Articolo a cura del dott. Matteo Albertinelli e del team di TuoPsicologo a Padova e Online.
Ragazzi difficili: cosa fare?
I ragazzi sono per loro natura difficili.
L’adolescenza porta con sé dei processi di ricerca attiva di conflitti, l’interruzione del dialogo con i gli adulti e una buona dose di cocciutaggine.
Questo i genitori lo sanno già, ma il fatto che gli adolescenti siano “difficili” non vuol dire che l’unica cosa da fare sia stare fermi a guardare.
Direi che l’aspetto più critico con cui si trova a misurarsi il genitore di un adolescente è proprio il dover decidere quando è “troppo”, quando è necessario intervenire.
Insomma, quando un ragazzo è “difficile”, ma si può lasciare che si arrangi da solo e quando invece sta chiedendo di essere contestato, educato, regolato, contraddetto.
(C’è poi sempre il caso in cui, ed è un tasto dolente ma fondamentale, sembra utile pensare stia chiedendo aiuto).
In che senso “difficili”? E quanto?
L’idea che l’adolescenza sia un’età difficile è un cliché, ma è un cliché con una sua ben fondata ragion d’essere.
Nell’adolescenza è naturale e necessario che ci sia un impulso ad allontanarsi dai genitori.
All’origine di questo impulso si possono trovare sia aspetti emotivi negativi che positivi, che favoriscono in modo diverso la crescita psicologica.
Improvvisamente non mi sopporta più
Un elemento negativo importante è il sentimento di delusione nei confronti dei genitori.
Un bambino trova nei suoi genitori protezione, appoggio, affetto, guida… questa funzione è così importante che spesso un bambino preferisce pensare di essere responsabile in prima persona di episodi che lo fanno stare male.
Ciascuna madre, ad esempio, in certi momenti è semplicemente sopraffatta dalle cose da fare, dalla frustrazione e dalle richieste di attenzioni del figlio e può finire per fare una sfuriata. In situazioni del genere, è frequente che un bambino si senta responsabile dei sentimenti della mamma e che “preferisca” pensare di essersi comportato male piuttosto che pensare che la mamma è un essere umano con dei limiti.
[Spero sia chiaro che il tipo di episodio che ho voluto descrivere appartiene alla serie di quei piccoli incidenti a cui si ripensa malvolentieri, incidenti per cui spesso ci si sente in colpa, ma che non hanno gravi conseguenze.]
Quella di riuscire a riconoscere che i genitori sono “semplici” esseri umani è una conquista, dal punto di vista psicologico. Non è una conquista emotivamente neutra, però. Quando il bambino inizia a diventare un ragazzo, vive con delusione e fastidio questo cambiamento di prospettiva.
Se non ci fosse questa componente, però, sarebbe più difficile prendere le distanze dai genitori e diventare indipendenti.
Cioè: è più semplice sentirsi motivati a liberarsi da una situazione scomoda che una comoda e, in questo caso, la situazione è la normale dipendenza affettiva dai genitori.
Com’è diventato grande!
La conflittualità con i genitori non va esclusivamente collegata alla delusione, però.
Sarebbe come dire che, nel caso si riuscisse ad essere super-genitori, il povero ragazzo non avrebbe motivo di essere deluso e di diventare, di conseguenza, scontroso.
La conflittualità è anche una richiesta dell’adolescente:
“Allontanati da me, per favore, ho bisogno di spazio. Ho bisogno di stare solo per capire chi sono.”
L’affetto dei genitori rimane un’attraente sicurezza per gli adolescenti, che hanno bisogno di “raccontarsi” di non poter parlare con loro, di non potersi fidare così da riuscire a sentirsi sufficientemente motivati ad esplorare il mondo relazionale che esiste fuori di casa.
Una nota importante: per quanto superficialmente possa non sembrare proprio così, solitamente gli attacchi rabbiosi ai genitori vengono vissuti con un certo pentimento dagli adolescenti.
C’è una parte di questi ragazzi che è assolutamente disposta a riconoscere ai genitori i loro meriti e ogni desiderio di allontanarsi da loro si accompagna ad un senso di colpa.
Per la maggior parte degli adolescenti una certa quota di aggressività diventa fondamentale per non sentirsi troppo irriconoscenti verso mamma e papà e per raccogliere le forze per esplorare il mondo.
In ciascun adolescente, quindi, c’è un’oscillazione fra una rabbia che risponde al fastidio verso i genitori ed una rabbia che, paradossalmente, lo aiuta a mettere momentaneamente da parte l’affetto che prova verso di loro e a sentirsi autorizzato… a crescere.
Le eccezioni. Cosa fare con ragazzi difficili che non sembrano apertamente ostili.
Ma non tutti gli adolescenti sono così.
Alcuni adolescenti tendono ad essere cordiali, sempre affettuosi, collaborativi con i genitori.
Se il genitore di un figlio difficile vede una famiglia in cui c’è un ragazzo così, può sentirsi un po’ scoraggiato all’idea di non essere stato baciato nello stesso modo dalla Fortuna.
È proprio così, però?
Ha senso pensare che anche per questi ragazzi la conflittualità esista, ma che segua altri percorsi.
Si può trattare, ad esempio, di ragazzi che danno espressione alle loro esigenze conflittuali prevalentemente fuori casa perché la famiglia ha difficoltà a gestire questo tipo di contenuti (alcune persone si accendono molto facilmente, mentre altre sono così a disagio davanti all’aggressività da ignorarla). Molto spesso si tratta di ragazzi che tendono a vivere i sentimenti di rabbia prevalentemente dentro di sé, invece che all’esterno.
Direi che questo spunto ci serve per dire soprattutto che bisogna guardare a questo tema con una certa attenzione, perché la presenza di aggressività può voler dire allo stesso tempo
- che sta succedendo qualcosa di buono (come nel caso di un ragazzo che chiede indirettamente l’aiuto alla propria famiglia per essere aiutato a crescere, esprimendo liberamente anche emozioni spinose)
- ma anche che sta succedendo qualcosa di potenzialmente rischioso (come nel caso di una rabbia distruttiva e fuori controllo).
Ragazzi difficili a scuola: cosa fare?
La scuola è uno dei luoghi più importanti per l’adolescente.
Per il suo futuro, certo, ma anche dal punto di vista sociale ed affettivo.
Spesso le difficoltà scolastiche offrono un’occasione per capire cosa stia succedendo nel percorso di crescita di un adolescente.
La domanda da farsi è:
“Quando esprimono problemi emotivi, quale tipo di problemi emotivi stanno esprimendo?”
Un calo di rendimento, ad esempio, se è qualcosa di ben delimitato nel tempo rappresenta uno dei modi più comuni di prendere dimestichezza con le proprie competenze e i propri limiti. Quel calo, cioè, diventa funzionale può essere funzionale alla crescita dell’adolescente.
Se la situazione di difficoltà è più prolungata, come nel caso di un ragazzo che studia ma non rende, ad esempio, spesso testimonia una situazione di mancanza di risorse interne.
L’adolescente è impegnato a tentare di risolvere una difficoltà di natura emotiva che lo lascia senza risorse. Un esempio tipico è quello dell’adolescente impegnato a gestire un lutto, ma anche eventi apparentemente più banali possono avere l’effetto di imporgli un importante lavoro emotivo.
Situazioni più serie, come il desiderio di non andare a scuola o il cattivo rendimento generalizzato possono rappresentare un’implicita dimostrazione che il ragazzo sta vivendo dei problemi che da solo non riesce ad affrontare.
Non solo non c’è spazio per la scuola, dentro di lui, ma gli impegni scolastici possono diventare un peso ulteriore: la scuola diventa un nemico, un luogo dove le sue preoccupazioni assumono un aspetto molto concreto.
Un esempio molto frequente di quest’ultimo caso è quello dell’adolescente che teme la scuola perché la vive come un contesto in cui si sente eternamente inadeguato.
[In questa serie di articoli parlo più nel dettaglio delle difficoltà scolastiche]
Ragazzi difficili: cosa fare con la rabbia
La rabbia, come abbiamo visto prima, è potenzialmente l’espressione di un normale processo di crescita.
Anzi, bisogna dare per scontato che ci sia.
Quando si parla di una rabbia “normale”, però, è bene capire di cosa si sta parlando. Non si tratta tanto di misurare quanto frequenti siano gli episodi, o quale sia il linguaggio utilizzato. Questo può variare moltissimo in base alla configurazione di ciascuna famiglia.
L’elemento critico da tenere sotto attenzione è: questa rabbia quanto è controbilanciata da esperienze affettive positive?
L’adolescente in questione quanto sicuro si sente a poter tornare parzialmente bambino, quando gli è utile? Senza rimanere incastrato nella dimensione infantile o senza averne troppa paura?
Alcuni adolescenti diventano particolarmente inclini agli scatti d’ira perché hanno bisogno di controllare rigidamente come l’ambiente familiare risponde alle loro esigenze.
Questi adolescenti hanno un grande bisogno di essere aiutati a gestire il loro comportamento e a sentire che i loro genitori sanno cosa fare davanti alla loro rabbia.
Ovviamente, però, comportandosi come giovani tiranni non si rendono conto di creare tutte le condizioni perché questo non accada e spesso la spirale di aggressività, invece, aumenta.
Le situazioni di più grande difficoltà per l’adolescente sono quelle in cui, paradossalmente, sembra che ci si debba difendere da lui, più che aiutarlo. Spesso in questi casi l’adolescente tende a diventare violento.
Isolamento
Alcuni ragazzi sono difficili perché sono impenetrabili.
Anche questa, come la rabbia, è una dimensione caratteristica dell’adolescenza.
“Lasciami in pace!“
Esistono sicuramente momenti in cui la chiusura è utile perché l’adolescente ha bisogno di spazio per capire chi lui sia. Si chiude per esplorare quello che lo rende diverso da tutte le altre persone.
La domanda fondamentale, qui, diventa: vuole evitare il contatto con gli altri o sente di doverlo evitare?
Le crisi nelle capacità di rapporto con gli altri, soprattutto quando sono legate ad eventi specifici come il trasferimento in una nuova scuola, sono sicuramente affrontabili dando all’adolescente più sostegno di quanto non si verrebbe normalmente “autorizzati” a fare dal ragazzo stesso.
Quando l’adolescente però inizia a costruire nel tempo l’immagine di sé come di una persona che non ha amici, che non esce, che vive chiusa in se stessa link, le cose cambiano.
Questo adolescente non si sente in grado di avvicinare gli altri e vive la dolorosa condizione di non avere un’immagine positiva di se stesso.
Se lui non è in grado di modificarla, la proposta che questo sia possibile deve arrivargli da fuori.
Insomma, va aiutato.
Cosa fare con i ragazzi difficili?
Abbiamo visto che un “ragazzo difficile” può voler dire tante cose.
Negli esempi ho riportato alcune delle situazioni problematiche più diffuse che spingono un genitori ad interrogarsi:
“È tutto a posto?“
Il punto centrale è che ciascuna difficoltà si può presentare come inciampo normale, difficile ma superabile con un intervento educativo più attivo del solito o come situazione veramente problematica che richiede un aiuto specifico.
La cosa più importante, quindi, è farsi un’idea della superabilità di queste difficoltà.
I problemi sono legati alla situazione attuale o rischiano di trascinarsi, identici, negli anni?
La capacità di vivere e superare difficoltà emotive fa parte della crescita, che non può che essere un percorso che offrirà alcune difficoltà. Per l’adolescente e sicuramente anche per i suoi genitori.
Quando le difficoltà emotive dell’adolescente raggiungono dimensioni tali da non permettergli nessuna evoluzione, da lasciarlo, insomma, lì piantato nel mezzo del percorso della sua crescita, ha senso pensare di aiutarlo a stare meglio.
Sarà sempre lui, sostanzialmente, a doversi impegnare a continuare a crescere, ma potrà farlo quando avrà a disposizione tutte le risorse necessarie.