Articolo a cura del dott. Matteo Albertinelli e del team di TuoPsicologo a Padova e Online.
Le situazioni in cui è richiesto di mettere in atto una prestazione sociale sono delle situazioni in cui bisogna performare davanti agli altri:
- le interrogazioni a scuola,
- una presentazione al lavoro,
- anche il normale contatto con il confronto con i colleghi,
- ma anche delle normali situazione con degli amici o dei conoscenti in cui si sente che bisogna fare bella figura, in cui si desidera farsi conoscere per quelli che si è ma si sente che c’è il rischio di fare una figuraccia o ancora di apparire noiosi o poco interessanti.
Di solito, quando si prova ansia in queste situazioni è perché si teme di fare qualcosa di inadeguato e di essere giudicati negativamente dalle persone con cui si interagisce.
Cioè si fa una sorta di previsione di quello che accadrà e si prova un timore rispetto a questa previsione, perché la previsione riguarda degli esiti negativi.
La domanda più importante da farsi è:
“Da che cosa dipende questo timore? Perché si è così preoccupati che le cose vadano male in delle situazioni sociali?“
Ansia da prestazione sociale: una questione di alti standard
Quando si vanno ad osservare queste situazioni da vicino ci si accorge che riguardano sostanzialmente degli standard interni.
Le situazioni sociali, o meglio, l’interazione con un’altra persona, rimanda ad una immagine di se stessi come soggetti coinvolti in quell’interazione e uno degli aspetti fondamentali di questo coinvolgimento ha a che fare con gli standard che si è soliti darsi, in modo soprattutto inconsapevole.
Un rapporto con un’altra persona espone cioè a dover pensare dentro di sé quali siano le condizioni da rispettare per sentire di poter avere una buona e positiva impressione di sé all’interno di quel rapporto.
Il confronto con queste aspettative su se stessi è un aspetto dei problemi di socializzazione che, da un certo punto di vista, c’entrano poco con il rapporto con le altre persone.
Riguardano invece il rapporto con se stessi:
“Come mi aspetto di comportarmi in una data situazione? Cosa mi aspetto da me? Che immagino di me? Che opinione ho di me?”
Quando ci si sente schiacciati da questo tipo di domande, di solito ci si accorge che provare ad impegnarsi stringendo i denti per comportarsi in modo soddisfacente, fare di tutto perché le cose vadano bene, finisce soprattutto per
- aumentare lo stress
- e portare dei risultati che sono un po’ sconfortanti, nel senso che i fallimenti sono inevitabili prima o poi.
Se si pretende da se stessi di dover semplicemente “sopportare” la pressione di risultare adeguati secondo i proprio standard, quello che se ne ricava è il rischio di sentirsi semplicemente molto avviliti, soprattutto una volta che questi fallimenti normali si verificheranno.
Questo inevitabile avvilimento, inoltre, rischia di creare a sua volta delle uno stato mentale in cui si mescolano scoraggiamento e apprensione, che ha la conseguenza di creare un terreno inadatto a costruire delle interazioni soddisfacenti.
Insomma, se si ha una paura così forte di essere inadeguati e non si tollerano in modo assoluto la prospettiva di avere momenti di difficoltà, è probabile che la capacità di avere dei buoni incontri sociali sarà compromessa.
Ansia da prestazione sociale: il peso delle proprie difficoltà
Il problema della prestazione sociale non è tanto il fatto che ci saranno delle difficoltà: chiunque fa degli inciampi in delle situazioni sociali e alcune persone fanno più inciampi in delle situazioni sociali.
La vera questione è il peso che si dà a questi inciampi. È come se per alcune persone, però, quegli inciampi, quelle difficoltà a performare in modo adeguato secondo i propri standard in delle situazioni sociali, fosse inaccettabile, come se rappresentasse qualcosa di molto negativo di sé.
Se il proprio scopo è quello di liberarsi delle proprie difficoltà a socializzare, è utile porsi prima di tutto l’obiettivo di riuscire a cambiare il modo di vedere se stessi.
In un certo senso, l’obiettivo dev’essere quello di diventare più pazienti con se stessi.
Quello che intendo dire è che per la qualità delle proprie interazioni sociali è molto più positivo il fatto di riuscire a non pretendere irragionevolmente la perfezione ma di diventare capaci di sopportare le normali sbavature che in queste interazioni possono verificarsi.
Come a dire:
“Io che ho paura delle interazioni sociali e della figura che faccio nelle interazioni sociali, ho un’opinione di me sufficientemente buona da pensare che esistono delle situazioni in cui posso cavarmela oppure, in fondo, quello che rischio di pensare nella maggior parte dei casi è che sono io che non vado bene?“
La vera domanda è:
“Perché solo così severo nei miei confronti da pensare di non andar bene a nessuno in nessun contesto?“