Articolo a cura del dott. Matteo Albertinelli e del team di TuoPsicologo a Padova e Online.
Se un figlio è arrabbiato con un genitore un motivo ci sarà.
Questo non vuol dire dargliele tutte vinte, perché è vero anche l’inverso: ci sono dei motivi anche quando è il genitore ad essere arrabbiato, o deluso, o infastidito dalla testardaggine del figlio.
In situazioni simili, però, i ruoli ricoperti dalle persone coinvolte sono fondamentali.
Con ruoli, in questo contesto, intendo indicare le funzioni psicologiche che sono ricoperte dai vari componenti di una famiglia e come queste implichino delle aspettative reciproche.
Figli arrabbiati con i genitori: compiti
Uno dei compiti fondamentali di un genitore, dal punto di vista psicologico, è quello dell’accudimento. Accudimento che non significa solo prendersi cura delle necessità corporali. Non significa nemmeno solo assicurarsi che i bisogni psicologici minimi di un figlio siano soddisfatti, come quello di ricevere affetto ed attenzione durante i primi anni di vita.
Accudimento, in termini psicologici, significa aiutare il figlio a dare una forma pensabile alle proprie emozioni, più gestibile. Questo in alcuni casi significa “parlare delle emozioni” ma significa, ancora più visceralmente, “aiutare un figlio a non essere travolto dalle proprie emozioni“.
Per un figlio, vivere delle emozioni intense e presentarle ai genitori (o, molto più spesso, sbatterle loro in faccia) significa cercare di dare una forma a queste emozioni.
SI tratta di un processo che può assumere forme molto diverse, con diversi livelli di turbolenza, perché ovviamente non si tratta di un processo che si svolge nella più imperturbata serenità. Sicuramente non senza influenze e stimoli.
Una delle più importanti di queste è il fatto che i genitori non hanno messo al mondo quel figlio in una condizione emotivamente neutra (per fortuna!): hanno caricato quel ragazzo di desideri, di tentativi di previsione su quello che sarà, spesso di aspettative.
Si tratta di forme di investimento preziose e necessarie, senza le quali un figlio si troverebbe completamente senza direzione, senza appigli per riuscire a pensare:
“Ma io cosa ci sono venuto a fare, in questo mondo? Chi sono e qual è il mio ruolo?“
Figli arrabbiati con i genitori: origine degli attriti. Adolescenza
Allo stesso tempo, questo modo personale dei genitori di vedere il figlio, assieme alle differenze delle personalità dei membri della famiglia, creano inevitabilmente degli attriti.
Inevitabili e anche utili, soprattutto a vedersi l’un l’altro: attraverso manifestazioni di rabbia e frustrazione, cioè, i figli possono spingere i genitori a porsi il problema di mettersi nei loro panni, passaggio fondamentale per ricevere aiuto nella gestione delle emozioni.
Questo è ancora più importante se non si tratta di uno scontro fra adulti, ma il figlio è, ad esempio, un adolescente.
Un adolescente è qualcuno che ha bisogno di oscillare fra l’attaccamento che ha un bambino per un adulto, e che è disposto a mettere da parte la propria volontà pur di mantenere bello saldo il rapporto con l’adulto e l’iniziativa del quasi-adulto che ha bisogno di sviluppare la propria autonomia e indipendenza.
Questi due bisogni, particolarmente in contrasto, possono creare una miscela esplosiva nei rapporti fra genitore e figlio.
Quando un figlio è particolarmente arrabbiato con i genitori, anche tanto da arrivare a scontri verbali frequenti, a distruggere pezzi della stanza o della casa o anche a cercare lo scontro fisico con i genitori, c’è una richiesta da leggere in quella sua arrabbiatura.
O, per dirla in modo più diretto:
se non si trova una sintonizzazione con i bisogni emotivi che quel ragazzo esprime in modo tanto faticoso, è difficile immaginare di poter intavolare un dialogo con lui.
Figli arrabbiati con i genitori: costruire un dialogo
Come dicevo, non si tratta di capirlo per dargli necessariamente, ingenuamente ragione su tutto, ma per trovare i modi e le parole che permettano di costruire un dialogo autentico con lui in cui poter trovare soddisfazione alle richieste di tutti.
Questo vuol dire soddisfare sia il bisogno del ragazzo di esprimersi e ricevere una guida, sia il bisogno del genitore di ricevere obbedienza e di poter continuare a investire sul figlio, cose essenziali perché quel figlio non si senta perso nel mondo.
Tutti questi bisogni sono utili e legittimi ma il ruolo di genitore prevede di riuscire a soddisfare i propri bisogni passando, prima di tutto, per un accudimento del figlio. Questo, nell’immediato, può voler dire anche solo abbassare i toni ad un livello tale da permettere di tornare a parlarsi.