Depressione e procrastinazione

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Articolo a cura del dott. Matteo Albertinelli e del team di TuoPsicologo a Padova e Online.

Spesso una persona depressa fatica a fare le cose ed ha quindi la tendenza a rimandare impegni appuntamenti, scadenze… insomma, a procrastinare.

Depressione e procrastinazione: mancanza di energia

Ci sono vari motivi per cui la procrastinazione è una cosa frequente nelle persone depresse.

Il primo degli esempi importanti da fare è quello della mancanza di energia.

Ad esempio, una persona depressa può essere così indebolita da questo suo stato di depressione da non riuscire ad alzarsi dal letto e a lavarsi o da non riuscire a trovare la motivazione per mangiare. Il senso di fatica e di mancanza del piacere che contemporaneamente prova può lasciarla così senza energie da non concedergli la possibilità di concentrarsi sui suoi progetti. Davanti a questo stato di cose quella stessa persona può ad esempio provare vergogna in modo intenso per la prospettiva di essere giudicato dagli altri proprio per questo suo rimandare continuo, oppure può provare una sorta di sentimento di oppressione da parte degli altri.

È molto frequente che una persona depressa possa avvertire le richieste altrui come qualcosa di ingestibile e, di conseguenza, sentirsi frustrata e provare una forte rabbia. Questa rabbia, esprime contemporaneamente il dolore provocato dall’insistenza di chi si sente che non riesce a capire la propria sofferenza.

Depressione e procrastinazione: l’obiettivo della procrastinazione

Questa rabbia è in realtà qualcosa di importante nell’economia della depressione: è spesso una delle poche cose che concedono alla persona depressa di curarsi dei propri bisogni (“Mi fa arrabbiare che tu non mi capisca, soprattutto perché di solito non mi concedo di chiedere niente agli altri“).

Questa rabbia tende ad esprimersi spontaneamente… fino a che la persona depressa non ne prende consapevolezza. Quando la rabbia nei confronti del comportamento degli altri diviene consapevole tende a trasformarsi però in senso di colpa.

Mi arrabbio con delle persone che ogni tanto mi stanno accanto nonostante io sia una persona spesso così negativa!

Anche in queste situazioni è utile dare una lettura non superficiale della procrastinazione.

È utile pensare alla procrastinazione come ad un tentativo di gestire gli aspetti dolorosi del rapporto con gli altri.

  • La procrastinazione può cioè servire gestire la pressione prodotta dalle aspettative degli altri. (O, meglio, da quelle che si percepiscono come le aspettative degli altri). Ad esempio: “Mettermi al lavoro significherebbe mostrare la mia incompetenza. Finché non lo faccio, sono sicuro di non dover affrontare l’umiliazione di mostrare agli altri la mia incompetenza.
  • Al contempo, serve ad esprimere in forma mascherata una richiesta di comprensione. Ad esempio: “La mia assenza, il fatto che io non risponda alle sollecitazioni alla fine fa notare che c’è qualcosa che non va. Vorrei che qualcuno lo vedesse e capisse come sto.”

Da questo punto di vista, procrastinare significa soprattutto tentare di gestire emozioni dolorose e difficili da affrontare, come vergogna e rabbia.

Depressione e procrastinazione: usare la procrastinazione

Per quanto sia doloroso vedersi come dei procrastinatori, per quanto sia doloroso attribuirsi questa caratteristica, e per quanto il procrastinare crei dei problemi pratici con il lavoro o con la famiglia, è necessario abbandonare l’idea di espellere dalla propria personalità questa caratteristica.

Insomma, più che eliminarla, è utile usare la procrastinazione, per quanto possibile, per vederci riflessi alcuni dei propri bisogni emotivi.

Se si finisce per procrastinare, cioè, è proprio nel tentativo di gestire delle situazioni in cui i propri bisogni emotivi non vengono soddisfatti.

Lasciar scorrere il tempo per concedersi di provare a gestire una situazione percepita come frustrante quando in cui si avranno di nuovo le forze per farlo significa esprimere a se stessi la necessità di dare più spazio a quei problemi a cui il procrastinare stesso cerca di trovare una soluzione.

Il nocciolo della questione è affrontare questi problemi. Se ci si sente spesso carenti, inferiori agli altri e timorosi del confronto con il giudizio, queste cose non scompaiono nel momento in cui si smette di differire gli impegni, perché essere depressi significa avere dentro di sé un sistema che continuamente alimenta il proprio senso di inferiorità indipendentemente dai risultati concreti.

Quello che si può iniziare a fare, però, è trovare delle soluzioni che siano almeno più compatibili con i propri ritmi e con i propri bisogni.

È un po’ come se la procrastinazione imponesse di occuparsi sul serio dei propri bisogni emotivi.

Per quanto non sia piacevole, anche la procrastinazione può essere essere sfruttata per quello che di utile ha da offrire.