Articolo a cura del dott. Matteo Albertinelli e del team di TuoPsicologo a Padova e Online.
Il processo di cura della depressione è sempre qualcosa di complesso (ho scritto come funziona il processo di cura della depressione in un articolo dedicato).
Molte persone, quando entrano in un periodo della propria vita in cui sentono di stare male, iniziano a raccogliere informazioni per capire cos’hanno. Questo è molto frequente soprattutto oggi, proprio perché è relativamente facile trovare informazioni online (le pagine più visitate del nostro sito, ad esempio, sono proprio quelle relative ai sintomi in cui le persone si riconoscono, come quelle sui legami fra sonno e depressione [link]).
Questo porta a confrontarsi con un gran numero di informazioni, a volte discordanti, e alla necessità di orientarsi meglio.
(Proprio perché conosco questa spiacevole sensazione di confusione abbiamo creato pagine con lo scopo di aiutare a creare un po’ di ordine, con liste dei sintomi principali e come si manifestano: ad esempio “Depressione: sintomi iniziali”).
Questo per noi è molto importante: se le persone si sentono un po’ più sicure a fare delle ipotesi su quello che sta succedendo, è molto più facile che riescano a prendere la decisione di occuparsene.
Insomma, se ci si sente un po’ padroni della materia, è più semplice prendersi cura di sé e anche affidarsi a qualcuno che ci aiuti a farlo.)
La cura è un aspetto su cui è difficile reperire delle informazioni esaustive.
In definitiva, la cosa più importante: come mi fa stare meglio la cura della depressione?
Si vogliono vedere degli esempi, testimonianze di persone uscite dalla depressione.
Scrivo queste righe proprio con l’intenzione di aiutare ad orientarsi chi si sta domandando se e come iniziare un trattamento psicologico della depressione.
(Una nota importante: la riservatezza fra psicologo e paziente è fondamentale. Gli esempi che troverete qui di seguito partono dalla mia esperienza clinica, ma li ho resi completamente irriconoscibili per le persone coinvolte.
L’utilità di questi esempi è intatta, ma l’intimità della relazione terapeutica è rimasta al primo posto.)
Testimonianze
[Qui parlo entro nei dettagli di cosa può cambiare nella vita di una persona che cura la propria depressione, attraverso un esempio concreto.]
Come inizia la depressione
Perché partire da qua, se si cercano delle testimonianze di chi è uscito dalla depressione?
Semplicemente perché non è possibile saltare dei passaggi.
Il motivo che spinge ad andare dallo psicoterapeuta è fondamentale per avere delle informazioni su cosa stia succedendo e diventerà oggetto di lavoro.
Vediamo come.
Lucia ha appena litigato con un collega di lavoro. Il suo collega Pietro ha alzato un po’ la voce, non è stato molto gentile. Lucia torna a casa esausta e nervosa, la sera.
Maledice fra sé e sé il collega che è stato tanto antipatico e poi fa’ due lacrime e va a letto presto; non ci penserà più tanto nei giorni successivi.
Lucia, però, nei mesi successivi si accorge che si sente sempre più sensibile. Si trova a pensare che Pietro ha sempre avuto un brutto carattere e delle pessime maniere, certo, e non dovrebbe essersi permesso di parlarle in quel modo però… però le sue parole hanno avuto un effetto esageratamente grande su di lei.
Lucia si sente fragile. Ha iniziato ad evitare situazioni che potrebbero farla sentire in difetto.
Forse quello che le ha dato più fastidio di Pietro è che l’ha fatta sentire un’incapace.
Ultimamente non ha piacere nemmeno di parlare con le amiche. Ha paura di sentirsi stupida anche davanti a loro.
In questa situazione, Lucia inizia ad avere un dubbio: “Sono io che sono fragile.”
Le domande che le vanno fatte sono: “Perché non riesci ad autorizzarti a non farti mettere i piedi in testa? Perché pensi di non avere diritto a rispetto? Perché solo l’idea che qualcuno ti faccia qualche domanda su una situazione del genere (le amiche) ti spaventa?”.
Lucia va aiutata, insomma, a capire quali automatismi entrano in campo nella sua vita:
- In certe situazioni si sente mortificata (quali caratteristiche hanno? Davanti a quali persone?)
- In certe situazioni si comporta in un modo che non la rende felice (ci sono situazioni che evita? È per evitare di stare male? Male in che modo?)
- Pensieri su di sé (come si considera? Una persona debole? Perché non può essere indulgente con se stessa quando è utile e necessario?)
Quando una persona si accorge di stare male e inizia a pensare che una parte di questa sofferenza abbia origine da emozioni, pensieri e azioni che partono da lei, è lì che trova la motivazione a stare meglio e a chiedere aiuto.
Il lavoro sulla depressione
Ho già anticipato quali sarebbero alcune delle domande che lo psicologo deve porre a Lucia.
Nessuna di queste domande, però, verrà posta in modo astratto.
La psicoterapia non è un lavoro di ingegno (o meglio, è anche quello, ma se assume l’aspetto di una ricerca astratta rischia molto seriamente di non centrare il punto).
Perché queste domande abbiano senso per Lucia, e riescano ad aiutarla sul serio, devono essere legate alla sua storia di vita personale.
Qualcosa che solo lei ha fatto e fa e che per lei ha senso. Se Lucia è depressa, in molti casi si tratterà di accorgersi che molte volte il senso che dà alle proprie esperienze è: “Non valgo nulla.”
Messaggi di odio verso di sé.
È difficile essere consapevoli di questi pensieri che si fanno su se stessi: diventano parte di noi non perché qualcuno ce li insegni, ma perché sono delle idee sul mondo che costruiamo nelle nostre esperienze con gli altri.
La maggior parte di questi modelli di pensiero hanno origine nelle situazioni che viviamo da bambini:
Cinzia è molto distratta, da un po’ di tempo a questa parte. Suo figlio Andrea ogni tanto prova ad avvicinarla ma, per quanto si sforzi, Cinzia non riesce a godersi il tempo che si ritaglia per passare con lui. Il papà di Cinzia, il nonno, è in ospedale e lei ha sempre la testa lì. Andrea lo sa che la mamma ha da fare, ma è un bambino, la mamma è tutto per lui. Allora inizia a domandarsi se non sia stato un cattivo bambino e se non sia stata la sua cattiveria ad allontanare la mamma.
Lucia o Andrea (quando da grande andrà da uno psicologo) possono essere aiutati a capire:
“Le esperienze della tua vita ti hanno messo nelle condizioni di pensare di valere poco?”
Come si può notare, parlo di “esperienze di vita”, non di genitori più o meno capaci.
È certamente possibile che una storia di depressione sia radicata in una storia familiare in cui non è stato possibile ricevere l’affetto necessario a crescere sentendosi persone che si meritano affetto.
Eppure, non è sempre così: spesso dietro ad una storia di depressione ci sono difficoltà e avvenimenti imprevedibili (come una mamma che anticipa il lutto di un proprio genitore).
Lucia e Andrea, davanti allo psicologo, iniziano a vedere come esista una storia che si è impressa negli anni nella loro mente:
“Io non valgo nulla. Sono un fallimento e sono un intralcio nella vita degli altri.”
Lucia, durante la psicoterapia, inizia a capire che se non risponde alle persone che le mancano di rispetto come Pietro è perché… dà loro ragione! È la prima a pensare di meritarsi di venire maltrattata.
Scopre che se non vuole vedere le amiche, è perché ha paura di mostrare anche a loro la propria meschinità (così si sente, meschina, anche davanti a chi le vuole bene).
L’idea la rende molto triste.
Andrea era diventato un bambino taciturno e molto ubbidiente. È così che si racconta allo psicologo. Ora è un adulto sempre rispettoso degli altri, insofferente verso l’arroganza e i soprusi.
Si sente scoppiare: per lui non c’è mai posto.
D’altra parte, però, si rende conto che ha sempre pensato che fosse così: per lui non c’è posto perché non se lo merita.
Effetti della psicoterapia
Arriviamo alla parte più importante:
“Acquisire consapevolezza di queste cose: in che modo mi aiuta?”
Credo sul serio che si tratti della cosa più importante, il nocciolo di una psicoterapia della depressione.
Se leggere delle testimonianze di guarigione dalla depressione è importante, è proprio perché aiutano a capire in che modo si può ricevere un beneficio da un percorso di cura.
L’idea è di stare meglio, ma questo cosa significa?
Non soffrire più? In parte.
Nessuno è contento di accorgersi di pensare qualcosa di negativo su di sé.
Chi è in grado di accorgersi di essere governato in larga parte da pensieri negativi su di sé (chi è depresso, insomma), ha a disposizione un potente strumento per stare meglio.
Un’ultima testimonianza ci aiuta a capire come avvengono questi cambiamenti.
Sonia mi contatta perché c’è una cosa che secondo lei la fa stare male. Non riesce ad andare d’accordo con suo compagno. Sente che i rapporti fra loro sono freddi. Si è sentita così male solo quando ha sbagliato completamente una prova della maturità, mi dice, un episodio “strano”, che l’aveva fatta stare malissimo. È una donna torinese, trasferita in Veneto per lavoro. Dice, quasi scherzando, che questa è la sua “seconda vita”. A Torino aveva un marito. Mi racconta, a poco a poco, un episodio molto triste. Il marito è morto giovane, per un infarto. Era un persona che si dedicava anima e corpo al lavoro, ma che riusciva sempre a farla sentire al centro dei suoi pensieri.
Non hanno avuto figli, e quando si è trasferita l’ha fatto con l’idea di pensare alla carriera. Ora sembra che questa nuova relazione la metta in crisi. A poco a poco capiamo come la sua educazione, molto severa, l’abbia frenata a lungo nella ricerca di qualcun altro con cui stare bene.
Si sentiva irrispettosa, cattiva. C’è una seduta in cui pensa a quanto ha pensato di essere una brutta persona per aver lasciato Torino, i parenti del marito morto, gli amici che frequentavano insieme.
… quasi come se avesse voluto dimenticarlo.
Dopo circa otto mesi di trattamento dice di aver trasferito una vecchia fototessera del marito dal proprio portafogli al cassetto del comodino.
È un piccolo cambiamento, ma testimonia l’apertura di una strada nuova piena di possibilità per Sonia.
Seguendo i suoi tempi, iniziamo a pensare a quanto il fatto che lei si chieda quanto contenta possa essere con l’attuale compagno rappresenti un problema per lei… come può mettersi a pensare di essere contenta senza sentirsi in colpa?
Poi, inizia a raccontarmi più nel dettaglio del clima che c’era nella sua famiglia di origine…
Che rapporto c’è il lutto di Sonia la fototessera e il suo nuovo compagno?
Riporre una fototessera è un successo? È utile?
C’è chi tiene con sé oggetti simili per tutta la vita.
Però nella vita di Sonia la fototessera nel portafogli rappresentava un obbligo, più che un gesto di affetto. Non potersi mai dimenticare del proprio ruolo di donna fedele al marito che è mancato, pena sentire di non meritarsi nulla di buono.
Una parte consistente dei suoi rapporti con il nuovo compagno erano influenzati da questa sua convinzione. Ancora più della fototessera, il nuovo compagno metteva in crisi Sonia: se sto con lui è proprio vero che sono una cattiva persona.
Iniziare a capire il collegamento fra queste idee, le permette di iniziare a comportarsi diversamente.
Può, inoltre, iniziare a mettere in dubbio il ruolo di persona che deve stare attenta a non far vedere agli altri quanto insensibile e cattiva può essere; un ruolo che sentiva appartenerle da sempre.
È alla luce di questa idea che ha iniziato a ripensare al clima familiare in cui è stata allevata.
Il lavoro su queste sue idee le ha permesso, a poco a poco, di metterle da parte e creare una nuova immagine di sé.
A cosa serve tutto questo? La risposta più concreta e immediata è che l’ha aiutata a superare delle inibizioni verso il rapporto con il nuovo compagno.
La risposta più profonda e più esatta, però, è che le ha permesso di rivedere il proprio modo di vedere le relazioni, partendo da il proprio modo di vedere se stessa.
Il passaggio successivo –pensare a come è stata cresciuta- va di nuovo in questa direzione:
“Nella mia vita sono successe delle cose che hanno fatto sì che io mi vedessi…”.
Mettere in discussione questi pensieri su di sé la trasformano in una persona più libera.
Il percorso di Lucia e di Andrea, negli esempi precedenti, è simile: pensando alle esperienze del loro passato e del loro presente, possono iniziare a pensare in modo diverso a sé e cambiare.
Come si fa?
Modificare questi complessi grovigli di emozioni, pensieri e strategie inconsapevoli che compongono la vita di ciascuna persona depressa è possibile attraverso la psicoterapia.
Il tipo di psicoterapia che pratico, la psicoterapia psicoanalitica, si basa proprio sul lavoro che coinvolge queste dimensioni profonde della vita delle persone.
Sono proprio queste le corde su cui lavorare, per aiutare a chiudere il conto con la depressione (qui ho descritto più dettagliatamente la cura della depressione).
La depressione investe radicalmente emozioni, pensieri e comportamenti di chi ne soffre.
La psicoterapia psicoanalitica permette ai pazienti non solo di gestire le situazioni di vita immediate (stare meno male, capire perché ci si mette in delle situazioni dolorose, iniziare ad evitarle) ma di cambiare.
Si può iniziare a pensare a sé in un modo diverso e questa è una competenza che resterà per tutta la vita, ben dopo la fine della psicoterapia (questo è un altro punto forte di questo tipo specifico di trattamento).
Uscire dalla depressione significa concedersi di avere una vita più ricca.