Articolo a cura del dott. Matteo Albertinelli e del team di TuoPsicologo a Padova e Online.
Il problema di motivare un adolescente allo studio non è solo una cosa diffusissima ma anche un problema di una certa profondità.
È così per un motivo in particolare, cioè per il fatto che il problema di motivare un adolescente allo studio cade in un’area spinosissima per un adolescente, cioè in quello spazio mentale in cui si sovrappongono
- da un lato le amorevoli spinte, i suggerimenti, gli ordini che arrivano dagli altri -o, meglio- dall’alto dai genitori
- e dall’altro le idee che nascono dal “di dentro” del ragazzo che per lui rappresentano un mondo nuovo e abbastanza inesplorato.
Motivare un ragazzo allo studio nonstante problemi e resistenze
In quest’area di incontro fra le spinte che vengono dall’esterno e quelle che vengono dall’interno può succedere ogni genere di cose, come sperimentano tutti quelli che hanno a che fare con gli adolescenti: dall’obbedienza di facciata che nasconde la volontà di tenere i propri pensieri per sé, quindi tenerli al sicuro, passando per una contrattazione fatta di cessioni parziali e fiere rivendicazioni.
Un’espressione classica di questa via intermedia è la seguente idea
“Studio quello che voglio io e per quanto riguarda il resto, vivacchio.”
[Tipica ad esempio di quei ragazzi di cui si dice che sono intelligenti ma vanno male a scuola]
Un’altra delle conseguenze possibili -estrema, questa volta- di questa sovrapposizione tra intenzione che arrivano da direzioni diverse è quella del totale rifiuto dello studio o del rifiuto della frequenza scolastica.
Beninteso, qui parlo degli aspetti psicologici dello studio, ché è il mio campo, ma ho anche ben presente il fatto che lo studio è anche una competenza specifica e che varia al variare delle materie.
Quello che succede però è che proprio le competenze, le specificità di ciascun ragazzo spesso forniscono l’occasione per mettere in gioco una problematica di natura emotiva.
Ad esempio un ragazzo che va male in una materia specifica può iniziare a sentire delle pressioni a mettere il rendimento in quella specifica materia al pari con quello che ha nelle altre. Questa è una situazione che può generare tutta una serie di conflitti diversi, ad esempio una lotta per la propria indipendenza di pensiero, del tipo:
“Non mi importa nulla di quello che sarebbe meglio per me, io ho diritto alla mia autonomia e quindi io decido di non studiare proprio questa materia“.
Si tratta caso in cui è utile pensare che il tono dell’adolescente si faccia particolarmente insistente perché proprio quel ragazzo potrebbe avere un dubbio su quanto potersi considerare genuinamente autonomo.
Un altro esempio di conflitto è quello che si genera fra l’invito a migliorare il voto di una materia e la manifestazione del bisogno di sentirsi accettati ed amati anche quando si ha qualcosa che non va, qualcosa cioè che l’adolescente percepisce come un difetto:
“Continuo ad andare male cioè così vedo se mi vuoi bene lo stesso“.
Come motivare un ragazzo allo studio: quando si va oltre ai normali inciampi
Gli esempi appena descritti sono esempi di inciampi emotivi normali, e comuni, fisiologici in adolescenza. In questi casi, difficoltà molto concrete possono essere vissute in modo intenso ed esasperato proprio perché si collegano alle inevitabili difficoltà interiori che l’adolescente incontra durante la propria crescita.
Ecco, questa visione ha però senso nel caso in cui ci si trovi davanti a difficoltà episodiche, passeggere, che non durano nel tempo e che non si ripetono di frequente.
Se ci sono delle difficoltà emotive consistenti e che sono di ostacolo alla crescita la faccenda è un po’ diversa; in questo caso cioè è come se le difficoltà emotive approfittassero dei problemi legati allo studio per strabordare dalla mente dell’adolescente e puntassero ad essere vissute all’esterno, nel mondo, proprio lì cioè dove possono essere affrontate.
Questo processo di sovraccarico delle difficoltà scolastiche è un processo inconsapevole che serve a rendere in un certo senso più gestibili alcune difficoltà emotive.
Quando diventano difficoltà scolastiche, le difficoltà emotive smettono (apparentemente!) di essere problematiche interne per diventare qualcosa di esterno, quindi
- comunicabile all’esterno (e quindi visibili a chi potrebbe accorrere in soccorso del ragazzo, come un genitore preoccupato o un insegnante scrupoloso)
- e concreto, cioè apparentemente più facile da gestire rispetto ad una sofferenza psicologica.
Le difficoltà emotive sono fra le difficoltà più tenaci che un ragazzo si trova a dover affrontare quando si tratta di superare dei problemi con lo studio, perché quando vengono affrontate sul versante dello studio è difficile che qualcosa cambi.
In questi casi, motivare un ragazzo allo studio vuol dire proprio aiutarlo ad affrontare la porzione emotiva dell’esperienza, così che lo studio possa tornare ad essere solo studio, che è una cosa già sufficientemente complicata di per sé, e non più qualcosa di così sovraccarico da risultare ingestibile.