Articolo a cura del dott. Matteo Albertinelli e del team di TuoPsicologo a Padova e Online.
Mio figlio si chiude in se stesso
Gli adolescenti possono chiudersi in se stessi per diverse ragioni.
Un adolescente può avvertire il bisogno di ritirarsi in se stesso sia per coltivare la propria intimità che per proteggerla.
L’adolescente che taglia fuori i genitori dal proprio spazio mentale crea sempre una certa apprensione e spinge a farsi la domanda:
Mio figlio si chiude in se stesso.
È normale?
Proviamo a rispondere.
Distinguere le chiusure normali e transitorie dalle chiusure rigide e problematiche è molto importante, anche perché le due situazioni hanno bisogno di risposte.
Nel primo caso bisogna sostanzialmente riuscire a sopportare di vedere il ragazzo in una posizione di sofferenza, che però è una sofferenza utile alla sua crescita emotiva. È utile essere presenti in caso abbia bisogno di appoggio ma, sostanzialmente, se lo si lascia da solo gli si permette di sviluppare la capacità di prendersi cura di se stesso.
Il quadro cambia nel caso di un ragazzo che si trovi incastrato in una condizione di isolamento: silenzioso, non dice cos’ha, si allontana dai coetanei. In questo caso va offerto un sostegno attivo per aiutarlo a creare le condizioni per stare bene, cosa che al momento non riesce a fare.
Una chiusura di solito implica il fatto che l’adolescente stia gestendo una quota di sofferenza; è inevitabile che prima o poi soffra per qualcosa e la crescita stessa comporta un lavoro di accettazione di se stessi non banale. La vera domanda è: ce la fa a gestire tutto questo?
Vediamo.
Un buon isolamento
Mio figlio si chiude in se stesso.
… e io tengo duro.
I normali momenti di chiusura hanno un ruolo molto importante nella crescita di un ragazzo:
- PRIVACY: lo spazio privato è una grande conquista dell’adolescenza. Ogni essere umano è costantemente in relazione con gli altri, anche quando è da solo. Nella mente di ciascuno di noi sopravvivono le esperienze condivise con le persone importanti della nostra vita. In adolescenza, c’è un aspetto che diventa particolarmente importante delle esperienze vissute con le altre persone: anche queste contribuiscono a capire chi si è, sulla base di come ci si è sentiti, come si ha reagito, quello che si è pensato. Tutto il “rumore” che proviene dalle esperienze con gli altri a volte va silenziato per riuscire a capirsi meglio. L’adolescente impara a circoscrivere uno spazio privato in cui riuscire a fare tutto questo, ma ha spesso bisogno di mettere dei confini invalicabili: fa le cose in grande, sono le prime volte che sperimenta questo bisogno.
- SOGGETTIVAZIONE: l’ho detto nel punto precedente, ma è meglio se sono più chiaro. Stare da soli permette di capire meglio chi si è. Questo, per un adolescente, è un lavoro tutto in divenire.
- RIELABORARE L’INCONTRO CON GLI ALTRI: le esperienze con gli altri lasciano delle tracce che non sono sempre chiare. In adolescenza, confrontare se stessi con gli altri è molto importante perché permette di sapere chi si è e quale sia il proprio ruolo nel mondo. In adolescenza oscilla facilmente fra la voglia di essere unici e incompresi alla voglia di essere precisamente come richiesto dagli altri (ché dà il conforto dell’essere accettati). Rimuginando, fantasticando e provando si trova il proprio posto.
- TOLLERARE LE PROPRIE DEBOLEZZE: essere se stessi e stare con gli altri comporta: errori, fallimenti, delusioni, inciampi… i rapporti con gli amici e con i primi amori sono vissuti come questione di vita o di morte in adolescenza e a volte si sente di aver sbagliato, aver fatto una brutta figura, si pensa di essere brutti e poco interessanti, si essere lasciati in pace… Chiudersi in se stessi permette di ricostruire un’immagine di sé abbastanza positiva da permettersi di riaffacciarsi al mondo. “Ho sbagliato, ma in definitiva non sono poi male”.
Insomma, l’isolamento ha una funzione essenziale.
Adolescenti impegnati a cercare se stessi
Lo psicoanalista Masud Khan in un bellissimo libro intitolato The privacy of the self (Lo spazio privato del Sé in Italia) propone che in ciascun essere umano ci sia una parte di sé completamente privata, difficile da conoscere e praticamente impossibile da comunicare agli altri. Se è vero che siamo sempre in contatto con altri, se non coltiviamo uno spazio privato corriamo il rischio di sentirci alienati da noi stessi.
Nella pratica si può passare così tanto tempo a cercare di soddisfare l’immagine che altre persone hanno di noi da arrivare a sentire di svolgere delle attività di cui non si comprende più il senso, di non riconoscersi nei propri amici, di avere difficoltà a sentirsi liberi nella vita di coppia e sentirsi senza scopo.
Questa idea ha un importante legame con la vita degli adolescenti: per gli adolescenti capire intimamente chi sono può essere più importante che per gli adulti. Per i ragazzi è un’esperienza nuova e hanno un disperato bisogno di sentire di afferrare qualcosa del loro sfuggente senso di identità, alternando intense esperienze di socializzazione a esperienze di isolamento. Un’oscillazione che durerà per tutta la vita.
Come ci si può sentire alienati da se stessi, però, è certamente possibile correre il rischio di sentirsi alienati in se stessi.
Troppo chiusi, isolati.
La ricerca di una propria identità è può essere così intensa e dolorosa da diventare insopportabile per alcuni adolescenti.
Quando la chiusura è una fuga
Mio figlio si chiude in se stesso e non sta bene.
Per alcune persone una tendenza all’isolamento è normale. Fa parte del loro temperamento e di come si è sviluppato il loro carattere.
Stiamo parlando di una preferenza o di un obbligo sofferto, però?
Alcuni adolescenti si sentono sostanzialmente obbligati a chiudersi in se stessi e vivono questa chiusura con fatica, dispiacere e sofferenza.
Come ho detto poco fa, la chiusura in se stessi ha anche la funzione di elaborare delle esperienze dolorose che nascono dalla situazioni in cui ci si sente insoddisfatti di se stessi.
Un ragazzo che si chiude in se stesso ha bisogno di tempo per leccarsi le ferite, allontanandosi da ogni stimolo esterno per recuperare le proprie le energie.
Nelle comuni esperienze adolescenziali di isolamento, stare senza gli altri è utile proprio perché allenta la pressione che l’adolescente si sente addosso e gli consente di ricostruire un’immagine di se stesso sufficientemente buona da permettergli di tornare nel mondo con sicurezza.
Alcuni adolescenti non riescono a riprendersi da queste esperienze dolorose: si chiudono in se stessi e non sembrano essere capaci di riaprire la porta.
Spesso si inizia a pensare che questi adolescenti siano in difficoltà quando vivono problemi di socializzazione, se non hanno amici, e quando fanno preoccupare i genitori perché non escono mai di casa.
Quando si prova a capire cosa stia spingendo questi ragazzi a chiudersi in se stessi, poi, si riesce ad individuare una certa regolarità nei loro tentativi di gestire queste difficoltà.
Depressione
Gli adolescenti depressi possono non sembrare tristi, al primo sguardo (che è quello che ci si aspetterebbe da una persona depressa).
Il bisogno di allontanare le altre persone, però, rivela la loro necessità di piegarsi su loro stessi, mentre anche le persone più intime (anche i genitori) vengono percepite come una fonte di pressione.
L’adolescente depresso sente di non avere le forze per sopportare l’affetto di chi gli sta intorno: non riescono ad appoggiarsi agli altri perché non riescono ad accettare l’aiuto altrui senza sentire addosso il peso dell’opinione degli altri.
Il bisogno di isolamento spesso si mescola a scoppi rabbiosi, in particolare nei maschi adolescenti depressi.
Rabbia
i sono adolescenti che difendono con le unghie e con i denti il proprio spazio privato.
Quando qualcosa li contraria hanno delle reazioni esagerate e un alto livello di conflittualità con i genitori.
I genitori possono arrivare a temere di confrontarsi con gli adolescenti con forti scatti d’ira o che sono violenti, fino a che la situazione a casa non diventa molto tesa.
La rabbia eccessiva in adolescenza nasconde uno stato di panico: il ragazzo che fa la voce grossa ha bisogno di tenere sotto controllo quello che gli capita, ed è disposto a farlo con la forza, accusando così in modo indiretto i genitori, colpevoli di non essere capaci di farlo stare bene… ora! quando ne ha bisogno!
Cosa lo spaventa? Situazioni emotive per lui ingestibili.
La rabbia serve a ricacciare le emozioni spiacevoli nel posto da cui sono venute.
Ritiro sociale ed emotivo
Di alcuni adolescenti la tendenza al ritiro è la prima cosa che si nota.
Allontanarsi dagli altri, chiudersi, ritirarsi, slegare i legami possono essere difese come un diritto personale o, più raramente, ammesse con dispiacere in famiglia ma in entrambi i casi la chiusura risulta essere l’unico modo che questi adolescenti hanno di stare sereni.
Spesso è una soluzione drastica -trovata con sollievo- a problematiche di ansia.
Spessissimo difficoltà di questo tipo nascono nel contesto di difficoltà scolastiche: la scuola, luogo di confronto e verifica, rappresenta per il ragazzo ritirato il contesto più angosciante.
Lo scopo principale di queste forme di ritiro, che vanno dai problemi di socializzazione al ritiro progressivo e strutturato (hikikomori) è quello di combattere la profonda vergogna provata in ogni occasione di confronto con gli altri.
Ecco, questo è un aspetto fondamentale per tutte le situazioni di chiusura in adolescenza.
Vediamo perché.
Capire cosa c’è che non va: l’autostima.
Mio figlio si è chiuso in se stesso.
Provo a stimolarlo. ma niente…
Perché quando si prova a stimolarli e a scuoterli questi ragazzi fanno resistenza?
È giusto pensare che la chiusura sia un problema, in situazioni come quelle che ho descritto qui sopra, ma pensare di dovercene sbarazzare il più presto possibile ci porta fuori strada.
La chiusura è prima di tutto una protezione.
È utile pensare alle problematiche legate alla chiusura in se stessi in adolescenza come a una risposta a delle difficoltà nel campo dell’autostima.
Esistono,come proponevo, buone esperienze di chiusura adolescenziale che rafforzano l’autostima mettendo a confronto l’adolescente con i propri limiti. “Io sono una persona che ha certe caratteristiche, qualche difetto e che ha diverse cose da imparare.” Imparando a conoscere ed accettare bonariamente queste proprie caratteristiche soggettive, l’adolescente diventa in grado di metterle a frutto e svilupparle. Si forma così il suo carattere.
Negli adolescenti con una bassa autostima, questo non accade.
Gli adolescenti che si chiudono in se stessi in modi radicali hanno bisogno di evitare le situazioni che li mettono a confronto con le proprie caratteristiche personali, che giudicano assolutamente insufficienti.
Sono i primi ad avere una pessima opinione di sé, e vogliono evitare di trovarsi in situazioni che esporrebbero al mondo i loro difetti.
Una mancanza di autostima trasforma la percezione di normali limiti personali in difetti inaffrontabili: nascondendosi agli altri, nascondono il loro inconfessabile segreto.
Come aiutare
Come aiutare un figlio che si chiude in se stesso e che tiene gli altri a distanza?
In qualche misura, questa distanza va rispettata e non bisogna avere fretta di far avvertire la propria presenza.
Quello che si può fare è mostrare disponibilità. Non avere paura di affrontare con lui la questione.
Insomma, offrire aiuto ma rispettando i tempi di un adolescente in difficoltà.
Uno degli ostacoli principali, quando si ha a che fare con adolescenti chiusi, è che ogni offerta può essere avvertita come una forma di invadenza nel loro spazio privato.
Può essere necessario proporre un aiuto come se fosse una propria necessità di genitori, più che un bisogno de ragazzo. Ogni psicoterapia di adolescenti richiede il coinvolgimento dei genitori, ma nelle situazioni in cui l’adolescente teme il confronto creare un’atmosfera serena diventa ancora più importante.
Provare ad acquisire la capacità di pensare a sé in termini positivi può essere spaventoso, per questi ragazzi, proprio perché si sentiranno ancora una volta messi in discussione. Direi che il mio compito di psicologo, in queste situazioni, è prima di tutto quello di garantire al ragazzo che sarà preso sul serio e trattato con rispetto.
Può iniziare con me per arrivare a pretenderlo dagli altri.