Adolescenza e scatti d’ira

Contenuti

Articolo a cura del dott. Matteo Albertinelli e del team di TuoPsicologo a Padova e Online.

Un adolescente che usa un linguaggio offensivo, sempre critico nei confronti dei genitori, capace di ferire con commenti mirati, oppure un adolescente che può arrabbiarsi così tanto da tirare pugni contro il muro, fracassare oggetti o diventare violento con i genitori.

Adolescenza e scatti d’ira sono una combinazione spiacevole ma frequente.

Questo non significa di certo che gli episodi di rabbiosità non vadano gestiti e che alcune situazioni di accentuata aggressività in adolescenza non siano dei segnali di allarme.

Vediamo come.

[Avere a che fare con adolescenti arrabbiati è più semplice, se ci si mette nei loro panni. Nel video parlo di questo.][Video con sottotitoli.]

Adolescenza e scatti d’ira: perché?

Adolescenza e scatti d’ira sono legate fra loro da diversi fattori.

L’azione

È noto che gli adolescenti si trovano più a loro agio con le azioni che con le parole.

Uno dei motivi principali è che la capacità di gestione delle emozioni da parte degli adolescenti è ancora imperfetta e le azioni garantiscono una gestione più rapida e massiccia di queste emozioni.

Uscire sbattendo la porta o urlare molte volte è l’unico modo in cui un adolescente sente di poter gestire una situazione emotivamente carica.

Aggiungo: scoppi d’ira e azione sono intimamente legati. La rabbia è un’emozione sgradevole di cui l’organismo cerca di liberarsi il più presto possibile: l’azione espelle la rabbia e aiuta a garantire la gestione.

Certamente questa non può diventare la regola: lo sviluppo psicologico passa anche per una gestione più matura della rabbia ma, fino a che questo non accade, gli adolescenti se ne occupano come possono.

Comunicare

Gli scatti d’ira hanno spesso uno scopo comunicativo.

O volontario

Vai al diavolo!” = “Ti comunico perentoriamente che mi sento frustrato dal fatto che tu non mi ascolti” oppure “Voglio dirti che mi sento mortificato da quella che percepisco come una mancanza di attenzione nei miei confronti”.

o, più, spesso, non volontario.

Gli adolescenti, cioè, molto spesso si trovano nell’urgenza di doversi liberare di un’emozione spiacevole con parole o azioni rabbiose o violente, senza l’intento di comunicare alcunché.

Indipendentemente da questo, però, la situazione che si viene a creare (la tensione) genera disagio e preoccupazione nelle persone circostanti.

Chi c’è di solito attorno agli adolescenti arrabbiati?

I genitori. Spesso i genitori, arrabbiandosi e preoccupandosi, si trovano a raccogliere un sasso lanciato inconsapevolmente dall’adolescente. Andando a parlare con lui, tentando di trovare un modo di educarlo o di calmarlo, creano un dialogo con lui.

Anche se non l’ha mai chiesto direttamente, l’adolescente cresce proprio accumulando episodi come questo: lui fa qualcosa e i genitori, interessati a lui, rispondono. Lui, quando situazioni simili si riprodurranno fuori casa, avrà un’idea di cosa fare.

Modificare l’ambiente

Gli adolescenti hanno scatti d’ira, più di frequente rispetto agli adulti, ma anche gli adulti ne hanno.

L’aggressività non è solo un ostacolo: ha una sua utilità.

L’aggressività, anzi, ha una funzione fondamentale: serve a modificare l’ambiente.

L’ambiente vuol dire, per noi esseri umani, le persone.

(Qui mi ripeto un momento:) per gli adolescenti, l’ambiente-persone con cui interagire, vuol dire ancora in larga parte “i genitori”.

Non mi capisci! Questo è inaccettabile!

Quando un adolescente comunica un messaggio del genere mette in atto, come ho detto poco sopra, un atto di autoregolazione emotiva, ma non è tutto.

Comunica anche:

  • un dato oggettivo: non sono più un bambino, ora sono capace di svolgere un determinato compito, etc.
  • un dato emotivo: voglio che mi sia riconosciuta più autonomia, ne va della mia autostima, etc.

I genitori aiutano i figli adolescenti a gestire questa emotività burrascosa ma, allo stesso tempo, vengono cambiati dai figli stessi.

Ad esempio, fanno i conti con il fatto di non avere più a che fare con un bambino, ma con un ragazzo a cui devono, un po’ a malincuore, concedere più spazio ma con cui possono iniziare anche dei discorsi “da grandi” (il che è più confortante).

Spesso le situazioni familiari burrascose che coinvolgono gli adolescenti iniziano con un atteggiamento provocatorio e scostante da parte dell’adolescente, che sembra dire ai genitori: “Come posso imparare a rispettare me stesso, se voi per primi non vi fate rispettare?”.

Quando le cose sono più complicate di così. Adolescenza difficile e aggressività.

[Il dott. Matteo Albertinelli e la dott.ssa Sara Pontani si confrontano sulla gestione dell’aggressività. Video con sottotitoli]

Adolescenza e scatti d’ira sarebbero dunque legati da un patto: l’aggressività si sfoga, i suoi genitori lo aiutano a gestirla, l’adolescente sta meglio.

Chiaramente, non va sempre così.

Diventare aggressivo è una strategia che l’adolescente può mettere in campo per occuparsi di alcune parti di sé, dolenti e sgradite in un modo specifico: l’eliminazione.

Inoltre, come ogni meccanismo psicologico, l’aggressività può funzionare male e gli scatti d’ira possono diventare incontrollabili, frequenti o eccessivamente intensi.

Le situazioni in cui è presente un eccesso di aggressività, come

  • discussioni e scontri continui con genitori, fratelli, insegnanti o coetanei;
  • ripetute esplosioni di urla, pugni contro alla parete, offese;
  • danni agli oggetti della propria stanza, di casa o di piccoli atti di vandalismo fuori casa;
  • bullismo verso compagni di scuola e comportamento crudele verso gli altri;
  • linguaggio minaccioso;
  • adolescenti che si fanno del male (ferendosi volontariamente o in modo involontario ma frequente);
  • aggressione dei familiari;

non devono far pensare ad un’unica causa scatenante.

I fattori implicati sono sempre diversi, ed è soprattutto la loro combinazione a portare ad esiti dannosi e dolorosi.

Fra questi fattori rientrano

  • i normali cambiamenti biologici dell’adolescenza (es: la produzione di testosterone, nei maschi, implica un incremento fiosiologico di aggressività, che però diventa una “novità” difficile da gestire per il ragazzo);
  • la normale ricerca di autonomia che si scontra con i progetti educativi degli adulti;
  • vulnerabilità innata: predisposizione all’aggressività (che si sposa bene con alcuni stili educativi e male con altri);
  • difficoltà emotive già presenti in età più precoce e non risolte;
  • difficoltà emotive che si scatenano nell’adolescenza: depressione, ansia, ritiro sociale;
  • esperienze che l’adolescente ha percepito come umilianti (essere preso in giro, sentirsi trascurato e umiliato);
  • scarsa autostima;
  • aver assistito ripetutamente a situazioni di violenza o averle vissute sulla propria pelle (botte, violenze in famiglia, punizioni fisiche ripetute);
  • clima familiare conflittuale (anche solo verbalmente: il passaggio dai pensieri ai “fatti” è più rapido negli adolescenti);
  • messa in discussione dell’autorità di un genitore o di entrambi (ad esempio di un secondo marito/moglie dopo una vedovanza o di un compagno dopo una separazione);
  • aver vissuto situazioni che generano significativi sensi di colpa: l’adolescente avverte una responsabilità intollerabile (lutti, ma anche eventi meno drammatici come una separazione coniugale);
  • frequenza di ambienti e gruppi in cui prevale una cultura che favorisce la violenza (non solo vere e proprie bande, ma anche gruppi di coetanei che fanno delle attività violente un modo condiviso di gestione di emozioni negative);
  • essere o essere stati vittime di azioni violente come il bullismo;
  • esperienze traumatiche come l’abuso;
  • uso di sostanze.

Questi sono i fattori che contribuiscono a creare una situazione problematica.

Sono cose a cui si tende a pensare in un secondo momento, nel tentativo di dare una spiegazione ad una situazione problematica.

Ci sono molti modi in cui adolescenza e scatti d’ira possono diventare una miscela esplosiva; riporto qui di seguito alcuni degli esempi più frequenti e problematici.

Depressione

Gli adolescenti depressi tendono a non ripiegarsi su se stessi come gli adulti depressi.

Questo è particolarmente vero nel caso dei ragazzi maschi, che tendono ad essere particolarmente esplosivi.

La rabbia è, assieme alla tristezza, il sentimento dominante nella depressione e in ogni forma di depressione questa rabbia viene rivolta alternativamente verso se stessi e verso gli altri.

Nell’adolescenza, la rabbia tende ad essere rivolta prevalentemente verso gli altri. Uno dei motivi per cui questo accade è per una ricerca di sostegno da parte degli altri:

Sto male! Aiutami!

Gli adolescenti sono particolarmente fragili davanti alle pesanti autoaccuse e i sensi di colpa che si accompagnano alla depressione e la rabbia esplosiva ottiene l’effetto di suscitare nelle persone vicine un senso di allarme… così spiacevole da trasformarsi in un spinta a trovare una soluzione a questa sofferenza.

Adolescenti che si ritirano

Tutti gli adolescenti hanno un marcato bisogno di proteggere il proprio spazio privato e la propria intimità, ma per alcuni ragazzi diventa questione di vita o di morte.

Gli adolescenti che sentono di dover difendersi dagli altri con le unghie e con i denti solitamente sono ragazzi con difficoltà di socializzazione, con pochi amici, che si trovano lontani dagli altri ma che, se sapessero come fare, vorrebbero passare il loro tempo con i coetanei.

Sentono, però, che i loro tentativi di avvicinamento vengono regolarmente frustrati, perché si sentono regolarmente non adatti ad avere a che fare con gli altri.

Stare soli ha una funzione di protezione della loro bassa autostima e sentono di doversi tutelare con molta cura da nuovi fallimenti e frustrazioni.

Queste situazioni spesso iniziano con difficoltà scolastiche (la scuola è una fetta fondamentale dell’universo sociale dell’adolescente) e possono avere evoluzioni molto varie, da dolorose situazioni di parziale isolamento a situazioni di vero e proprio ritiro dalla sfera scolastica, sociale e anche familiare (hikikomori).

La rabbia, che in situazioni di esasperazione arriva alla violenza fisica, ha una funzione autoprotettiva: allontana gli altri e il senso di profonda inadeguatezza che l’adolescente avverte davanti a loro.

Violenza fisica contro i genitori

In alcune situazioni, l’adolescente scopre la violenza fisica e da un certo punti in avanti la applica regolarmente contro i genitori.

I genitori, in questi casi, lo avvertono come fuori controllo e rimangono paralizzati dalla gravità della situazione.

L’aspetto spiazzante è che la persona meno sicura e a proprio agio è proprio l’adolescente.

L’adolescente che mette le mani addosso sui genitori crea una parodia sadica di una famiglia di cui diventa “padrone” lui.

La violenza fisica è un tentativo di governare una forte angoscia da parte di un adolescente che pensa di dover fare il tiranno per dare a se stesso regole e limiti che non sente di saper trovare in altro modo.

La violenza è una drammatica richiesta di controllo.

Adolescenza e scatti d’ira: sta male?

L’adolescente rabbioso fa male, anche quando lo fa con le parole.

La domanda che bisogna farsi per andare al nocciolo delle sue difficoltà però è:

Sta male?

Certo, ciascun adolescente ha bisogno di tempo per poter sviluppare

  • autoconsapevolezza (riconoscere i propri stati emotivi)
  • ed autocontrollo (gestire emozioni forti come la rabbia, pensare prima di agire)

e per alcune persone è una cosa più difficile da fare che per altre.

Limitarsi ad aspettare e sperare non aiuta, però.

Un adolescente in preda a violenti e frequenti scatti d’ira ha bisogno dell’aggressività come strumento di gestione delle proprie difficoltà emotive.

Il problema di questo uso dell’aggressività è che fornisce un sollievo momentaneo a quelle difficoltà emotive, senza eliminarle.

La vera questione è aiutare l’adolescente a trovare un modo veramente efficace e tollerabile per gestire le propri difficoltà emotive.

Cosa fare

[Bisogna lasciare che si sfoghino?][Video con sottotitoli]

Prima di misurarsi con la questione delle difficoltà emotive dell’adolescente, i suoi genitori si trovano a dover sopravvivere ai suoi scatti d’ira.

La sensazione può essere quella di passare da l’avere a che fare con un normale adolescente (faccenda già sufficientemente spaventosa in sé) ad una tigre feroce.

Alcuni spunti di riflessione (ma la realtà mi sa che è più complicata, giusto?):

  • Aspettare ed osservare: non si può fare molto, durante i suoi scoppi di rabbia. Semplicemente, non è recettivo a nessun intervento e bisogna aspettare. A mente fredda sarà più facile per tutti capire cosa ha scatenato tutta quella rabbia.
  • Stare con lui ma non fare come lui: controreagire è deleterio. Rispondere alle urla con le urla (e alle mani con le mani) porta solo ad un’escalation in cui gli si conferma che questa è un modo di agire accettabile. Detto questo, è frequentissimo che capiti di controagire, come lo è sentirsi in colpa o sfiduciati (soprattutto perché alzare la voce o punire non è servito a cambiare la situazione). Può diventare anche una risorsa: tutti possono lasciarsi trasportare dall’emotività, i genitori come i figli: l’importante è che non diventi la norma. È più facile che apprezzi un tentativo di correggersi, sforzandosi di non trascendere davanti a lui anche se, ovviamente, è molto difficile che lo ammetta.
  • Confini chiari: avere regole dichiarate, discusse in coppia, aiuta a sentirsi legittimati a non cedere, davanti alle sfuriate dell’adolescente. (Se non sono regole che è verosimile mantenere e che ammettono un minimo di contrattazione con l’adolescente che pretende la propria autonomia, però, il rischio è che non reggano.) Gli adolescenti hanno un particolare talento per mettere i genitori alle strette sul tema regole e gli adolescenti che faticano a governare la propria rabbia sono spesso capaci di centrare con chirurgica precisione insicurezze e tasti dolenti dei genitori per farli capitolare. Una linea coerente può essere irritante, per lui, ma è anche rassicurante. Una delle cose più difficile è la negoziazione di nuove libertà. Creare un dialogo e farlo sentire coinvolto in uno scambio in cui ciascuna parte può valutare di perdere qualcosa ma anche di guadagnare qualcosa (ore di uscita, dettagli da rivelare/mantenere privati dettagli su amici, etc) è utile: genitori e figli adolescenti hanno desideri ed esigenze diverse e senza contrattazione si rischia di rimanere su pianeti diversi.
  • Qualcosa di buono lo farà: i passi indietro non cancellano i successi e bisogna aspettarsi un’oscillazione fatta di successi e insuccessi nella gestione della rabbia e nella creazione di un clima familiare sereno. Accogliere festosamente i momenti positivi, anche se domani le cose torneranno difficili, rende questa oscillazione più tollerabile. Nota vitale: questo percorso movimentato è più tollerabile se si ha uno spazio per sé in cui essere sereni e fare quello che piace. Se nella vita manca il piacere è praticamente impossibile trovare le forze per governarne le difficoltà e tutti i rapporti finiscono per risentirne.
  • Potete parlarvi: stabilire una comunicazione con adolescente rabbioso non è facile. (Anzi, spesso diventa occasione di attacchi da parte sua). L’importante è comunicargli che si è pronti ad ascoltarlo. Comunicargli disponibilità (e non solo che si vuole correggerlo, dirgli cosa fare o sottolineare i momenti in cui si comporta male). Parlargli degli episodi di rabbia esagerata DOPO che sono passati è utile: mostrargli che non si è tanto spaventati da non riuscire a parlarne aiuta a gestire questi episodi come qualcosa di gestibile ma affrontabile. “Ripassargli la palla”, parlando di quello che ha fatto e che non va bene, è anche un modo di responsabilizzarlo.

Far venire i nodi al pettine

Tutto questo è molto difficile da fare.

La vera differenza fra le situazioni di rabbia gestibile e quelle ingestibili sta nel fatto che nel primo caso è possibile un buon grado di normale approssimazione e tutto finisce per sistemarsi.

Nel caso di situazioni problematiche, invece, prevale la sensazione che ogni tentativo di intervento non serva a niente e che tutto si ripeta (dolorosamente) identico.

Paradossalmente, sono queste seconde le situazioni in cui punizioni e tentativi estremi sono meno efficaci e in cui è prima di tutto necessario capire di cosa ha bisogno l’adolescente rabbioso.

L’adolescente rabbioso non ha voglia di arrabbiarsi: cerca di trovare un modo per stare meglio.

Proprio in queste situazioni, però, sembra di avere a che fare con un leone da domare, con cui è difficile il contatto.

Come psicoterapeuta, vengo costantemente messo in discussione dagli adolescenti con cui lavoro. Alcune volte, come è ovvio, riescono a cogliere nel segno e a disorientarmi, esattamente come fanno a casa con i loro genitori, ma il più delle volte riesco a sentirmi sicuro nella mia posizione di sostegno. Se diventano belve è perché sono in difficoltà e il mio compito è di aiutarli.

Avere questa stessa chiarezza “a casa” è molto difficile.

I genitori avvertono la responsabilità di educare un figlio, il dolore per il suo comportamento, la confusione dovuta all’impressione di sbagliare in continuazione.

Queste preoccupazioni, però, sono un fondamentale punto di partenza: senza di queste, nessuno si prenderebbe carico di aiutare l’adolescente a trovare un modo di iniziare ad addomesticare tutta questa rabbia.