Articolo a cura del dott. Matteo Albertinelli e del team di TuoPsicologo a Padova e Online.
Credere in se stessi può voler dire un milione di cose diverse che nella pratica variano da persona a persona.
Tutte queste espressioni di sicurezza di sé però tendono ad essere accomunate dal fatto che questa persona che deve credere in sé deve poter tollerare alcune delle proprie imperfezioni.
Nel caso di un adolescente questo va moltiplicato per dieci. Insomma, la questione è che per un adolescente è ancora più complicato darsi del valore.
Spesso tutta la timidezza mostrata dall’adolescente, quella difficoltà ad esporsi, il fatto deve andare avanti la mamma quando c’è qualcuno di importante da chiamare, sono tutte cose che hanno la funzione di metterlo al riparo da una possibile figuraccia.
Aiutare un figlio a credere in se stesso: dare appoggio
A volte un adolescente risolve lo stesso tipo di problema con una strategia che però è opposta cioè quella di comportarsi in un modo iper-sicuro, quella di presentarsi come un po’ arrogante e presuntuoso.
Di conseguenza, può buttarsi a capofitto nelle cose come se non ci fosse mai nulla da temere.
I genitori hanno un ruolo importantissimo in queste dinamiche, ovviamente.
Un po’ controintuitivamente, molto del sostegno che si può dare ad un adolescente riguardo al tema della fiducia in sé non passa per delle pacche sulle spalle o delle cose simili.
Non ci si può cioè limitare a dargli delle pacche sulle spalle, anche se allo stesso tempo è fondamentale dare soddisfazione ad un adolescente condividendo i suoi successi con lui, dandogli un appoggio quando ha dei dubbi e cose di questo tipo.
Il suo valore però gli va soprattutto provato.
Aiutare un figlio a credere in se stesso: l’autonomia
La questione dell’appoggio emotivo va a braccetto con quella della sua autonomia, quell’autonomia che pian piano si sta sviluppando e che lui man mano va sperimentando.
Dandogli fiducia e dandogli soprattutto la responsabilità delle conseguenze delle sue azioni, si comunica all’adolescente, in modo implicito, che lui ha valore. Nella la pratica e nella sostanza,
Se quello che lui fa dipende da lui, se i suoi risultati dipendono da lui, sarà lui stesso a poter trovare la motivazione per investire su di sé.
Questo può avvenire se alle spalle c’è un sostegno silenzioso di un genitore che lo espone a delle situazioni che presuppongono una certa fiducia nei suoi confronti.
Il fatto di mettere l’adolescente davanti a prove impegnative ma alla sua portata gli comunica un riconoscimento della sua competenza.
Però, non sempre è utile gettare il bambino nell’acqua e vedere se impara a nuotare da solo; prima di tutto bisogna controllare che le difficoltà a cui lo si espone siano compatibili con le sue risorse.
È inoltre importante essere lì, disponibili cioè a guidarlo e aiutarlo, a riparare a qualche guaio quando inevitabilmente ne farà.
Aiutare un figlio a credere in se stesso: se ha una bassa autostima?
Tutto questo discorso diventa ancora più importante nel caso di quegli adolescenti che hanno delle difficoltà legate alla sfera dell’autostima o alla sfera dell’autonomia personale.
Si tratta di adolescenti che non riescono a vedersi come dei soggetti autonomi e in cui una responsabilizzazione precoce rischia di essere deleterie.
Un esempio macroscopico è quello dell’adolescente che non riesce ad andare a scuola e che non c’è modo di solito di provare a spingere avanti con la forza.
Difatti, si tratta di situazioni in cui di senso di responsabilità o meglio, di senso di colpa di solito ce n’è più che a sufficienza, nel ragazzo stesso.
In questi casi il discorso cambia, per forza. Bisogna almeno momentaneamente lasciare da parte i progetti di responsabilizzazione per soffermarsi su un approccio almeno apparentemente più passivo.
Se un ragazzo mostra delle fragilità nel riconoscimento del proprio valore, non diventerà tanto importante comunicargli che ci si fida nelle sue scelte ma
- sarà più utile mettere l’accento sul fatto che in questo momento si riconosce, assieme a lui, che non è pensabile che richieda troppo a se stesso
- e che allo stesso tempo si è disposti ad aspettare e a prendersi cura di lui in modo da lasciargli lo spazio necessario perché sia lui a riuscire a trovare dentro di sé un germoglio di coraggio.
In queste situazioni, quindi, l’attesa e l’astensione da ogni forma di intervento che possa essere percepita come una colpevolizzazione sono qualcosa che tende ad ottenere molto di più di tentativi attivi di spingere e convincere.
Il problema non è che gli manca una “spintina” per partire ad esplorare il mondo, anzi: quel ragazzo applica su se stesso molto probabilmente una pressione che è già eccessiva.
Di conseguenza, quello che bisogna fare è creare delle condizioni perché trovi dentro di lui l’espressione delle sue risorse. Non è che non ci siano, ma in questo momento probabilmente sono soffocate da un eccesso di sofferenza che probabilmente le rende al momento irraggiungibile.