Articolo a cura del dott. Matteo Albertinelli e del team di TuoPsicologo a Padova e Online.
La timidezza non è per forza una brutta cosa.
Chi fa fatica a fare dei passi nel mondo attorno a sé, ad esempio, spesso è costretto a guardarsi dentro e a coltivare quello che ha dentro di sé.
Bisogna intendersi sul grado di timidezza però, e capire se si tratta di un affrontabile reticenza o di una barriera invalicabile.
Sintonizzarsi con la timidezza verso i coetanei in adolescenza
La timidezza che un adolescente manifesta nei confronti dei coetanei ha delle caratteristiche particolari.
Chi si è lasciato l’adolescenza alle spalle da un po’ (come i genitori), può richiamare alla mente una sensazione utile a mettersi nei panni di uno di questi adolescenti timidi: pensare all’esperienza di reincontrare i compagni delle superiori dopo che sono passati molti anni può essere un buon modo per provare a capire quali siano le sensazioni sperimentate dai figli adolescenti.
Quando non si sono mantenuti dei rapporti di calda amicizia, quel tipo di rapporti che fanno sentire che ci si conosce e soprattutto che l’ex compagno di scuola ti conosce ed apprezza, è molto frequente che incontrare i vecchi compagni di scuola stimoli delle esperienze di confronto.
Si fa a gara alcune volte solamente fra sé e sé, altre volte in modo molto esplicito su chi ha ottenuto più soddisfazioni nella vita. Questo confronto può avvenire in ottica competitiva, ma anche come per soddisfare la curiosità di esplorare con interesse cos’abbia combinato l’altro in tutti questi anni, che tipo di persona sia diventato e anche per capire se si c’entri qualcosa con lui.
Beninteso: questo del confronto è solo un aspetto di un’esperienza più sfaccettata, però non mi sembra irragionevole dire che si tratti di qualcosa di molto presente.
Se parlo proprio del confronto che un adulto può avere con i vecchi compagni di scuola è perché l’esperienza del confronto è qualcosa di fondamentale nella timidezza nei confronti dei coetanei che può provare un adolescente.
Se si riesce ad immergersi in questo clima di gara o di rispecchiamento reciproco è più facile rendersene conto.
La timidezza che così spesso si può sperimentare in adolescenza nei confronti dei coetanei, cioè,
- da un lato ha che vedere con un’esperienza di rispecchiamento, cioè con come mi sento quando mi confronto con l’immagine mi viene rimandata,
- da un altro lato l’immagine che viene restituita è anche arricchita dal fatto che l’adolescente si sta confrontando con un’altra persona e quindi per un adolescente il confronto con un coetaneo non vuol dire solo “Tu sei così” ma vuol dire anche “Tu potresti essere così” o, con maggiore intensità, “Potresti ambire a essere in quest’altro modo che vedi nel tuo coetaneo“.
La timidezza verso i coetanei in adolescenza come difficoltà a farsi un’immagine di sé
Il confronto con quello che l’altro potrebbe pensare dell’adolescente è un’esperienza che lo mette a confronto anche con i propri desideri ed obiettivi: il confronto con un altro dà un rimando su di sé che inevitabilmente fa fare delle riflessioni su come è andato, questo confronto.
“Sono piaciuto o no?“
“Ho fatto una buona impressione?”
“Piaccio agli altri? Agli altri cosa piace di me? E a me cosa piace di me?“
Il fatto che questo confronto avvenga con dei coetanei è qualcosa che rende più intenso il processo di immedesimazione nell’adolescente.
Quando un ragazzo vede in un coetaneo qualcosa che ammira, può pensare: “lui è più o meno come me, per cui se mi impegno potrei anch’io diventare come lui, se lo voglio. Non sarà facilissimo, però poco farcela“.
Questo adolescente guarda il coetaneo, accetta di confrontarsi con lui e di ricavare dal confronto delle riflessioni su di sé.
Ma un altro adolescente potrebbe anche pensare: “Perché lui ce l’ha fatta e io no? Mi sembra un obiettivo impossibile!“
Ci sono cioè adolescenti che sentono che fra sé egli altri c’è una distanza che percepiscono come incolmabile.
Si tratta di adolescenti con una scarsa autostima, condizione che li porta a vivere spesso con fatica i rapporti con gli altri proprio per le esperienze di confronto che comportano. Quello che capita è che questi ragazzi possono trovare difficoltà a farsi degli amici o, al contrario, a investire fortemente su amicizie che i genitori avvertono come problematiche.
Adolescenti che non hanno fiducia in sé
È chiaro che tutti gli adolescenti a volte si sentono piuttosto sfiduciati, ma queste sono delle esperienze temporanee in una continuità di buona fiducia nei propri confronti. Anzi, sono esperienze che fortificano la possibilità di sviluppare una buona fiducia nei propri confronti
- perché corrispondono a delle prove che possono essere superate (il ragazzo ha cioè le risorse per imparare dalle brutte esperienze e “maturare”)
- oppure possono anche entrare chi quell’antipatico ma necessario repertorio di esperienze dei propri difetti che ciascuno di noi ha e su cui si sbatte la faccia in modo consapevole in adolescenza grossomodo per la prima volta (e se non per la prima volta in assoluto, almeno è la prima volta in cui si fa esperienza consapevole dei propri limiti con una certa intensità).
Gli adolescenti che vivono la timidezza nei confronti dei coetanei come qualcosa di schiacciante, invece, faticano a cavarne qualcosa di buono perché per loro si tratta di picchi di sofferenza in un’esperienza di sé basata sul timore di non farcela e sulla sensazione che la figuraccia sia dietro l’angolo.
Una cosa particolare è che quando un adolescente si sente così diventa più difficile per lui fare un vero e proprio confronto con il coetaneo, nel senso che un confronto è una situazione da cui si deve sentire di poter uscire dignitosamente mentre il ragazzo con delle difficoltà nel campo dell’autostima è più orientato a pensare che il match sia truccato in partenza e che lui si dovrà presentare “armato di pistola” ad affrontare “l’uomo armato di fucile” e in più con la convinzione di non avere scampo.
La differenza con Clint Eastwood in “Per un pugno di dollari“, quando si trovava in una situazione simile, è che l’eroe dei western poteva contare su una sostanziosa sicurezza di sé, capace di farlo risultare vincitore anche quando sulla carta sarebbe stato svantaggiato.