Articolo a cura del dott. Matteo Albertinelli e del team di TuoPsicologo a Padova e Online.
Lo studio, in particolare lo studio universitario, è un’attività di per se stessa impegnativa, su questo non c’è dubbio.
Ci sono alcune persone che fanno fatica a raccapezzarsi nelle difficoltà dello studio universitario, anche per motivi molto concreti e immediati, come un’esperienza di scuole superiori che non le ha potute preparare adeguatamente a quello che sarebbe arrivato poi.
Ci sono, però, anche moltissime persone che avrebbero tutte le carte in regola per potersi sentire ragionevolmente capaci nello studio, ma che finiscono per non riuscire ad ottenere i risultati a cui è del tutto ragionevole che aspirino.
Qui la sfera emotiva spesso un ruolo centrale.
Presupposti per lo studio
La capacità di studiare in modo soddisfacente, cioè, è una sorta di risultato finale che presuppone che una serie di tasselli sia al suo posto:
- la capacità di studio,
- la possibilità di sostenere praticamente tutto ciò che è richiesto dallo studio universitario (avere un tempo congruo per studiare, ad esempio)
- e anche una vita emotiva che sia più di sostegno che di intralcio allo studio.
Le emozioni sono importanti perché sono qualcosa che accompagna la maggior parte delle attività umane.
Lo studio, ad esempio, spesso suscita emozioni negative che hanno a che vedere, ad esempio, con l’ansia di ottenere risultati, l’insoddisfazione, i sensi di colpa nei confronti della famiglia, la pressione e via di questo passo.
Si tratta di difficoltà che fanno parte della naturale componente emotiva di un percorso di studi e che spesso vengono anche superate nel momento in cui si sente che, globalmente, le cose di cui si è soddisfatti superano quelle che avviliscono.
Per alcune persone non è così.
Blocco nello studio universitario: ansia
Per alcune persone, cioè, la componente emotiva è così invadente, da rendere molto difficile concentrarsi sugli studi.
Anzi, le difficoltà relative agli studi finiscono per rappresentare un campanello di allarme che segnala allo studente in difficoltà: “C’è una parte di te che ha bisogno di attenzioni in questo momento e che ti toglie così tante energie che alla fine ti trovi a non averne da impiegare per fare quello che vorresti“.
Le emozioni, cioè, strabordano e finiscono per diventare qualcosa di cui è necessario occuparsi con urgenza.
Gli esami non sono più una questione di preparazione, ad esempio, ma di sopravvivenza all’ansia.
[Si può trattare, in particolare, dell’ansia legata ai risutati].
Lo studio non è più una questione di fatica e concentrazione, ma di lotta interiore contro la sensazione di non riuscire ad iniziare, contro il bisogno di procrastinare.
Ecco, è utile pensare a queste emozioni come a qualcosa che ha una sua utilità, anche se difficile da digerire.
Possono essere utili perché, nonostante tutti i problemi che causano, obbligano una persona ad affrontare degli aspetti critici di se stessa.
Quello che voglio dire è che le emozioni sono qualcosa che esercita un’influenza attiva su come si vive la propria vita e che, quindi possono condizionarla in modo sia positivo che negativo.
Sì, ma quali emozioni?
Bloccarsi nello studio all’università… per stare meglio
Le specifiche emozioni coinvolte in una certa situazione di blocco nello studio sono un dato molto legato alla storia personale di ciascuno. Premesso questo, va anche detto che ha certamente senso pensare ad una cornice comune che ci aiuti a capire almeno un po’ qual è il tipo di esperienza in oggetto.
Andando in ordine: il passaggio al ciclo di studi universitario, dopo la scuola superiore, rappresenta un momento di inevitabile crisi.
Questa crisi ha soprattutto a che fare con la necessità di fare una revisione della propria immagine di se stessi.
- “Mi sento sufficientemente competente?“
- “Penso di valere quanto i miei coetanei?“
- “Ho sul serio il valore che gli altri mi riconoscono, oppure rischio di venire smascherato da un momento all’altro? Tutti potrebbero accorgersi che non valgo granché“.
- “E se non riuscissi a portare a termine il mio percorso di studi? E se dopo non riuscissi a trovare lavoro?“
Ciascuno dà una risposta diversa a domande di questo tipo, basandosi sulla propria esperienza soggettiva di vita e soprattutto su quello di cui ha più paura di scoprire di sé.
Ecco, alcune persone hanno così paura di dover dare delle risposte mortificanti a queste domande e finire per sentirsi inadeguate, scadenti, false, senza idee e vuote che lo studio rischia di diventare una fonte di costante pressione emotiva su di loro.
Studiare diventa faticoso perché è un’attività che rimanda costantemente a dei dubbi sul proprio valore personale. Se le cose vanno così, dal punto di vista emotivo non studiare può diventare molto desiderabile: non studiare diventa qualcosa che consente di alleviare la pressione che queste emozioni esercitano.
Lo svantaggio, ovviamente, è che ci si trova incastrati dalle nuove sensazioni negative associate alla percezione di fallimento che deriva dal fatto di non studiare.
E ci si trova bloccati sul serio, perché sia non studiare che studiare è doloroso.
La psicoterapia, in queste situazioni, ha il compito di creare le basi che rendono possibile tornare a studiare in modo più libero.
La “cura” spesso ha poco a che fare con l’attività dello studio in sé, inizialmente, ma con la possibilità di costruire un’immagine di se stessi sufficientemente sicura e solida. L’effetto di affrontare il problema in modo più ampio, di recuperare uno sguardo più indulgente verso se stessi, è quello di creare le condizioni essenziali per avere meno paura delle esperienze che mettono alla prova la propria immagine di sé.
Andando al nocciolo della questione: questo tipo di difficoltà tende a portare a fare un lavoro sulla propria autostima.
Stando bene si libera lo spazio mentale che lascia posto anche per lo studio.