Articolo a cura del dott. Matteo Albertinelli e del team di TuoPsicologo a Padova e Online.
Aiutare un figlio adolescente depresso per amore è bel proposito.
Vuol dire cercare un modo di stargli vicino.
È anche la buona idea il fatto che ci si domandi come aiutare, ponendosi cioè il problema di quale potrebbe essere un intervento “adeguato” in una situazione del genere.
Come aiutare un figlio depresso per amore: quali difficoltà?
Un primo problema potrebbe essere quello dell’intensità con cui vive la situazione:
il figlio in questione è veramente in significativa difficoltà, preoccupato, oppure è il genitore che osserva la situazione a vivere un’emozione particolarmente forte?
Qualcosa del genere avviene, ad esempio, quando un adolescente o un ragazzo più grande si trova a vivere una delle sue prime esperienze amorose significative: in questo caso l’emozione provata dai genitori può essere paradossalmente più forte di quella che di quella che vive lui stesso.
D’altra parte, vederlo veramente innamorato significa vederlo crescere ed allontanarsi da casa e questo può far dispiacere in parte i genitori ma anche provare soddisfazione per il loro “buon lavoro” nell’aver aiutato il ragazzo a crescere. Lui, invece, potrebbe aver investito molto meno in quella relazione.
Un’altra domanda potrebbe essere quella relativa al grado di supporto di cui potrebbe avere effettivamente bisogno quel figlio.
La fine di un’esperienza romantica e amorosa è qualcosa che sperimenta la maggior parte del genere umano.
Banalmente: se non fosse possibile mettersi molto spontaneamente nei panni di qualcuno a cui si vuole bene e che vive un’esperienza simile, immedesimandosi con lui, i film romantici non avrebbero tutto il successo che hanno.
Allo stesso tempo è anche una delle esperienze più importanti della vita di una persona.
La fine di un’esperienza romantica, quindi, può essere qualcosa che tocca veramente nell’intimo, può toccare anche dei nervi scoperti e può far far male in un modo non banale, in particolare quando si è piuttosto giovani e si è meno equipaggiati per prendersi cura di una ferita del genere.
Cito un ultimo importante problema con cui inevitabilmente si scontrano i genitori in una situazione del genere: il contrasto fra sentire di voler star vicino a lui ma di dover in parte anche star distante.
Oltre a pensare a dare sostegno, cioè, i genitori possono porsi molto ragionevolmente preoccuparsi di lasciare lo spazio necessario perché quel ragazzo cresca e, come è noto, per crescere c’è bisogno anche che la mamma e papà non siano sempre presenti.
Mamma e papà, cioè, possono giustamente preoccuparsi anche di non eccedere con le attenzioni, non facendo trovare la pappa sempre pronta anche per quanto riguarda le esperienza emotive.
Come aiutare un figlio depresso per amore: il problema di imparare a gestire le emozioni
Le esperienze emotive sono una cosa che si elabora e sperimenta in parte con gli altri e in parte da soli.
Quanto spazio ha a disposizione quel ragazzo per capire
- chi lui sia,
- che cosa abbia ferito dentro di lui di quell’esperienza,
- che cosa sente eventualmente di poter migliorare,
- che cosa invece sente che si è rotto?
Da questo punto di vista, è vero, ha senso lasciarlo un po’ per i fatti propri o, tasto ancora più dolente, lasciare che sia lui a scegliere con chi confidarsi, con chi condividere queste parti intime di sé che tocca con mano per la prima volta o giù di lì.
Poi c’è il caso in cui un ragazzo non riesce a gestire queste emozioni da solo, quella sfera di problematiche che riguarda più vicino il lavoro dello psicologo, diciamo.
Prendendo questo argomento un po’ alla lontana, si tratta di un’area che riguarda tutte quelle caratteristiche che una persona deve avere per assorbire il colpo di una storia d’amore che finisce.
Ad esempio una domanda importante è:
- Quel ragazzo mediamente si sente veramente in grado di essere degno di ricevere amore?
- Pensa ad esempio di essersi bruciato un’opportunità che non tornerà mai nella sua vita?
- Forse si è approcciato con questa stessa idea a quel rapporto?
Quel ragazzo, cioè, rischia di essere spaventato dai rapporti con l’idea che prima o poi si sentirà messo davanti all’evidenza di non valere un accidente e che quella sarà una catastrofe,
“A quel punto rimarrò solo ed è giusto che sia così perché nessuno potrebbe volermi“.
Questa forma di anticipazione negativa ovviamente rappresenta la deformazione della fine di una relazione che ha a che fare con l’immagine di sé che ha quel ragazzo.
Nel caso di un autostima molto carente, cioè, un’esperienza dolorosa come un rifiuto può essere un’occasione che viene colta per confermare l’immagine di sé negativa che l’adolescente con bassa autostima potrebbe avere.
Dall’altro lato, però, ha un certo peso anche l’immagine che quell’adolescente si fa dell’altra persona o degli altri in genere: quando ci si interessa di conoscere questo tipo di immagine, si viene a scoprire che le persone hanno una sorta di previsioni inconsapevoli su come si comporteranno gli altri in generale e, in particolare, su come si comporteranno con loro.
Nelle persone con una autostima carente, queste previsioni sono:
“Gli altri sono cattivi, sadici, crudeli o, peggio ancora, sono inaffidabili, per cui inevitabilmente io rimarrò ferito.”
“…eppure non riesco a stare bene se non sto con qualcun altro.”
Cioè anche in questo caso esistono delle previsioni sul comportamento degli altri che sono diverse e più problematiche rispetto a quelle che riesce a produrre chi ha un’autostima soddisfacente:
“Tutto sommato gli altri saranno delle rotture di scatole talvolta, ma posso abbastanza fidarmi, e non solo posso fidarmi: posso avere anche abbastanza fiducia di trovare qualcuno con cui mi incontrerò in modo positivo e tutti e due insieme saremo piuttosto bene“.
Come aiutare un figlio depresso per amore: gestire quello che si pensa di sé e degli altri
Molti adolescenti possono fare delle previsioni piuttosto nefaste:
- ad esempio possono avvertire che nel loro destino sta scritto che i loro rapporti con gli altri saranno delle faccende caotiche e disastrose,
- oppure che verranno immancabilmente abbandonati perché loro si sentono carenti delle qualità necessarie per essere interessanti per gli altri, che prima o poi si stuferanno di queste loro carenze
Ecco, quest’ultimo esempio può servire per rappresentarsi una cosa particolarmente importante, cioè il fatto che l’immagine di sé e l’immagine degli altri sono delle cose collegate, e non sono sempre caratterizzate dal medesimo segno (positivo/negativ).
Ad esempio si possono incontrare dei ragazzi che ad un primo impatto sembrano attribuire a sé tutte le colpe e che pensano di essere l’unica vera fonte dei propri problemi e che gli altri invece non siano così colpevoli.
Probabilmente quando si conoscono meglio queste posizioni quello che si scopre e che le cose sono molto più ambivalenti, molto più sottili di come appaiono inizialmente.
Questa caratteristica ambiguità, però, è qualcosa che riguarda tutte le menti umane e tutti i rapporti umani.
Quello a cui è utile fare particolarmente attenzione conta è che nelle situazioni di difficoltà le opinioni su di sé e le previsioni sugli altri finiscono per creare delle situazioni di significativa sofferenza. Questo accade anche per il fatto che alcuni adolescenti fanno su sé e gli altri delle ipotesi che assomigliano più a delle profezie che delle previsioni.
Chi sta male, cioè, tende a concedersi meno spazio di manovra, meno libertà quando si tratta di immaginare se stesso: tende a pensare di sapere come andranno le cose (cioè male).
Le difficoltà in amore sono una delle situazioni più d’impatto da questo punto di vista, cioè una delle situazioni che hanno più probabilità di far scoppiare una crisi in cui le previsioni negative non possono più essere messa in dubbio.
Le difficoltà legate all’amore possono essere quell’evento che dà il LA per dire:
“Non sono più disposto a credere che vada in un modo diverso da come ho paura che vadano le cose, cioè male. Ho avuto la conferma che le cose andranno male“.
Un episodio doloroso come un fallimento amoroso può dare un contributo fondamentale a cambiare in negativo gli equilibri interni di un ragazzo che, fino ad ora, era riuscito a gestire le proprie fragilità.
Come aiutare un figlio depresso per amore: questione di fiducia
Questi momenti di sfiducia e di disperazione in qualche misura riguardano tutti gli esseri umani e gli adolescenti in particolare.
Gli adolescenti
- si trovano nella delicata posizione di provare questi spiacevoli dolori che fanno parte della vita per la prima volta e quindi da un lato possono sentirne l’impatto in modo particolarmente forte
- e allo stesso tempo hanno meno strumenti per sentire, ad esempio, che non tutto è perduto, che questa è andata male ma che la prossima andrà bene o cose di questo tipo.
Ad ogni modo in un certo senso il livello di fragilità psicologica rispetto all’amore di una persona si misura anche in base al grado di fiducia che la sua mente è in grado di produrre. Il grado di fiducia nel fatto che le cose potranno andare bene.
Se questa fiducia manca, se l’immagine di sé è molto negativa, se l’immagine degli altri è molto negativa, ci sono più possibilità che un’esperienza amorosa critica sia l’incipit per una situazione di sofferenza più strutturata come una depressione, ma non solo, chiaramente.
Ciascun adolescente in difficoltà starà male secondo le particolari immagini di sé e degli altri che ha nella mente, secondo cioè a quello che è abituato ad aspettarsi dal mondo e che quella esperienza negativa ha già drammaticamente confermato, lasciandolo scosso.
A questo punto si può tornare alla domanda iniziale, cioè che cosa fare con un adolescente depresso, triste per una difficoltà in amore.
Se si pensa che tutto sommato quell’adolescente abbia le risorse per cavarsela da solo si ha più gioco e si può fare quello che si sente sia giusto per lui, una cosa che dipende da chi si è come persone, chi si è come genitore e da quello che si desidera trasmettere: ci sono persone che preferiscono mantenere un profilo più defilato, chi pensa che le cose si risolvano discutendo, parlandone, aprendosi, chi con questi temi ha delle difficoltà e ha bisogno, ad esempio, di comprare qualche cosa in modo da comunicare una vicinanza con i fatti più che con le parole, ma la cosa importante che è probabile che quell’adolescente sarà in grado di cavare qualcosa di buono da ciascuna di queste risposte.
Se invece l’adolescente che abbiamo davanti invece è fragile, la risposta è ovviamente più problematica e sarà molto difficile dirgli qualcosa di soddisfacente, perché è tutto il contrario di quello che lui si aspetta,
è tutto il contrario di quello che lui è disposto ad ascoltare in questo momento.
Tante volte tutto quello che si può fare è mostrargli che si pensa che lui possa stare un po’ meglio e spingerlo un pochino a farlo nel concreto.