La depressione danneggia la memoria e la concentrazione?

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Articolo a cura del dott. Matteo Albertinelli e del team di TuoPsicologo a Padova e Online.

La depressione danneggia memoria e concentrazione?

Quando si pensa alla depressione, la compromissione della memoria e della capacità di concentrazione non sono le prime cose  che vengono in mente.

Però sono aspetti molto rilevanti della depressione.

Chi è depresso ha familiarità con la sensazione di essere a volte rallentato, opaco, insonnolito.

È una strategia inconsapevole messa che ha lo scopo di proteggere da pensieri dolorosi, che vengono spinti oltre i limiti della coscienza.

Piuttosto che avere pensieri dolorosi, non si pensa a niente (e spesso si dorme).

Si può avere la sensazione

  • Di non riuscire a trattenere i pensieri nella mente
  • Di non ricordarsi eventi importanti o banali
  • Non riuscire a studiare o a lavorare in modo adeguato
  • Che quando si tratta di esprimersi o dare indicazioni si crei sempre confusione (in sé ma anche negli altri).

Si possono avere anche

  • vuoti di memoria improvvisi
  • vuoti di memoria mentre si parla
  • vuoti di memoria che peggiorano in situazioni di stress
  • abbandono di attività piacevoli come la lettura, che diventa difficile.
  • Effetti negativi su (quella che viene impropriamente detta) memoria a breve termine: non si riesce ad essere sufficientemente concentrati da poter immagazzinare le informazioni che permettono di ricordare qualcosa che, ad esempio, è appena stato detto da un’altra persona.

Questo modo di funzionare ha delle ricadute importanti su tanti aspetti della propria vita.

La depressione danneggia la memoria. Non riesco a concentrarmi su niente.

Tutto questo finisce per rendere più dolorosa la propria vita.

Dario ha perso la compagna, mancata dopo una breve malattia.

La sua vita cambia, un processo che dura per diversi anni dopo questo evento.

Non è un normale lutto.

Dario è depresso.

Non è motivato a frequentare amici; sente di andare al lavoro per mera sopravvivenza.

Una sera incontra una persona interessante. Una signora gentile, la moglie di un collega, che scambia con lui due parole sensibili e sincere durante una cena organizzata in occasione della fine dell’anno.

Dario risponde a malapena, si sente proprio rallentato. Vorrebbe dire qualcosa, ringraziare mostrandosi attento e partecipe, ma non gli riesce.

Quando torna a casa, si mette a piangere. Sente di non essere più se stesso, si sente stupido.

Pensa che avrebbe voluto essere capace di mostrare a quella donna quanto fossero importanti per lui le sue parole gentili.

Dario non solo non riesce ad avere dei rapporti normali con altre persone perché la depressione sta danneggiando la sua capacità di memoria e concentrazione, ma quando deve affrontare un fallimento si trova senza risorse.

Sintomi come problemi di memoria e concentrazione finiscono per creare dei problemi ulteriori:

  • gli altri prendono la mancanza di memoria e concentrazione per disattenzione o disinteresse e si allontanano
  • i problemi con gli altri, anche quelli legati al lavoro o allo studio, amplificano la percezione negativa di sé. Ci si sente incapaci e ci si riempie di colpe.
  • Abbandonare attività come la lettura può diventare un’occasione per vergognarsi di sé, come se queste azioni fossero volontarie.

La depressione danneggia la memoria. Cosa faccio?


Le persone che hanno problemi di memoria e concentrazione legate alla depressione di solito hanno un beneficio limitato a tentare di intervenire direttamente su questi sintomi.

È normale che sia così.

Come dicevo, questi sintomi hanno un effetto doloroso ma anche una funzione protettiva importantissima.

Ritirarsi parzialmente dal mondo circostante serve a ridurre il dolore che si prova.

Nella depressione molte situazioni, in particolare quelle che prevedono un contatto con altre persone, sono dolorose.

Ad esempio, le persone attorno a sé, anche quelle a cui si vuole bene, a cui si è affezionati, possono spingere la persona depressa a fare dei confronti con se stessa. E qual è la conseguenza? Sentimenti negativi. Ci si sente incapaci, fallimentari, colpevoli, senza fiducia nel futuro.

Se la depressione danneggia la memoria è la concentrazione è perché una persona depressa ha bisogno di ricavarsi degli spazi liberi da pensieri che la facciano stare male. Tagliare fuori dalla propria mente tutto quello che può far nascere questi pensieri, o dimenticarlo, ha questa funzione.

Ho già detto, però, che tutto questo ha un prezzo (ad esempio, cioè, essere percepiti come persone distanti può compromettere le relazioni con gli altri, e portare la persona depressa a vedere confermata la propria idea di non essere una persona capace di piacere agli altri). Questo è vero per tutti i sintomi della depressione.

D’altra parte, nessuno sarebbe motivato a curarsi, se la depressione proponesse delle strategie efficaci per non soffrire.

I sintomi depressivi sono una sorta di soluzione di emergenza che hanno un’efficacia limitata.

Il discorso cambia quando una persona depressa inizia una cura psicoterapeutica.

Man mano che la cura procede, i sintomi iniziano a scomparire. Iniziano delle lotte fra il paziente e le “abitudini” del passato. In queste situazioni, mi capita di vedere un paziente che

  • si sforza di creare delle condizioni in cui riesce ad essere concentrato (ad esempio incontrando altre persone in contesti privati e silenziosi)
  • fa liste per non dimenticarsi qualcosa di importante
  • inizia a scherzare con le persone attorno a lui su quanto sia smemorato (e così fa anche percepire di essere interessato agli altri)

La cosa interessante, è che sono cose che accadono spontaneamente e fanno parte del normale processo di lavoro psicoterapeutico [qui descrivo più nei dettagli in cosa consista la cura della depressione]. Creando spontaneamente queste situazioni nuove, un paziente sperimenta nuove cose su di sé, impara e, fondamentalmente, cambia.

Più una persona capisce quale funzione svolgano per lei alcuni sintomi, meno ne ha bisogno. Diventa invece in grado di trovare delle strategie alternative più efficaci.

È molto importante che tutto questo avvenga in modo sempre più automatico e spontaneo.

Quando una persona depressa si “sforza” di comportarsi in certi modi che pensa la farebbero stare meglio, fa qualcosa che a volte è utile, ma il vero cambiamento avviene quando lo sforzo cosciente non c’è più.

La vera guarigione avviene quando ci si comporta in un modo diverso, più utile e più adatto a stare bene in modo spontaneo.

Per me, il compito della psicoterapia è quello di rendere possibile questo tipo di cambiamento.