Come aiutare un figlio ansioso

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Articolo a cura del dott. Matteo Albertinelli e del team di TuoPsicologo a Padova e Online.

Prima di farsi un’idea di come aiutare un figlio ansioso bisogna chiarire di che tipo di ansia stiamo parlando.

  • Parliamo ad esempio di ansia nel senso di un’agitazione molto spiacevole ma tutto sommato comprensibile? Questa agitazione, cioè, riguarda una qualche inevitabile difficoltà nell’affrontare una situazione difficile, come potrebbe capitare a proposito di un esame o di alcune difficoltà nel rapporto con degli amici importanti?
  • Oppure si tratta di capire come riuscire ad aiutare un figlio che soffre di attacchi di panico, cioè che ha un ansia esplosiva e fortissima?
  • O ancora un figlio che da qualche tempo delle difficoltà ricorrenti, episodi ansiosi che si ripetono del tempo e che lasciano intravedere una sua fragilità?

Come aiutare un figlio ansioso: individuare i bisogni

Distinguere fra queste diverse situazioni è importante ovviamente perché implicano bisogni diversi.

Il primo dei problemi che ci possiamo porre è quello relativo al tipo di sostegno da dare in queste diverse situazioni di ansia.

Con “sostegno” intendo dire offrirsi per ascoltare, stare vicino, anche acconsentire alle richieste del ragazzo ansioso chiede e non sto parlando invece di tecniche di supporto. Si tratta di capire quando mettere in atto quei comportamenti che si sa, conoscendolo, che gli daranno conforto.

Quando un adolescente fatica a gestire un’esperienza problematica ma del tipo che tutti potrebbero sperimentare, come ad esempio un esame o dei problemi con qualcuno che gli piace, ha senso pensare alla situazione come un momento in cui quell’adolescente torna un po’ bambino.
Tornare bambini, in questo contesto, significa vivere un’esperienza che chiunque potrebbe vivere in un momento di difficoltà, cioè un momento in cui si cerca l’aiuto di qualcuno per superare una difficoltà che non si sarebbe capaci di superare da soli.

In questa situazione, uno dei problemi da porsi è quello di capire quando diventa opportuno tirarsi indietro e quindi iniziare a mettere un limite al sostegno che si dà. Nel migliore dei casi sarà il ragazzo stesso a chiederlo, più o meno direttamente, o a mostrare di poterne fare a meno, mostrandosi insomma più sereno. Più l’ansia che quell’adolescente prova è forte, però, più può essere forte il suo desiderio di non rinunciare a questo prezioso sostegno.

Si tratta di una situazione in cui i genitori vengono usati come stampella, sostanzialmente,

Come aiutare un figlio ansioso: quanto supportare

Lasciarsi usare come stampella è utile, spesso è fondamentale fintanto che il ragazzo non riesce ad acquisire abbastanza forze da tornare capace di maggiore autonomia. Proprio per questo, bisogna tenere in mente anche che fino a che c’è una stampella quell’adolescente continua a zoppicare. Questo non vuol però dire che la soluzione sia semplicemente quella di dirgli “Cosa vuoi che sia, si tratta solo di un po’ di ansia e qualcosa che ti temprerà“.

Se quel ragazzo è caduto vittima di un’ansia intensa è proprio perché non è in grado di gestire da solo le emozioni connesse ad una data situazione e si tratta di trovare un compromesso fra la necessità di esserci per lui quando ne ha bisogno, cioè quando la sofferenza è troppo intensa, ma anche di assicurarsi che non gli manchino le possibilità di provare a gestire una certa quota di tensione.

Questo, molto semplicemente, molto concretamente anche, può voler dire anche solo mettere l’adolescente nelle condizioni di prendersi carico del fatto di cercare una soluzione a questo suo problema e tentare quindi di affrontare in prima persona l’ansia. Nello specifico questo si traduce nello spingere l’adolescente ad accettare l’idea di chiedere aiuto.

Anche il fatto di chiedere aiuto, difatti, a modo suo è una cosa difficile. Chiedere aiuto implica una tolleranza di una tensione collegata al fatto di accettare di riconoscere una parte di sé che non gli piace e di provare a misurarsi con essa.

[Ho scritto alcuni articoli più dettagliati sull’ansia in adolescenza, nel caso dell’ansia che si presenta a scuola, dell’ansia sociale e degli attacchi di panico nelle adolescenti femmine.]

Agendo in questo modo si potrà comunque essere a sua disposizione qualora ne avesse bisogno ma senza dare a quell’adolescente la sensazione di non doversi preoccupare di nulla in prima persona perché c’è sempre qualcuno che se ne occupa per lui.

Anzi, può proprio iniziare a preoccuparsene un po’, però questa volta con la prospettiva e la speranza di ottenere qualcosa di buono.