Solitudine e depressione. Sentirsi soli e depressi.

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Articolo a cura del dott. Matteo Albertinelli e del team di TuoPsicologo a Padova e Online.

Solitudine e depressione. Quale legame c’è?

Gli aspetti che legano solitudine e depressione sono molti.

Quando mi trovo davanti ad un paziente che mi dice:

“La solitudine porta alla depressione. A me è successo così.

sia davanti ad uno che dice

La depressione produce solitudine.”

Penso, in entrambi i casi, che la persona che ho davanti abbia ragione.

È vero sia che la depressione ha un effetto sul modo di vivere di una persona tale da renderla più sola, sia che una persona sola è più a rischio di sviluppare una depressione.

Per capire meglio la questione dei rapporti fra depressione e solitudine, però, è utile prima di tutto esaminarne i fattori.

Inizio dall’influenza della depressione sulla solitudine, per passare successivamente all’influenza della solitudine sulla depressione.

Bisogno di riposare

La spossatezza è uno dei sintomi più frequenti della depressione. È frequente vedere una persona tentare di liberarsi di questa stanchezza fisica –e, soprattutto, mentale- dormendo molto.

Il sonno crea una condizione di isolamento da tutti gli stimoli che potrebbero risultare dolorosi per la persona depressa. Prima di tutto, elimina i pensieri e i ricordi spiacevoli che tormentano il depresso.

Dovresti darti da fare!”

Visto che chi è depresso spesso non si riconosce un vero e proprio diritto di stare male, entra in gioco una stanchezza che è più forte di lui e che gli da l’opportunità di ottenere il riposo che da solo non si concede.

È un sintomo che ha la funzione di rendere le giornate più sopportabili, ma ha anche il grosso difetto di limitare pesantemente la vita sociale.

Lo spazio che potrebbe essere disponibile per frequentare altre persone viene difatti eroso dal bisogno, serio e reale, di riposare.

Isolamento dagli altri

[Com’è che ci si trova da soli? Nel video parlo di quello che fa allontanare dagli altri.]

Praticamente tutte le persone depresse raccontano che, in un momento o in un altro, qualcuno ha provato a smuoverle:

Devi reagire.”

Se è verissimo che esistono delle persone che lo dicono in tono di rimprovero, in molti casi si tratta di tentativi goffi di dare aiuto. Anche quando sono accompagnati dalle migliori intenzioni, hanno un effetto negativo sulla persona depressa che, solitamente, si sente criticata e in colpa.

Si sente incapace di reagire. Si tratta di una situazione dolorosa esasperante che solitamente stimola ad allontanarsi dalle persone che potrebbero ripetere lo stesso incoraggiamento-accusa.

Solitudine e depressione sono anche in questo legati da un bisogno di autoprotezione.

Aggiungo due parole che mi sembrano particolarmente importanti: più una relazione è intima, più è facile che venga percepita come un pericolo. L’amicizia, e soprattutto vita sentimentale, quando funzionano mettono in discussione la percezione negativa che la persona depressa ha di sé.

Anche se potrebbe sembrare una cosa positiva, molto spesso invece è qualcosa che produce una crisi:

Anche se mi dici che sono importante, non ci credo. Non voglio che mi illudi, lascia stare me ed il mio dolore.”

Anche in questa situazione, solitudine e depressione vanno all’unisono allo scopo di proteggersi dalla prospettiva di una delusione.

(Qui ho parlato più in dettaglio della voglia di lasciare il partner).

Effetto sugli altri

Ho già ripetuto più volte che molto spesso una persona depressa avverte il bisogno di vivere un po’ ritirata.

Chiaramente questo bisogno non è sempre tanto urgente da non lasciare nessuno spazio alla socialità.

A volte la voglia di raggiungere gli altri c’è.

Il rischio più grande, in queste situazioni, è che la depressione abbia logorato il legame con gli altri.

Anche qui, non si tratta tanto di pensare alle persone che mal tollera i rapporti in cui il depresso si è dovuto prendere lunghe pause e si offendono quando non vengono richiamate. Molte persone sono semplicemente disorientate.

In molti non sanno cosa fare, come comportarsi, cosa dire a chi a volte sta molto male.

Ad esempio, non sanno quando possono chiamare senza risultare assillanti.

Il problema, è che spesso anche la persona depressa fa fatica a riprendere il filo della relazione sospesa (es: non si sente autorizzata a ricontattare gli altri pensando che non siano interessati a sentirla).

E, nell’imbarazzo, la solitudine aumenta. Ci si sente soli e depressi.

La solitudine porta alla depressione. In che modo?

Dicevo all’inizio che non è solo la depressione a produrre solitudine, ma anche la solitudine a produrre depressione.

La solitudine ha un effetto negativo non solo sull’umore, ma proprio sulla salute globale di una persona.

Sono due i casi a cui fare particolare attenzione.

Trovarsi da soli.

In alcune situazioni, nella vita, è possibile trovarsi da soli per ragioni che non dipendono dalla propria volontà.

Cambiare città per lavoro è una delle situazioni più frequenti in cui ci si trova a vivere una condizione di solitudine inattesa per motivi indipendenti dalla socialità personale.

Per certe persone, invece, si tratta la solitudine sembra una condizione che si eredita: nella famiglia di origine si frequentavano poche persone e si sente che non si conoscono gli strumenti per avvicinare gli altri.

Per alcune persone, invece, l’esperienza della solitudine passa per la perdita di una persona fondamentale per la propria socialità. Questo avviene prevalentemente attraverso un lutto o una separazione coniugale, perché:

  • Si passava la maggior parte del tempo con l’altro.
  • Ci si sentiva motivati dall’altro a frequentare nuove persone e, magari, proprio attraverso di lui passavano tutte le nuove conoscenze.

L’effetto dell’isolamento che deriva da questo tipo di esperienze è simile a quello di una malattia: ci si allontana dagli altri un po’ perché i rapporti con loro si sono sfilacciati, un po’ perché mancano le forze per cercarli.

Depressione e voglia di stare da soli.

C’è un’ultima situazione che mi sembra importante descrivere: un persona solitaria “di natura” rischia di preparare il terreno perché solitudine e depressione si mescolino e sovrappongano.

La voglia di frequentare gli altri e la facilità con cui lo si fa è un tratto importante del carattere. È un tratto “normale” inoltre.

Quello che intendo dire è che trattare la tendenza a passare del tempo da soli esclusivamente come una fonte di guai sarebbe una follia.

Perché questo non rimanga un discorso superficiale, però, secondo me è necessario chiarire quand’è, invece, che una condizione di solitudine dev’essere considerata fonte di preoccupazione.

(Un chiarimento: qui mi limito a parlare dei punti di contatto fra solitudine e depressione; un altro aspetto di cui può essere utile tenere conto è quello dei punti di contatto fra depressione e fobia sociale, cioè dell’ansia causata dai contatti sociali)

Pensando ad una persona tendenzialmente solitaria si può pensare ad una persona che preferisca leggere invece che uscire (ma anche guardare la televisione, fare le faccende di casa, cucinare, etc.).

C’è un aspetto fondamentale, in questo ragionamento: la persona “sanamente” solitaria ha interessi ed occupazione alternativi alla socialità.

Quando la solitudine è spia della depressione, invece, questa qualità si perde. Spesso, si perde lentamente, nel tempo. Una persona che sta imboccando la strada della depressione inizia a vivere per sottrazione.

  • Non frequenta gli altri perché potrebbe stare male con loro o perché teme quello che potrebbero dirgli.
  • Non riesce a dedicarsi ad attività piacevoli perché è spesso stanca.
  • Non riesce a pensare a quali potrebbero essere delle attività interessanti perché non riesce a figurarsi di fare qualcosa di piacevole.

Una gran parte delle giornate di una persona che si sente così viene passato “ingannando il tempo”. Non è ancora giunto il momento in cui i pensieri negativi su di sé sono dominanti, ma si è già iniziato a spegnere il piacere e a perdere la speranza di riuscire a sentirsi impegnati in qualcosa di bello per sé.

Cosa fare per solitudine e depressione.

Uno dei crucci più grandi degli psicologi è che le persone si muovono tardi.

Certe persone si decidono a cercare di cambiare le cose dopo anni di sofferenza silenziosa.

È comprensibile, d’altra parte: la strada sembra piena di incognite e quando si sta male si vorrebbero delle certezze.

Condizione dolorose di solitudine finiscono sottovalutate sulla scia di pensieri come “dovrei impegnarmi ad uscire di più”.

La cosa difficile da capire, spesso, è che questo tipo di osservazioni contiene un rimprovero nei propri confronti.

Datti una mossa, dipende da te.”

Semplicemente, non è vero. Se la depressione dipendesse dalla volontà personale, ci sarebbero meno persone depresse ed esauste di esserlo.

Come dicevo prima, molte persone si sentono significativamente in difficoltà, quando si tratta di pensare di curarsi. In cosa consiste la cura? Farmaci? Psicoterapia? Ci sono soluzioni alternative?

In un articolo scendo nel dettaglio dei vari aspetti della cura della depressione, ma per riassumere brevemente la questione direi:

La psicoterapia fa una differenza incredibile nella vita di una persona.

L’aspetto più importante della psicoterapia è che i cambiamenti che porta dipendono dalla persona.

Non significa dover diventare improvvisamente socievoli. Non tutti hanno bisogno di quello.

Riuscire a trovare dentro di sé le risorse per condurre una vita soddisfacente a proprio modo, invece, è importante per tutti.