Come aiutare una ragazza che non si piace

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Articolo a cura del dott. Matteo Albertinelli e del team di TuoPsicologo a Padova e Online.

Piacersi per un’adolescente è una conquista, è una sorta di punto di arrivo di un processo di presa di consapevolezza della realtà.

Con questo intendo dire che il fatto di tollerare l’esistenza dei propri difetti è una espressione di buona presa di consapevolezza della realtà perché

  • se ciascuno di noi avesse l’obbligo di essere perfetto
  • nessuno al mondo potrebbe mai essere soddisfatto di sé.

Come aiutare una ragazza che non si piace: sentirsi desiderabili

Realizzare il banale fatti di non poter essere perfetti è un importante è componente del processo di sviluppo che porta un adolescente

  • ad avere un’immagine di sé sufficientemente positiva
  • e di sentirsi al contempo desiderabile agli occhi degli altri.

Come a dire: piacersi a sufficienza va solitamente di pari passo al fatto di sentire di piacere sufficientemente anche agli altri.

Parlo al femminile, in questo caso, perché è più frequente che siano le ragazze ad esprimere le proprie insicurezze attraverso un insoddisfazione verso se stesse,

  • in particolare nei confronti del proprio corpo, arrivando ad esempio nasconderlo più possibile, o mortificarlo attraverso delle diete estreme.

Gli adolescenti maschi, invece, tendono ad esprimere un tipo di sofferenza e insicurezza simile attraverso la sfera della loro riuscita sociale, cioè quanto sentono di essere adeguati, interessanti, per gli altri, oppure concentrandosi sul piano delle loro abilità.

Ovviamente, ci sono delle ragazze che sono prevalentemente preoccupate dagli aspetti sociali più che da quelli corporei e ci sono ragazzi che sono prevalentemente preoccupati dell’aspetto del loro corpo.

Fatta questa doverosa sottolineatura, però, penso che sia particolarmente importante concentrarsi sulle situazioni più frequenti, perché anche il fatto che siano le più frequenti può insegnarci qualcosa.

Come aiutare una ragazza che non si piace: rapporto con il corpo

E, appunto, sembra proprio che sia molto più frequente vedere le adolescenti femmine esprimere dei disagi attraverso il corpo.

Queste ragazze

  • non sembrano tanto utilizzare il corpo come uno strumento, cioè come un pezzo di sé che può essere messo a confronto con degli altri pezzi di sé,
  • ma sembrano trattare il proprio corpo come come se rappresentasse la totalità della loro persona.

Per queste adolescenti cioè il corpo diventa uno strumento per pensare a sé e rappresenta la totalità della propria personalità.

È come se, trattando il corpo in questo modo queste adolescenti riuscissero ad avere un dialogo con loro stesse.

Un aspetto importante per cui succede una cosa del genere è che

  • dialogare con se stesse attraverso il corpo rende il dialogo meno doloroso,
  • perché una ragazza che non si piace può pensare di star parlando del proprio corpo, quando si critica, mentre in realtà sta criticando qualcosa di più intimo.

In realtà attraverso il corpo sta parlando di quelle parti di sé che le sembrano inaccettabili.

Con questo intendo dire che è meno doloroso pensare:

Il mio corpo è inadeguato

rispetto a pensare

Io mi sento inadeguata

Partendo da questa considerazione, accanirsi nei confronti del proprio corpo è una forma di autoprotezione.

[L’autolesionismo, i tagli, ne sono un esempio].

Una puntualizzazione: ad una ragazza che non si piace non piace la propria personalità

Una doverosa puntualizzazione: un minuto fa ho detto una cosa che potrebbe sembrare l’esatto il contrario di quello che ho appena detto.

Cioè,

  1. prima ho detto che per queste ragazze il corpo rappresenta la loro persona tutta intera,
  2. mentre adesso ho appena detto che criticare il corpo vuole anche dire poter criticare qualcosa senza sentire di essere completamente travolte.

In realtà le due cose non sono in contraddizione: il fatto di criticare il proprio corpo per non sentirsi criticate più intimamente è un obiettivo fallimentare.

Cioè, se critico il mio corpo per nascondere a me stessa che sto parlando di me come persona globale rischio di essermi infilata in una lotta senza fine.

L’adolescente che esprime il rischio di non potere essere mai veramente soddisfatta del proprio corpo rischia di non riuscire a risolvere questo problema perché rischia di non essere mai soddisfatta dalla forma del suo corpo.

Questo accade perché non è quello l’oggetto che vuole modellare, ma è la sua personalità.

In una ragazza che soffre per questo problema c’è una sorta di sovrapposizione fra più elementi percepiti come indifferenziati, mentre quando un processo di crescita si conclude positivamente, i vari aspetti di cui ciascuna persona è composta possono essere mantenuti anche distinti.

Quando la crescita procede bene, il corpo diventa una delle componenti pezzi che rappresentano sé stessi come persona intera.

Certo si tratta di una parte di sé particolarmente importante, ma pur sempre qualcosa che può essere percepito distintamente e anche messo a confronto con delle altre parti di sé, come il proprio carattere o la propria storia personale , la storia dei rapporti con le persone importanti che è stata vissuta e che si sente che ha avuto un effetto su chi si è oggi.

Come aiutare una ragazza che non si piace: la normale insoddisfazione

Le adolescenti per cui il corpo rappresenta anche la personalità si trovano in una situazione diversa: non possono metterlo a confronto con nessun altro aspetto di loro stesse.

Questo accade proprio perché lo scopo di quel meccanismo mentale che sovraccarica di significato il loro corpo è proprio quello di distogliere il pensiero da quegli aspetti della propria personalità che si potrebbero percepire come troppo dolorosi.

Ci sono aspetti di loro stesse che considerano infamanti, fonte di vergogna e di conseguenza non ci vogliono pensare o, perlomeno, non riescono a pensarci in modo diretto.

Il corpo può servire a pensare ad aspetti dolorosi di sé, ma facendolo in modo indiretto.

Per tantissime ragazze, questo sovraccarico di significato del proprio corpo è transitorio o limitato a piccole aree di sé.

In altre ragazze può invece diventare la modalità prevalente di pensare, di funzionare, soprattutto se hanno qualcosa di particolarmente gravoso da nascondere a loro stesse.

Quando si tratta di una modalità prevalente di pensare a sé, non piacersi non ha il valore di una normale, gestibile, insoddisfazione che può essere elaborata in autonomia.

Diventa qualcosa di più radicale e in questo caso, da un certo punto di vista tentare di rassicurarle rispetto all’immagine che loro hanno del loro corpo non serve a molto.

Serve semmai farci attenzione (fare cioè attenzione che non si facciano male o non si mettano nei guai) finché non imparano a pensarci più autonomamente e con una maggiore tridimensionalità.

Quello che invece serve fare è provare a pensare assieme a queste adolescente a quali aspetti di sé loro stiano pensando nel momento in cui parlano del corpo e, nel tempo, aiutarle a collegare le due cose.

La cosa importante da tenere a mente è che in questa situazione il piacersi fisicamente e ancora di più il fatto di tollerare i propri inevitabili difetti è frutto del piacersi come persona.