A cosa serve la psicoterapia? A cambiare ma…

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Articolo a cura del dott. Matteo Albertinelli e del team di TuoPsicologo a Padova e Online.

A cosa serve la psicoterapia?

Serve la psicoterapia per cambiare?

Se si fa una terapia, qualsiasi tipo di terapia, è perché c’è qualcosa che non sta andando come vorremmo.

Ma non ci potrebbe essere un altro modo per ottenere questo cambiamento?

Ovviamente la maggior parte dei cambiamenti che avvengono nella vita delle persone attorno a noi non provengono dalla psicoterapia.

Questo è vero anche per quanto riguarda le questioni emotive, relazionali, sentimentali, lavorative, che sono le aree in cui si hanno difficoltà nella maggior parte dei casi in cui si cerca una psicoterapia.

Allora, se ho un problema e si può risolvere anche senza psicoterapia, perché dovrei farne una?

La risposta è tanto semplice quanto è  difficile farsela piacere: la maggior parte dei problemi per cui è necessario ricorrere alla psicoterapia non migliorano da soli.

Ma non abbiamo appena detto che la gente cambia normalmente, tutti i giorni, senza dover rivolgersi allo psicoterapeuta?

Certo, ed è vero.

Perché serve la psicoterapia

[Nel video parlo della motivazione a iniziare una cosa difficile come una psicoterapia, degli ostacoli e -fortunatamente- dei vantaggi:]

Bisogna essere obiettivi quando si prova a pensare quanto è probabile che succeda “proprio a me“.

Quanto è probabile che io sia capace di cambiare radicalmente qualcosa che non funziona nella mia vita?

Ad esempio, a quante persone un po’ ritirate e che hanno difficoltà a trovare un partner capita di trovare qualcuno di interessato a loro, che le faccia sentire a loro agio e che sia abbastanza preso da insistere anche davanti a dei rifiuti (che magari nascono dalla paura di mettersi a nudo davanti ad un altro)?

Quante persone insoddisfatte del proprio aspetto fisico o che hanno la sensazione di non avere successo in quello che fanno riescono a trovare una strada che permetta loro di ottenere i risultati che desiderano?

A quante persone che hanno degli episodi di ansia ricorrenti capita che sia sufficiente cambiare lavoro o trasferirsi per farli finire?

Sono più le persone che provano a cambiare e falliscono, lasciando stare, rispetto a quelle che riescono a cambiare.

Citiamo 3 motivi dietro a questi fallimenti, senza l’ambizione di aver detto l’ultima parola.

3 motivi per cui non si riesce a cambiare.

(O si cambia in modo deludente)

Affidarsi alla fortuna

Se si resta ad aspettare passivamente il proverbiale “treno che passa“, speranzosi di riuscire ad acchiapparlo, è probabile non passi mai.

Se si sa che si hanno difficoltà nei rapporti con gli altri , trovare qualcuno è molto più probabile se si diventa in grado di far entrare più persone nella propria intimità imparando a farlo senza dover sacrificare la propria personalità. Altrimenti o non ci si accorge di aver respinto gli altri, o non ci si accorge di aver soffocato la propria unicità nel tentativo di non rimanere soli.

L’esercizio rende perfetti

Insomma, per cambiare bisogna fare molti tentativi.

Bisogna che questi tentativi siano abbastanza buoni, però. Non tutti lo sono. Più grossi sono i problemi meno ci si accorge che si sta sbattendo la testa contro al muro.

Si fa così proprio perché quando si prova ad affrontare un problema che ci sembra molto grande e allora, inconsapevolmente, si fa di tutto per evitare di soffrire.

Quindi non ci si accorge che si sta evitando il problema anche quando tutto è partito dal proprio desiderio di affrontarlo.

Qualità del cambiamento

Siamo sicuri che quello che ottengono molte persone che sentono di essere cambiate sia davvero un cambiamento?

O che sia un cambiamento degno di questo nome?

Non è per niente raro che una persona che sembra aver vissuto una grosso cambiamento (soprattutto quando è improvviso e radicale) in realtà non sia cambiata per niente. È molto più facile che abbia invece sepolto i problemi che si stava sforzando di affrontare.

È il caso degli spostamenti repentini, dei decisi cambi di carriera, del mutamento totalizzante di stile di vita. In realtà non è cambiato nulla: si diventa consapevoli di qualcosa che non ci soddisfa e si trova una soluzione che consiste nel non toccare un tasto dolente, diventando inconsapevolmente capaci a modificare-sacrificare tutto il resto pur di non entrare più in contatto con quella fonte di sofferenza.

Si tratta di un cambiamento fasullo perché non fa altro che restringere il proprio spazio vitale.

Sono libero! Posso fare tutto! (Tranne cambiare quello che ho scoperto mi rende infelice).”

Paura di cambiare

Uno degli ostacoli più frequenti all’interno di un percorso di psicoterapia è, paradossalmente, la paura di cambiare troppo.

La paura di modificare i propri pensieri e le proprie emozioni fino ad arrivare al punto di non riconoscersi più.

Possiamo dire che questa preoccupazione nasce da un’altra preoccupazione, più profonda: quella di essere profondamente sbagliati, e che uno psicoterapeuta non possa sopportare una persona tanto carente e fallimentare in ogni suo aspetto. Questa persona, allora, andrà modificata, dalla A alla Z.

Ovviamente, non è così.

La psicoterapia (perlomeno per come la intendo) ha la funzione di rendere più libera una persona di esprimere la propria soggettività.

Non di redarguirla.

(Tra l’altro proprio la paura, altrettanto frequente di essere rimproverati dallo psicoterapeuta o di choccarlo con il proprio comportamento hanno un’origine simile: ci si sente così inaccettabili da non poter prendere in considerazione l’idea che possa esistere un professionista che non perderà la testa e che ci aiuterà invece di rimanere basito davanti alla propria supposta inaccettabilità).

Psicoterapia: a cosa serve, in definitiva?

La psicoterapia è un modo particolare di creare un cambiamento.

Il cambiamento viene approcciato con metodo:

  • rifiutando l’idea di doversi affidare alla fortuna
  • facendo attenzione alle situazioni che sembrano essere dei cambiamenti solo in superficie
  • facendo leva sul significato del cambiamento per una specifica persona con una specifica storia

Si cerca quindi un cambiamento che abbia senso per un individuo, alla luce della sua esperienza di vita, e di raggiungerlo attraverso delle vie che sono sensate per quell’individuo.

Nella psicoterapia si crea un ambiente dove poter sperimentare.

Cambiare è faticoso, doloroso e talvolta stremante. La psicoterapia serve a sostenere chi vuole cambiare e a permettergli di non stare troppo male.

A cosa serve lo psicologo se non ti aiuta a stare bene (anche se mi chiarissimo tutti che non è possibile stare sempre e solo bene, soprattutto quando ci si dà il compito di cambiare).

Ma questo non basta: chi si accorge di avere bisogno di cambiare non ha solo bisogno di sostegno (e di acquisire la capacità di trovare sostegno negli altri e in se stessi).

In ogni percorso di cambiamento ci sono incidenti. Ci sono difficoltà.

Sono essenziali, proprio questi intoppi fanno vedere cosa non funziona nella vita di tutti i giorni.

Mettono a nudo le proprie difficoltà.

In questo caso, la psicoterapia serve a far prendere consapevolezza di come nascono queste difficoltà e come ci si comporta abitualmente per risolverle, mettendo in evidenza cosa non funziona.

(Evidentemente, se si prova il bisogno di cambiare, le soluzioni che si è in grado di trovare da soli sono a qualche livello problematiche e sono insufficienti/provocano sofferenza).

Entrambe queste situazioni sono fondamentali.

Una persona in psicoterapia parla delle proprie difficoltà mentre le sta vivendo, e trova nello psicoterapeuta qualcuno che crea le condizioni più utili a ottenere il meglio per sé.

Quando si sta sufficientemente bene, lo psicoterapeuta può arrischiarsi di mettere in discussione questa condizione di equilibrio sospingendo il paziente verso dolorose prese di consapevolezza su di sé.

Nei momenti in cui queste risorse mancano, è necessario invece creare un’atmosfera di sostegno emotivo.

(Ad esempio può essere necessario mettere in risalto la funzione protettiva che hanno certi modi di fare che sembrano essere solo dannosi per se stessi, come può essere il bisogno di isolarsi dagli altri… Sono infiniti i modi in cui facciamo cose che ci fanno male perché sentiamo che l’alternativa sarebbe peggiore.)

Questi due elementi sono sempre mescolati fra di loro, in realtà.

È sempre così quando si parla di questioni complicate, no? Nessuna risposta bianco/nero è veramente corretta, ma per riuscire a capire processi complessi diventano necessarie delle semplificazioni.

La cosa più complicata, però, è capire come questo si applica alla propria storia personale.

Nella teoria e negli esempi tutto scorre, è tutto chiaro, ma quando si mettono applicano questi principi alla propria vita ci si accorge di quanto sia faticoso il proprio percorso di cambiamento.