Depressione e fobia sociale

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Articolo a cura del dott. Matteo Albertinelli e del team di TuoPsicologo a Padova e Online.

La depressione e dei cattivi rapporti con gli altri spesso sono collegati in vari modi.

Sono delle cose che, soprattutto se partiamo da una definizione più larga di depressione, possono assumere significati diversi.

Depressione e fobia sociale: da cosa si parte?

I rapporti con gli altri quando si è depressi

Le cose cambiano molto se il punto di partenza sono i sentimenti depressivi o sono le cattive relazioni con gli altri .

Quando i sentimenti depressivi sono il punto di partenza spesso una persona si trova a sentire di essere troppo affaticata per coltivare il rapporto con gli altri:

  • si sente troppo pressata,
  • sente di non riuscire a rispondere a telefonate,
  • avverte gli inviti ad occasioni di socializzazione come un peso
  • e può avere la sensazione che gli altri tanto non capiranno come lei si sente e quindi, in definitiva, rischierà di sentirsi caricata del peso aggiuntivo di dover giustificare il proprio umore davanti agli altri.

Insomma, quando si è depressi si sta male, si è tristi, si passa molto tempo a piangere, o ad esempio a dormire o a cercare un’attività che occupi la mente allo scopo di non pensare.

In tutto questo si avvertono i tentativi più o meno goffi che gli altri (gli amici ad esempio) fanno nel tentativo di avvicinarsi e di dare un supporto come se fossero un peso ulteriore.

Esci! Ti farà bene!
Non ci devi pensare! Vedrai che distraendoti starai meglio!

Gli altri, il loro sguardo e le loro opinioni, diventano non una risorsa ma qualcosa di cui si sente di doversi far carico.

I rapporti con gli altri quando si soffre di ansia sociale o si è molto ritirati dal mondo sociale

Nel caso della depressione, i cattivi rapporti con gli altri sono un effetto dei sentimenti depressivi che spesso prevalgono nella persona depressa.

La situazione è un diversa nel caso in cui le difficoltà di una persona girino prevalentemente attorno ai cattivi rapporti con gli altri, specialmente nel senso di un’ansia, di una paura ad avvicinarsi agli altri.

Nel caso dell‘ansia sociale o di una tendenza all’isolamento sociale, sentire il bisogno di entrare in contatto con altre persone, di farsi degli amici o cercare un partner tende a portare la mente a

  • quello che loro potrebbero pensare di me,
  • a come potrebbero reagire al mio modo di fare,
  • alla propria (supposta?) goffaggine, inadeguatezza, impresentabilità nei confronti degli altri. Insomma, alla paura di fare una brutta figura e a quella di risultare indesiderabili per gli altri.
  • Ci si può anche domandare se esistano delle “strategie” adatte ad entrare in contatto con gli altri (il che pone il problema di quanto la necessità di adattarsi alle aspettative altrui possa far percepire un’avvilente mancanza di autenticità nel rapporto).

È come se l’esperienza di mortificazione che si sente di rischiare di dover affrontare nel momento in cui si verifica un contatto sociale con un’altra persona spingesse a far precedere a questo contatto una previsione: la previsione di un senso di fallimento sociale.

Quando è particolarmente forte e invadente, però, le proprie difficoltà ad entrare in relazione con gli altri non si limitano a far pensare ad una persona di non essere particolarmente spigliata socializzazione, ma prendono spazio fino a far percepire un senso globale di vergogna e fallimento.

Una persona con difficoltà di socializzazione cioè, tende a non pensare

Mi dispiace di non essere in grado di essere spigliato con gli altri“.

Tendono invece a prevalere pensieri autocritici più ad ampio raggio:

Questo fatto di fare sempre brutta figura davanti agli altri mi fa sentire stupido e inadeguato. Mi sento una cattiva persona, inadatto a stare con gli altri e respinto da loro“.

Depressione e fobia sociale: qual è il sentimento che prevale?

Abbiamo visto due situazioni in cui si provano delle sensazioni diverse:

  • un senso di appesantimento nel caso depressione,
  • un senso di vergogna, mortificazione e ansia nel caso della fobia sociale o di una situazione di isolamento di ritiro sociale.

Ad ogni modo sono cose a cui può essere piuttosto difficile pensare a mente fredda, come è sempre difficile pensare a se stessi a mente fredda.

Da queste riflessioni, però, possiamo ricavare un ragionamento che può tornare utile allo scopo di capire meglio se stessi:

quello che va storto nelle situazioni sociali è che richiamano alla mente uno stato mentale doloroso.

E quale?

Per alcune persone questo vuol dire:

  • L’insistenza degli amici mi fa star male perché non percepiscono la mia sofferenza e sembra che sia io di nuovo a dovermi adattare a quello che mi chiedono loro
  • e l’emozione prevalente in questo caso è qualcosa di vicino alla rabbia, talvolta all’odio e al rifiuto di farsi appesantire dalla presenza e dalle richieste degli altri.

In altre persone, invece, prevale

  • il desiderio di un rapporto finalmente buono, finalmente positivo con qualcun altro;
  • desiderio che si scontra contro la previsione che si farà una figuraccia, che si verrà fraintesi, che ci si mostrerà inadeguati e in questo caso il sentimento prevalente qualcosa di vicino alla vergogna.

Il punto centrale è che questo contatto o meglio la previsione del contatto con gli altri sollecita delle emozioni, emozioni intense da cui ci si sente sostanzialmente ingabbiati e che tendono a riproporsi.

Mi immagino che le cose andranno sempre allo stesso modo e quello che mi posso attendere dagli altri è che mi facciano ripiombare sempre nello stesso tipo di situazione frustrante e dolorosa“.

Questo ci porta dritti al cuore del problema.

Depressione e fobia sociale: aspettative e previsioni

Se si guarda bene alla situazione che abbiamo appena visto, ancora più del contatto effettivo con le altre persone il problema sono le aspettative che si hanno rispetto a quanto succederà con loro:

l’immagine degli altri che si costruisce all’interno della propria mente.

C’è un momento cioè in cui, inconsapevolmente e in modo automatico, si attribuisce un significato ad una situazione relazionale.

Se questa situazione relazionale assume delle caratteristiche problematiche, questo problema ha a che vedere sia con la situazione in sé che con il significato che le si attribuisce.

Come abbiamo visto, questo significato può avere che fare con l’aspettativa che le proprie problematiche vengono sminuite, vengano prese sottogamba, oppure con l’aspettativa di risultare poco interessanti, poco divertenti, poco adatti alla socializzazione.

Tutte queste reazioni che si immagina potrebbero avere gli altri dipendono però soprattutto dall’immagine che si ha di sé e che si teme di trovare rispecchiata nel comportamento degli altri.

Insomma, il punto centrale è che quello che si teme accadrà spesso corrisponde proprio a quello che si ritiene meno presentabile e stimabile di sé.

Da questa prospettiva, aspettarsi di stare male con gli altri significa sentirsi scoperti, messi a nudo, esposti. Significa entrare bruscamente in contatto con delle parti di sé di cui non si è per nulla contenti.

L’aspetto più importante, forse, di questo modo di vedere le problematiche legate a depressione, ansia sociale ed isolamento è che dà un’indicazione su come prendersene cura.

Il modo migliore per occuparsi della qualità del rapporto con gli altri, cioè, è fondamentalmente quello di occuparsi e preoccuparsi di creare al proprio interno un’immagine di sé un po’ più generosa.