Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC) può condizionare pesantemente la qualità della vita, influenzando la carriera, le relazioni affettive e il benessere quotidiano.
Se stai cercando un percorso di cura per il disturbo ossessivo compulsivo a Padova oppure preferisci la flessibilità di una terapia online, in questa pagina troverai un approccio che va oltre il semplice contrasto al sintomo.
Qui leggerai un’analisi delle dinamiche del DOC che ha l’obiettivo di proporti una visione del DOC che vada oltre quella di semplice “disturbo” di cui sbarazzarsi per inserirlo nella complessità della tua personalità. Comprendere il senso profondo del sintomo è il primo passo per una cura del DOC davvero efficace.
[Questo articolo è dedicato in particolare al DOC nell’età adulta. Ho dedicato un articolo specifico al DOC in adolescenza]
Cos’è il Disturbo Ossessivo-Compulsivo negli adulti?
Come potresti sapere già, il DOC si manifesta attraverso due componenti principali che si alimentano a vicenda in un circolo vizioso:
- Ossessioni: pensieri, impulsi o immagini mentali ricorrenti e persistenti, vissuti come intrusivi, sgraditi e spesso contrari ai propri valori e credenze.
- Compulsioni: comportamenti rituali o comportamenti messi in atto nel tentativo di neutralizzare l’ansia generata dalle ossessioni. Nonostante la persona riconosca l’irrazionalità di tali azioni, sente l’urgenza di compierle per evitare un pericolo (e l’ansia collegata).
Il punto è che, anche se questi sono gli elementi essenziali del DOC, c’è molto di più.
(Anzi, a volte si può dire che c’è anche “di meno”: in alcune persone sono presenti esclusivamente i pensieri ossessivi, senza compulsioni, ad esempio. Si tratta del cosiddetto “Pure-O”).
Le persone con DOC non sono certo tutte uguali.
Alcune persone con DOC, ad esempio, sono particolarmente connotate dalla sensazione di ansia e di disgusto/repulsione per i loro pensieri ossessivi. In chi prevale questo pericolo, le azioni compulsive hanno la funzione di prevenire un potenziale danno o pericolo (es. devo assolutamente lavarmi le mani questo numero di volte, altrimenti rischio di contagiare mia madre/mio marito/etc…).
Altre persone con DOC sono invece caratterizzate soprattutto da perfezionismo, elevato senso di responsabilità (e conseguente colpa), meticolosità, bisogno di controllo e una marcata intolleranza verso l’incertezza. Questi fattori non sono solo “effetti” del disturbo, ma pilastri che ne sostengono la struttura. (Queste sono caratteristiche che, se sono particolarmente presenti, possono essere identificate con l’etichetta “Disturbo Ossessivo-Compulsivo di Personalità”, che di frequente coesiste col DOC). In queste persone può prevalere la sensazione fastidiosa di dover sistemare le cose fino a che non sono giuste (es: un documento di lavoro può non essere mai sufficientemente preciso; un’email può essere riscritta più volte perché non sarebbe abbastanza fluida; si può sentire il bisogno di toccare un oggetto con una mano, dopo averlo fatto con l’altra, per ristabilire una simmetria). [Fonte]
Come vedremo, questi fattori non sono degli “effetti collaterali”, ma i pilastri che sostengono il disturbo.
Perché il DOC persiste o emerge in età adulta?
Sebbene molti casi inizino attorno all’adolescenza, il DOC può manifestarsi o riacutizzarsi in età adulta in risposta a eventi di vita stressanti, come nuovi carichi di responsabilità o eventi della vita familiare. Le cause vanno cercate in di diversi fattori che agiscono in contemporanea:
- Basi neurologiche DOC: in alcune persone, c’è una vulnerabilità di base a livello dei circuiti legati al controllo e alla gestione delle emozioni, che creano una sorta di “predisposizione” al DOC. [vedi ad es: 1 fonte 1 o fonte 2]
- Storia di vita e ambiente familiare: alcune caratteristiche dello stile di accudimento dei genitori rendono più probabile lo sviluppo di DOC nelle persone predisposte, come stili genitoriali più intransigenti che favoriscono il senso di colpa. [fonte 1 o fonte 2]
- Eventi di vita: il matrimonio, la nascita di un figlio, un avanzamento di carriera o difficoltà sul lavoro possono agire da innesco. La reazione può essere quella di sollecitare il bisogno di controllo.
Sintomi tipici e categorie di DOC
La struttura fondamentale del DOC è:
- emerge una preoccupazione insistente (ossessione)
- mi spavento, entro in ansia o avverto disagio che suscita ansia e tende ad occupare la mente in modo ripetitivo (rimuginio).
- Questa preoccupazione deve essere controllata, ad es. con un’azione o un controllo (compulsione).
I contenuti di queste preoccupazioni variano, ma tendono a concentrarsi attorno a dei temi comuni.
Ecco alcuni esempi frequenti, divisi per categoria:
Pensieri di contaminazione e compulsioni di pulizia
Si tratta del timore dello sporco sia visibile che invisibile e dei danni che può comportare (ammalarsi, far ammalare le persone care; morire). Per mettere a tacere quest’ansia, si ricorre a comportamenti compulsivi che garantiscono la pulizia.
- “Sull’autobus mi si è seduta vicino una persona anziana. Era sicuramente malata e mi ha infettato”
- “Non so se mi sono toccato l’area dei genitali con la mano. Anche se indosso i jeans, potrei essermi sporcato e sporcare quello che tocco”
Le compulsioni possono assumere la forma di lavaggi ripetuti (per un certo numero di volte o per una certa quantità di tempo), ad esempio delle mani o del corpo intero; il lavaggio continuo di vestiti che “si sporcano”; la pulizia di oggetti che diventano “contaminati” perché sono stati fuori casa; toccare oggetti contaminati solo con un fazzoletto; buttare via quello che è “compromesso”.
[Ho scritto un articolo di approfondimento sul DOC da contaminazione, legato appunto alla paura dello sporco]
Pensieri proibiti e compulsioni di controllo (checking)
Si tratta di pensieri di natura disturbante, ad esempio
- Sessuale (timore di essere attratti da cose che si giudicano immorali o disgustose, ad es. la pedofilia, o dubbi “senza prove” sul proprio orientamento sessuale)
- aggressiva (timore di fare del male a se stessi o ad altri)
- religiosa (pensieri blasfemi)
L’ansia legata a questi pensieri viene messa a tacere attraverso rituali o compulsioni di controllo (checking): “Se faccio una determinata cosa, quello che temo non accadrà”.
Alcuni esempi:
- “Ho spento correttamente i macchinari? Se causassi un incendio perderei il lavoro”.
- “Ho inviato l’email al destinatario sbagliato? Potrei aver compromesso la mia reputazione in ufficio”.
- “Ho guardato un thriller e ho pensato: “e se anche io impazzissi e volessi accoltellare la mia ragazza?”
- “In tram c’era una ragazza. Mi sembrava attraente, forse aveva vent’anni, ma avrebbe potuto averne di meno. Se fosse stata minorenne? Se si venisse a sapere quello che penso finirei in prigione”
- “Stavo guardando un video porno e mi sono forse fermato troppo a guardare il pene del maschio. E se fossi gay? Se recito sette volte il Padre Nostro, Dio mi leverà questo pensiero”
Ossessioni di simmetria e compulsioni legate al contare, ripetere, ordinare, organizzare o pianificare
Si tratta di pensieri di tipo “not just right”, cioè di sensazione di disagio che spinge a cercare di sistemare la posizione di un oggetto o una percezione fino a che non si percepisce un ritorno all’equilibrio, simmetria o ordine. Ad esempio:
- Toccare un lato del corpo e sentire la spinta a toccare la stessa zona, dall’altro lato.
- Rimaneggiare testi scritti (es: email, presentazioni) fino a che non suonano giuste”
- Allineare oggetti o disporli in modo geometrico, altrimenti costituiscono una fonte di distrazione/disturbo.
- Svolgere un conteggio mentale prima di sentirsi sicuri nel fare qualcosa, ad esempio uscire di casa.
- Ripetere un’azione un numero determinato di volte.
- Comprare la frutta solo in numero pari
Le dinamiche del DOC oltre i sintomi
Come si può vedere leggendo queste liste di ossessioni e compulsioni, i confini fra queste categorie non sono nette. Ad esempio, una persona può sentire il bisogno di lavare le mani (compulsione di pulizia) ma sentendo che il lavaggio è efficace se avviene un numero determinato di volte (compulsione legata al conteggio).
Questo accade probabilmente perché i meccanismi mentali coinvolti nel doc sono strettamente interconnessi fra di loro. Sono sia “cose diverse” che “cose che agiscono insieme”.
Perché ha senso vederla così?
I meccanismi del DOC sono una sorta di versione esasperata di meccanismi bio-psicologici normali e utili:
- anticipare le conseguenze delle azioni
- difendersi dai pericoli
- stimare la probabilità che un pericolo si verifichi concretamente
- prendere precauzioni contro delle fonti di potenziale danno (contaminazione, offesa sociale o presenza di nemici)
Questo è importante da capire perché molto spesso le persone con DOC sono a disagio per via della natura irrazionale di ossessioni o compulsioni. La sensazione di avere pensieri “assurdi” (o, peggio, “pazzi”) crea un senso di vergogna e di difficoltà a parlarne che non aiuta a stare meglio.
Non ce n’è bisogno. Non sono cose assurde né senza senso: i pensieri ossessivi e le compulsioni sono contromisure che la mente sente il bisogno di prendere contro situazioni che percepisce come pericoli.
Certo che non si tratta di pericoli “immediati”, nel senso che toccare le maniglie delle porte o avere pensieri blasfemi non sono cose che possono procurare un danno immediato.
Sono però pericoli reali: c’è qualcosa nella vita della persona con DOC, che le ha fatto percepire che erano necessarie delle contromisure urgenti verso esperienze che, in senso soggettivo, sono effettivamente dei pericoli.
Perché si può dire questo?
Guardando al di là dei sintomi, si scopre ben presto che le persone con DOC tendono a condividere alcune caratteristiche di personalità collegate fra loro:
- la tendenza al perfezionismo
- l’intolleranza per l’incertezza
- una forte tendenza ad assumersi responsabilità e, quindi, a sperimentare più facilmente il senso di colpa
- la tendenza a considerare i pensieri importanti e vincolanti quanto le azioni (pensare una cosa viene avvertito come quasi altrettanto grave che farla)
Se una persona è fatta in un certo modo, cioè la sua natura biologica (come è nata) e le esperienze che ha fatto (come è stata accudita e cose le è stato insegnato) le suggeriscono che è importantissimo assumersi la responsabilità delle proprie azioni e pensieri, questo bisogno può diventare così centrale per lei da spingerla ad impegnarsi in tutti i modi per raggiungerlo.
Le persone con DOC sono cioè persone iper-responsabili, iper-sensibili al senso di colpa e iper-attente alle possibili minacce al soddisfacimento del bisogno di vedersi come responsabili, affidabili, “perfette”, sicure, etc.
Come si può immaginare, c’è un insieme di vissuti e principi simili, che ruotano intorno alla responsabilità e al perfezionismo, che possono essere vissuti in modo personale, cioè con una diversa sfumatura, dal singolo individuo.
Faccio di tutto per difendere una specifica visione di me.
Queste strategie difensive possono essere
- più evidenti, come nel caso della paura che si può provare davanti alla prospettiva di avere pensieri aggressivi o sessuali che si giudicano inappropriati;
- ma possono agire anche in modo mascherato, non immediatamente evidente: la paura della contaminazione, ad esempio, sembra non c’entrare nulla con le caratteristiche di personalità che abbiamo descritto. Se si parla a fondo con chi ha questo tipo di sintomi, però, si scopre che il problema non è lo sporco in sé, ma soprattutto il fatto di sentirsi sporchi, infetti, contagiati, etc. Il salto fra sporco concreto ed “sentirsi sporchi – in colpa – aver sbagliato” è, in somma, molto breve. Ecco perché anche una preoccupazione come quella dello sporco si può considerare un prodotto del bisogno di correttezza, perfezionismo, etc.: c’entra di più con come ci si sente che la “realtà igienica” delle cose;
- possono anche essere molto esplicite, ad esempio legate al carattere: una persona cioè può pensare di se stessa che è molto attenta ad essere corretta, oppure contenta di essere “una perfezionista”, o anche molto elogiata per la sua precisione.
Quest’ultimo punto ci può portare ad un’altra riflessione.
Se abbiamo detto che i meccanismi ossessivi e compulsivi hanno le loro radici in meccanismi mentali normali (o meglio, biologicamente premiati, in quanto selezionati dall’evoluzione), perché li trattiamo come problemi?
Quando preoccuparsi per il DOC
Molto spesso, quando una persona soffre di DOC, le domande su quando preoccuparsi e quanto non hanno molto senso. I sintomi del DOC possono essere veramente fastidiosi e fonte di disagio. Viene da sé che si vuole eliminarli.
In alcune situazioni, i sintomi possono essere così integrati nella vita quotidiana della persona e avere (fortunatamente) una bassa intensità, da spingere quella persona semplicemente a “tenerseli”.
Altre persone possono avere la consapevolezza di avere pensieri o comportamenti particolarmente insistenti o rigidi, in alcune situazioni, ma non considerarli un grosso problema di per sé. Il problema, semmai, è quando alcuni modi di pensare, agire e di essere, come alcuni tratti di personalità entrano in conflitto con i propri obiettivi e desideri.
Ad esempio, essere particolarmente scrupolosi con il denaro e pignoli sul lavoro può non essere un gran ostacolo. Può essere un ostacolo il fatto che si fatica ad essere meno rigorosi davanti a delle situazioni in cui è richiesta tempestività (es: un lavoro urgente da consegnare per il giorno dopo, a spese della precisione) o spontaneità (es: le relazioni sentimentali).
Se si è nella posizione di chiedersi se abbia senso cercare aiuto, si può chiedere a se stessi: “Ci sono aspetti della mia vita che sono influenzati negativamente dai miei sintomi ossessivi o dal mio carattere ossessivo?”
- “Ci metto più tempo a fare le cose, perché non vanno mai bene abbastanza o perché devo controllare se è tutto a posto, se ho evitato anche i rischi più improbabili, etc…?”
- “Rinuncio a delle opportunità, di lavoro o sociali, per paura di espormi a situazioni che innescano pensieri da cui so che verrei turbato (ossessioni)?”
- “Mi accorgo di essere troppo rigido su alcune cose? Troppo autocritico, tanto da non riuscire a portare avanti i miei progetti?”
- “Tutto questo influenza su aspetti importanti della mia vita, come la famiglia, la possibilità di stabilire relazioni, il rapporto con il lavoro o con lo studio?”
Insomma, il tema non è tanto se il DOC sia una cosa “da curare” o meno, ma che ci potrebbero essere degli ottimi motivi per prendersi cura di un insieme di caratteristiche personali che rendono la propria vita più complicata e meno soddisfacente.
La cura del disturbo ossessivo compulsivo: il nostro approccio
Finora abbiamo descritto il disturbo ossessivo compulsivo facendo soprattutto cercando di usare un approccio il più possibile obbiettivo. Cosa vedrò, se osservo una persona con DOC? Quali sono le caratteristiche che le accomunano?
Se ci si occupa del tema della cura del disturbo ossessivo compulsivo, però, il discorso cambia: i miglioramenti cercati dalla singola persona, dal singolo individuo con il DOC, seguono dei criteri molto più soggettivi.
Non può che essere così.
Mi spiego meglio:
- alcune persone hanno l’urgenza di occuparsi dei sintomi più invadenti, ed è necessario concentrarsi prevalentemente su di quelli;
- per altre, è più importante concentrarsi su come alcuni tratti, come ad esempio un forte senso di responsabilità, li irrigidiscono e complicano loro la vita
- per altre ancora, i sintomi ossessivi e compulsivi sono certamente sgradevoli, ma hanno anche una funzione così importante nella gestione dell’ansia che vanno lasciati stare, almeno temporaneamente.
Bisogna, cioè, costruire un metodo che funzioni per il singolo individuo e che risponda ai suoi specifici bisogni.
La questione sia più intricata di quanto non si potrebbe inizialmente pensare.
Un approccio del tipo “avere il DOC-> cercare LA cura del DOC” non rende conto del grande numero di variabili di cui tenere conto.
La psicoterapia del DOC
Trovare una forma di psicoterapia soddisfacente, cioè una psicoterapia efficace e capace di tenere conto delle caratteristiche specifiche della persona, può fare una grande differenza per la propria qualità di vita.
Per raggiungere questo obiettivo è fondamentale trovare il terapeuta giusto, cioè un terapeuta capace di inquadrare correttamente la situazione che si vive e di proporre di conseguenza il tipo di trattamento corretto.
Si tratta di trovare “il-terapeuta-che-funziona-per-me”.
In breve, io, Matteo Albertinelli, e i colleghi che lavorano con me in TuoPsicologo lavoriamo con il disturbo ossessivo compulsivo solo quando possiamo ricoprire il ruolo di “terapeuta-che-funziona-per-te”.
Quando uno psicologo psicoterapeuta inizia il proprio percorso lavorativo, di solito ha avuto modo di sfruttare gli anni della formazione per conoscere un buon numero di situazioni cliniche differenti e, se gioca bene le sue carte, ha modo di capire quali sono quelle con cui lavora meglio.
Io ho desiderato sin da subito occuparmi esclusivamente di attività psicoterapeutica privata e ho avuto la fortuna di riuscire a raggiungere questo risultato abbastanza presto nella mia vita professionale.
Sono riuscito ad ottenere questo risultato perché mi sono focalizzato sulle cose che conoscevo meglio, estendendo lentamente il campo delle problematiche psicologiche di cui mi occupavo man mano che acquisivo competenza e sicurezza.
Con il tempo, ho cercato alcuni colleghi che si unissero a me, così da riuscire ad offrire, attraverso di loro, competenze complementari alle loro.
TuoPsicologo è nato per quello: io prendo in carico personalmente tutti i primi contatti, capisco di cosa c’è bisogno, e poi si decide insieme: sono io il professionista più giusto? Un collega dello studio? Non siamo noi le persone giuste?
Il nostro obiettivo è di occuparci solo di situazioni in cui sappiamo che possiamo fare la differenza.
Il nostro metodo di lavoro è la psicoterapia psicoanalitica.
Questo significa:
- approcciare il disturbo ossessivo compulsivo come una risorsa impegnativa, dolorosa, ma pur sempre una risorsa
- che la mente ha individuato allo scopo di gestire alcune emozioni
Lo strumento di lavoro più caratterizzante della psicoterapia psicoanalitica è quello di mettere nella persona nella condizione di acquisire un modo nuovo e più efficace di pensare a sé:
- Vivere difficoltà sul piano psicologico significa avere la tendenza a gestire in modo rigido e ripetitivo alcune situazioni. Nella persona con DOC questo può voler dire ad esempio: “Se faccio qualcosa che considero sbagliato me ne ritengo responsabile e la mia opinione di me diventa subito negativa. Devo quindi impedire a tutti i costi che questo accada”.
- L’esito di una buona psicoterapia psicoanalitica sta nel fatto di imparare a rendere meno automatiche queste risposte e a sostituirle con alternative che non fanno soffrire (quando possibile!) e che siano in linea con il proprio modo di stare al mondo (cioè non si impone al paziente una visione del mondo preconfezionata).
- Questo fa sì che, imparando a “padroneggiare il metodo”, una persona diventi sempre più libera e indipendente in questo processo di cura di sé.
La ricerca scientifica sulla psicoterapia psicoanalitica o psicodinamica oggi ci permette di vedere che non stiamo parlando solo di teoria:
- Mentre altre terapie (come la psicoterapia cognitivo comportamentale) mostrano una riduzione dell’efficacia a lungo termine, i pazienti trattati con psicoterapia psicoanalitica mostrano punteggi di benessere superiori a 9-12 mesi dalla fine rispetto al momento della conclusione (Shedler 2010)
- Questi risultato, cioè il migliorameno dei risultati nel tempo, è stato confermato in diverse situazioni cliniche (ad es. Driessen et al. 2015 ; Abbass et al. 2021; Leichsenring & Steinert 2019)
In breve, i dati di ricerca confermano l’antica ipotesi teorica che la psicoanalisi permetta di acquisire una capacità auto-analitica solida. Oggi sappiamo che questo vuol dire:
- Interiorizzare la funzione terapeutica: il paziente non apprende “cosa pensare”, ma “come osservarsi”. La funzione riflessiva proposta dal terapeuta viene interiorizzata, permettendo alla persona di continuare a lavorare su di sé e stare meglio.
- Risoluzione dei conflitti sottostanti: lavorando sulle dinamiche conflittuali che stanno all’origine dei sintomi, la psicoterapia psicoanalitica aiuta una persona a creare dentro di sé una situazione che genera meno sintomi.
È esperienza comune che con alcune persone con DOC i sintomi scompaiano quando apparentemente NON si sta lavorando sui sintomi, ma sulle caratteristiche di personalità che li sostengono
- Lavoro sulla “persona intera: aiutando una persona a cambiare il modoin cui ci si relaziona con gli altri, la si aiuta a creare dei circoli virtuosi (migliori legami sociali, lavorativi e affettivi) che alimentano ulteriormente il benessere post-terapia.
Cioè: fare un lavoro psicoterapeutico che va al di là della semplice riduzione dei sintomi, cioè, ripaga con dei risultati più soddisfacenti.
Attenzione: questo significa che la psicoterapia psicoanalitica sia il miglior trattamento psicoterapeutico per chiunque in qualsiasi situazione? Chiaramente no.
Per quanto creda molto nei benefici specifici della psicoanalisi e dei vantaggi specifici che comporta rispetto ad altre forme di psicoterapia, sarebbe disonesto e dannoso proporla come unica soluzione possibile.
Si tratta di capire quali sono i tuoi bisogni, qual è il modo migliore di affrontarli e ricevere le indicazioni corrette per te per affrontarli.
In TuoPsicologo, offriamo percorsi personalizzati di:
- Cura del DOC a Padova: presso il nostro studio, per chi cerca un contatto diretto sul territorio.
- Cura del DOC online: attraverso piattaforme sicure (Zoom), per garantirti non solo la possibilità di scegliere di lavorare con noi anche se risiedi lontano dallo studio: per alcune persone, i colloqui a distanza possono essere una facilitazione, più che un compromesso.
Come iniziare il tuo percorso: Parliamone insieme
So quanto possa essere difficile fare il primo passo.
“Chi è il terapeuta giusto per me?”
“Saprà aiutarmi?”
In TuoPsicologo, abbiamo scelto di non lasciarti solo con questa domanda. Io, Matteo Albertinelli, in qualità di psicologo psicoterapeuta coordinatore dello studio, mi occupo personalmente di accogliere ogni richiesta.
Nel nostro primo contatto, ascolterò la tua storia per comprendere la natura dei tuoi sintomi e delle tue necessità. Non dovrai preoccuparti di scegliere “alla cieca”: decideremo insieme quale professionista sia più adatto a te.
- Potrei essere io a seguirti personalmente;
- Potrebbe essere uno dei colleghi del mio team, selezionato per le sue competenze specifiche;
- Se dovessi ritenere che la tua situazione richieda un intervento diverso, ti indirizzerò verso una figura esterna.
Il mio obiettivo è garantirti che tu sia preso in carico dalla persona che, in questo preciso momento della tua vita, ha le competenze migliori per fare davvero la differenza.