Articolo a cura del dott. Matteo Albertinelli e del team di TuoPsicologo a Padova e Online.
La sensazione di stanchezza nella depressione ha una componente biologica importante.
La sensazione di stanchezza e le difficoltà nel riposare sono particolarmente caratteristiche dell’esperienza delle persone depresse per motivi che dipendono da “come sono fatti” sin dalla nascita.
Per capirsi meglio: è come se ciascuno di noi fosse più o meno sensibile a sviluppare esperienze depressive, nel corso della vita e chi lo è molto probabile che abbia delle difficoltà che riguardano la sensazione soggettiva di stanchezza e l’esperienza di un sonno disturbato.
Il versante psicologico di questa questione della stanchezza è altrettanto importante, però.
Depressione e stanchezza: aspetti psicologici
È utile pensare che questa stanchezza supplementare venga in qualche modo utilizzata da parte di chi è depresso per rispondere a delle esigenze sul piano psicologico.
Una persona depressa spesso si sente così stanca da non poter pensare.
Questo vuol dire due cose, di solito:
- Il bisogno di dormire più di frequente
- E una sensazione, quotidiana in certe fasi, di stanchezza costante che annebbia i pensieri.
Entrambe le cose possono essere usate per affrontare i pensieri dolorosi di natura depressiva.
Mentre i periodi in cui si dorme più di frequente corrispondono a dei periodi di crisi, in cui si è sommersi da pensieri dolorosi da cui si cerca riposo, la sensazione di annebbiamento dei pensieri che arriva con la stanchezza è una sorta di compromesso.
Un compromesso fra la necessità di svolgere le attività della vita quotidiana e di proteggere la propria mente da qualcosa di doloroso.
Questa stanchezza tende a presentarsi proprio in situazioni difficili da gestire sul piano emotivo:
- Situazioni di fallimento
- Sensi di colpa per qualche propria mancanza
- O rabbia nei confronti di persone care
Una persona depressa può vivere queste sensazioni in forma molto esasperata, ad esempio trasformando
- un incidente di percorso (un errore) in un chiaro segno della propria inadeguatezza;
- una situazione in cui non si è accorta di un bisogno di un altro come una prova del proprio egoismo;
- o una propria manifestazione di frustrazione come la prova di essere una persona cattiva e meschina.
Cercare di stare meglio
Uno dei problemi principali di chi è depresso è l’insistenza con cui episodi del genere rimandano a pensieri sulle proprie qualità negative, come se fossero qualcosa che è sempre pronto ad emergere.
Non potendo produrre dei pensieri diversi, spesso, la mente di chi è depresso è costretta a trovare dei rimedi alternativi.
La stanchezza ne è un esempio.
La stanchezza, in alcuni casi, serve a pensare meno a queste cose dolorose.
Ovviamente questa tecnica inconsapevole e spontanea di difesa comporta dei problemi, come il fatto di rendersi meno disponibili all’interazione con gli altri.
Si è cioè troppo stanchi per affrontare gli altri, cosa che a volte viene percepita come troppo impegnativa, anche quando si avrebbero a disposizione persone amorevoli e sinceramente interessate.
Un altro problema importante è quello di finire per limitare l’accesso ai propri pensieri. Certo, sono dolorosi, ma sono anche l’unica fonte reale di informazioni su quegli stessi funzionamenti mentali che vanno modificati per stare meglio.
Proprio per quest’ultimo motivo è utile pensare che sia necessario avvicinarsi con calma alla propria stanchezza di natura depressiva.
È un ostacolo, ma è anche vero che non può essere smantellato senza pensare di costruire contemporaneamente la capacità di prendersi cura delle emozioni negative da cui provano a proteggersi.
Insomma, non si tratta di stare belli svegli e basta.
Si tratta di recuperare la voglia di farlo perché non farlo significa rinunciare a parti di sé dolorose ma che sono, contemporaneamente, preziose.
E perché preziose?
Perché sotto a quei pensieri negativi ci sono legittimi bisogni di cui non è ancora stato possibile occuparsi.