Paura di uscire di casa e stare male

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Articolo a cura del dott. Matteo Albertinelli e del team di TuoPsicologo a Padova e Online.

Bisogna capire prima di tutto in che senso si ha paura di uscire di casa.

Quando si arriva a chiederselo, di solito è perché si sperimenta un tasso di sofferenza significativo: magari si ha provato a ignorare quello che stava accadendo,come se fosse una cosa  sciocca o meglio nella speranza che lo fosse.

Fino a che ci si è resi conto che l’ansia sarebbe rimasta: il problema non è passato e quindi tocca chiedersi come fare a liberarsene.

La cosa più utile è quella di partire da alcuni punti di riferimento, allo scopo di  identificare con maggiore chiarezza quello che si sta vivendo.

 

Cos’è la paura di uscire di casa

Chiedersi cosa sia la paura di uscire di casa è già un passo importante: è un po’ riprendere in mano la propria vita. L’ansia è il contrario di questo, è sentirsi in balia di un’emotività difficilmente gestibile.

È utile partire prima di tutto da una definizione più precisa di quello che si sente.

Prima di tutto, c’è ci sono le sensazioni sia fisiche che psicologiche che accompagnano una situazione di ansia:

  • Palpitazioni, dolore al petto, respirazione faticosa
  • Nausea, mal di stomaco, mal di testa, svenimento
  • Confusione, sensazione di testa vuota, vertigini
  • Sensazione di distacco dalla realtà o da se stessi

Ecco, se capita qualcosa del genere  questo ci può far pensare che si tratti di un problema di natura ansiosa, però, sono segni che si trovano in moltissime condizioni di difficoltà psicologica, mentre sarebbe più utile poter essere ancora più precisi:

“Quale aspetto dell’uscire di casa mi spaventa?“

Vediamo come si presenta solitamente questa paura.

 

Paura di uscire di casa e stare male: è agorafobia?

Molto spesso, quando una persona ha una paura persistente di uscire di casa e stare male una volta lontana  è utile chiedersi se il problema sottostante riguardi l’agorafobia.

L’agorafobia è una forma di sofferenza psicologica che è caratterizzata al primo impatto dalla paura per gli spazi aperti, i luoghi affollati, i mezzi pubblici o l’azione di guidare l’automobile. È molto spesso presente la paura di uscire di casa da soli, mentre si può sentirsi rassicurati dalla vicinanza di un familiare.

Le persone che soffrono di agorafobia solitamente raccontano di una serie di inibizioni e situazioni di ansia che con il tempo diventano più invadenti (e invalidanti). Dalla poca voglia di uscire alla paura di andare in auto con persone di cui non ci si fida, al disagio a raggiungere un luogo lontano, un senso di tranquillità sempre crescente all’idea di rimanere a casa invece di uscire, fino allo sviluppo di una vera e propria impossibilità di uscire di casa a causa di una forte ansia.

 

Una persona agorafobica, però, ancora più che dall’ansia è caratterizzata da un altro elemento psicologico importante:  nelle persone che soffrono di agorafobia non è presente un sufficiente senso di sicurezza interno, cioè

  • la capacità di sentire di poter svolgere autonomamente dei compiti percepiti come rischiosi
  • E la capacità di pensare di poterli portare a termine senza che avvenga nulla di negativo.

Questo senso di sicurezza è una capacità essenziale della mente, una specie di dotazione di base senza la quale ci si troverebbe in una situazione di difficoltà simile a quella di una persona che vuole camminare ma non ha il senso dell’equilibrio.

Chiaramente è qualcosa che si sperimenta in modo indiretto: cioè quello che si sperimenta è soprattutto un’ansia che si riesce a mettere a tacere con alcune forme particolari di compensazione.

Quello di cui ci si accorge, cioè, è che una persona che soffre di agorafobia, tende a cercare delle condizioni esterne capaci di dare sicurezza, come il rimanere fra le mura di casa o di appoggiarsi, per uscire, alla compagnia di persone di cui si fida, proprio come se non fosse in grado di creare da sé quello stesso senso di sicurezza.

Dato importante: questa “compensazione” avviene in modo del tutto inconsapevole (come quando una gamba fa male e si inizia, inconsapevolmente, a camminare in modo da non pesare troppo sulla gamba dolente).

 

Le esperienze personali di chi soffre di agorafobia, poi, sono diverse: non c’è una  progressione identica per tutti e, fortunatamente, possono esserci aree che rimangono preservate. Alcuni, ad esempio, si sentono sicuri nella propria automobile, ma solo in quella, altri riescono a passeggiare a patto di rimanere a poca distanza da casa, e così via…

 

Il livello di compromissione della qualità di vita può arrivare ad essere molto alto, più profondo è il senso di insicurezza personale da sconfiggere.

Sentirsi sicuri solo in casa, ad esempio, può significare avere difficoltà a sviluppare e mantenere una vita sentimentale, amicale e lavorativa sentita come veramente soddisfacente.

[Trovi più informazioni sull’agorafobia su questa pagina]

 

Paura di uscire di casa e stare male: è fobia sociale?

Un altro e diverso caso di paura di uscire di casa e stare male è quello della fobia sociale o ansia sociale, che rappresenta una persistente paura davanti alla prospettiva di sfigurare davanti agli altri.

Si tratta di un significato molto diverso di “stare male quando si esce di casa”, legato essenzialmente alla socializzazione e ad un sentimento di ansia che si mescola alla vergogna.

Una persona che soffre di fobia sociale teme ed evita le situazioni in cui si trova (o si troverà) a parlare con sconosciuti, è al centro dell’attenzione, deve parlare al telefono, deve sostenere prove/esami… Situazioni, insomma, in cui si teme di fare una brutta figura, mostrarsi inadeguati o mostrare i sintomi dell’ansia che si sta provando.

 

Si tratta di un modo piuttosto diverso di stare male quando si esce di casa, rispetto all’agorafobia: mentre nella fobia sociale o nella tendenza all’isolamento sociale c’è sempre un’inquietudine all’idea di riuscire male nell’incontro con qualcun altro, all’idea di una situazione che andrà male, nel caso dell’agorafobia la sensazione soggettiva è meno chiara e ben definita.

Nel caso della fobia sociale, il problema è che una persona tende di solito ad attribuire ad un altro un’opinione impietosa verso se stesso che in realtà è la propria.

Chi soffre di ansia sociale tende ad essere il primo nemico di se stesso e non esce per paura di trovare fuori casa persone che la pensano su di lui allo stesso suo modo, cioè malissimo.

Una persona agorafobica, invece, fuori casa non riesce a pensare molto, come se venisse presa da un istinto primitivo di mettersi al riparo. Certo, in un secondo momento può ripensare alla situazione che ha vissuto e riuscire a darle una forma autobiografica più chiara, come quella di pensare a sé come ad una persona in realtà riservata, appartata, schiva, che preferisce stare lontana dagli altri, timida.

In entrambi i casi, le limitazioni sociali a cui porta il fatto di non uscire di casa spesso hanno l’effetto di far sentire inadeguati, rinforzando un circolo vizioso di emozioni negative.

 

Dal punto di vista psicologico, questi effetti sono sono:

  • L’agorafobico tende a vergognarsi di non essere autonomo. I fallimenti sociali rinforzano la sua immagine di sé come persona bisognosa (in termini negativi).
  • Il fobico sociale si sente stupido ed inadeguato. I fallimenti sociali confermano la sensazione di non poter avvicinare gli altri per via della propria radicale inadeguatezza.

Certo, esistono numerose sovrapposizioni fra questi sentimenti e percezioni di sé e, più in generale, fra la dimensione della sicurezza e quella dell’immagine positiva di sé.

Ora vedremo che questo terreno comune fra agorafobia e fobia sociale ha un senso.

[Ho scritto informazioni più dettagliate sulla fobia sociale su questa pagina]

 

Paura di uscire di casa: ansia

Agorafobia e fobia sociale possono mescolarsi, all’interno della stessa persona e, soprattutto sono forme di sofferenza emotiva che vanno ricondotte ad una radice comune, quella dei disturbi d’ansia.

Quest’ansia può essere vissuta:

  • nel corso della situazione temuta (es: trovarsi soli fuori casa; interagire con una persona autorevole incontrata per caso)
  • anticipando la situazione temuta:
  • attraverso dei pensieri: l’idea di uscire mi fa star male; so che se incontro qualcuno inizio a sudare, a tremare…
  • con sintomi psicosomatici: la paura di uscire di casa può esprimersi con diarrea, nausea, febbri, mal di testa…

La paura di uscire di casa viene anticipata e rafforzata dall’anticipazione del fatto che si sa che si starà male.

 

Insomma, perché viene l’ansia quando si esce di casa o si anticipano le conseguenze dell’uscire di casa?

Paradossalmente, l’ansia ha una funzione protettiva. È un meccanismo automatico e inconsapevole, che entra in funzione per proteggere il soggetto da un pericolo avvertito come inaffrontabile.

Chi prova ansia collegata all’allontanamento sa che, se si trovasse fuori casa, si sentirebbe in pericolo, si sentirebbe inadeguato, sentirebbe di non essere capace di gestire la situazione.

L’ansia, soprattutto l’ansia che gli impedisce di uscire, serve ad evitare questa esperienza.

 

Radici comuni

Agorafobia, fobia sociale, il ritiro sociale o hikikomori (caratteristico degli adolescenti) e altre espressioni ansiose hanno una radice comune: una persona sente che uscire di casa la metterebbe davanti a delle difficoltà inaffrontabili e la sua mente, per proteggerla, le fa sentire una forte ansia che le proibisce di (o la disincentiva ad) uscire di casa.

Tiriamo le somme:

  • Un problema sentito come inaffrontabile può esprimersi in modo diverso (es: mancanza di senso di sicurezza, paura di rendersi ridicoli, vergogna di fronte agli altri), ma fondamentalmente rimanda ad un senso di fragilità personale che richiede misure di sicurezza “extra”.
  • L’ansia è una misura di emergenza. Chiaramente, chi vive queste paure si trova a dover affrontare i problemi causati dalla percezione penosa di essere sopraffatto da una paura irrazionale, di avere difficoltà anche pratiche nell’avere un contatto con gli altri, di vedere ristrette le possibilità di avere la vita che desidera…

Proprio il fatto che l’ansia svolga una funzione così essenziale rende difficile pensare di “farla sparire non pensandoci“. Se è comparsa, è proprio nel tentativo di risolvere un problema emotivo che non riusciva a trovare soluzione.

 

E allora come si cura la paura di uscire di casa?

 

Paura di uscire di casa: la cura

Per chi vive una situazione come queste, il desiderio e la necessità di liberarsi di questo problema possono essere così forti proprio da spingere a tentare di non pensarci, di provare ad ignorarlo.

Però, come abbiamo visto la paura di uscire di casa svolge una fondamentale funzione di sostegno: è difficile che rinunci spontaneamente a svolgere questa funzione.

Bisogna -diciamo così- convincere l’ansia che i suoi servizi non sono più necessari.

E non è una questione di volontà: non è possibile costringersi a farlo.

 

Si può invece –e bisogna- ricostruire il senso di sicurezza e fiducia in sé che innesca il cattivo funzionamento dell’ansia.

 

La funzione della psicoterapia, essenzialmente è questa. La psicoterapia fornisce una situazione sicura in cui poter togliere all’ansia la sua ragione di esistere.

La psicoterapia è una palestra per la mente: pensare alle situazioni ansiogene, facendole tue, permette di neutralizzarle. Sviluppare, con l’aiuto dello psicoterapeuta, un senso di rispetto e stima per se stessi serve non solo a togliere i presupposti perché si sviluppi un’ansia così debilitante, ma anche per iniziare a ricostruire una vita soddisfacente.

 

[Una nota importante: chi ha paura di uscire di casa può avere delle difficoltà a raggiungere lo studio professionale. Per esperienza so che la psicoterapia a distanza può essere una soluzione utile perché:

  • Rende possibile iniziare la terapia
  • Riduce l’ansia dell’incontro con il terapeuta
  • Rende autonomi nella sua gestione (ad es. non è necessario farsi portare alle sedute)

Come dicevo, porsi il problema di cosa significhi avere paura di uscire di casa e cercare di uscirne non è un passo banale. Mettersi nell’ottica di poterlo affrontare vuol dire trovarsi sulla strada giusta. Vuol dire acquisire la consapevolezza di poter fare qualcosa, in prima persona, per riprendere in mano la propria vita.