Articolo a cura del dott. Matteo Albertinelli e del team di TuoPsicologo a Padova e Online.
Attacchi di panico a scuola in adolescenza
Gli attacchi di panico a scuola in adolescenza rappresentano una delle situazioni di manifestazioni di ansia più frequenti in questa fascia di età.
Osservandolo da vicino quello che succede in una situazione di attacchi di panico a scuola in adolescenza si scopre che il rifiuto apparentemente immotivato della scuola in realtà ha senso e merita una spiegazione approfondita.
Prima di tutto, mi sembra importante rilevare che queste situazioni hanno qualcosa di spiazzante, soprattutto per i genitori dell’adolescente che le vive.
La fatica di identificare da dove nasca un’espressione di sofferenza spesso piuttosto acuta come quella contenuta negli attacchi di panico legati alla scuola di solito va di passo con una certa confusione e senso di spiazzamento nei genitori.
Direi che si tratta di sentimenti che colgono, indirettamente l’aspetto centrale del problema: la sua natura irrazionale o, meglio, emotiva.
Quando si iniziano a conoscere più da vicino questi fenomeni si inizia a riconoscere che irrazionale non vuol dire insensato, però.
Capire il significato dell’evento è fondamentale, per trovare una risposta adeguata.
Capire gli attacchi di panico a scuola in adolescenza
Prima di tutto, un paio di precisazioni “tecniche”.
Il termine attacchi di panico oggi tende ad includere spesso manifestazioni ansiose più sfumate.
L’ansia è appunto una condizione psicologica di paura senza un chiaro e identificabile oggetto che si manifesta soprattutto come anticipazione di qualcosa che si teme.
Spesso, le situazioni ansiose acute che abbiamo chiamato finora attacchi di panico a scuola, sono precedute da una serie di fenomeni ansiosi più difficili da notare e che “preparano il terreno” per l’attacco.
Ansia e scuola
Gli spunti per questi episodi ansiosi possono riguardare sia cose che accadono all’esterno della mente dell’adolescente sia che accadono al suo interno.
Il passaggio fra scuole medie e superiori o fra superiori ed università, ad esempio, comporta una revisione dell’immagine di sé sicuramente stressante. L’incontro con i nuovi compagni e il bisogno di dimostrare nuove competenze mette un adolescente sotto una pressione certamente normale e condivisa da tutti i ragazzi che attraversano questi passaggi, ma che può avere l’effetto di “mettere la benzina sul fuoco” nel caso di adolescenti in difficoltà emotiva.
Accade qualcosa di simile anche per quanto riguarda le situazioni scolastiche stressanti più comuni.
- inizio della scuola a scuola
- cambio di scuola
- verifiche, interrogazioni, compiti, etc.
essendo occasioni stressanti diventano spesso l’occasione delle prime manifestazioni ansiose.
E qui bisogna tenere conto del fatto che l’ansia è qualcosa di comune in tutte le situazioni stressanti, soprattutto per i ragazzi, ma in alcuni adolescenti episodi apparentemente banali ma dall’effetto stressante possono rappresentare il primo punto di rottura di un equilibrio emotivo delicato.
Solitamente, dopo una prima situazione ansiosa (che spesso l’adolescente vive di nascosto, spesso chiudendosi in se stesso ), l’ansia tende a guadagnare terreno: l’adolescente inizia ad avere paura del pensiero di qualcosa, oltre che della cosa in sé.
L’ansia inizierà così a comparire non in concomitanza di una situazione ma prima,
- prima di una verifica
- prima delle lezioni con uno specifico professore
- la mattina prima di andare a scuola
- la notte prima di andare a scuola
- sulla porta della scuola prima di entrare
Gli adolescenti sono solitamente piuttosto spaventati dalla sensazione di perdita di controllo che si accompagna all’ansia. È una cosa in forte contrasto con il loro bisogno di sentirsi autonomi e capaci di arrangiarsi da soli.
Il risultato è che, spesso, il ragazzo prova ad ignorarla, fare da sé, sperare che vada via, etc.
Non è facile accorgersi di una situazione di attacchi di panico a scuola in adolescenza, quindi, prima che si sia arrivati a manifestazioni di ansia acuta che compaiono quando si sono ormai “rotti gli argini”, ma che possono essere state precedute da una serie di manifestazioni che vanno lette come effetto dell’ansia:
- calo di rendimento scolastico
- riferimenti all’idea di abbandonare la scuola (“Basta! Non ci vado più!”)
- preoccupazione e malesseri fisici in concomitanza di verifiche
- perdita della capacità di sostenere una verifica (soprattutto orale) con disinvoltura (fa “scena muta”, non riesce a rispondere)
- irritabilità o un atteggiamento violento a casa
- atteggiamento sbruffone, di superiorità e indifferenza nei confronti della scuola
- difficoltà a dormire
- ricerca di sostegno emotivo, a casa (soprattutto dalla mamma), prima di una verifica
Nel momento in cui l’ansia inizia a svolgere una funzione prevalentemente anticipatoria (“Oddio, starò male!”) inizia una lotta interna. Prova a non pensarci, si dice che andrà tutto bene e poi riempie una verifica di errori perché ha la testa altrove, prova a tranquillizzarsi, si prepara e poi non riesce ad uscire, oppure arriva fino ad edificio scolastico e torna indietro, oppure esce come se stesse andando a scuola ma va altrove.
Tutto per evitare di stare male.
Attacchi di panico e scuola
Queste situazioni possono portare o meno ad attacchi di panico veri e propri.
L’attacco di panico è un evento prevalentemente fisico, caratterizzato da
- nervosismo e agitazione
- irritabilità
- aumento del ritmo cardiaco e ritmo della respirazione
- senso di panico o paura del futuro
- tensione muscolare
- sudorazione e tremore
- difficoltà a concentrarsi o possibilità di concentrarsi solo su qualcosa di preoccupante
- improvvise sensazioni di stanchezza o debolezza
Spesso più che di attacchi di panico si tratta di episodi di ansia acuta, in cui è prevalentemente presente la dimensione mentale della paura… ma il nocciolo della questione non è questo.
L’ansia (l’attacco di panico in particolare) è la punta di un iceberg, è una crisi le cui basi sono state gettate nel tempo.
L’ansia può essere un punto di partenza per occuparsi di un problema di cui prima non è mai stato possibile accorgersi.
A scuola non va
Gli attacchi di panico a scuola in adolescenza rappresentano la manifestazione più profonda delle difficoltà psicologiche che emergono attraverso la scuola.
Prima suggerivo l’idea che la scuola offra molte situazioni “stressanti”, dal punto di vista emotivo, per l’adolescente. Il discorso è ancora più vasto.
La scuola è non solo una situazione sociale complessa e per sua natura stressante (una situazione che quindi esercita una certa “pressione” sull’adolescente), ma è anche una situazione che si presta benissimo a mettere un adolescente davanti alle proprie fragilità psicologiche. Tanto da costringerlo, a volte, a crollare.
Le difficoltà scolastiche in adolescenza sono spessissimo il terreno privilegiato delle manifestazioni di sofferenza psicologica dell’adolescente.
La scuola rimette l’adolescente davanti ai problemi che vive con gli adulti, attraverso i professori, ad esempio, e ancora più nettamente lo mette davanti ai problemi che ha con i propri coetanei, attraverso il gruppo dei compagni e degli amici.
Tutto questo, a conti fatti, centra con la scuola solo in modo “indiretto”.
Non si tratta di problemi “scolastici” nel senso di problemi che hanno a che vedere con lo studio o l’apprendimento.
La scuola è una lente di ingrandimento su quello che succede nella mente dell’adolescente.
Gli attacchi di panico a scuola esplodono nel contesto della scuola perché la scuola genera naturalmente delle condizioni che esercitano una pressione emotiva sull’adolescente, ma dipendono da ragioni che riguardano la serenità emotiva dell’adolescente.
Non c’è dubbio che queste vicende emotive, però, abbiano una conseguenza sull’effettiva capacità del ragazzo di frequentare la scuola con profitto.
A volte i bisogni emotivi dell’adolescente possono prendere il sopravvento in modo così forte che non è detto che riesca a non essere bocciato, non è detto che riesca a mantenere un buon rendimento scolastico o anche solo a continuare a frequentare la scuola.
Queste dolorose considerazioni sono importanti ed è soprattutto importante pensare che fanno coppia con delle considerazioni, altrettanto dolorose, che l’adolescente parallelamente fa su se stesso.
Attacchi di panico a scuola e autostima
Qual è l’oggetto dell’ansia? Di cosa ha paura?
È utile pensare all’autostima o, meglio, ad una mancanza di autostima, come al motore dell’ansia scolastica in adolescenza.
L’ansia non si limita a spaventare, protegge.
Come la paura protegge da un pericolo oggettivo, l’ansia protegge da un pericolo soggettivo.
L’ansia serve soprattutto a tutelare l’adolescente.
Gli attacchi di panico hanno la funzione di una sirena d’allarme che mette alle strette l’adolescente e la sua famiglia: “O ascoltate o sono guai.”
La scuola è una fonte di situazioni emotivamente intense per l’adolescente.
Le verifiche, il confronto con i compagni, mostrarsi agli altri sono situazioni che insistono sul pedale dell’autostima.
“Sono capace o no? Gli altri rideranno di me? Posso competere ad armi pari con i miei coetanei?”
Il contesto scolastico mette l’adolescente davanti ad una domanda: ce la faccio?
La fobia della scuola in adolescenza non è l’espressione dell’ansia delle conseguenze di non essere capaci: è l’espressione dell’ansia di essere percepiti dagli altri, e soprattutto da se stessi, come incapaci.
Negli adolescenti che soffrono di attacchi di panico a scuola spesso l’inizio delle difficoltà a scuola combacia con l’inizio di difficoltà nella sfera dell’amicizia e della socializzazione.
Perché? Cosa hanno in comune problemi a scuola e problemi di socializzazione?
Dal punto di vista dell’autostima, il contatto con gli altri propone gli stessi interrogativi proposti dalla scuola.
“Posso mostrarmi davanti agli altri rimanendo a testa alta? Sembro più piccolo dei miei coetanei? Sono ridicolo vicino a loro? Il mio corpo è meno sviluppato? Che figura rischio di fare?”
Questi adolescenti rispondono a queste domande dicendosi: “Io non ce la faccio.”
Questo è un pensiero terribilmente doloroso, così doloroso che la mente dell’adolescente tenta di evitarlo in ogni modo.
La scuola, come però dicevo poco sopra, espone un adolescente a continue valutazioni di se stesso.
L’adolescente con una scarsa autostima percepisce la scuola come il luogo in cui rischia di sentirsi costantemente esposto ad occasioni che lo mettono davanti a questa impietosa valutazione di sé.
Il ruolo dell’ansia e dell’evitamento
L’ansia è una misura di sicurezza, una misura estrema contro questi sentimenti negativi.
È una risposta automatica ed inconsapevole che mette in guardi l’adolescente:
“Lo sai che se vai a scuola starai male.”
“Lo sai che non riuscirai a rispondere, durante l’interrogazione.”
“Lo sai che studi ma non ti ricordi niente.”
“Lo sai che farai una figura ridicola davanti a tutti.”
“Lo sai che il professore penserà di nuovo che non sei sveglio.”
…
Tutto questo, allo scopo di evitare che il ragazzo si trovi in una situazione che gli imponga di chiedersi: “Com’è andata?”.
Il problema è che la risposta, negativa, è già dentro di lui.
Non è una questione di ridurre l’ansia o di evitare gli attacchi di panico. Paradossalmente, quelli sono la soluzione migliore che è riuscito a trovare, per quanto dolorosa e rischiosa (per la sua serenità e per il suo futuro).
Qual è il livello di ansia?
Le situazioni di attacchi di panico a scuola in adolescenza sono molto eterogenee fra di loro.
Vanno da episodi isolati in ragazzi che riescono ad avere una vita sociale soddisfacente a situazioni in cui gli attacchi di panico sono il primo gradino evidente di una fuga dal mondo del confronto con gli altri, avvertita come massimamente urgente dall’adolescente.
Il ritiro sociale in hikikomori, ad esempio, è un’espressione acuta del bisogno di evitare di esporsi al contesto scolastico, a quello sociale e, talvolta, a quello familiare stesso. Più acuta è la sfiducia che l’adolescente ha, meno accetta di esporsi allo sguardo altrui.
Come reagire? Come aiutare?
Per la famiglia, le difficoltà scolastiche in genere e gli attacchi di panico a scuola in particolare, sono una fonte di sentimenti molto negativi.
Chiaro: la scuola è un’attività fondamentale per l’adolescente, come si può pensare che non riesca a sopportarla?
La giusta preoccupazione che accompagna i primi confronti con la scuola rischia di far rispondere con forza: “No! Tu adesso ci vai.”
Spesso, dolorosamente, ci si accorge che è un ordine che è impossibile far rispettare.
Il problema non è nemmeno un problema di autorità, a dirla tutta: è il fatto che gli sforzi rischiano di non ottenere risultati. Non solo gli sforzi educativi, anche quelli dell’adolescente!
(Perché l’adolescente tutto vorrebbe meno che farsi notare per il fatto di dare problemi, ma si trova esattamente in questa paradossale situazione: non voleva esporsi ad attenzioni eccessive e ora, non riuscendo ad avere un rapporto sereno con la scuola, attira su di sé domande, esortazioni, richieste…).
La situazione va riportata sul piano incriminato: quello emotivo.
Non è una questione di aiutarlo ad andare a scuola, ma di aiutarlo ad avere una visione di sé che lo aiuti ad andare a scuola.
Si tratta di aiutarlo ad avere un atteggiamento meno impietoso e violento verso se stesso.
Un rapporto più sereno con la scuola (e con l’ansia stessa) sarà una conseguenza.