Paura di dormire da solo in adolescenza (13, 14, 15, 16 anni)

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Articolo a cura del dott. Matteo Albertinelli e del team di TuoPsicologo a Padova e Online.

Ogni genitore sa che il sonno è una faccenda delicata nella vita di un essere umano che sta crescendo e quasi non c’è bisogno di dirlo.

Nel momento in cui si deve andare a dormire e si rimane soli si condensano angoscia e paure, l’insicurezza, sentimenti di abbandono, capricci, che vengono superati con il tempo e con la pratica per fare spazio alla capacità di stare soli con serenità, al piacere di stare soli con se stessi, alla capacità di tollerare le normali angosce che si presentano quando non si può appoggiarsi sulla presenza confortante di qualcun altro.

Paura di dormire da solo in adolescenza: un’acquisizione non sicura

Tutte queste sono delle acquisizioni che riguardano in larga parte l’infanzia, ma vacillamenti e passi indietro sono normali, soprattutto durante periodi di particolare difficoltà.

Ci sono situazioni in cui sia adolescenti che adulti trovano più difficile dormire: questo accade, ad esempio, quando si devono affrontare degli esami, quando si devono affrontare le tensioni all’interno di un rapporto con una persona a cui si vuole bene (nella maggior parte dei casi cioè con i genitori) o, ancora, delle difficoltà sul lavoro.

Detto questo, però, ci sono degli adolescenti per cui la capacità di dormire da soli non sembra qualcosa di scontato ed acquisito una volta per tutte.

Semplificando un po’, questo può accadere perché

  • o nella vita da adolescente è successo qualcosa che ne ha messo in discussione gli equilibri, come un lutto ad esempio,
  • o perché le conquiste infantili che riguardano il sonno si sono dimostrate meno solide di quanto non si potesse immaginare e sperare.

Quando un figlio grande chiede di dormire con i genitori, questi ultimi si trovano spesso a confronto con una sorta di sensazione di urgenza, l’urgenza di dover affrettarsi a capire come prendere la situazione per fare al più presto la cosa giusta per il ragazzo.

Aggiungerei anche un problema ulteriore, cioè il legittimo desiderio di non sentirsi troppo in colpa quando si acconsente al fatto che venga a dormire a letto con sé.

Come spesso accade quando ci si misura con delle questioni di natura emotiva, prima di riuscire a fare qualcosa di buono e utile è importante riuscire anche a prenderne in un primo momento le distanze, fare cioè un passo indietro rispetto alla situazione e provare a capirla.

Paura di dormire da solo in adolescenza: capire cosa succede

Nel caso cioè di un adolescente di 13, 14, 15, 16 o 17 anni che abbia paura di dormire da solo, gli aspetti più immediati da valutare sono due:

  • la sua tenuta psicologica
  • e il motivo per cui abbia trovato, in questo momento, la specifica soluzione di rivolgersi ai propri genitori per trovare in loro un sostegno.

Partendo dal presupposto che la tenuta psicologica dell’adolescente è qualcosa che troverà un suo pieno sviluppo alla fine del suo percorso di crescita per cui un certo livello di turbolenza bisogna aspettarselo, ci si può chiedere che cosa abbia turbato questa tenuta.

Ad esempio, come proponevo prima, può essere successo qualcosa per cui è naturale che in questo momento l’adolescente abbia bisogno di una dose supplementare di supporto e sicurezza e che vada a cercarla nei genitori?

[Cioè la paura di dormire da solo può essere espressione di difficoltà specifiche che sta vivendo quell’adolescente. In questo caso bisogna soprattutto fare riferimento a quei segnali che suggeriscono che quell’adolescente sta male, ad esempio nei termini di un’ansia particolarmente forte. In questo caso, bisogna chiedersi come si ricolleghi la paura di dormire da solo a questo nucleo problematico principale.]

Anche cercare un “evento scatenante” può voler dire pensare a situazioni molto diverse in cui quell’adolescente è coinvolto, dall’aver bisogno di assorbire l’intensa esperienza di essere stati coinvolti in un incidente d’auto al fare i conti con un rifiuto in campo romantico.

Cioè, non riuscire a dormire da soli può indicare un eccesso di richieste che provengono dall’esterno della sua mente.

Il vero, significativo, problema però nasce quando ci si accorge che c’è una pressione sulla mente all’adolescente che proviene però dall’interno della sua mente stessa.

Paura di dormire da solo in adolescenza: quando l’origine è dentro al ragazzo

Anche nei casi in cui l’origine di una difficoltà che porta l’adolescente ad avere di dormire da solo si può rintracciare un evento esterno significativo.

Non è necessario che si tratti di un evento traumatico come un incidente o un lutto ad esempio; si tratta però sicuramente di qualcosa che finisce per avere un effetto traumatico perché va a toccare l’adolescente su una sua fragilità, una fragilità che è presenta nel suo interno.

Ad esempio alcuni adolescenti riescono a formarsi un’immagine solo molto fragile di sé come soggetti capaci di cavarsela, di cavarsela da soli, autonomamente.

Quando allora vivono un’esperienza negativa anche apparentemente banale come delle difficoltà scolastiche, quegli adolescenti che, in modo prevalentemente inconsapevole, covano dei dubbi su di sé possono improvvisamente sentire che “è crollato il palco e che devono correre ai ripari”.

La prospettiva di dormire da solo in delle situazioni come queste può richiamare nella media dell’adolescente un confronto con le proprie fragilità, con la possibilità cioè di trovarsi solo e indifeso davanti alle proprie preoccupazioni su di sé.

(Questo accade, molto concretamente, anche perché quando si va a dormire ci si trova soli con i propri pensieri in una situazione in cui, lasciando man mano meno spazio alla coscienza, è più difficile sfuggire a questi pensieri.)

Per l’adolescente, rivolgersi ai genitori chiedendo la loro vicinanza in situazioni come queste, allora, vuol dire tentare di compensare la propria insicurezza con la loro sicurezza, beneficiando così della loro protezione,

  • o perché l’angoscia notturna è troppo forte da sopportare da solo,
  • o perché accettando questo tipo di conforto solo o prevalentemente durante il momento del sonno è come se scegliessero la notte come il momento privilegiato per la gestione delle proprie paure

A proposito di questo secondo punto in particolare, in alcuni casi è come se l’adolescente che chiede di dormire con i genitori sentisse che per affrontare tutta la paura della dipendenza nei confronti dei genitori, della ricerca d’affetto dal sapore infantile, dell’eventuale vergogna, fosse meglio funzionare a compartimenti stagni: di giorno adolescente autonomo, di notte di nuovo bambino dipendente.

Questo può avere l’importante funzione di far sentire a quell’adolescente che la sua vita diurna, la sua identità di ragazzo grande può uscirne meno intaccata.

È come se il suo scopo fosse di tenere ben separate la persona che è di giorno, quando riesce a essere indipendente, e quella che di notte, quando si dimostra cioè bisognoso.

Il problema però è che ovviamente non è possibile confinare queste difficoltà alla sola notte; è probabile che emergeranno in un modo o nell’altro anche di giorno.

E questo può essere utile, perché quando fa così, questo adolescente dà indirettamente una comunicazione:

Ho dei problemi e vorrei gestirli. In segreto però…

come a dire che si tratta di cose talmente spaventose, per lui, che fa fatica a prendersene carico apertamente.

Il più grande favore che possiamo fargli, da questo punto di vista, è quello di aiutarlo a riconoscere questo bisogno di cercare l’aiuto dei genitori dormendo con loro va bene, è utile visto che ne ha bisogno, ma che sappiamo anche che non è un bambino e possiamo aiutarlo a non sentirsi così, fino a quando sarà arrivato il momento potrà essere lasciato libero di pensare:

Non lo voglio fare più, non mi rappresenta più“.