Mio figlio ha mentito sulla laurea. Come comprendere e affrontare la situazione

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Articolo a cura del dott. Matteo Albertinelli e del team di TuoPsicologo a Padova e Online.

Quando un figlio mente sulla laurea o sugli esami universitari, spesso non sta soltanto cercando di ingannare i genitori. Può vergognarsi dei propri risultati, temere di deluderli, sentirsi bloccato o non riuscire a raccontare una difficoltà che si è protratta nel tempo. La bugia va presa sul serio, ma non interpretata automaticamente come superficialità o cattiveria

Mio figlio ha mentito sulla laurea: iniziare a prendersi carico della situazione

Come in altre situazioni in cui si soffre per il comportamento di un figlio è necessario fare un passo indietro, sostanzialmente, cioè prendere le distanze dalla situazione e provare a capire che cosa l’abbia portato fino a là.

Se si prova a fare questo, si può formare davanti agli occhi l’immagine di un ragazzo

  • che si è trovato a fare i conti con un’impresa da compiere
  • ma che non riesce a compierla
  • e che, allo stesso tempo, sente l’obbligo di mostrare a sé e agli altri di farcela.

Davanti a questa situazione, ci si potrebbe prima di tutto interrogare su chi sia il “mandante”: chi è che gli ha detto che laurearsi è una cosa così importante da spingerlo a mentire quando si è trovato in difficoltà?

Chi ha generato questa pressione psicologica?

Chi è stato a fargli pensare di non poter dire:

“Sono in difficoltà non riesco a farcela in questo momento“.

Quello che si finisce per scoprire, di solito, è che per quanto forte possa essere la cultura familiare attorno al discorso della laurea, quanto forte possa essere il mandato di due genitori che pensano che studiare sia importante, che alla laurea oggi non si possa rinunciare e altre buone ragioni di questo tipo, queste spinte hanno trovato però un terreno favorevole all’interno del ragazzo stesso.

Questo diventa ancora più evidente quando la cultura familiare è di stampo opposto, e promuove l’idea di lasciare i figli liberi di scegliere in modo prevalentemente autonomo: “Fa’ quello che desideri“.

In queste situazioni diventa ancora più chiaro che il pensiero di non poter centrare l’obbiettivo della laurea proviene da lui.

Mio figlio ha mentito sulla laurea: un’aspettativa personale molto forte

Nella maggior parte dei casi in cui un figlio fa finta di laurearsi, cioè, è il ragazzo stesso a porsi l’obiettivo di soddisfare una sua aspettativa interiore.

In qualche misura è lui a pensare che il fallimento non sia tollerabile, di doverlo nascondere e sostanzialmente di doversi nascondere, di non far sapere che cosa sta facendo perché dal suo punto di vista quello che sta facendo è fallire.

Allora si potrebbe essere tentati di dire:

Poco male, il fallimento è un’esperienza che prima o poi in qualche forma tocca affrontare a tutti gli esseri umani“.

Questa è una giusta e sensata obiezione, ed è verissimo che se non ci si lascia temprare dalle esperienze di fallimento si rischia di rimanere degli esseri umani piuttosto fragile.

Allo stesso tempo, l’idea che il fallimento sia un’esperienza normale non rende conto del fatto che in quel ragazzo c’è un’idea del fallimento del tutto particolare.

Nel suo caso, cioè, il fallimento non va inteso come un’esperienza che potrebbe riguardare tutti, ma piuttosto come qualcosa che sembra riguardare in un modo speciale proprio lui.

Non m’importa niente di sapere se ci sono delle altre persone che hanno delle ragionevoli difficoltà.

Non importa se qualcuno viene a consolarmi con l’idea che tutti devono affrontare delle difficoltà o altre baggianate simili: io non tollero di dovermi mostrare in difficoltà davanti agli altri e soprattutto davanti a me stesso“.

Ecco, questo insieme di pensieri conduce a pensare, per così dire, che potrebbe presto cascare il palco; un’idea che dal punto di vista emotivo è drammatica.

Un figlio finge di laurearsi principalmente per proteggere un’immagine di sé che teme di non poter sostenere. Spesso si tratta di aspettative personali estremamente elevate, non necessariamente imposte dai genitori, ma interiorizzate come standard di valore personale. Il fallimento accademico viene percepito come una minaccia radicale alla propria identità, spingendo il ragazzo verso la menzogna come strategia di sopravvivenza emotiva.

Le conseguenze emotive della scoperta

Quando emergono le bugie sulla carriera universitaria, si genera una situazione emotivamente drammatica sotto diversi punti di vista. Dal lato dei genitori, i sentimenti prevalenti sono:

  • preoccupazione genuina per il futuro del figlio.
  • tradimento e sensazione di essere stati raggirati;
  • delusione e rabbia;

Ed è drammatica anche dal punto di vista del figli, che si sente scoperto, fallito, umiliato, ma che, molto spesso, può contemporaneamente avvertire una punta di sollievo perché, se casca il palco, per lo meno la recita è finita.

Quando si scopre che un figlio ha mentito sulla laurea, cioè, ci si trova davanti sia ad una situazione connotata da umiliazione e tradimento della fiducia ma, contemporaneamente, anche ad uno sblocco che può ricondurre sulla strada di un’esperienza finalmente autentica.

Ogni volta che gli si domandava di un esame, quel ragazzo doveva mentire, inventare una storia, perché sentiva di non riuscire a fare altrimenti. Doveva costruirla abbastanza bene da non far intravedere la dolorosa realtà e sopportare allo stesso tempo un ulteriore esperienza di mortificazione, quella di pensare:

Non è vero quello che sto dicendo, io sto fallendo nel mio obiettivo

e allo stesso tempo quella di mentire ai genitori.

Il fatto che questa finzione venga scoperta, quindi, può dare sollievo perché questa sequenza di menzogne né si può interrompere.

Scoprire che la laurea era falsa: una mortificazione profonda

Scoprire che la laurea era falsa ha delle conseguenze che non si limitano agli aspetti pratici dell’esperienza: la scoperta può coincidere con un abbandono dell’università, con la promessa di riprendere gli studi o un qualche impegno simile, ma una domanda legittima e opportuna da porsi è:

È possibile che qualcosa del genere succeda di nuovo?

Non si tratta di fare un tentativo di prevedere il futuro (cosa che non è possibile chiaramente) ma, di porsi una necessaria domanda su chi sia e su come stia quel ragazzo in questo momento.

In parte si tratta di una ricostruzione:

  • la sua mente come affronta questo genere di problemi?
  • Anzi, di che tipo di problema stiamo parlando? Sono coinvolte problematiche di tipo emotivo, come ansia, depressione, le difficoltà collegate al mondo dello studio che di solito fanno capolino già in adolescenza e che in alcuni ragazzi si presentano in tutta la loro forza solo più tardi?

Il fatto di non riuscire a portare a termine l’esperienza universitaria ha delle conseguenze pratiche così profonde e così urgenti che, da un certo punto di vista, c’è il rischio di focalizzarsi troppo su tutto ciò che riguarda gli aspetti più concreti del prosieguo della vita di quel ragazzo e non riuscire a vedere le componenti emotive dell’esperienza.

Le conseguenze psicologiche di una laurea finta

Da un punto di vista psicologico, l’incidente legato all’università può essere stata una sorta di goccia che ha fatto traboccare il vaso, cioè un’intensa esperienza in cui un giovane ha vissuto una condizione in cui sentiva che venivano messe in discussione in modo radicale le proprie capacità e il proprio valore personale.

Il percorso che porta a mentire, alla laurea finta, ha conseguenze psicologiche importanti.

C’è la possibilità che si sia trattato di un’esperienza in cui si è dovuto domandare quale opinione potesse avere di sé e che avesse risposto con un verdetto molto negativo.

Persone diverse possono incontrare un’esperienza di radicale messa in discussione del valore personale in fasi di verse della propria vita.

Può succedere durante le scuole medie, le scuole superiori, può succedere all’università, può succedere sul posto di lavoro e in ciascuna di queste età queste difficoltà possono venire affrontate in un modo diverso e caratteristico.

Un adulto potrebbe cercare una nuova collocazione lavorativa, un adolescente potrebbe sentire di dover reagire d’impulso e di chiudere i rapporti con la scuola.

L’origine della crisi: autostima e aspettative universitarie

Per un ragazzo che si trova tra l’adolescenza e l’età adulta le cose possono essere ancora diverse.

Ad esempio, si tratta di un’età caratterizzata da una certa pressione a concretizzare le proprie inclinazioni e capacità. Lo studio universitario, da questo punto di vista, può essere avvertito come qualcosa che ha delle ripercussioni molto concrete, molto immediate sulle proprie possibilità, sulla propria integrazione nel mondo degli adulti e del mondo lavorativo, come se si ponesse il problema di dire:

Adesso non si può scherzare più, perché da adesso in avanti si fa sul serio e i miei risultati .

Il successo universitario, cioè, può chiamare direttamente in causa l’autostima dello studente. Se questa autostima è fragile, il fallimento universitario può diventare così mortificante da essere percepito non come un incidente superabile ma come la conferma dell’opinione molto negativa che si ha di sé.

Se le conseguenze sono così terribili, può diventare necessario nascondere l’elemento critico, cioè il fallimento negli studi, sia a se stessi che ai genitori, rimandando il più possibile il momento della verità e coltivando dentro di sé uno stato di costante fuga dall’umiliazione.
C’è un altro aspetto importante: a quell’età diventa via via più difficile essere soddisfatti di sé attraverso la soddisfazione di qualcun altro.

Le conseguenze psicologiche di una laurea finta possono essere significative e includono sentimenti di vergogna, ansia cronica, depressione e un profondo senso di fallimento personale. Il ragazzo spesso vive in un costante stato di allerta per il timore di essere scoperto, con effetti negativi sulla propria autostima e sul benessere emotivo generale. Un intervento psicologico tempestivo può aiutare a elaborare queste emozioni in modo costruttivo.

l rischio di falsificare i documenti accademici

In alcuni casi estremi, questa pressione psicologica può portare a comportamenti ancora più gravi, come falsificare la proclamazione di laurea attraverso documenti contraffatti. Questo gesto rappresenta l’escalation del tentativo di fuga dalla realtà che, se non affrontato, rischia di aggravarsi progressivamente nel tempo.

A quest’età, inoltre, diventa via via più difficile costruire la propria autostima attraverso l’approvazione altrui. Il ragazzo non riesce più a basare la sensazione di successo semplicemente guardando negli occhi dei genitori o di un insegnante.

Sebbene si tratti di un comportamento estremo, falsificare la proclamazione di laurea è un fenomeno che testimonia un livello di sofferenza psicologica molto elevato. Non è un comportamento comune, ma quando accade indica solitamente una pressione interiore insostenibile legata all’autostima e al timore del giudizio altrui. È fondamentale affrontare la situazione con un supporto psicologico specializzato, evitando colpevolizzazioni che potrebbero aggravare la crisi emotiva del ragazzo.

Mio figlio ha mentito sulla laurea: come ricostruire il rapporto

Cioè non si riesce più a basare la sensazione di aver raggiunto un successo guardando negli occhi della mamma, del papà o di un insegnante e, se vi si vede gioia, permettersi di pensare “Allora ho fatto qualcosa di buono“.

L’esperienza universitaria lascia un ragazzo abbastanza solo con se stesso e questo può diventare una forte occasione di crisi.

L’esperienza universitaria, per sua natura, può mettere un ragazzo nelle condizioni di dover pensare a chi è, che cosa fa e che cosa si deve aspettare da sé. Questo può trasformarsi in una situazione di crisi perché quel ragazzo può trovarsi nudo, disorientato, privo di una sicurezza emotiva che non è ancora in grado di garantirsi da sé e vittima dei propri sadici criteri di bravura.

Fondamentalmente, il fatto che lui non si senta bravo, non si senta capace, può essere molto più importante del fatto che possa essere in difficoltà quando si tratta di studiare.

Il fatto che abbia delle ambizioni e degli standard impietosamente alti o impietosamente incompatibili con le normali richieste universitarie può essere molto più importante del fatto che studi male e quella esperienza universitaria l’ha messa nella difficile posizione di doversi autorizzare da solo a sentirsi competente, forse per la prima vera volta.

In questa situazione così penosa può essersi trovato non capace di essere di sostegno per se stesso e tutto questo può essere diventato così schiacciante da aver avuto bisogno di creare non una realtà, perché non era possibile, ma almeno un’immagine di sé in cui le cose funzionavano.

Come sarebbe tutto bello se le cose andassero bene.

Se io fossi un buono studente i miei genitori sarebbero soddisfatti di me e io questo non riesco a farlo in questo momento, quindi bisogna che mi ingegni per farcela in qualche moto, ma adesso non ce la faccio. Intanto ci penso domani.”

Ecco, il momento in cui questo racconto si sgretola e le menzogne vengono a galla può diventare un’occasione, se viene accolta l’occasione per dirgli:

Il tuo percorso universitario in qualche modo può essere riparato, adesso vediamo cosa si può fare, ma quello che deve essere riparato, parallelamente, è il tuo rapporto con te stesso, altrimenti rischi non andare tanto lontano, università o non università; e anche perché è una situazione veramente in soffocante!

Quando si scopre che un figlio ha mentito sulla laurea per un periodo prolungato, è fondamentale evitare reazioni impulsive di rabbia o giudizio. Il primo passo consiste nel creare uno spazio di dialogo autentico, cercando di comprendere le motivazioni psicologiche profonde dietro la menzogna. È consigliabile rivolgersi a un professionista della salute mentale che possa supportare sia il ragazzo che la famiglia in questo delicato processo di ricostruzione della fiducia.

Ricostruire la fiducia dopo aver scoperto bugie sulla carriera universitaria richiede tempo, pazienza e un approccio non giudicante. È essenziale separare l’affrontare il problema pratico (il percorso di studi) dal lavoro più profondo sul rapporto emotivo. Un percorso di terapia familiare o individuale può facilitare questo processo, permettendo di comprendere le radici della menzogna e costruire una comunicazione più autentica per il futuro.