Come aiutare un ragazzo introverso

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Articolo a cura del dott. Matteo Albertinelli e del team di TuoPsicologo a Padova e Online.

Un noto detto recita (grosso modo) che si aiuta più una persona insegnandole a pescare che dandole un pesce.

È come se, in un certo senso, lo stesso principio si applicasse all’aiuto di un ragazzo introverso. Si tratta di una faccenda piuttosto complicata per dei genitori che sentono di dover aiutare il figlio in un compito come quello della socializzazione, perché è qualcosa che presuppone di sopportare di perdere temporaneamente la presa e di sentire che le cose andranno comunque sufficientemente bene.

Si tratta di un principio che è piuttosto importante applicare, in adolescenza, perché l’adolescenza è un’età in cui si impara a cavarsi d’impaccio da soli, facendo leva su delle risorse che si riconoscono come proprie che caratterizzano la mia persona come individuo.

Come aiutare un ragazzo introverso: insegnare a pescare

Nel caso della socializzazione, insegnare a pescare consiste nel mostrare a quell’adolescente che è possibile avvicinarsi agli altri e intessere un legame con loro.
Nella maggior parte dei casi questo non c’entra nulla con gli aspetti concreti della socializzazione: la maggior parte degli adolescenti ha a disposizione un’abbondanza di occasioni di socializzazione, ma una parte di questi adolescenti fatica a sfruttare queste occasioni.
Avvicinare un adolescente alla socializzazione, perciò, non ha molto a che fare col fatto di suggerirgli cosa debba fare e come approcciarsi agli altri, ma più che altro al fare mente locale su ciò che fa ciascuno di noi nel momento in cui si avvicina ad un’altra persona con la speranza di conoscerla e di farsela amica.

Cioè non è una questione di suggerire cosa deve pensare (che corrisponde più o meno a consegnargli un pesce) ma di promuovere dentro di lui l’osservazione di quello che fa e pensa e di come questo può intralciarlo nell’approccio agli altri.

E a dirla tutta non è un argomento a cui è facile pensare, perché solitamente sono cose che vengono naturali e spontanee e, così, non ci si bada poi molto.

L’ordine di idee in cui bisogna entrare è che invece per un adolescente tendenzialmente introverso è un’operazione che è molto meno naturale e spontanea, perché quell’adolescente

  • mentre vuole socializzare
  • deve allo stesso tempo contrastare una forza che si oppone a questo desiderio di socializzazione.

Questa forza che gli suppone ha spesso a che fare con l’aspettativa che il gruppo, la persona con cui entrerà in contatto abbiano un atteggiamento ostile nei suoi confronti e con la paura di risultare inoltre inadeguato.

Anzi, il punto fondamentale è questo: che dentro di lui cioè ci sia qualcosa che lo rende inadeguato nei confronti del contatto con gli altri e che gli altri questo lo percepiranno. Cioè si tratta di adolescenti che si percepiscono come indesiderabili e che hanno paura che questa loro indesiderablità traspaia.

[Ho parlato più a fondo di questa percezione in un articolo sull’autostima in adolescenza e sui problemi di socializzazione in adolescenza].

Come aiutare un ragazzo introverso: riconoscere il proprio valore

Allora, insegnare a pescare ad un ragazzo all’interno del contesto di queste idee significa che nel momento in cui si insegnerà a questo adolescente a riconoscere il proprio valore, quell’adolescente diventerà in grado di approvvigionarsi di socialità in modo autonomo.

Bisogna però tenere anche conto del fatto, questo riconoscimento è qualcosa che avviene in modo prevalentemente indiretto. Se si prova cioè ad assicurare quel ragazzo dicendogli:

Mamma mia quanto sei bravino e competente!”

questo non basterà.

Si tratta invece di comportarsi in un modo che faccia percepire a quell’adolescente che gli si dà fiducia, in modo che lui possa poi portare dentro di un senso di sicurezza che gli deriva dal rapporto con un adulto che ha rinunciato a controllare direttamente quello che sarebbe successo ma che sentiva di poter sperare che in un esito felice e che, in definitiva, si è fidato.