Articolo a cura del dott. Matteo Albertinelli e del team di TuoPsicologo a Padova e Online.
Quando i figli non rispettano i genitori
Dobbiamo dire che è tutto a posto, quando i figli non rispettano i genitori?
Le cose potevano andare solo così? O ci sarebbe stato, forse, un modo di farle andare diversamente?
Prima di tutto bisogna intendersi su cosa si intende per “mancanza di rispetto”.
Se da un punto di vista concreto la faccenda è piuttosto chiara, ed è fatta di
- urla
- pretese
- linguaggio inadeguato
- comportamento provocatorio
- rifiuto di riconoscere l’autorità dei genitori
- rifiuto di trattare con un grado anche minimo di empatia i genitori
- provocatorietà
- disubbidienza alle regole
- …
da un punto di vista psicologico, la faccenda merita due parole di più.
Quando i figli non rispettano i genitori è per ribellarsi?
La ribellione è senza dubbio una componente essenziale dell’adolescenza.
C’è anche qui da intendersi: non è sempre una ribellione esplosiva e contestataria, cosa che dipende dallo specifico adolescente, ma in ogni caso un ragazzo deve affrontare alcune idee più o meno inconsapevoli.
L’adolescente vive un senso di delusione nei confronti dei propri genitori e avverte il bisogno di rendersi indipendente da loro.
In che senso?
Col passaggio dall’infanzia all’adolescenza si scopre che i genitori non si possono occupare di soddisfare tutti i propri bisogni. Questo fa certamente parte di uno sviluppo normale, ma questo non vuol dire che sia senza turbolenze. Dopo che un bambino si è appoggiato in tutto e per tutto ai propri genitori, l’idea di non poterlo fare più viene accolta con dispiacere e una certa quota di ansia; è come se l’adolescente si dicesse:
“Sento che i miei genitori non mi possono dare tutto quello di cui ho bisogno. Però fino a ieri era così! Che rabbia che mi fanno, sono dei buoni a nulla!”
Allo stesso tempo, è come se l’adolescente esagerasse un po’ questo risentimento: sente il desiderio di essere sempre più autonomo, ora che può, e per farlo si sgancia progressivamente dai propri genitori.
La rabbia e il senso di delusione gli danno una sorta di “spinta” che gli consente di farlo.
La ribellione adolescenziale appoggia su questi cambiamenti, che l’adolescente affronta con delle strategie spontanee di cui una certa “mancanza di rispetto” è parte essenziale.
(… ma non l’unica: l’affetto che unisce l’adolescente ai genitori lo spinge verso dei periodici ritorni ad un atteggiamento di gradita dipendenza verso di loro.)
Questo significa che tutti gli adolescenti diventano individui scontrosi?
Non è detto: alcuni adolescenti diventano particolarmente inclini agli scatti d’ira , ma altri vivono molto più privatamente questi sentimenti, ad esempio chiudendosi in se stessi.
Quando i figli non rispettano i genitori bisogna lasciarli fare?
Se, come dicevo, una quota di “mancanza di rispetto” è una cosa normale e prevedibile, non si tratta di qualcosa che può avvenire esclusivamente all’interno della mente dell’adolescente.
Ogni uscita velenosa e ogni porta sbattuta in faccia ha un doppio valore:
- una dichiarazione della propria individualità e indipendenza
- una richiesta di aiuto nella gestione di questa individualità e indipendenza, che sono cose nuove.
Come genitori, quindi, interrogarsi sul comportamento dei figli non è di certo tempo perso.
Non solo perché è buona norma non uscire eccessivamente “usurati” dai rapporti con il figlio, ma anche perché, anche attraverso i conflitti, si è parte attiva nella crescita del ragazzo.
Pretendere rispetto da un adolescente è un modo utile per insegnarli ad accettare le quotidiane frustrazioni che vengono dalla delusione di non essere essere esattamente come desidera e di non poter ottenere, subito e sempre, quello che desidera.
Insegnare cosa sia il rispetto ad un figlio adolescente significa insegnargli
- a governare i propri stati emotivi
- a controllare il proprio comportamento
- a riconoscere e trattare con cura i sentimenti degli altri
insomma, anche il rispetto insegna a stare al mondo.
Già… ma cos’è il rispetto?
Se quando i figli non rispettano i genitori è per la foga di dare una forma alla propria individualità, quando i figli rispettano i genitori è per la capacità di mettersi nei panni degli altri.
Insomma, quando si rispetta un’altra persona è perché si è in grado di attribuirle la stessa importanza che si attribuisce a se stessi. E il guadagno è doppio: strada facendo, si impara anche a rispettare se stessi.
(Ovviamente si tratta di rispetto autentico, non dell’accondiscendenza o di un’obbedienza terrorizzata. A dire il vero, molta della timidezza adolescenziale, solo superficialmente rispettosa, dimostra una certa paura di avvicinarsi agli altri.)
Questa forma profonda di rispetto che è diversa dalla semplice buona educazione (che è sacrosanta e molto utile, ma può essere anche una faccenda esclusivamente formale): è una conquista psicologica.
E, ahinoi, come molte delle conquiste psicologica che vengono dalla crescita, richiede un po’ di sudore (e molti urlacci).
Sì, ma i genitori cosa fanno?
[Nel video il dott. Matteo Albertinelli e la dott.ssa Sara Pontani discutono di quando un conflitto familiare serve a gestire le ansie di un ragazzo o di un genitore.]
Come dicevo, il ruolo dei genitori è fondamentale nella trasmissione del rispetto: gli adolescenti, sfuggenti e spesso con modi ricercatamente odiosi, lo chiedono.
(E lo chiedono a modo loro, cioè in modo poco chiaro o dando l’impressione di volere esattamente il contrario.)
Il ruolo dei genitori è quello di dare un sostegno alle nascenti capacità di elaborazione psicologica autonoma dell’adolescente.
I genitori danno confini al suo senso di libertà, il che è una cosa utilissima, perché mette l’adolescente davanti alla realtà:
- Non ci si può aspettare che le cose vadano sempre come si vuole.
- Allo stesso modo non ci si può aspettare che gli altri facciano infallibilmente quello che si desidera facciano per noi.
Opporre delle regole e dei “no” al comportamento dell’adolescente è un modo di insegnargli a vivere in modo più realistico.
Questa dimensione frustrante del contatto con la realtà è una naturale fonte di disagio e l’adolescente ci dovrà sbattere contro la testa, prima di accettarla.
Uno degli elementi più importanti della crescita psicologica di una persona è proprio quello di trovare un compromesso soddisfacente fra la spinta a soddisfare i propri desideri e la necessità di trovare delle vie realistiche per assecondarla.
Questo passa, necessariamente, per la capacità di tollerare numerosi frustrazioni, attese e delusioni, e si tratta di un apprendimento:
- che passa principalmente per il campo relazionale-emotivo
- e che dal campo relazionale-emotivo viene esteso ad altre aree della vita (lo studio ed il lavoro, ad esempio).
Quando i figli non rispettano i genitori è (anche) perché stanno chiedendo loro di essere aiutati a gestire le emozioni negative che scaturiscono dal frustrante scontro con la realtà.
Quando un genitore pretende rispetto dal figlio non sta solo difendendo la propria persona e il ruolo di genitore, ma gli sta comunicando implicitamente un modo efficiente (e soddisfacente) di stare al mondo.
Quando la dinamica del rispetto va fuori strada
Quella del rispetto è solo una delle dinamiche che coinvolgono genitori e i loro figli adolescenti nel processo di sviluppo della capacità di gestione autonoma dei dei desideri individuali e delle emozioni che vi ruotano attorno.
Per alcuni adolescenti, però, quella del rispetto diventa una dinamica centrale.
Questo è particolarmente vero nel caso degli adolescenti che non mostrano alcun rispetto nei confronti dei genitori, perché sono
- particolarmente sfidanti
- arroganti
- altezzosi e maleducati
- inclini a scoppi d’ira frequenti
- oppure sono violenti nei confronti dei genitori, in particolare nei confronti della madre
In questi casi, l’adolescente estremizza una dinamica che non ha ben assorbito.
È come se chiedesse a gran voce ai suoi genitori:
“Mostrami che sei capace di gestire la mia rabbia. Io non lo sono.”
con una precisazione
“L’idea che tu non sia capace di farlo mi fa impazzire e mi fa sentire fuori controllo. Continuerò ad insistere fino a che questa storia non finirà.”
Quando questi adolescenti provoca i genitori, non è per crudeltà: loro per primi sono confusi e in preda all’angoscia e tirano la corda come se solo portando alle estreme conseguenze il loro comportamento fosse possibile trovare una soluzione che li aiuti a calmarli.
Questa strategia è, chiaramente, fallimentare in quanto molto di rado porta l’adolescente a diventare capace di una vera gestione psicologica delle proprie emozioni. Quello che accade, invece, è un’alternanza faticosissima di momenti di conflittualità insopportabile ed altri di inaspettata calma, in cui si fa come se nulla fosse accaduto, sperando che in futuro non accada di nuovo.
Cosa che, invece, puntualmente si riverifica.
Faccio una proposta, fastidiosa ma necessaria: è utile pensare che quando un adolescente si comporta così sia lui per primo a non sentirsi rispettato.
Può sembrare assurdo, ma è una prospettiva che aiuta: l’adolescente furibondo chiede a gran voce di essere aiutato e, dal suo punto di vista, questo non sta accadendo.
Quello che accade, allora, è che inizia a fare il tiranno di casa,
- allo scopo di imporre agli altri il controllo che non sente di avere su di sé,
- ma cercando, allo stesso tempo, di ottenere una soluzione che non ha ancora trovato.
Quello che sta cercando è una soluzione, ed è frustrato perché non è ancora riuscito ad ottenerla.
Questo ragazzo non si accorge che quando urla, minaccia e provoca si infila in una trappola: la risposta che ottiene, solitamente, è proprio il contrario di quello che cerca.
Quello che viene percepito di lui, a casa, è che si sta “comportando male” e gli interventi autoritari, naturale conseguenza alla percezione che si stia comportando male, tendono ad ottenere molto poco.
Questo significa che sarebbe necessario lasciarlo fare?
No, nemmeno questo aiuterebbe.
Ripristinare il dialogo con un figlio che manca di rispetto
Se è vero che un ragazzo che manca di rispetto è alla ricerca di una guida che gli mostri come comportarsi, questo non significa necessariamente che ogni sua mancanza di rispetto vada presa per buona.
Guardata con benevolenza sì, accettata supinamente no.
Mi spiego meglio: quando un adolescente si comporta male con i genitori è perché è alla ricerca di qualcuno che, gestendo il suo atteggiamento spigoloso, gli insegni a gestire le proprie emozioni in modo autonomo.
Si tratta, in un certo senso, della famosa questione dei “no” che fanno crescere (ma se le vogliamo dare un po’ di spessore, dobbiamo necessariamente complicarci la vita approfondendo il discorso).
L’adolescente, sputando veleno qua e là, fa suoi gli atteggiamenti dei suoi genitori e li assorbe.
Questi no vanno effettivamente detti (cioè non gli si può lasciar fare tutto quello che desidera, perché altrimenti si farà male da solo) e, allo stesso tempo, quando diventa efficacemente provocatorio, è utile riuscire a fare un passo indietro e non rispondere di getto, in modo emotivamente carico.
Se si risponde con lo stesso tono, con la stessa violenza, il rischio è di non andare da nessuna parte.
Dice: “Queste emozioni che provo sono ingestibili, mamma! Almeno mi sfogo con te!” al che viene voglia di rispondere: “Quando ti comporti male non ti sopporto! Hai creato il problema, adesso te lo risolvi, cretino!”
Effettivamente la situazione si risolve, così. Ma per mezza giornata. Le stesse emozioni forti e fastidiose torneranno e prima o poi sarà necessario cambiare registro:
“Mi dispiace che tu sia così turbato, ma non ti puoi permettere di comportarti così con me, sono tua madre e sai benissimo che mi occupo di te costantemente.”
❗️ Per carità, nessuno parla in questo modo: quello che voglio comunicare è che queste parole sono vicine al succo di quello che è importante comunicare.
Questi dialoghi sono faticosi e non si può che sbagliare in continuazione, sfogandosi, arrabbiandosi, prendendola con quell’insopportabile adolescente sfidante. Dev’essere chiaro, però, che è lui che sta cercando una risposta, supponendo che il genitore ce l’abbia. Anche se si dovesse trattare solo di mostrargli che si può benissimo sopportare una tempesta emotiva, per quanto spiacevole sia, e che il rispetto reciproco non deve venire meno. È una condizione essenziale perché lui possa essere ascoltato e perché possa diventare un adulto.
D’altra parte è questo che chiedono: una risposta diversa dal loro comportamento, che è l’unico comportamento che al momento sono in grado di produrre.
In pratica questo cosa significa?
- non vivere la situazione come simmetrica. L’adulto ha più strumenti per gestirla.
- non reagire con lo stesso tipo di linguaggio o, peggio, di azioni. Il ciclo si ripeterebbe e basta.
- non dire all’adolescente come si deve sentire/che il modo in cui si sente è sbagliato. Quello che sta chiedendo è proprio aiuto a sentirsi in modo diverso e il problema è proprio che è difficile farlo.
- non colpevolizzarlo dicendogli che è vi sta facendo stare male. Il rischio è di dargli la conferma che le sue emozioni sono ingestibili e che vi sta comunicando un’angoscia, appunto, ingestibile.
Certamente gli si può dire che si sta comportando male, ma un adulto (stringendo i denti) può sopravvivere. Questo atteggiamento dell’adulto lo indispettirà, ma sarà allo stesso tempo una fonte di sollievo e di sicurezza: “L’adulto può sopportare gli urti e posso imparare a farlo anche io.”
.. è solo una questione di dire “no” e trattenersi?
Qui sopra ho voluto descrivere qualcuna delle accortezze che possono essere d’aiuto come spunto di riflessione nel rapporto con un figlio adolescente.
Bisogna però tenere conto del fatto che ogni situazione familiare fa storia a sé, e bisogna tenere a mente che ci si relazione ad un adolescente che ha una specifica personalità soggettiva… a partire dalla propria soggettività.
Ripeto, non è una questione di tirare le orecchie ai genitori. Non ha senso e non serve a nulla, e sicuramente non è quello il mio lavoro.
Se si riflette sul proprio comportamento, però ci si può accorgere di quante volte nasca dalla paura di non saper gestire una situazione emotivamente tesa. Qualche spunto può essere utile per affrontare più serenamente questi scontri.
Queste indicazioni, quindi, non possono riguardare solo i propri inciampi emotivi e come gestirli, ma anche l’apporto soggettivo che ciascun genitore porta nello scambio, cioè i propri valori, un proprio stile relazionale e una propria sensibilità.
- Sapete quali sono i vostri limiti di sopportazione? Può essere utile per dare delle regole chiare e per non finire per perdere la pazienza.
- L’adolescente chiede agli adulti di prendersi la responsabilità di gestire le emozioni coinvolte in un conflitto, ma questo non significa dover mantenere una atteggiamento autoritario, distaccato o impegnarsi a tutti i costi di essere sereni. Il significato di “gestione emotiva” dipende da come siete fatti voi, dalla vostra personalità. È senz’altro legittimo parlare ad un adolescente di come vi fa sentire quando fa il diavolo a quattro, anche solo per fargli capire quali sono le conseguenze delle sue azioni, ma non solo. Comunicare i propri sentimenti senza rovesciarli sul ragazzo gli mostra che 1. siete capaci di mettervi nei suoi panni perché potete sentirvi, come lui, anche a disagio 2. anche quando si provano sentimenti dolorosi o destabilizzanti non occorre perdere la testa. Questo è molto rassicurante.
- Aspettatevi di essere “puniti” per ogni dimostrazione di disponibilità e di affetto. È una prova per vedere se sul serio potete reggere. Saperlo prima aiuta ad affrontare più serenamente il problema.
- Se non avete ancora raggiunto quella condizione di perfetta calma olimpica che vi permette di gestire con grazia ed eleganza ogni scontro con vostro figlio non fatene una tragedia e non colpevolizzatevi eccessivamente. Ci sarà modo di riparare, anche se sentite di aver sbagliato ed usato parole forti. Non ignorate però (magari per imbarazzo) gli episodi in cui non siete contenti di come avete reagito. Se riuscite a parlare di cosa vi ha fatto perdere la pazienza, dietro l’angolo ci potrebbe essere un’occasione di crescita per tutta la famiglia.
- Se la situazione è molto tesa e siete al limite della sopportazione, potete sì dare un’altra chanche, ma forse non è il caso di lasciargli la possibilità di deludervi troppo profondamente. Vi sfiancherà e non avrete più le forze per continuare a dialogare. Un po’ di indulgenza verso se stessi può essere utile: ad esempio, è meglio che diciate un no senza riuscire a motivarlo, piuttosto che lasciare a vostro figlio la responsabilità di non deludervi (ad esempio facendolo uscire dandogli il compito di tornare entro un’ora prestabilita sapendo che non lo farà).
Questione di rispetto? Quando le difficoltà sono più grandi.
A volte, quando i figli non rispettano i genitori è perché stanno tentando di comunicare qualcosa che va al di là della richiesta di essere aiutati a disciplinarsi.
In alcuni casi, le emozioni che vivono possono essere troppo forti da gestire.
Solitamente in queste situazioni ci sono altri segnali che aiutano a capire quando è utile preoccuparsi.
Due dei più frequenti, relativamente al comportamento, sono i problemi di socializzazione e l’alto tasso di irritabilità.
Gli adolescenti fanno penare i loro genitori per stimolarli ad aiutarli a risolvere dei problemi che loro stessi non riescono ad affrontare da soli e questo vale sia per i problemi risolvibili che per quelli irrisolvibili senza un intervento esterno.
La psicoterapia con l’adolescente diventa necessaria proprio quando le emozioni coinvolte così forti da risultare impossibili da avvicinare senza un intervento pensato apposta per farlo.
Anche quando l’adolescente affronta delle difficoltà particolarmente forti, la prospettiva rimane la stessa: aiutarlo a trovare dentro di lui gli strumenti per crescere.
Se la sua strada dovesse essere lunga o tortuosa, l’unica cosa da fare è rimboccarsi le maniche e seguirlo proprio in quella.
Io e i colleghi che lavorano con me in TuoPsicologo siamo psicologi psicoterapeuti che si occupano di adolescenti a Padova e online. Se stai vivendo un rapporto conflittuale con tuo figlio e desideri capire come affrontarlo, puoi contattarci.