Articolo a cura del dott. Matteo Albertinelli e del team di TuoPsicologo a Padova e Online.
Ci sono genitori che chiedono e quelli che si sentono troppo in imbarazzo per farlo.
Quelli che pensano che sia importante parlarne e quelli che sentono come la cosa più importante il fatto di rispettare l’intimità del ragazzo.
Solitamente, ogni caso, se un ragazzo non ha mai dato segni di aver avuto una ragazza e non ha mai manifestato un interesse o ne ha manifestato molto poco, i genitori solitamente si dispiacciono.
Mio figlio non ha mai avuto una ragazza: spiegarsi la situazione
Il dispiacere dei genitori nel riscontrare questa situazione si intensifica e si trasforma in preoccupazione se questi segnali continuano a non arrivare man mano che il ragazzo cresce.
E qua faccio una puntualizzazione: in qualche misura ovviamente è una cosa che riguarda sia i ragazzi maschi che le ragazze femmine, però di solito la preoccupazione dei genitori è più intensa nel caso dei ragazzi maschi.
Semplificando una questione complessa allo scopo di avere almeno un punto di partenza, direi che probabilmente questa preoccupazione riguarda prevalentemente i ragazzi maschi per via dell’aspettativa che in questo genere di faccende i ragazzi maschi abbiano una posizione più attiva.
È come se mediamente ci si aspettasse da loro di vedere che sono in grado di “darsi da da fare”, nei termini di una specie di prova di crescita da superare:
“Per diventare un maschio adulto bisogna anche buttarsi“.
Quando un dei genitori mi parlano dell’argomento, direi che tendono a farlo con una certa prudenza, specie quando a farlo sono i papà.
Penso che, in molti casi, questa prudenza esprima la capacità di percepire come il figlio sia esposto a delle pressioni sull’argomento e, al contempo, di quanto possa far fatica a sopportarle.
In ogni caso, direi che si tratta di un discorso molto delicato, di cui è difficile parlare proprio in quanto va a toccare tempi e atteggiamenti, aspetti del modo di vivere le prime esperienze amorose che sono intimamente soggettivi.
È come se il solo parlare di questa preoccupazione legittima finisse per sollecitare subito la paura di voler suggerire l’idea che esista un unico modello buono per tutte le stagioni, quello appunto del “maschio che si da da fare“.
E invece, nel mondo coesistono modelli molto diversi di mascolinità e, in un certo, senso dei modelli alternativi a quello del maschio impavido sperimentatore oggi hanno anche un po’ più di spazio nella mente dei ragazzi stessi e nel mondo che loro stanno contribuendo a costruire.
La questione più importante è capire se un adolescente stia veramente scegliendo un modello più orientato all’introversione o se non sia invece inibito nelle sue sperimentazioni amorose.
Mio figlio non ha mai avuto una ragazza: inibizione
Dopo le necessarie puntualizzazioni, andrei al nocciolo della questione.
Il fatto che un ragazzo si sia messo in gioco o meno nel campo del romanticismo e della sessualità non è un dato indifferente.
È legittimo pensare che questo dato possa segnalare alcune sue difficoltà, soprattutto se scegliamo di utilizzarlo per capire se sia tutto a posto per quanto riguarda la sua crescita.
Per capire se difficoltà ci siano veramente delle difficoltà nel campo delle relazioni sociali siano entrare nell’ottica che avere o non avere una ragazza, come dato isolato, rischia di lasciare il tempo che trova.
[Ho scritto un articolo specifico sui problemi di socializzazione in adolescenza e un altro, in particolare, sugli adolescenti senza amici.]
Bisogna collocarlo nel contesto del resto della vita dell’adolescente e chiedersi:
“Questo dato, cioè il fatto che avuto una ragazza, per che motivo mi preoccupa?”
Uno dei motivi più frequenti è l’associazione fra il fatto di non aver mai avuto relazioni sentimentali e quello di avere delle difficoltà di socializzazione a più ampio raggio.
Questa è un’associazione che può essere utile perché per approcciare una persona e manifestare il proprio interesse e necessario fare una specie di scommessa su di sé, commessa del tipo:
“Sono un cavallo abbastanza buono da poter vincere questa gara con me stesso? Posso dire che ho delle chance reali, e se anche le cose dovessero andare male il tentativo sarebbe stato legittimo?“
L’adolescente con delle problematiche simili si fa continuamente, ripetitivamente domande simili. La differenza rispetto a quanto avviene di solito, è che nel caso dell’adolescente con delle difficoltà di socializzazione, il ragazzo in questione si dà pochissime possibilità.
Avere una ragazza, tollerare l’insicurezza
Quello che succede nella normalità, in particolare nella normalità di un adolescente, è un’oscillazione tra sicurezza (anche esagerata,
anche enfatizzata) e insicurezza (anche lei, speso momentaneamente drammatizzata come qualcosa di insuperabile).
Insomma è normale che l’adolescente anticipi che un eventuale rifiuto lo scotterà e la possibilità di anticiparlo lo aiuterà in molti compiti utili, nell’ottica della gestione delle emozioni: diventare capace di coltivare un’immagine di sé sufficientemente buona, capire come proporsi agli altri, riconoscere cosa ci sia di buono e cattivo dentro di sé…
Ha senso preoccuparsi per un adolescente quando c’è motivo di pensare che questa oscillazione fra sicurezza e insicurezza non ci sia, nel senso che si pensa che un ragazzo sia portato a sottostimare le proprie possibilità.
Quando cioè ci facciamo l’idea di un ragazzo che si guarda allo specchio e vede un ronzino che farebbe meglio a restarsene fermo nella stalla.
“Sai che figuraccia mostrare a tutti la mia scarsa prestanza? La mia inettitudine?“
Accorgersi che dentro al proprio figlio dimorano pensieri simili può essere molto frustrante per i genitori,
- perché da un lato sono capaci di vederlo con uno sguardo più oggettivo del suo: cioè sono capaci di valutarlo realisticamente come un ragazzo come tanti altri e quindi che può cavarsela ragionevolmente come tanti altri
- allo stesso tempo, però, quell’adolescente è il figlio che loro amano e ci può essere una difficoltà a pensare che lui possa sentire di non piacere agli altri, quindi possono far fatica a mettersi nei suoi panni.
Quest’ultimo aspetto è particolarmente importante, perché spesso i genitori si trovano a provare a convincere un ragazzo che è bravo, bello e buono, mentre lui ha un disperato bisogno di sentirsi dire che è vero che ci sono dei difetti dentro di lui ma che, al contrario di quello che pensa, sono del tutto accettabili e normali.
La comprensibilissima tendenza dei genitori a sottolineare quanto ci sia di buono in lui rischia invece di farlo disperare, perché non riesce a guardare a se stesso con lo stesso amore con cui viene guardato da loro.
[Questa è una dinamica caratteristica degli adolescenti con una bassa autostima.]
Ecco, se la situazione è veramente come quella descritta in questo esempio, la prima delle cose difficili è proprio quella di mettersi nei panni un adolescente che proprio non riesce ad avere fiducia e sé.
Se si riesce a mettersi in quella posizione ci si accorge che ogni incoraggiamento inutile e ogni domanda è dolorosa, perché lo obbliga a mettersi a confronto di nuovo con la sensazione di non valere granché.
Anche in queste situazioni, però, se si va a cercare con cura è possibile trovare una traccia, anche minima, di quell’oscillazione fra sicurezza e insicurezza di cui parlavo.
Una traccia che faccia pensare che anche quell’adolescente silenziosamente, di tanto in tanto, riesca a sperare, riesca a credere di poter trovare spazio nel cuore degli altri.
Ecco, se si vuole che parlare con lui di questi temi dolorosi diventi possibile parlarne
- è prima di tutto però necessario accettare il suo punto di vista,
- e accettare di vedere la parte negativa di lui, quella che si sente assolutamente estranea agli altri, distante dagli altri.
- Questi sono i prerequisiti per poter tentare di ricreare equilibrio fra quella grossa porzione di lui che dubita di poter essere accettata dagli altri e quel pezzettino di lui che ancora ci spera.
Lo scopo è quello di far sentire a questo adolescente insicuro di poter provare a correre il rischio di ricevere qualche delusione per ottenere la soddisfazione di condividere se stesso con qualcun altro.
Di trovare la forza di concedersi il rischio di approcciare una ragazza.
E la possibilità di fargli vedere che è dentro di lui per primo che si nasconda la possibilità di crederci è più prezioso di qualsiasi incoraggiamento che gli possa arrivare da fuori.