Psicologo Psicoterapeuta Adolescenza Padova
Psicologo Difficoltà Adolescenziali Padova
Nel mio studio a Padova (situato a Tencarola di Selvazzano Dentro), mi occupo come psicologo e psicoterapeuta dell’adolescenza insieme alla squadra di TuoPsicologo delle situazioni di crisi e dei blocchi evolutivi che coinvolgono i ragazzi e le loro famiglie.
Che si tratti di un percorso in studio o di una psicoterapia per adolescenti online — servizio che offriamo con successo da anni, ben prima della pandemia — l’obiettivo rimane trasformare il disagio in un’occasione di crescita.
Quando le difficoltà in adolescenza diventano un blocco
“L’adolescente è immaturo. L’immaturità è un elemento essenziale della sanità nell’adolescenza“.
(Winnicott, Gioco e realtà)
L’adolescenza è per definizione un’età immatura e turbolenta.
Le crisi sono passaggi necessari per elaborare i cambiamenti tipici di questa fase e, solitamente, si risolvono con il tempo.
Tuttavia, quando la crisi adolescenziale diventa troppo dolorosa per il ragazzo o per i genitori, può trasformarsi in un vero e proprio blocco della crescita. In questi casi, valutare di rivolgersi a uno psicologo per adolescenti è fondamentale per evitare che queste fatiche rendano inutilmente doloroso il percorso verso l’età adulta.
I segnali di sofferenza: quando rivolgersi a uno psicologo per adolescenti a Padova?
Raramente un ragazzo esprime il proprio malessere a parole; più spesso lo fa attraverso segnali indiretti o comportamenti eclatanti.
Da quando ho iniziato il mio lavoro di psicoterapeuta a Padova, sono venuto in contatto con un insieme molto vario di difficoltà dell’adolescenza, che si sono ampliate ulteriormente con l’arrivo di colleghi che collaborano con me.
Ci sono alcune aree critiche di cui ci occupiamo più in modo particolarmente approfondito.
Difficoltà scolastiche
Le difficoltà scolastiche sono uno dei campanelli di allarme più frequenti nell’espressione del disagio adolescenziale.
Cali di rendimento, rifiuto della scuola, ansia legata alla scuola o mancanza di motivazione nello studio possono suggerire la presenza di difficoltà emotive che l’adolescente non riesce ad esprimere in altro modo. Spesso il ragazzo non odia lo studio, ma problemi di natura emotiva lo “disturbano”, togliendogli l’energia necessaria per impegnarsi. Ad esempio, alcune difficoltà di concentrazione hanno una spiegazione prevalentemente psicologico-emotiva, più che psicologico-cognitiva (es: disturbi dell’attenzione): per alcuni ragazzi essere distratti è una difesa, non un’incapacità.
Gli adolescenti più grandi e i giovani adulti possono avere problemi molto simili nel campo dello studio universitario o del lavoro.
Qui trovi l’intera serie di articoli che negli anni ho scritto sul tema: difficoltà scolastiche
Vergogna, isolamento e ritiro sociale (Hikikomori)
Come per la scuola, le difficoltà di socializzazione con i pari sono uno dei segnali d’allarme più frequenti in adolescenza (particolarmente oggi).
Si tratta di un ventaglio molto ampio di situazioni, che vanno dalle difficoltà ad elaborare la normale vergogna, la difficoltà a fare amicizia, al ritiro sociale, un fenomeno (noto anche come Hikikomori) particolarmente frequente nei maschi (ma non di certo assente nelle femmine!). Restare chiusi in camera diventa l’unica alternativa per proteggersi dalla paura di non essere “all’altezza” delle richieste del mondo.
Rabbia: aggressività verso sé e gli altri
La rabbia è un sentimento fondamentale ed è solo naturale che un’adolescente possa zoppicare un po’, nel tentativo di imparare a gestirla.
In alcuni ragazzi, però, va monitorata quando diventa sproporzionata, cioè non è veramente efficace nella gestione dei bisogni emotivi.
Questo può avvenire in diversi modi: sottoforma di scatti d’ira, aggressività fisica o comportamenti di sfida continui, mancanza di rispetto esibita, sia su regole comuni come ad es. a proposito degli orari di rientro serale che su cose come il rifiuto della scuola e di molte regole della vita sociale.
Bisogna tenere presente che la rabbia è il modo principale in cui vengono manifestati i sentimenti depressivi in adolescenza e spesso questa è un’ipotesi da tenere in considerazione.
In alcuni adolescenti, poi, la rabbia si rivolge anche (o prevalentemente) verso di sé attraverso l’autolesionismo. Si tratta di un tentativo estremo di gestire emozioni altrimenti ingestibili. Le forme di autolesionismo nelle femmine e nei maschi tendono ad avere caratteristiche differenti.
Furti e atteggiamento manipolatorio
Alcuni ragazzi iniziano a comportarsi in modo che sembra essere completamente finalizzato ad ottenere favori, regali o concessioni da parte dei genitori: sembrano essere opportunisti e manipolatori.
Il punto fondamentale è che i genitori si sentono “presi in giro” e usati, come se fossero ridotti alla condizione di “mezzo” per ottenere quello che il ragazzo desidera.
A volte all’atteggiamento si mescolano comportamenti che sembrano confermare l’idea che “per loro non contiamo nulla”, come i furti in casa.
Spesso si scopre, però, che non si tratta di comportamenti autenticamente privi di affetto e indifferenti alla sofferenza dei genitori, ma di tentativi molto bruschi di acquisire autonomia; di crescere.
Per un adolescente, mettere i genitori davanti a comportamenti che il ragazzo stesso considera sbagliati può assumere il significato di cercare con lui un confronto su tema troppo scottante per essere discusso a parole.
Problemi comportamentali
Gli adolescenti hanno una capacità immatura di gestione delle emozioni. Agire quando sarebbe necessario pensare, o anche solo limitare l’impulsività, è una delle strategie più frequenti per regolare le emozioni e imparare a gestirle.
Alcuni adolescenti, quelli che fanno più fatica ad autoregolarsi, usano delle azioni particolarmente intense a questo scopo.
I cosiddetti comportamenti a rischio sono quelli che implicano un rischio per la salute dell’adolescente: l’uso di sostanze, un significativo abuso di alcolici, la guida pericolosa, comportamenti sessuali rischiosi o traumatizzanti.
Anche l’autolesionismo può far parte di questa categoria: si tratta di cose che fanno male fatte allo scopo di stare bene.
Autostima e sentimenti depressivi
L’acquisizione di una solida autostima è una delle tappe fondamentali dell’adolescenza.
Tutti gli adolescenti si confrontano con esperienze di mancanza di autostima; non tutti ne escono in modo altrettanto solido.
I sentimenti depressivi sono, in un certo senso, l’altra faccia dell’autostima: si tratta di un insieme di meccanismi mentali che ha a che fare con la possibilità di riconoscersi dei pregi (senza diventare eccessivamente autocentrati) e di essere autocritici (senza demolire la propria sicurezza).
La vera e propria depressione, in adolescenza, ha caratteristiche che le possono dare un aspetto molto diverso dalla depressione degli adulti. La prima cosa che emerge, solitamente, sono i comportamenti con cui l’adolescente prova a combattere i sentimenti depressivi, come aggressività, distacco dagli altri, uso costante di strumenti di “rifugio” come videogiochi o il telefono.
Anche l’apatia è un segnale particolarmente importante, in quanto può essere una strategia per mettersi al riparo dall’emotività negativa. L’adolescente può disinvestire da attività, come lo sport, che non ha più le energie emotive per mantenere.
Ansia
Come nell’adulto, l’ansia è una delle prime manifestazioni della sofferenza emotiva.
È come se fosse uno strumento di cui si perde il controllo: il ragazzo riesce a provare un livello di ansia sufficientemente basso da spingerlo ad essere motivato a cavarsela meglio, ma atterrito, spaventato, bloccato. Può manifestarlo in modo diretto (ad es. attacchi di panico) o attraverso una paura specifica, come la paura di dormire da solo o l’ansia per la scuola.
Anche qui, l’ansia può manifestarsi con forme diverse nei ragazzi e nelle ragazze.
Sessualità normale e traumatica
Per ciascun adolescente si pone il problema di integrare la sessualità nella sua vita: confronto con il proprio corpo, capacità relazionali, accettazione e comprensione delle proprie fantasie e desideri sono normali compiti di sviluppo dell’adolescente.
Ci sono situazioni di vita che possono rendere più difficile questo passaggio evolutivo, come un rapporto non sereno con il proprio corpo (es: dismorfismo, ma anche per effetto di operazioni o condizioni mediche che ne hanno modificato aspetto o funzionalità), difficoltà ad accettare il proprio orientamento sessuale o caratteristiche di genere o difficoltà sul piano psicologico.
Le strategie di difesa sono molto varie: alcuni adolescenti inibiscono la sessualità o, altri la usano come strumento di conferma del proprio valore.
Se l’adolescente ha vissuto esperienze traumatiche di abuso in età infantile, preadolescenziale o adolescenziale, l’accesso ad una sessualità serena (e più in generale, una vita psicologica serena) può diventare più complesso.
Disturbo ossessivo compulsivo
L’approccio al disturbo ossessivo compulsivo (e il cosiddetto disturbo di personalità ossessivo compulsivo) in adolescenza pone un problema particolarmente importante: a cosa dare la precedenza? Ai sintomi o alla crescita dell’individuo?
Occuparsi dello sviluppo della personalità della persona in crescita può essere molto importante: se l’adolescente vede che il DOC è un suo modo per affrontare i problemi emotivi della vita, può essere molto più facile creare una solida alleanza con lui e, quindi, lavorare insieme in modo più efficace.
Difficoltà dei genitori
Occupandosi degli adolescenti, è impossibile non occuparsi dei genitori.
Questo può significare cose molto diverse:
- aiutare genitori che chiedono aiuto per migliorare il rapporto con i figli;
- genitori che vengono messi in crisi da qualche aspetto del rapporto con i figli, sviluppando il bisogno di lavorare su di sé;
- contatto e coordinamento con i genitori durante la psicoterapia del figlio;
- coinvolgimento attivo dei genitori nella psicoterapia dell’adolescente: psicoterapia familiare o colloqui familiari alternati a quelli individuali.
Psicoterapia per adolescenti
Non bisogna pensare a questi problemi della vita emotiva dell’adolescente come a dimensioni slegate fra loro. Come si potrà osservare leggendo i vari articoli linkati, è normale che vari aspetti della vita si mescolino fra loro. L’adolescente rabbioso potrà avere un cattivo rapporto con la scuola, l’adolescente ossessivo può essere più recettivo ad uno psicologo che gli parli in termini di umore e senso di colpa che concentrandosi sui sintomi, l’adolescente socialmente isolato può essere raggiungibile parlando in modo schietto di sessualità.
Questo è vero della vita mentale di chiunque, ma è una cosa particolarmente importante durante lo sviluppo adolescenziale: fare una psicoterapia o, comunque, confrontarsi con lo psicologo deve servire a rendere il ragazzo più capace di occuparsi efficacemente di se stesso.
Bisogna aiutarlo a ripercorrere gli eventi che l’hanno portato ad avere bisogni di aiuto
- I segnali raccolti dai genitori
- gli eventi di vita significativi (se ce ne sono stati)
- le esperienze di difficoltà o vera e propria crisi
- così da valutare: “Come sono fatto io? Quali risorse ho a disposizione in questo momento? Sono in grado di continuare a crescere o sono bloccato?”
[Qualche esempio più dettagliato di situazioni ambigue: quando preoccuparsi]
L’adolescente e la sua famiglia vanno aiutati a capire:
- è tutto ok? Ci sono elementi che ci dicono già che non c’è particolare motivo di pensare che quel ragazzo non abbia le risorse per occuparsi dei suoi problemi?
- sembra bloccato? Il tempo passa ma lui non cambia? Inizia la scuola ma non riesce a trovare degli amici. Non riesce a sperimentarsi in campo sentimentale. Sembra non solo imbarazzato, ma proprio rifiutare il suo nuovo corpo. È come se la situazione dovesse rimanere ferma, perché ogni cosa che cambia provoca dolore.
- Ci sono cambiamenti, ma sono repentini a fragili? A volte il problema non è che l’adolescente è bloccato nel ruolo di bambino, ma che provi ad essere troppo adulto prima di averne veramente le capacità. Arroganza, pseudomaturità, senso di responsabilità eccessivo: non tollera la debolezza (prima di tutto in se stesso).
- La gestione delle emozioni, normalmente turbolenta in adolescenza, in situazioni di blocco della crescita è percepita come un gran peso. Le emozioni vengono sepolte ed evitate o negate ed espulse.
- Si prova a fare qualcosa perché la situazione cambi ma è inutile. C’è qualche problema scolastico? Ripetizioni. Piccoli furti? Punizioni. Sta sempre sulle sue? Allora gli si dice: “Perché non esci?” Però rimane qualcosa che sfugge, evidentemente… perché la situazione non cambia!
- La comunicazione in famiglia non funziona: non ci si capisce, ci si evita, si è sempre più esasperati.
Questa matassa di difficoltà si inizia a sbrogliare nei primi colloqui, che normalmente coinvolgono sia l’adolescente che i genitori, separatamene e restituita in una forma più comprensibile:
“Possiamo vedere che il problema è questo. Ci possiamo lavorare (se necessario) nel seguente modo”.
Perché è fondamentale, questo passaggio? Perché la psicoterapia e la psicologia clinica servono essenzialmente a rendere una persona capace di tornare a cavarsela da sé, cioè a non ripetere modalità di pensiero, regolazione emotiva e azione che li fanno soffrire.
Una persona che sta bene è una persona che è tornata capace di imparare a cambiare quando è necessario cambiare e che sa farlo sulla base della comprensione di sé: “Io sono fatto così e per me è importante fare alcune cose e non altre”. [Fonte]
Come funziona il sostegno psicologico per adolescenti in TuoPsicologo
Il mio compito come psicologo dell’adolescenza a Padova e quello dei miei colleghi di TuoPsicologo è aiutare il ragazzo e i genitori a comprendere perché le cose non funzionano bene e come fare a stare meglio. Questo significa:
- Aiuto diretto all’adolescente: aiutarlo a riprendere il suo cammino evolutivo.
- Sostegno ai genitori: può essere necessario aiutare gli adulti ad aiutare il figlio; sicuramente il contatto con i genitori c’è sempre.
- Psicoterapia online: facciamo psicoterapia online da prima della pandemia da Covid19: a volte è uno strumento utile nell’avvicinare un ragazzo, indipendentemente dalla distanza fisica dallo studio. Spesso è uno strumento che lo rende più “responsabile in prima persona” del rapporto con il terapeuta.
- Psicoterapia in presenza: chi cerca uno psicoterapeuta per l’adolescenza a Padova (ricevo a Tencarola, cioè vicino a zone come Abano Terme, Vigonza e Selvazzano Dentro) cerca qualcuno che trasformi la sofferenza in un’occasione per rafforzare i legami familiari e permettere al ragazzo di tornare al suo compito principale: crescere.
Premendo il tasto per prenotare un primo appuntamento tramite l’icona che ti segue mentre scorri la pagina o tramite il pulsante alla fine della pagina, troverai un calendario:
Potrai fissare un primo colloquio telefonico direttamente con me, dott. Matteo Albertinelli:
- quando ti chiamerò, all’ora/giorno prenotato, ti chiederò di spiegarmi di cosa hai bisogno
- ti farò qualche domanda per capire meglio la situazione
- ti darò un primo inquadramento degli elementi che sono emersi: non potrò sapere tutto, chiaramente, ma di solito in queste prime telefonate emergono gli elementi decisivi per capire a cosa dare la priorità
- decideremo chi se ne potrà occupare, sulla base di quello che è emerso, se io o un collega che lavora con me in TuoPsicologo
- la scelta avviene secondo un solo criterio: ci vuole la persona con le caratteristiche e l’esperienza che coincide il meglio possibile con le difficoltà che descrivi
- ci occupiamo solo di cose che conosciamo e in cui possiamo essere utili: se non abbiamo familiarità con il tuo problema o se penso che hai necessità diverse da quello che sappiamo fare noi, semplicemente te lo dirò, dandoti indicazioni su come muoverti o consigliando direttamente una persona esterna allo studio. È una questione di serietà e responsabilità professionale.
Questa prima telefonata è gratuita, proprio perché serve per capire: Qual è il problema? Cosa c’è da fare? Chi lo può fare?
Cosa facciamo di preciso? Psicoterapia psicoanalitica dell’adolescente
Come probabilmente saprai, ci sono tanti modi di lavorare, in psicoterapia.
TuoPsicologo è uno studio che si occupa prevalentemente di psicoterapia psicoanalitica.
La psicoterapia psicoanalitica ha alcuni tratti distintivi:
- la persona (l’adolescente come l’adulto) arriva ad interiorizzare la funzione terapeutica: non si impara cosa pensare (“questo va bene/questo no”) ma soprattutto come osservare se stessi. Ci si allena a fare propria la cosiddetta funzione riflessiva, cioè la capacità di vedere e interpretare correttamente i propri bisogni emotivi ed agire di conseguenza. In modo autonomo, anche dopo la fine della terapia!
- Lavorare sui conflitti sottostanti ai problemi: lavorare sulle dinamiche conflittuali che danno origine a sofferenza, difficoltà o sintomi significa lavorare sulle condizioni che generano le difficoltà. Spesso si lavora in modo apparentemente “indiretto”, cioè sugli stati interni che hanno le conseguenze che si vogliono evitare: lo scopo è di aiutare una persona a creare dentro di sé delle condizioni che generano meno sofferenza (e più soddisfazione). In un adolescente, questo significa sostanzialmente rimuovere gli ostacoli alla crescita.
- Lavorare sulla “persona intera”: si può dare più spazio ad alcune cose che ad altre, ma senza mai perdere di vista la complessità globale. Per ottenere i risultati desiderati a volte è necessario concentrarsi su tutt’altro, su aspetti della vita mentale apparentemente scollegati. Però funzioniamo così: se si individuano i bisogni emotivi di una persona e la si aiutano su quelli, il resto tende a venire da sé.
L’obiettivo è quello di fare una psicoterapia che dia gli strumenti per crescere in modo più libero e autonomo.
Oggi, la ricerca scientifica sulla psicoterapia psicoanalitica sta confermando, in modo sempre più promettente, queste vecchissime ipotesi sul funzionamento della mente e della cura psicologica.
Alcuni esempi:
- Mentre terapie diverse (come la psicoterapia cognitivo comportamentale) mostrano una riduzione dell’efficacia a lungo termine, i pazienti trattati con psicoterapia psicoanalitica mostrano di stare meglio 9-12 mesi dopo la fine del trattamento rispetto al momento della fine del trattamento: continuano a migliorare con il tempo (Shedler 2010)
- Questo risultato, cioè il miglioramento dei risultati nel tempo, è stato confermato in diverse situazioni cliniche (ad es. Driessen et al. 2015 ; Abbass et al. 2021; Leichsenring & Steinert 2019)
Se io e i colleghi abbiamo scelto di dedicare le nostre vite alla psicoterapia psicoanalitica è perché abbiamo grande fiducia nel metodo (direi con punte di fanatismo…), ma non è una questione di tifoseria: sappiamo che si tratta di un’esperienza efficace nell’essere d’aiuto e che può arricchire a lungo termine la vita degli adolescenti che ne fanno esperienza.
Non è per tutti così, però: i ragazzi e tutte le persone funzionano in modi diversi e possono avere bisogno di tipi di interventi diversi.
La prima consulenza è così importante proprio per questo: capire quali son le caratteristiche di tuo figlio e cosa è più probabile che gli faccia bene.
L’adolescenza non deve essere un tempo di sofferenza immobile, ma un passaggio verso la scoperta di sé. Se senti che tuo figlio è bloccato o che la comunicazione in famiglia è diventata un muro insormontabile, contattaci.
Riprendiamo insieme il cammino della crescita.