Articolo a cura del dott. Matteo Albertinelli e del team di TuoPsicologo a Padova e Online.
Quando si possono escludere delle problematiche di tipo medico chiare e ben definite, episodi di nausea e vomito in adolescenza sono un ottimo esempio di problematiche che stanno a cavallo fra il corpo e la mente.
Nausea e vomito in adolescenza: mente e corpo
Ha senso intendere le componenti corporee e mentali come due essenziali aspetti dell’emozione.
Quando si prova un’emozione
- il nostro corpo ha delle reazioni
- e più o meno contemporaneamente la nostra mente si attiva per tentare di dare una forma a queste sollecitazioni corporee attraverso delle immagini o delle parole che compongono i pensieri.
Quindi ci sono delle situazioni in cui nausea e vomito rappresentano il prodotto finale del tentativo di una persona di trovare una collocazione alle emozioni che prova.
In questo processo, chiaramente, possono intervenire diversi problemi.
Ci sono delle situazioni in cui una persona, un ragazzo,
- prova delle emozioni
- e a quella sollecitazione corporea non riescono a corrispondere le immagini e le parole che compongono i pensieri che hanno lo scopo di accompagnare l’emozione in modo che sia esprimibile, comprensibile ed utilizzabile.
- Allora, in alcuni casi, il corpo si ritrova a dover fare la funzione che di solito svolgono queste immagini, questi pensieri, cioè si trova a dover rappresentare le emozioni alla persona che le vive.
Quando si verifica una situazione di questo tipo, le emozioni coinvolte sono soprattutto quelle negative, problematiche. In questi casi, quindi, il corpo ci racconta sostanzialmente delle emozioni difficili.
Ad esempio può succedere che un’adolescente sia attratta da un coetaneo e che nel momento in cui vi si avvicina o c’è un’occasione di incontro inizia a provare una forte nausea e noi possiamo intendere quella nausea come il tentativo di gestire l’attrazione, l’eccitazione, l’emozione collegata all’incontro con quel ragazzo che la muove così tanto.
In un certo senso, quella nausea sta al posto di un pensiero, un pensiero di frequente negativo come potrebbe essere:
“Sono sicura di non piacergli“.
Nausea e vomito in adolescenza: un corpo che racconta e subisce emozioni
Quando le cose vanno così bisogna industriarsi per capire quale sia il significato specifico di quel sintomo.
Si tratta di qualcosa che può essere anche molto complesso, nel senso che, ad esempio, quella nausea
- può rappresentare il sentimento di essere rifiutata
- e allo stesso tempo una sorta di protezione da quella situazione emotivamente carica, nel senso che se il momento in cui bisogna incontrare quel ragazzo l’adolescente sta male, ha una forte nausea. Allora, non potendolo incontrare e dovendo invece rimanere a casa, si risparmia il dolore di affrontare una situazione in cui teme di subire un rifiuto.
È molto importante avere chiaro che non sempre le cose funzionano così,
cioè non sempre ha senso affannarsi a cercare una spiegazione psicologica così precisa, dietro a dei sintomi psico-somatici.
Anzi, può essere perfino pericoloso attribuire un’intenzionalità precisa a queste manifestazioni, perché spesso nel linguaggio quotidiano si attribuisce una volontà dietro a dei sintomi.
L’assunzione implicita è che, volendo, ci si potrebbe sforzare di sentirsi in un modo oppure in un altro e quindi finire per star meglio per effetto della propria nuda volontà.
A volte, cioè, il corpo non riesce a svolgere la funzione che svolgerebbero le immagini e le parole.
Questo può accadere proprio perché quel registro, il registro del pensiero è come se non riuscisse a funzionare adeguatamente quando si trova a dover affrontare il compito di dare voce ad alcune emozioni.
In alcuni casi le funzioni collegate al pensiero e alla rappresentazione delle emozioni possono non funzionare funzionare in particolare in alcune aree specifiche; in situazioni come queste sarebbe scorretto dire che il corpo stia provando a raccontare le emozioni.
Ci sono situazioni in cui un ragazzo non è in grado nemmeno di porsi il problema di raccontare a sé e agli altri le emozioni ma, semplicemente, il suo corpo finisce per cedere nel momento in cui subisce una forte pressione emotiva.
È come se fosse schiacciato da degli eventi che interpreta in un senso traumatico.
È come quando persona dopo una separazione da una qualcuno a cui voleva bene, dopo un lutto, ma anche prima di un esame, ad esempio, reagisce con degli attacchi di vomito incontrollabile
Difficilmente saremmo in grado di attribuire un significato di natura psicologica a quel vomito ma ci troviamo a doverla trattare come se fosse una sorta di prodotto di scarto della mente che non riesce a proteggere il corpo.
Una delle funzioni più importanti che ha il pensiero è quello di creare una sorta di protezione per la persona: permettere di gestire o elaborare, come si dice solitamente, un’esperienza emotivamente intensa.
[Un’importante situazione traumatica del tipo appena descritto è, ad esempio, quella della perdita precoce di un genitore da parte dell’adolescente.]
Nausea e vomito in adolescenza: la mente che fatica a gestire le emozioni
Ci sono delle situazioni, come abbiamo visto, in cui la mente non riesce a gestire delle emozioni e allora tenta di bypassarle, di evitarle, di liberarsene.
Non si tratta però qualcosa una modalità di funzionamento priva di conseguenze.
È come se quel carico emotivo non gestito comportasse una tensione che si riversa sul corpo.
Questa tensione si può trasformare in un sintomo somatico come il vomito. Questo genere di fenomeni tendono a presentarsi
- in persone che hanno una sorta di predisposizione psicologica verso le manifestazioni psicosomatiche;
- in situazioni che per le loro caratteristiche hanno un’alta intensità come la loro inevitabilità o il fatto di comportare delle conseguenze durature nel tempo.
Ad esempio,
- accade qualcosa di simile nel lutto, nel senso che la morte di una persona impone di non poterla vedere più,
- ma c’è anche nel caso dell’esame, nel senso che è uno di quegli eventi che presuppongono un prima e un dopo e che sono caratterizzati da una valutazione che rimarrà fissa nel tempo. L’effetto è ancora maggiore se si tratta di uno di quegli esami che si fanno una volta nella vita come l’esame di stato-maturità.
Si tratta di eventi a cui si può attribuire un significato molto forte, ad esempio nel senso di “un evento che mi definirà come persona”.
Nausea e vomito in adolescenza: rappresentarsi le emozioni
Entrambi i tipi di significato psicologico assunto da una manifestazione corporea come la nausea come il vomito, cioè il tentativo di rappresentare un’emozione o il radicale fallimento della mente nel gestirla, sono cose che ciascuno sperimenta nella propria vita.
Si sperimentano quando c’è bisogno di rappresentarsi a qualche livello attraverso il corpo qualcosa di importante che sta accadendo nella propria vita ma che ci farebbe soffrire.
In una situazione in cui pensare a qualcosa è così doloroso da produrre il legittimo desiderio di evitare di prenderne consapevolezza è come se la mente dicesse:
“Io francamente non sono in grado di occuparmi di questo; arrangiati“.
E qui è il corpo che si trova a farsene carico.
A questo punto però bisogna fare due puntualizzazioni.
La prima riguarda il fatto che in adolescenza questo tipo di gestione delle emozioni, cioè la gestione delle emozioni attraverso il corpo è più frequente.
- Sia perché il corpo è un po’ al centro dell’attenzione dell’adolescente, perché è un corpo nuovo che un corpo più vicino quello degli adulti non è più un corpo infantile, ha delle funzioni nuove ed è quindi una fonte di comprensibile inquietudine oltre che di sorpresa, scoperta, eccitazione.
- Sia perché gli adolescenti possono fare conto su una minore solidità psichica, nel senso che la loro mente, per così dire, va ancora un po’ allenata prima di poter rispondere efficacemente a delle pressioni emotive intense.
L’altra puntualizzazione, ancora più importante, è che da un lato è corretto dire che questi che ho descritto sono dei meccanismi psicologici che riguardano un po’ tutti, come avviene per la maggior parte dei meccanismi psicologici, piaccia o no. Cioè in ciascuno di noi c’è un pizzico di funzionamento depressivo, di funzionamento ansioso e così via, per cui ciascuno talvolta si ritrova nella necessità di affidare al corpo la gestione delle emozioni secondo un “funzionamento psicosomatico”.
Contemporaneamente, ci sono anche persone per cui un funzionamento psicosomatico diventa centrale e dominante nella gestione delle proprie emozioni.
Perché si tratta di un punto importante?
Se per un adolescente la gestione delle emozioni comporta uno scuotimento tale da comportare un vomito molto frequente e non appena succede qualcosa che lo mette in difficoltà quell’adolescente sta male fisicamente, diventa pericoloso pensare:
“Va bene, anche da questo imparerà; imparerà come gestire al meglio il proprio mondo interiore“.
In queste situazioni bisogna interrogarsi su quanto sia libero e capace di apprendere sul serio da questa esperienza, perché è possibile che non lo sia.
Se si tratta di una cosa che succede in modo ripetitivo, è molto più probabile che ci troviamo davanti a una modalità rigida di funzionare che lo costringe a seguire un percorso precostituito e difficilmente modificabile.
Se il corpo subisce una costante pressione da parte delle emozioni, si tratta di qualcosa di potenzialmente pericoloso sia dal punto di vista della salute fisica, sia dal punto di vista del funzionamento mentale di quell’adolescente, nel senso che quel ragazzo si trova ripetutamente a tentare di evacuare una pressione a cui è costantemente sottoposto.
Ed è naturale che questa pressione sia costante, perché le emozioni non sono una cosa di cui si può fare a meno, sono una parte molto rilevante dalla vita di una persona e soprattutto nel caso di un adolescente quelle emozioni gli servono anche per crescere.
Le emozioni sono anche un modo di appropriarsi del mondo e tentare di comprenderlo.
Insomma, sarebbe importante fargli arrivare il messaggio che ci sono dei modi migliori di rappresentarsi il mondo che vomitando.