Articolo a cura del dott. Matteo Albertinelli e del team di TuoPsicologo a Padova e Online.
Un’ansia legata all’esperienza universitaria può assumere molte forme diverse.
Ansia da università: esami, obiettività, serenità
Può essere sia qualcosa di legato soprattutto agli esami, una situazione in cui ad esempio
- non si riesce a dormire una notte prima dell’esame,
- la mattina prima di andare a farlo si vomita,
- man mano che il momento si avvicina si iniziano a provare delle forti palpitazioni,
- durante l’esame stesso ci si sente annebbiati e si fa fatica a rispondere,
- si ha paura di fare scena muta e si finisce per farla e non si riescono a fare dei collegamenti nella propria mente perché si è troppo distratti da un senso di preoccupazione rispetto a quello che sta succedendo.
Possiamo parlare di ansia nei confronti dell’università anche nel caso, però, di uno studente che prova un generalizzato senso di preoccupazione che gli impedisce di pensare in modo obiettivo al proprio percorso di studi.
Ansia da università: serenità vs preoccupazioni
Ancora più che di “pensare in modo obiettivo”, la questione è quella di farlo in modo sereno.
In chi prova una forte ansia legata all’università è come se il pensiero sul proprio percorso di studi fosse continuamente intaccato delle preoccupazioni rispetto al fatto che le cose potrebbe andare male, che i propri risultati potrebbero non essere soddisfacenti e così via.
Il risultato è quello di un’ansia che si mangia l’esperienza dell’università.
L’ansia, cioè, è così prevalente che è come se si rovesciasse sopra all’esperienza universitaria coprendola come una sorta di mare di melassa e il risultato rischia di essere che non si hanno più le idee chiare su quello che si sta facendo, su quali siano i propri obiettivi e quali siano le difficoltà effettive sul piano più pratico-immediato, perché molto spazio all’interno della propria mente è occupato dall’attività di preoccuparsi.
Ecco, sicuramente bisogna chiedersi se questo studente abbia una sua propensione a sviluppare un’ansia particolarmente forte.
[Altrove ho scritto più nel dettaglio dell’ansia e di forme specifiche di ansia come ansia sociale o agorafobia].
Oltre alla sensibilità personale all’ansia, è utile tenere conto di quegli elementi dell’esperienza dell’università che tendono più facilmente a sollecitare ansia.
Andare all’università, e specialmente come fuori sede, è un cambiamento di vita importante. C’è un aspetto in particolare dell’esperienza universitaria che mi sembra particolarmente importante, sotto questo profilo, e cioè il fatto che l’università sia un’esperienza di vera e forte autonomia.
- Organizzare lo studio,
- prepararsi per gli esami e organizzare la propria vita di studente fuori sede,
- sopravvivere al fatto che talvolta non si riceve una risposta nel proprie email e bisogna arrangiarsi in qualche modo…
La sfida sta anche e forse soprattutto nella nuova modalità di amministrare se stessi in questo periodo della propria vita e c’è il rischio che l’esperienza universitaria vada a sollecitare una sorta di perfezionismo presente in alcuni studenti, tendenza che rischia di peggiorare nella misura in cui viene proprio chiesto loro di essere autonomi.
Ansia da università: i rischi del perfezionismo
Lo studio universitario autonomo è qualcosa che rischia di mettere in croce alcuni studenti che si trovano a confronto con la sensazione di sentirsi sempre inadeguati.
Se questa paura fa da sfondo della vita dello studente perfezionista, lo studio universitario gli fornisce una situazione per trovare tutta una serie di indizi che lo porta a pensare di avere ragione:
“Vedi che sono proprio inadeguato…”
Il tipo di studio a cui invita l’università, cioè, può rendere difficile che alcune persone riescano a dire a loro stesse:
“Ho studiato a sufficienza, ho studiato nel modo corretto per questo esame, sono preparato a sufficienza, se questo esame dovesse andare male di certo non sarei contento ma che ci vuoi fare…
vuol dire che dovrei dare una direzione diversa il mio modo di studiare. Non devo pensare di poter sapere tutto ma devo concentrarmi su il tipo di risposta che sono funzionali al superamento dell’esame“.
Tutte queste operazioni sono più difficili per quegli studenti in cui nell’attività dello studio vengono in primo piano degli aspetti emotivi dolorosi; ad esempio:
“Gli esami mi fanno sentire impreparato. Non è importante quanto gli studi perché quella sensazione continua a rimanere sullo sfondo anche se so il libro a memoria da capo a fondo e se lo saprei recitare anche all’inverso“.
Oppure
“la prospettiva di fare scena muta all’esame mi fa vergognare così tanto che mi sento paralizzato e diventa preferibile non sostenerlo quell’esame“.
È come se queste considerazioni esponessero chi le fa al rischio di uno scivolamento di senso,
- da “studente che ha delle difficoltà, problema oggettivo che può essere superato”
- a “studente che si sente una persona fallita e i suoi fallimenti universitari sono la prova di questo”.
Ansia da università: paura per gli esami o paura di non avere valore?
Questo è il problema centrale:
- questo studente universitario ansioso sente di essere uno studente in difficoltà, cioè una persona che vive una condizione non di certo piacevole ma che non arriva a compromettere il proprio globale rispetto per se stesso,
- oppure la propria paura del fallimento si è fatta così invadente che inizia a prevalere l’angoscia davanti alla sensazione di non saper di non poter combinare nulla di buono, come se il senso di fallimento fosse qualcosa che non riguarda delle specifiche prove ma una sensazione generale in cui si rimane ingabbiati.
Proprio il fatto che quello dello studio universitario sia un’esperienza di autonomia rischia di trasformarsi in una specie di formula letale nel momento in cui quello studente inizi a pensare:
- “Se tutto è in mano mia allora vuol dire che questa è la ricetta per il disastro. Se tutto è in mano mia, sicuramente non saprò cavarmela e non ne uscirò vivo“.
Si tratta di sentimenti che hanno a che fare con la scarsa autostima si mescolano con la paura del giudizio degli altri e la paura di fare brutta figura. Si tratta insomma di trovarsi incastrati in una rappresentazione impietosa di se stessi e nell’aspettativa che le altre persone condividano questo istinto critico feroce.
Se la prospettiva diventa questa, le normali esperienze di valutazione del proprio percorso rischiano di assumere delle proporzioni mostruose, di diventare qualcosa di soggettivamente inaffrontabile.
A quel punto la questione non è tanto una questione di studio, ma di reimparare a fidarsi di se stessi che è una condizione essenziale, certamente per vivere, e anche per ritornare a poter pensare una cosa come l’università in un modo più disteso.