Come limitare l’uso del cellulare ai figli

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Articolo a cura del dott. Matteo Albertinelli e del team di TuoPsicologo a Padova e Online.

Prima di tutto, bisogna dire che limitare l’uso del cellulare ai figli è difficilissimo. Si tratta del primo strumento di contatto con i coetanei per la quasi totalità degli adolescenti e, inoltre, si tratta di un apparecchio intrinsecamente costruito per  rimanerci attaccati più tempo possibile.

Questo secondo punto non significa però che il telefono sia qualcosa di velenoso: il cellulare è anche uno strumento che permette una conoscenza di se stessi attraverso un apparecchio che ha la funzione di amplificare alcuni aspetti della propria esperienza di sé.

Come limitare l’uso del cellulare ai figli: quand’è che ha senso? Quando lo usano male?

Da questo punto di vista, non è molto distante da quando un adolescente ascolta a ripetizione una canzone che sembra rispecchiarne lo stato d’animo, almeno in un dato periodo, o guarda un video che gli permette di confrontarsi con le proprie aspirazioni in una forma indiretta.

Le varie attività che un adolescente svolge con il cellulare, cioè,

  • dal cercare modelli su YouTube ,
  • al confrontarsi con i coetanei guardando le loro attività su Instagram
  • a giocare con i videogiochi

sono modi di pensare a se stesso e alle proprie sensazioni in un modo che permetta di rendere più gestibile il già difficile processo di autoriflessione. Questo è possibile in quanto i contenuti con cui si interagisce attraverso il telefono contengono risposte che richiedono un’interpretazione:

Ho una vita sociale sviluppata come quella dei miei compagni di classe?

Sono capace di trovare soluzioni ai problemi per conto mio?

Come ci si comporta in una situazione spinosa come quella di raccontare qualcosa di personale a qualcuno?

Usare il telefono per socializzare

Come dicevo prima, inoltre, il cellulare permette di creare un contatto stretto con i coetanei tramite messaggi, videochiamate, interazione attraverso i rispettivi profili social, condivisione di attività in cui collaborare ed entrare in conflitto come i videogiochi.

Tutto questo, nel caso di un adolescente, è particolarmente importante: si tratta di conoscere se stessi attraverso il contatto con gli altri e anche di provare il conforto di sentirsi al tempo stesso normali in quanto simili e apprezzati almeno in alcune delle proprie specificità soggettive.

Tutte queste attività vengono svolte in autonomia dell’adolescente, ma questo non vuol dire che non siano inserite in un quadro più ampio, quello del quadro affettivo ed educativo dei genitori che creano le condizioni materiali, ad esempio, banalmente, con l’acquisto del cellulare stesso e che dicono la loro su come sarebbe utile e desiderabile usarlo.

Questi input educativi, chiaramente, possono venire espressi in modo più o meno morbido o rigido ed entrambe queste modalità sono in qualche misura necessarie.

Basti pensare che il comportamento provocatorio di un adolescente può strappare divieti ed urlatacce ai più mansueti dei genitori, che così si trovano, anche solo per un momento ad “usare le maniere forti” con lui.

[A proposito di questo, ho scritto un articolo sui figli “resistenti” all’educazione.]

Se succede così, è perché l’adolescente ha bisogno di interiorizzare regole e divieti che i genitori comunicano espressamente esprimendo le loro aspettative e somministrando punizioni quando non vengono rispettate.

Questi atteggiamenti fanno presa in quanto l’adolescente ne ha bisogno per costruire un’immagine positiva di sé come qualcuno di capace ed amabile e, al tempo stesso, ha bisogno di sentire di ricevere l’approvazione dei genitori.

Insomma, si tratta di capire quanto un adolescente sia capace di condividere il senso di limitare l’uso del cellulare.

Come limitare l’uso del cellulare ai figli… che si oppongono

Certo, i genitori di figli recalcitranti hanno tutto il diritto di pensare che “per mio figlio non funziona così” ed hanno ragione: ciascun ragazzo ha un proprio diverso bisogno di autonomia e una diversa capacità di gestione del senso di colpa legato alla disobbedienza ai genitori.

Adolescenti diversi hanno diversi gradi di disponibilità a mettersi nei panni dei genitori, come di altri adulti che lo guardano e giudicano.

Questo confronto con i genitori è difficile perché confrontarsi con loro per l’adolescente significa confrontarsi con l’immagine di sé che i genitori gli rimandano.

  • Pensano forse di me che non sia in grado di arrangiarmi da solo?
  • Pensano che io sia piccolo?
  • Pensano che io sia un fannullone?

Dare importanza alla dimensione psicologica di questi conflitti non significa gettare la spugna quando non si viene ascoltati.

Significa interessarsi di capire come mai non si viene ascoltati.


Significa sforzarsi di capire quale sia la richiesta del ragazzo: “Cosa vuole capire di sé attraverso di me?”

Andare incontro all’adolescente è la cosa che permetterà di creare in lui un po’ di quello spazio che serve per essere ascoltati.
Perché usa tanto il telefono? Sintonizzandosi prima di tutto con il valore che l’adolescente dà a quel telefono non permette di risolvere subito le difficoltà, è vero.
Dargliela vinta, in qualche caso è inevitabile.

Come succede a tutti gli esseri umani, però, e soprattutto a quelli che stanno ancora crescendo, prima o poi i difetti del suo modo di fare emergeranno. È impossibile che il suo modo di usare il telefono non lo esponga a dei problemi: prima o poi qualcosa andrà storto, sarà troppo stanco per riuscire bene in una verifica dopo essere stato su fino a tardi a scriversi con gli amici ed è probabile che una di queste situazioni crei dei momenti di dubbio.
Insomma, qualcuna di queste situazioni gli creerà dei problemi in qualcosa che lui stesso considera importante.

Questo è il momento in cui, solitamente, è possibile intervenire, segnalandogli che ci si è accorti del fatto che si è cacciato in un pasticcio. La possibilità di essere ascoltati, però, dipende dallo spazio di ascolto che si è stati capaci di creare con lui prima che si verifichi il pasticcio.
Il rischio, altrimenti, è quello che si senta esclusivamente punito e mortificato (cosa che con adolescenti con tendenze depressive al senso di colpa o con una bassa autostima è piuttosto controproducente).

Alcuni ragazzi, cioè, non danno peso all’idea di dover limitare l’uso del telefono fino a che non sperimentano i modi in cui il telefono può danneggiarli, facendo prendere loro un brutto voto o per le conseguenze che il brutto voto ha sulla fiducia che i genitori hanno per lui.

In una qualche misura, ogni adolescente ha bisogno di sentirsi libero di sperimentare sulla propria pelle queste conseguenze negative per poter arrivare ad accettare le regole che i genitori gli presentano.
Solitamente, gli adolescenti desiderano essere aiutati ad autoregolarsi, ma accettano l’aiuto preferibilmente quando vengono aiutati a riconoscere di averne bisogno.
Ciascun adolescente ci potrà arrivare seguendo una strada più o meno tortuosa, ma la cosa importante è che senta di arrivarci maturando la capacità di gestire se stesso in modo autentico.

Quando è sentita, la maturazione sarà reale e potrà andare al di là del semplice uso del cellulare.