Articolo a cura del dott. Matteo Albertinelli e del team di TuoPsicologo a Padova e Online.
Negli ultimi anni si parla un bel po’ di isolamento in adolescenza e per degli ottimi motivi.
La tendenza all’isolamento è qualcosa che caratterizza oggi molti adolescenti e dunque è utile parlarne.
È anche vero, però, che in qualche misura una spinta all’isolamento è una parte naturale dell’adolescenza, quando si presenta però
- all’interno di un oscillazione fra apertura e chiusura
- e fra interesse per se stessi e interesse per gli altri
Nei momenti in cui l’adolescente ha in testa
- prevalentemente il rapporto con gli altri
- e nei momenti in cui ha in testa prevalentemente se stesso, le cose che lo preoccupano, la sensazione di non essere veramente capito da nessun altro
sta scoprendo componenti diverse di sé. Il lavoro mentale svolto dall’adolescente in entrambi quei differenti momenti di pensiero sulle cose della sua vita gli rimarrà a disposizione come patrimonio nel suo futuro di adulto.
Perché gli adolescenti si isolano? Quando la chiusura è dolorosa
Nessuna vita umana, cioè, è fatta solo di rapporti con gli altri o solo di ermetica chiusura ma questi due tipi di esperienze sono due cose che in qualche misura ci devono essere e che sono in costante dialogo fra loro.
“Gli altri mi fanno scoprire delle parti di me che altrimenti non avrei conosciuto.
Quando sono da solo, però, mi rendo conto del modo in cui quelle parti sono veramente, originalmente mie.
A quel punto, se capisco un po’ di più chi sono io, riesco a presentare agli altri una versione di me più autentica, quando ce n’è l’occasione. “
Negli adolescenti che tendono a isolarsi è come se ci fosse una forma radicalizzata di attenzione verso se stessi.
Si tratta di una forma di isolamento in cui la normale oscillazione fra isolamento e apertura viene bloccata e in cui l’adolescente è un po’ paralizzato, con la sensazione che il nemico sia alle porte.
È come se quel ragazzo fosse rannicchiato in un angolino che prega che nessuno faccia capolino nella sua solitudine, altrimenti rischia di succedere qualcosa di brutto.
Nella maggior parte dei casi questo qualcosa di brutto ha che fare con esperienze di vergogna, di umiliazione e la sensazione di esser inadeguati e sostanzialmente di non avere i requisiti necessari per portare a termine con successo la propria crescita.
Cosa che porta un adolescente a fare queste amarissime riflessioni su di sé?
Tutto può partire da specifici episodi; uno degli esempi più significativi è quello degli episodi di concreta umiliazione, delle situazioni in cui il ragazzo si vergogna molto, ad esempio delle situazioni di bullismo.
È utile, però, leggere questi episodi come l’elemento che più salta agli occhi e che quindi può permetterci di concentrarci maggiormente su una situazione di difficoltà.
Il tratto più importante messo in evidenza da questa situazione di difficoltà, però, è una condizione interna di fragilità che preesiste a un qualsiasi episodio che scatena una ricerca attiva più intensa dell’isolamento.
Per intendersi, questa fragilità è rappresentata soprattutto da una percezione soggettiva di particolare fragilità di fronte alle esperienze di vergogna.
Una situazione di carenza autostima, sostanzialmente.
Perché gli adolescenti si isolano? Fragilità
L’episodio concreto conferma una cosa che l’adolescente sente e pensa da tempo:
“Sono stato umiliato.
Ho fatto un’interrogazione in cui ho fatto la figura del cretino stando zitto.
Ogni volta che devo parlare con qualcuno che vorrei che diventasse mio amico mi trovo a balbettare, per non parlare di una persona che mi interessa da un punto di vista sentimentale.
Oppure: ecco, lo sapevo, l’ho sempre detto che questo sport non fa per me, visto quanto fanno schifo i miei risultati“.
Man mano che questa credenza negativa interna si rafforza quell’adolescente diventa meno disposto a compiere quella desiderabile oscillazione fra isolamento e apertura agli altri di cui ogni essere umano ha bisogno.
Il ragazzo diventa invece sempre meno disposto a mettere in discussione la propria visione del mondo.
Quella visione del mondo negativo orientata alla paura di esperienze di umiliazione diventa la visione nettamente predominante, tanto che quello adolescente si dà il compito di evitare
- dei nuovi episodi che sente che inevitabilmente lo esporrebbero ad altre esperienze umilianti
- e ad altre esperienze che lo porterebbero a mostrare agli altri cose di cui lui si vergogna.
Si tratta di cose che non vuole che siano viste dagli altri e che lo spingono ad una trasformazione sostanziale.
L’adolescente inizia a comportarsi sempre di più questa sua paura come una prospettiva concreta che si verifichino degli incidenti e non come se le sue previsioni nefaste fossero dettate da una paura interna.
Un adolescente può arrivare alla scelta di isolarsi in modo più o meno radicale dagli altri quando per anni ha accumulato indizi che l’hanno portato a parlare di se stesso a se stesso come una persona inadeguata, che appena apre la bocca vive la minaccia concreta di esporre la propria inettitudine al resto del mondo.
È proprio a partire da questa minaccia che inizia a sentire in modo sempre più insistente che farebbe meglio a starsene da solo,
- al sicuro, senza dover soffrire per la preoccupazione invadente di essere in una qualche situazione per lui rischiosa,
- ma al contempo costringendolo a vivere ai margini del mondo abitato dagli altri che vivono normalmente, serenamente e che gli sembrano sempre più fatti di una pasta diversa da quella da cui è composto lui.
Insomma in un certo senso un adolescente si isola perché è ingombrato dalla presenza degli altri al suo interno e dalla sensazione che gli altri possono fare il bello e il cattivo tempo dentro di lui.