalmente. Si tratta di un avviso che lo metterà in guardia dei potenziali risvolti penali a cui si espone.
In casi gravi, invece, in cui sono coinvolte minacce, violenza fisica o psicologica, sia di persona che in forma digitale (cyberbullismo), gli atti di bullismo sono inquadrabili come reati di diffamazione, percosse o lesioni, minacce, molestie o atti persecutori (stalking). In questi casi sarà necessario sporgere denuncia o querela. Bisogna tenere conto anche del fatto che il Dirigente Scolastico ha l’obbligo di sporgere denuncia, nel caso in cui gli atti di bullismo in oggetto lo richiedano.
Come abbiamo visto, se la situazione lo richiede, spesso è preferibile rivolgersi ad un avvocato esperto in materia per essere accompagnati nel ricevere più efficacemente tutela dei propri diritti.
Si possono trovare informazioni aggiuntive contattando ad esempio il Telefono Azzurro, al numero 19696, attivo tutto il giorno, sette giorni su sette, pensato per i minori.
Per casi di emergenza, invece, si può chiamare il 114, Emergenza Infanzia, rivolto sia ai minori che agli adulti.
L’app YouPol permette di segnalare direttamente alla Polizia di Stato, anche in forma anonima, atti di bullismo, violenza e spaccio di stupefacenti.
Attenzione — segnali di rischio
Se emergono segnali di autolesionismo o pensieri suicidari, è necessario contattare immediatamente un professionista della salute mentale o un servizio di emergenza, senza aspettare i passaggi precedentemente descritti. L’esperto vi aiuterà a valutare la gravità della situazione e a mettere il ragazzo in sicurezza.
I segnali da osservare nei giorni successivi
Il bullismo, anche lieve, può lasciare importanti tracce nell’adolescente, che si manifestano attraverso segnali osservabili. Questi segnali possono non emergere subito dopo i primi episodi, almeno non in modo evidente, per cui è importante osservare il ragazzo nelle settimane successive ai primi episodi di bullismo. Alcuni sono più facili da osservare, altri meno.
- Il calo dell’autostima è uno degli elementi più frequenti. Il bullismo può mettere in crisi in modo stabile la stima di sé e cambiare in negativo la percezione di sé dell’adolescente in modo stabile.
- Possono comparire sintomi somatici (mal di testa, dolori addominali, nausea, insonnia), che vengono mostrati più facilmente dall’adolescente, rispetto ad altri sintomi psicologici. È importante coglierne il significato di disagio psicologico, anche perché possono manifestarsi sia isolatamente, sia come esempio di autentici sintomi post-traumatici.
- La paura a tornare a scuola rappresenta un altro segnale frequente, per vari motivi: la scuola può rappresentare sia il luogo dove si è incontrato il bullo, sia il luogo che rappresenta all’adolescente il fallimento nel confronto con i coetanei, rispetto ai quali si sente “inferiore”. Questo secondo caso va inteso soprattutto come una manifestazione di bassa autostima.
- L’isolamento sociale ha un significato simile (bassa autostima), anche quando il ragazzo riesce ad andare a scuola
- Ansia, anche sottoforma di attacchi di panico e depressione. A volte si riescono a cogliere non tanto perché il ragazzo li racconti manifestamente, ma perché sono alla base di un calo di rendimento scolastico (i sintomi gli “occupano la mente”). Un’altra strada di manifestazione dei sintomi ansiosi sono i comportamenti a rischio: uso di sostanze, comportamenti sessuali promiscui o non protetti, disturbi della condotta (aggressività, atteggiamento di sfida).
- Ansia e depressione possono anche dare esito a pensieri e agiti autolesivi e suicidari, che richiedono la massima attenzione.
È molto importante tenere a mente che gli effetti del bullismo non finiscono una volta che sono terminati gli episodi. Ci possono essere effetti negativi sulla salute mentale del ragazzo, anche importanti e a lungo termine, oltre a ricadute su indicatori della qualità di vita come disoccupazione, livello di reddito e la capacità di mantenere relazioni affettive stabili.
Ripensiamo a una considerazione che ci accompagna dall’inizio di questo articolo: non ha senso farsi prendere dall’ansia. Se sei preoccupato che tuo figlio possa risentire in modo significativo delle conseguenze del bullismo, valuta di contattare uno psicologo.
Quando è utile il supporto di uno psicologo
Come abbiamo visto, un ragazzo vittima di bullismo può subire delle conseguenze negative molto tangibili. Sentimenti di vergogna, colpa e indesiderabilità sociale sono presenti in tutti i ragazzi che hanno subito bullismo. In molti, questi sentimenti negativi possono promuovere veri e propri sintomi psicopatologici che perdurano nel tempo: è come se il bullismo avesse modificato l’equilibrio precedente, modificandolo in negativo.
Farsi accompagnare da uno psicologo può essere molto importante per compiere prima di tutto una valutazione delle risorse del ragazzo, allo scopo di capire quanto siano profondi i segni lasciati dentro di lui. È necessario individuare gli elementi di rischio e gli elementi protettivi presenti nella sua personalità.
Non è infrequente che le esperienze di bullismo rendano necessaria una psicoterapia che aiuti il ragazzo a non rimanere incastrato in un’immagine negativa di sé (la bassa autostima), che è una delle principali cattive eredità del bullismo. Più intensi sono i sintomi, più urgente è l’intervento. Anche questo è un aspetto che va valutato assieme allo psicologo.
Il carico portato dai genitori in queste situazioni, poi, non è cosa da poco. Anche i genitori possono avere bisogno di gestire lo stress che inevitabilmente vivono per effetto delle preoccupazioni per il figlio e per effetto delle difficili decisioni che si possono essere trovati a prendere. Alcuni genitori, inoltre, faticano a perdonarsi di non aver saputo cogliere i primi segnali di disagio anche quando riconoscono, razionalmente, che non sarebbe stato possibile farlo.
Io e i colleghi di TuoPsicologo seguiamo adolescenti e le loro famiglie a Padova e online. Da sempre ci prefiggiamo l’obiettivo di affrontare il lavoro con l’adolescente come un aiuto a tutta la famiglia: non intendiamo solo dare un aiuto all’adolescente, ma aiutare te a capire cosa sia successo e renderti partecipe nella valutazione della situazione. Non è solo una questione di avere rispetto del ruolo dei genitori: coinvolgendovi attivamente nel processo e rimanendo disponibili davanti alle vostre domande, l’intervento funzionerà meglio.
Se hai bisogno di capire quali sono le tracce che ha lasciato questa esperienza su tuo figlio o se pensi che la tua famiglia abbia bisogno di aiuto, valuta di prenotare una telefonata. Capiremo insieme quali sono i vostri bisogni e come possiamo aiutarti a prendertene cura.
In sintesi
Se tuo figlio sta vivendo una situazione di bullismo, alcuni punti fermi possono aiutarti a orientarti:
- Ascoltalo senza giudicare e senza trasformare il momento in un interrogatorio: quello che conta, all’inizio, è che si senta preso sul serio.
- Documenta quello che accade — messaggi, screenshot, eventuali segni fisici — anche se ti sembra un passo eccessivo: è la base per qualsiasi intervento successivo.
- Coinvolgi la scuola e, in particolare, il Dirigente Scolastico, che ha il compito di coordinare gli interventi insieme al Referente per il bullismo.
- Nei casi più gravi, non escludere il confronto con le forze dell’ordine o con un avvocato: la legge oggi offre strumenti concreti, dall’ammonimento del Questore alla denuncia.
- Osserva tuo figlio nelle settimane successive: calo di autostima, sintomi fisici, paura della scuola e isolamento sono segnali da non sottovalutare.
- Valuta un supporto psicologico, per lui e se necessario anche per te: affrontare da soli il peso di questa esperienza non è sempre la scelta più efficace.
Fonti
- Gini G., Pozzoli T., Association Between Bullying and Psychosomatic Problems: A Meta-analysis, Pediatrics, 2009.
- Copeland W.E., Wolke D., Angold A., Costello E.J., Adult Psychiatric Outcomes of Bullying and Being Bullied by Peers in Childhood and Adolescence, JAMA Psychiatry, 2013.
- Takizawa R., Maughan B., Arseneault L., Adult Health Outcomes of Childhood Bullying Victimization: Evidence From a Five-Decade Longitudinal British Birth Cohort, American Journal of Psychiatry, 2014.
- Osservatorio Indifesa, Terre des Hommes, 1 adolescente su 2 vittima di bullismo o cyberbullismo, 2022-2023.
- Ministero dell’Istruzione e del Merito, Bullismo e cyberbullismo: cosa fare a scuola.
Domande frequenti
No, affrontare il bullo o i suoi genitori direttamente rischia di aumentare i rischi di ritorsione verso tuo figlio e rischia di produrre una chiusura nella famiglia del bullo. È meglio che il contatto con loro sia mediato, ad esempio dall’intervento della scuola.
Il dirigente scolastico attiva il referente per il bullismo, assieme a cui attiva il team antibullismo d’istituto e intraprende le azioni ritenute necessarie per porre fine alle azioni di bullismo e intervenendo a livello della scuola, della classe e dei singoli individui coinvolti. Può convocare il consiglio di classe per stabilire eventuali sanzioni. In caso di reati perseguibili d’ufficio, può presentare denuncia alle forze dell’ordine.
Se la segnalazione avviene a scuola, il docente informato avviserà il dirigente scolastico, che attiverà il referente per il bullismo e il team antibullismo d’istituto, mettendo in atto le misure di intervento ritenute idonee. Nel caso di denuncia alle forze dell’ordine, la denuncia viene trasmessa alla Procura della Repubblica, dove il pubblico ministero valuta i fatti e avvia le indagini per gli eventuali reati coinvolti.
Dovresti aiutarlo a capire che è la cosa giusta. Un ragazzo che ha subito bullismo può avere paura che la situazione peggiori dopo una segnalazione alla scuola e può sentire vergogna per la situazione, facendo fatica a capire che si tratta di un passaggio necessario per fermare il bullismo. È importante spiegargli con autorevolezza e fermezza che va fatto.
Dipende molto dalla gravità degli atti di bullismo, dalla situazione a scuola e dalla personalità specifica del ragazzo coinvolto. In alcuni casi, le difficoltà possono avere effetti a lungo tempo, se non si interviene attivamente sia per gestire la situazione e sia se non si dà sostegno psicologico al ragazzo, quando necessario.
Il bullismo non lascia sempre conseguenze psicologiche a lungo termine sulla vittima. Gli effetti sono determinati dalle caratteristiche degli atti di bullismo in sé, ad esempio in termini di durata e gravità, dalla qualità della rete di supporto sociale (in particolare dall’ambiente scolastico) e dalle condizioni mentali del ragazzo vittima di bullismo. I ragazzi fragili corrono un rischio maggiore di subire conseguenze psicologiche negative a lungo termine.
Conclusioni
Se sei arrivato fin qui, probabilmente stai cercando di capire come affrontare al meglio quello che sta vivendo tuo figlio, ed è già un passo importante. Non è necessario avere già tutte le risposte, né affrontare la situazione da soli.
Io e i colleghi di TuoPsicologo siamo a disposizione per aiutarti a fare chiarezza, a Padova e online. Se pensi che possa essere utile parlarne con noi, puoi prenotare una prima consulenza quando vuoi.