Cosa fare quando tuo figlio adolescente ruba

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Articolo a cura del dott. Matteo Albertinelli e del team di TuoPsicologo a Padova e Online.

Cosa fare quando tuo figlio adolescente ruba?

Figlio che ruba in casa e fuori: psicologia.

Un figlio adolescente che ruba in casa rappresenta certamente una situazione problematica.

Di che tipo, però?

Per capire cosa fare quando un ragazzo ruba in casa o fuori, bisogna prima di tutto capire qualcosa di più dello scopo che ha questa azione. Il denaro o i preziosi vengono sempre usati per arrivare a qualche scopo. Questo scopo può certamente riguardare il bisogno di ottenere qualche cosa di materiale, ma in molte situazioni l’aspetto materiale del furto diventa secondario.

Insomma, dal punto di vista della psicologia è importante capire quale sia la motivazione dietro al furto e costruire un corso d’azione che ne tenga conto. Per capire cosa fare quando un figlio adolescente ruba bisogna sostanzialmente prima capire cosa stia cercando di ottenere.

Puntualizzo: l’intervento più adatto non è sempre un intervento psicologico, ma per stabilirlo bisogna avere chiaro sulla base di cosa si sceglie una strada invece di un’altra.

La cosa più utile che posso fare scrivendo queste righe è proprio illustrare in quali situazioni il furto in casa (o fuori) vada collegato ad una dimensione prevalentemente psicologica e debba essere affrontato con strumenti prevalentemente psicologici.

D’altra parte, sono questi i casi in cui si può fare molto per tornare ad una condizione di serenità.

Cosa ruba e perché?

Per iniziare a capire cosa fare quando un figlio ruba è necessario fare mente locale, prima di tutto, sul tipo di furto.

Parlare di un figlio che ruba soldi ai genitori (o anche dei nonni con cui abbia costruito un legame particolarmente stretto) può voler dire avere davanti un ragazzo che ad esempio preleva del denaro dal portafogli di nascosto.

Durante la notte, o quando sono tutti distratti, mette le mani nella borsa o in un cassetto e prende i contanti.

Una volta.

Poi passa qualche settimana, succede di nuovo, fino a che nei genitori non nascono dei sospetti. Si inizia a sospettare, arriva la certezza, si cerca il confronto con lui. Perché l’ha fatto?

Questo momento, quello del confronto, è determinante. Il ragazzo ha seminato delle tracce (solitamente in modo involontario), seguite dai genitori e, infine, arriva il momento di chiedergli spiegazioni.

A meno che non ci siano motivi specifici per pensare che abbia ragioni materiali per doversi procurare del denaro, è utile partire da una ricerca degli aspetti emotivi della motivazione che l’ha spinto a compiere il gesto. Molto di frequente (fortunatamente) si tratta dell’aspetto più importante del furto. Si tratta di un aspetto positivo in quanto gli aspetti emotivi possono essere usati come leva per trasformare l’evento in un’occasione di crescita per l’adolescente coinvolto.

[Più avanti nel testo vedremo meglio perché.]

Prima di tutto, come dicevo, è però necessario comprendere il ruolo di eventuali altri fattori che si mescolano a quello emotivo. Un ragazzo che ruba a volte lo fa in modo costante, impossessandosi di importi di denaro via via maggiori, con frequenza crescente, aggiungendo nel tempo il furto di oggetti d’oro o preziosi a quello dei contanti.

In alcune situazioni-limite, soprattutto in cui il furto non è sporadico e circoscritto a piccole cifre, è necessario chiedersi seriamente

  • se sia coinvolto l’uso di droga
  • se il ragazzo abbia messo in pratica condotte antisociali-delinquenziali di altro genere.

Quando una delle due condizioni è presente, è sicuramente presente una sofferenza psicologica importante, ma agire prevalentemente sulla sfera emotiva rischia di essere controproducente: il ragazzo va soprattutto aiutato nella gestione di questi comportamenti.

Quindi, tornando alla domanda fondamentale, cioè “cosa fare quando tuo figlio ruba?“:

  • prima di tutto occorre domandarsi se siano presenti segnali di allarme aggiuntivi.

Se questi segnali riguardano condotte al limite come furti fuori casa, risse frequenti o l’uso di sostanze va innanzi tutto valutata la gravità delle azioni in sé e qual è lo stato mentale del ragazzo. Quando il furto avviene all’interno della cornice di altri problemi comportamentali, spesso ha comunque una funzione psicologica, ma può essere contemporaneamente essere necessario intervenire prima su un piano educativo con la collaborazione della famiglia.

  • In altri casi non ci sono segnali di questo tipo e il furto sembra inspiegabile.

In questo caso spesso la dimensione psicologica è prevalente e si può pensare a quel furto soprattutto come ad un tentativo di comunicazione di bisogni emotivi.

Tuo figlio ruba perché sta male

[Il dott. Albertinelli e la dott.ssa Pontani parlano del significato del furto in adolescenza.][Video con sottotitoli]

Nemmeno tuo figlio sa esattamente perché ha rubato.

Le giustificazioni razionali che è in grado di fornire a se stesso o ai suoi genitori sono fragili e insufficienti. Quando le spiegazioni psicologiche sono prevalenti, quello che solitamente accade è che, ad un certo punto, nell’adolescente nasce l’idea di compiere il primo furto, viene covata per un po’, fino a che il fatto non è compiuto.

Per qualche strano motivo, si accorge che lo fa stare momentaneamente meglio. Momentaneamente, però: l’azione tende a ripetersi fino a che non viene scoperta.

È utile guardare a questo tipo di furto come un modo per gestire le proprie emozioni.

Chiaramente, il significato specifico del furto non è qualcosa di completamente comprensibile al di fuori della storia personale di quel ragazzo, però ci sono alcuni aspetti ricorrenti di cui tenere conto.

Bisogno di farsi scoprire

L’idea che abbia “bisogno di farsi scoprire” è una parziale banalizzazione, nel senso che molto raramente c’è una volontà cosciente e soprattutto sono sempre presenti dei motivi che vanno al di là dell’essere scoperti.

Però, l’idea che l’adolescente che ruba (o che, in generale, fa qualcosa di scorretto) voglia essere scoperto contiene in sé un’intuizione importante: è un’azione in dialogo con qualcuno che la deve cogliere.

Un figlio che ruba turba particolarmente i genitori che rimangono spiazzati davanti a figlio che “ha tutto”, “sembrava sereno”, “non si capisce perché l’abbia fatto”.

Gli adolescenti hanno tipicamente difficoltà a comunicare i propri bisogni: questa è l’età in cui sta diventando autonomo. Se chiede qualcosa può avere la sensazione che le sue possibilità di autonomia (fonte principale della sua autostima) vengano minate e di mettersi invece in una posizione di intollerabile dipendenza relazionale. La comunicazione dei bisogni dell’adolescente è spesso soprattutto indiretta.

Questo accade soprattutto quando l’autostima di questo adolescente è fragile e lui non riesce e a pensare di chiedere aiuto. È troppo difficile.

Parola d’ordine: non sa chiedere, agisce (in modo scomposto).

[La delusione è un’emozione centrale nel rapporto con un figlio scoperto a rubare.][Video con sottotitoli]

Incapacità di esprimere diversamente un bisogno psicologico insoddisfatto

Perché ruba? Cosa prova quando scatta il furto?

Il furto viene anticipato da fantasie sulla possibilità di essere scoperto, pensieri sui diritti che si sentono di avere su quel denaro o progetti su come utilizzarlo. È però soprattutto la risposta ad un senso di urgenza.

È un’azione irrazionale che in alcuni momenti della vita del ragazzo che ruba sembra l’unica possibile soluzione ad uno stato di ansia.

Come dicevo prima, il ragazzo stesso non riesce a dare spiegazioni: qualcosa gli fa pensare, però, che rubando starà meglio.

Il furto soddisfa un bisogno emotivo, quello di soddisfare un desiderio insistente o di spegnere un pensiero ricorrente.

Parola d’ordine: deve trovare un modo per combattere un dolore.

Cosa ha in testa?

Abbiamo detto che per riuscire ad entrare in sintonia con un figlio che ruba in casa o fuori casa è necessario assumersi un compito difficile: assumere il suo punto di vista.

Così diventa possibile (non semplice, ma possibile) capire quale sia lo scenario psicologico che produce il furto:

  • Non ce la faccio a chiedere soldi ai miei. L’idea che mi chiedano per cosa li usi mi fa arrabbiare. Mi controllano. Ogni volta mi sento come se pensassero che sono stupido e che sia stupido quello che faccio. Non riesco ad affrontarli (e non se lo meritano): mi prenderò quello che mi serve.
  • Se ne strafregano di quello che faccio. Non voglio sentirmi così poco importante da mostrare loro che ho bisogno di qualcosa. Me la prendo (d’altra parte ne ho diritto, o no?!).
  • Mi hanno sempre detto che sono bravo, perfetto, il migliore. Con che faccia posso dire loro che c’è qualcosa di importante che vorrei? Mi direbbero di no… come posso comportarmi male con loro, che hanno fatto tante cose per me? Però ho bisogno di poter dire la mia, in un modo o nell’altro” [e rubare qui è l’unico modo].
  • Non fa differenza che io diventi un premio Nobel o un delinquente. Mi sembra che mi lascino fare quello che voglio. È esaltante, ma a volte mi faccio paura da solo. (Quindi, per pietà, fermatemi).

Ovviamente gli adolescenti non parlano così (ma pensano così o, meglio, così riassumerei quello che raccontano nella situazione intima e sicura della psicoterapia).

Questi sono esempi della storia personale che ciascun adolescente può portare dentro di sé e che possono spingerlo a rubare. In particolare, questi esempi riguardano alcuni dei sentimenti che caratterizzano un ragazzo che ruba ai genitori, mentre ci sarebbe da usare parole diverse per quei ragazzi che rubano prevalentemente fuori casa e che spesso hanno a che fare con la conquista di un’immagine di sé di cui poter andare orgogliosi). [Puoi trovare più informazioni su questo tipo di situazione nell’articolo sui problemi comportamentali].

Ci vuole tempo perché un adolescente diventi in grado di riconoscere che si è messo a rubare in casa perché sentiva di aver bisogno di urlare contro i genitori ma era spaventato (o voleva loro troppo bene) per farlo, o perché sentiva di voler sentirsi visto e preso per mano ma non avrebbe sopportato di chiederlo.

Alcuni punti fermi

Riassumendo: ho proposto che per capire cosa fare quanto tuo figlio ruba sia necessario prima di tutto capire se rubi in risposta a difficoltà emotive che non sa come affrontare in un altro modo. Poi, passando, dai concetti ai fatti, ho descritto cosa accade all’interno della testa dell’adolescente quando si sente spinto a rubare in casa.

Iniziamo a restringere il cerchio e a parlare di cose pratiche (perché spesso bisogna fare qualcosa perché la situazione cambi!).

Ci sono alcune caratteristiche che si ripetono in tutte le situazioni in cui l’adolescente ruba in casa.

  • L’adolescente coinvolge i genitori in un dialogo all’interno della sua mente: ciascun adolescente deve appoggiarsi ai propri genitori per poter crescere. Pezzi della sua mente sono dati in mano agli altri, particolarmente in mano a chi si prende cura di lui . Quando ha un problema, lo affida ai genitori, con le modalità caratteristiche dell’adolescenza (ad es. agendo più che parlando e basandosi sulle reazioni dell’altro per trarre delle conclusioni su di sé e sul proprio comportamento).

Come dicevo, difficilmente chiede aiuto in modo diretto (e quando lo fa bisogna tenere le orecchie belle ritte); lo fa invece prevalentemente  in modo indiretto e molto ambivalente:

chiede aiuto e nega di aver bisogno di aiuto – fa l’indifferente nascondendo il proprio affetto e tumulto interno – ruba perché non può chiedere apertamente

I genitori, che si sentono spiazzati, sono quasi sempre degli interlocutori ben presenti nella testa dell’adolescente. Rubando, quel ragazzo sta sollecitando una risposta da parte dei genitori (che non a caso si allarmano, si informano, chiedono aiuto).

  • Rubare non è solo un comportamento da non ripetere mai più (il che è scontato). Rubare, quando viene fatto allo scopo di gestire le proprie emozioni è la soluzione migliore che l’adolescente ha trovato ad un problema.

Attraverso il furto crede di riuscire ad ottenere qualcosa che non sente di poter chiedere e che non sente di potersi procurare diversamente.

“Devo rubare perché non c’è altro modo per riuscire a stare come vorrei.”

Quando queste situazioni vengono (inevitabilmente) scoperte dai genitori, il furto ha ottenuto un ulteriore successo: ora è il momento di prendersi cura di lui e dei suoi problemi.

Il caso particolare figlio adottivo

Prima di concludere, dico due parole su di un caso specifico su cui alcuni genitori .

Quando un figlio adottivo ruba la situazione è particolare perché le dinamiche alla base del furto sono fortemente esasperate. L’abbandono da parte di un genitore è un evento traumatico che mette a rischio le possibilità di sviluppare una buona autostima.

L’autostima carente è alla base di moltissimi dei vissuti psicologici che inducono un adolescente a rubare, quindi si può dire che vivere una condizione che mina all’autostima in un certo senso predispone al rischio a questo tipo di furti.

È importante aggiungere che il rapporto con i genitori adottivi è molto delicato. Una fiducia solida è difficile da costruire e il furto può diventare una richiesta: “Mostrami che se io mi mostrerò cattivo non mi abbandonerai. Mi vuoi bene sul serio?”.

Cosa fare quando tuo figlio ruba. Come aiutarlo

Le difficoltà emotive alla base del furto spesso vengono colte dai genitori, che si interrogano su cosa stia succedendo e iniziano a pensare a dei collegamenti con altri indizi di sofferenza del ragazzo.

È a questo punto che i genitori cercano aiuto nel lavoro di ricostruzione del senso di un episodio doloroso della loro vita familiare.

Il mio lavoro di psicologo consiste sostanzialmente nell’aiutare una persona ad esplorare e analizzare le situazioni che lo hanno fatto stare male, in modo da riuscire a trovare alternative vie alternative per soddisfare i propri bisogni emotivi. L’adolescente che ruba ha bisogno di questo: potersi fidare di aprirsi con qualcuno, capire perché sta male e trovare delle alternative al furto.

Quando gli adolescenti rendono conto che il lavoro psicologico non significa essere spinti a vergognarsi di quello che si ha fatto ed essere costretti a cambiare con la forza, riescono ad investire sul serio di speranza la loro terapia. Quando capiscono che possono essere aiutati in un modo che anche a loro interessa questi adolescenti diventano capaci di collegare le loro emozioni a quello che hanno fatto e si convincono che, tutto sommato, è proprio vero che le cose che devono fare per sentirsi meglio sono altre.

Questi adolescenti, come abbiamo visto, solitamente non riescono a comunicare chiaramente le loro difficoltà e vanno messi nelle condizioni di poter coltivare la fiducia nel fatto di essere ascoltati e supportati.
Il primo momento in cui ciò avviene è proprio nella percezione che i genitori, oltre a farsi carico dello stupore e del dispiacere per il suo gesto, si fanno carico anche della comunicazione di sofferenza del figlio.

Il modo specifico in cui farlo, ovviamente dipende dalla situazione.

Di che tipo di furto si tratta? Il ragazzo accetta di farsi aiutare? Non si fida di nessuno, e quindi sarà necessario passare attraverso un intervento dei suoi genitori? Bisogna capirlo.

Sicuramente, però, qualcosa si può fare. Bisogna.