Articolo a cura del dott. Matteo Albertinelli e del team di TuoPsicologo a Padova e Online.
Oggi, la tendenza sicuramente più diffusa fra i genitori è quella di essere sicuri di farsi in quattro per ascoltare i figli e i loro bisogni.
Dire che questo non vada bene sarebbe una stupidaggine; allo stesso tempo, però, rischia di essere una cosa altrettanto avventata pensare che in ogni caso sia sufficiente mettersi in una posizione di disponibile ascolto.
Una situazione in cui un ragazzo risponde continuamente male, in modo irrispettoso o maleducato ai propri genitori, che provoca senza tregua, può essere un buon esempio di una situazione del genere, cioè di una situazione in cui il solo ascolto non è sufficiente.
Mio figlio mi tratta male: quando ascoltare e come
Il nocciolo di questa questione è che mettersi in una posizione d’ascolto davanti ad un figlio che tratta male i suoi genitori non è una risposta neutra, ma può essere inteso come un implicito lasciapassare, un po’ come dire:
“Il tuo comportamento, il tuo linguaggio non sono un problema; parliamo di questa situazione, invece“.
Tra l’altro si tratta di una posizione che è molto difficile mantenere e che rischia di essere sostituita da un’improvvisa virata verso la linea dura… che però sarà a sua volta difficile da mantenere se il compito che si sente di avere è quello di capire, prima di tutto, quello che sta accadendo.
Per dei genitori che si danno il difficile compito di interpretare i sentimenti del figlio è scontato, fortunatamente, che sia importante capire il bisogno che quel ragazzo sta esprimendo.
Anzi, la comprensione dei bisogni emotivi del ragazzo è proprio l’aspetto fondamentale di una situazione conflittuale con un adolescente, ma è difficile arrivare a capirsi se prima non si riesce nemmeno a parlarsi.
In sostanza, c’è il rischio che un atteggiamento esclusivamente focalizzato su di un ascolto attento sia qualcosa che finisce per alimentare questi maltrattamenti perché è come se si tentasse di scavalcarli, di fare come se non esistessero.
Mio figlio mi tratta male: gestire gli attacchi
Maltrattare la mamma o il papà, anche se qualcosa che di solito accade più spesso nei confronti della mamma, vuol dire che c’è un ragazzo che sta tentando di utilizzare i genitori anche per fare ordine dentro di sé, cioè di separare le cose buone dalle cose cattive e di trovare una collocazione a ciascuna di queste cose dentro di sé.
Non gestire questi attacchi frontali finisce per restituire a quel ragazzo l’idea che siano inaccettabili.
Vuol dire sostanzialmente lasciarli irrisolti, un sorta di domanda che rimane aperta dentro di lui e che non può che tornare a proporsi.
In alcuni casi dei ragazzi rispondono male (sfidano i genitori) perché si sentono a loro volta trattati male. Questo non vuol dire che per forza vengano concretamente presi a male parole o qualcosa del genere, può voler dire semplicemente che loro percepiscono di venire minati nella loro immagine di sé.
Ne sono un esempio quelle situazioni in cui un adolescente si sente trattato in modo infantile. Quando un adolescente viene trattato come un bambino, può avere la percezione che gli si stia implicamente mandando un messaggio: “In te non vedo qualcuno capace di autonomia ed indipendenza“.
Il problema sta nel fatto che autonomia e indipendenza sono due aspetti di sé che sono vitali per quell’adolescente perché si tratta di qualcosa a cui aspira e che si sforza di conquistare concretamente.
In un caso del genere, un adolescente che si sente sminuito nelle proprie aspirazioni di autonomia può maltrattare i genitori può avere lo scopo di ottenere da loro un’immagine di sé più adulta, quella cioè che lui stesso tenta di costruirsi da solo.
Se i genitori non prendono sul serio questi attacchi, ad esempio attraverso delle punizioni, c’è il rischio che quell’adolescente si senta ulteriormente svalutato e che senta di non avere l’occasione per correggere l’immagine di sé che sta tentando di costruire e che sente essere pericolosamente venata di caratteristiche negative, o meglio, di caratteristiche per lui indesiderabili come dei tratti infantili.
Mio figlio mi tratta male: le correzioni sono attenzioni
Ascoltare la richiesta di quell’adolescente di essere preso in seria considerazione.
- Prima di tutto aiutando quell’adolescente a capire che è normale che dentro di lui ci siano delle cose negative, brutte e inaccettabili come il suo comportamento. Per farlo è necessario che queste cose vengano evidenziate (chiedendogliene conto) ed identificate come negative (ad esempio attraverso la punizione).
- Questa stessa operazione di sottolineatura dell’esistenza di aspetti che si valutano come negativi in quell’adolescente può non essere avvertito come qualcosa di troppo problematico, in quanto viene fatto alla dando per scontato che dentro di lui ci sia moltissimo di buono, moltissimi aspetti di lui che si amano, a cui si vuol bene.
- Scegliere di non soffermarsi sugli aspetti negativi, ad esempio senza impartire rimproveri e punizioni, rischia di mandare all’adolescente il pericoloso messaggio che gli errori e i difetti sono così inaccettabili che quando compaiono è meglio fare finta che non esistono, come se fossero qualcosa di completamente inaccettabile.
- Questo rischia di mettere quell’adolescente davanti ad un duro compito per la sua autostima, cioè di eliminare ogni prova di difetto ed errore da se stesso… finendo per esporre quel ragazzo davanti alla frustrazione di un compito impossibile.
La questione, invece, è quella di manifestare a quell’adolescente che si dà valore al bisogno emotivo che esprime ma che, contemporaneamente, gli si indica una strada che gli permetta di gestirlo e soddisfarlo.
[Le deviazioni, rispetto alla possibilità di dare efficace espressione dei propri bisogni emotivi sono molte: mi sono occupato in una serie di articoli di questo tipo di difficoltà adolescenziali che vanno dal comportamento provocatorio a quello violento.]
Insomma, non ci si può limitare a sperare che il “buono” dentro di lui esca da solo, perfettamente formato. Bisogna invece non farsi travolgere dalle sue rispostacce e aiutarlo attivamente a distinguere la via utile da quella disutile, il buono dal cattivo, dicendogli, ad esempio:
“Questo non va bene e se ti comporti così ci saranno delle conseguenze tangibili. Il fatto però che io ti voglio bene e che pensi che tu sia pieno di ottime qualità non è in discussione e anzi sono sicuro che troverai un modo per mostrarmi anche quelle“.
Io e i colleghi che lavorano con me in TuoPsicologo siamo psicologi psicoterapeuti che si occupano di adolescenti a Padova e online. Se senti che il dialogo con tuo figlio è diventato sempre più difficile e desideri capire come affrontarlo, puoi contattarci.