Depressione reattiva: sintomi e cura

Contenuti

Articolo a cura del dott. Matteo Albertinelli e del team di TuoPsicologo a Padova e Online.

Depressione reattiva: significato

La depressione reattiva è un tipo di depressione che si scatena in seguito ad un evento stressante o traumatico.

Le persone che mi parlano di depressione partono tutte, in un modo o nell’altro, di un fattore scatenante.

Vedremo che cosa significa, nello specifico, soffrire di depressione reattiva e cosa significa prendersene cura.

[Video: i traumi riorganizzano (in negativo E a volte IN POSITIVO) la vita di chi li subisce.]

I sintomi che caratterizzano la depressione reattiva sono quelli di ogni depressione (chiaramente bisogna tenere presente che si può soffrire anche solo di una parte di questi sintomi):

Oltre a questi sintomi di natura mentale, spesso la depressione reattiva è caratterizzata da sintomi fisici:

  • mal di testa (anche importanti)
  • sintomi gastrointestinali
  • difficoltà di digestione
  • tensione muscolare
  • perdite / aumenti di peso significativi legati all’appetito

Se i sintomi fisici sono prevalenti e quelli emotivi sono meno presenti, è utile prendere in considerazione si tratti di depressione mascherata.

È importante prestare attenzione anche ad una terza categoria di sintomi della depressione reattiva, quelli che rappresentano sia delle espressioni della depressione, sia delle risposte agli altri sintomi.

Questi, bisogna intenderli come dei tentativi estremi di soffrire di meno (stordendosi o facendosi del male), ma sono sintomi che hanno il doloroso effetto di complicare la situazione.

Questi sintomi, comunque, non sono l’aspetto più caratteristico della depressione reattiva: quello che la caratterizza è l’evento da cui nasce.

Gli eventi che portano alla depressione reattiva

Come ho detto poco fa, la depressione reattiva è caratterizzata soprattutto da un evento scatenante.

L’evento in questione è un evento percepito come doloroso, o anche solo stressante, dalla persona che lo vive.

L’episodio in questione viene spesso definito “una sciocchezza” da parte delle persone che mi contattano quando sospettano di soffrire di depressione, come se dovessero giustificarsi di stare male per colpa di un evento poco importante.

Come se si trattasse di qualcosa che altre persone avrebbero superato senza difficoltà.

Prima di vedere assieme perché questo tipo di episodi non è per nulla sciocco, faccio una piccola lista di situazioni scatenanti tipiche:

  • la fine di una relazione sentimentale
  • figli che vanno a vivere fuori casa
  • difficoltà sul lavoro e perdita del lavoro (ma anche un successo)
  • un’esperienza di rifiuto
  • trasferimenti e traslochi
  • perdita di persone care con cui c’è un forte legame affettivo
  • un incidente automobilistico

Tutti prima o poi sperimentano qualcosa del genere; è per questo che tante persone possono sentirsi sciocche a soffrire quando capita loro qualcosa del genere.

Se qualcuno sviluppa una depressione a partire da un episodio come questi, però, è perché quando questi eventi arrivano, si comportano come “l’ultima goccia che fa traboccare il vaso”.

Il problema non è tanto l’evento in sé, ma quello che è successo prima.

Quando un evento come questi porta ad una depressione, è solo l’ultimo urto in una situazione di fragilità che si è protratta per anni.

Depressione reattiva: quando passa?

L’evento scatenante della depressione reattiva ha un effetto devastante: la persona cambia, in modo quasi improvviso.

Sorgono i sintomi e, soprattutto, cambia il modo di sentirsi e pensare.

Questo cambiamento è radicale nel periodo immediatamente successivo all’evento scatenante.

Quando questo evento si allontana nel tempo, la situazione diventa più gestibile.

Significa che la depressione è passata?

Sfortunatamente -se si tratta di vera depressione- no. Tendono a ridursi le manifestazioni più importanti come, ad esempio, la tendenza ad isolarsi o i cambiamenti relativi ad alimentazione e sonno, ma la persona rimane fondamentalmente cambiata.

Questo accade perché nel tempo –solitamente nel corso di anni- la persona che ora soffre di depressione ha sviluppato un’idea negativa di sé (la fragilità a cui accennavo prima).

L’evento stressante, doloroso, negativo che ha fatto irruzione nella vita di questa persona di solito arriva un momento in cui le risorse personali sono limitate.

  • L’interruzione di una relazione in cui si sente di essersi dati completamente.
  • Un figlio che esce di casa quando si è appena andati in pensione.
  • La perdita di un contratto importante quando è appena nato un figlio.

Un successo può venire percepito come immeritato, la separazione da un partner come qualcosa di cui si è colpevoli, un incidente d’auto come frutto della propria stupidità.

Questo evento viene percepito come macroscopico, un’esperienza di vita che grida:

Lo vedi che sei un buono a nulla? Lo vedi che non ti meriti la bontà degli altri? Non ti vergogni?

Quell’evento diventa una conferma di un pensiero che è sempre stato lì, sullo sfondo: non valgo niente.

Al cuore della depressione

Avere un’opinione negativa di sé è un punto fermo nella depressione.

Quando si parla di depressione reattiva, è perché c’è un evento scatenante ben chiaro, lì in primo piano.

Però non bisogna pensare che sia “colpa” di quella cosa lì, che la causa sia l’evento.

L’episodio da cui sembra partire la depressione viene vissuto come una conferma, chiara e inevitabile, di qualcosa che ci si accorge di aver pensato per anni: non mi merito quello che ho e devo vergognarmi di quello che sono.

La distruttività dell’episodio sta in questo. Quello che è successo potrà anche essere insignificante, da un punto di vista oggettivo, ma dal punto di vista soggettivo –quello che conta- è devastante.

Resta un’ultima, importante domanda: perché ad alcune persone capita di costruire negli anni un’immagine negativa di sé e di venire investiti con forza da questo pensiero doloroso dopo un evento traumatico?

Depressione reattiva: terapia e cura

Ci sono persone che fanno esperienze di vita (qui ne ho descritte alcune) che le mettono sulla strada della depressione.

Situazioni in cui si sono sentite poco importanti, marginali, messe da parte.

Situazioni che la persona ha preso come un insegnamento:

Se sono stato messo da parte, è perché non conto nulla. È terribile, lo devo nascondere e ci devo pensare il meno possibile.”

Questo modo di percepire se stessi può diventare una seconda pelle: così naturale che si finisce per non accorgersene più.

Come abbiamo visto, questa sensazione può influenzare il proprio modo di vivere, ma essere sotto controllo… fino a che non accade qualcosa che la fa apparire come inaccettabile.

Poi, un evento, fa sì che non pensarci diventi impossibile: si sta male e si crolla.

È una situazione orribile da vivere, ma è anche potenzialmente vantaggiosa: provare qualcosa che metta davanti alla propria sofferenza costringe ad affrontarla.

Paradossalmente, questo episodio doloroso che sta alla base della depressione reattiva può portare dei benefici.

Quando si inizia a sentirsi diversi, a sentirsi male –e magari c’è qualcuno pronto a farlo notare- è il momento in cui si può iniziare a prendersi cura di sé.

La psicoterapia della depressione è un percorso che inizia con una persona che, finalmente, è preoccupata.

Essere preoccupati significa fare qualcosa per se stessi, vincendo la paura di essere sciocchi e inadeguati per capire e combattere quello che sta succedendo

Non c’è motivo di soffrire in silenzio tentando di ignorare quello che si prova.

La depressione è una delle forme di sofferenza che beneficiano maggiormente della psicoterapia.

Stare meglio si può.