Ragazzi e videogiochi. Effetti, dipendenza (?), risorse

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Articolo a cura del dott. Matteo Albertinelli e del team di TuoPsicologo a Padova e Online.

Ragazzi e videogiochi. Effetti, dipendenza (?), risorse

Ragazzi e videogiochi tendono a fare coppia fissa, oggi.

Mio figlio gioca sempre alla Play.

Certo che lo fa. Gli adolescenti sono fra i maggiori consumatori dell’enorme mercato dei videogiochi, il cui giro d’affari mondiale è in stabile crescita e che si prevede oltrepasserà la soglia dei 100.000 milioni (centomila milioni) di dollari entro il 2025.

Non mi spingerò oltre, per quanto riguarda dettagli del tema su cui sono poco competente. Se ho condiviso questo dato è perché per parlare del peso dei videogiochi nella vita dei ragazzi di oggi è importante avere una percezione anche solo approssimativa della misura del fenomeno.

La riflessione di base, cioè, è che i videogiochi sono in qualche misura insostituibili nella vita degli adolescenti e che la domanda più realistica che possiamo farci, se non proprio la più corretta, è: “In che modo devono e possono essere integrati nella vita quotidiana degli adolescenti i videogiochi?”.

Qui di seguito parlerò soprattutto di quelle situazioni in cui il rapporto fra videogiochi e ragazzi va storto.

I motivi sono due:

  • è spesso più facile capire come funzionano fenomeni complessi come videogiochi osservando proprio quello che “si rompe”;
  • le situazioni in cui qualcosa non funziona nel rapporto fra ragazzi e videogiochi sono quelle che creano maggior preoccupazione nei genitori e su cui è più urgente fare delle riflessioni.

Un’ultima cosa prima di entrare nel vivo: quando si parla di videogiochi, spesso si rischia di concentrarsi sul loro effetto come se potesse essere indipendente dalla persona dell’adolescente.

Come se i videogiochi fossero tossici.

Se si perde di vista il fatto che i ragazzi usano i videogiochi, in modo consapevole o inconsapevole, per raggiungere finalità di natura emotiva, si rischia di non individuare il tipo di intervento più utile ad aiutare l’adolescente a stare meglio.

Effetti dei videogiochi sui ragazzi

[Effetti positivi dei videogiochi][Video con sottotitoli]

[I link in questa sezione rimandano agli articoli di ricerca presi ad esempio, che sono in lingua inglese.]

Quando si interrogano sui videogiochi, spesso i genitori devono fare i conti con la paura che in essi ci sia qualcosa di pericoloso, dannoso o che siano un modo poco produttivo di impiegare il tempo.

La ricerca si è occupata di dare una risposta a queste preoccupazioni in merito agli effetti dei videogiochi sui ragazzi indagandone studiandone diversi aspetti.

Faccio alcuni esempi utili a chiarirsi meglio le idee ma, devo premettere che lo scopo principale è quello di iniziare a farsi le domande giuste sul tema dei videogiochi… le domande utili a capire quale sia il loro reale effetto sui ragazzi che li usano e soprattutto di quelli che li usano in modo intensivo.

È, come premettevo cautamente, un tema complesso e sfaccettato.

In che modo

La ricerca in psicologia, ad esempio, si è interessata di studiare il ruolo dei videogiochi nello sviluppo della di regolazione delle emozioni. È un elemento molto importante, in quanto gli adolescenti possono essere molto sollecitati dal punto di vista emotivo, davanti ai videogiochi e molte delle persone che leggeranno queste righe avranno sicuramente esperienza di figli che si arrabbiano ma anche che si entusiasmano per quello che succede nei videogiochi.

La domanda è: l’esperienza fornita dai videogiochi è adatta a diventare un’occasione di allenamento nella gestione delle proprie emozioni?

L’idea è che questo possa accadere attraverso un processo di identificazione fra ragazzo e personaggi e situazioni del gioco, un po’ come può avvenire davanti ad un film, (e qui bisogna puntualizzare che sempre più spesso i videogiochi prevedono forme narrative e contenuti complessi, chiaramente differenti da quelli offerti dal cinema).

Una filone di ricerca simile è quello che riguarda il rapporto fra uso di videogiochi e comportamenti prosociali

La domanda è: facendo esperienza di situazioni prosociali, cioè di aiuto agli altri, che un giocatore può trovare nel videogiocogioco, si può imparare a diventare più attenti agli altri?

Un altro degli aspetti tradizionalmente molto studiati è il rapporto fra aggressività ed uso di videogiochi.

La domanda è: i videogiochi rendono più violenti i giocatori? Se lo fanno, si tratta di effetti a breve o a lungo termine?

Cito un ultimo aspetto caratteristico: sempre di più, i videogiochi vengono ricercati per la loro funzione di inserimento in una comunità sociale. La “contagiosità” di Fortnite, ad esempio, non ha a che fare solo con aspetti intrinseci delle meccaniche di gioco (gratuità, ricompense per le vittorie, sfide giornaliere, casualità che permette di avere una possibilità di vittoria…) ma anche alle possibilità di socializzazione e integrazione in una comunità di giocatori che si ritrova su diverse piattaforme come YouTube o Twich in cui si vedono altre persone giocare, si commenta e si socializza.

La domanda è: la possibilità di giocare con altri fa sì che i ragazzi siano incentivati a giocare di più?

Ciascun filone di ricerca tenta di dare una risposta il più possibile dettagliata a ciascuna di queste domande. Partendo dalle domande stesse, però, possiamo estrarre un’idea che forse è ancora più importante delle risposte stesse:

Oggi si pensa che i videogiochi abbiano importanti effetti, sia negativi che positivi, sui giocatori ma, in realtà, questi effetti sono solo una parte di quello che accade.

Gli effetti dei videogiochi sui ragazzi varino al variare dell’adolescente.

Questo è dettaglio è fondamentale per rispondere alla più importante delle domande del genitore preoccupato:

Qual è l’effetto dei videogiochi su mio figlio?

Questo dipende sia da quali sono i videogiochi a cui gioca, sia dalla personalità di tuo figlio.

E questo cosa significa?

Significa che i videogiochi possono portare alla luce caratteristiche positive e negative della personalità un adolescente, contribuire a modificarle o a gestirle.

Entriamo nello specifico.

Dipendenza da videogiochi

Parlerò prima di tutto dell’idea che un ragazzo possa venire completamente assorbito dai videogiochi. Questo dipende dai videogiochi o dalla personalità del ragazzo?

Mio figlio gioca sempre. Mio figlio è dipendente dai videogiochi?

Passando dal campo della ricerca in psicologia a quello della psicologia clinica, oggi vediamo che alcuni adolescenti (ma anche alcuni adulti) sembrano fare un uso così intensivo dei videogiochi da far pensare ad una vera e propria dipendenza.

Molti dei tratti sono comuni a quelli di altre dipendenze legate alle tecnologie, come quella da cellulare, ma, per quanto la discussione sul tema sia ancora accesa, il quadro della dipendenza da videogiochi sembra fra i più definiti, tanto da ricevere il riconoscimento ufficiale da parte di sistemi di classificazioni di riferimento per gli specialisti come l’ICD e, seppure attraverso delle semplici “indicazioni”, il DSM.

I sintomi di Dipendenza da Videogiochi sono:

  • avere la mente occupata dai videogiochi
  • sintomi di astinenza quando non si giocato
  • sviluppo di tolleranza (cioè bisogno di giocare sempre di più per ottenere la sensazione piacevole collegata)
  • tentativi infruttuosi di smettere di giocare o giocare meno
  • abbandonare altre attività per giocare con i videogiochi
  • continuare a giocare nonostante sia un’attività che ha già portato dei problemi nella propria vita
  • dissimulare il fatto che si gioca o mentire
  • usare i videogiochi per evitare i sentimenti negativi
  • perdere o rischiare di perdere relazioni od opportunità di carriera per colpa dei videogiochi

Come si può intuire da questa lista di sintomi, l’idea dietro alla diagnosi di dipendenza da videogiochi è che chi fa un uso eccessivo dei videogiochi lo faccia per provare sensazioni piacevoli e/o evitare sensazioni spiacevoli.

Nella dipendenza da videogiochi, i videogiochi sono un mezzo. Il fine è la soddisfazione di bisogni emotivi specifici.

Di conseguenza, la terapia della dipendenza da videogiochi deve obbligatoriamente misurarsi con il tema dei bisogni emotivi dell’adolescente.

Questo è un aspetto centrale nella dipendenza da videogiochi ed è una buona idea estenderla ad ogni forma di uso intensivo dei videogiochi da parte dell’adolescente.

Per capire come uscirne, bisogna partire dai bisogni emotivi dell’adolescente.

Nel caso di una dipendenza vera e propria, l’adolescente individua nei videogiochi l’unico strumento di soddisfazione emotiva capace di soddisfarlo. È una strategia rigida e pericolosa, che ne restringe la libertà.

Quando l’uso dei videogiochi è intensivo, ma non va collegato ad una reale dipendenza (cioè nella maggior parte dei casi) il rapporto fra videogiochi ed emozioni finisce per diventare ancora più chiaro.

Se un ragazzo sta sveglio sui videogiochi regolarmente lo fa per gestire l’ansia?

Se si arrabbia molto quando gioca con i videogiochi lo perché tenta di trovare un modo di gestire sentimenti di frustrazione con cui non sa misurarsi?

Se sembra giocare e basta? Sente di poter fare altro?

Perché ragazzi e videogiochi sono legati da emozioni

Un paio di paragrafi fa abbiamo visto che possiamo pensare che nel rapporto fra ragazzi e videogiochi siano importanti sia le caratteristiche dello specifico videogioco (è costruito per tenere attaccati gli utenti allo schermo? Presenta contenuti violenti?) sia quelle dello specifico ragazzo che ci gioca.

Un gioco può essere scelto da un adolescente proprio perché gli fornisce degli strumenti per confrontarsi con emozioni che esistono già dentro di lui.

Due appunti:

  • Questa scelta avviene in modo prevalentemente inconsapevole.
  • Si tratta di una strategia così frequente perché i videogiochi sono strumenti particolarmente “vicini” agli adolescenti e per una marea di motivi: per il tipo di narrazione, per la soddisfazione che possono dare, per il tipo di temi e presentazione estetica, perché spesso è qualcosa di cui i genitori sanno poco…

I videogiochi, insomma, possono essere molto importanti per gli adolescenti.

Anche quando complicano loro la vita.

Adolescenti arrabbiati

Sembra improbabile che i videogiochi violenti trasformino un adolescente non aggressivo in un adolescente aggressivo.

Gli adolescenti che sono già inclini alla rabbia e all’aggressività (in un altro articolo ho scritto più nel dettaglio del comportamento di questi ragazzi), però, sembrano trovare nei videogiochi violenti un’occasione per esprimere frustrazione e rabbia, anche in modo molto forte, come rompendo cose o urlando contro al gioco, ad esempio.

Mettersi alla prova in un videogioco, fallire (come è inevitabile) e vivere la frustrazione che deriva da questo fallimento è un tentativo di padroneggiare l’immagine di sé (mi vedo come una persona capace? Tollero di non esserlo, a volte?) e l’aggressività… un tentativo che, se porta ad episodi di rabbia esplosiva, chiaramente è un fallimento, ma la cosa importante è che il l’obiettivo di fondo va nella direzione della crescita: tentare di gestire situazioni che fatica a gestire.

Il videogioco, cioè, spesso fornisce uno strumento di gestione di una rabbia molto forte che con tutta probabilità sarebbe comunque emersa: è qualcosa che esisteva già dentro all’adolescente.

Difficilmente si tratta di qualcosa che resta confinato alla stanza dell’adolescente; molto più spesso, coinvolge i genitori, che tentano di affrontare la rabbia passando per misure educative: regolare tempo passato davanti alla console/pc, togliere la connessione, richiedere che prima di giocare siano stati fatti i compiti.

Il risultato, però, spesso è quello di accendere una conflittualità ancora più forte. È difficile, è doloroso ma è il modo che ha l’adolescente per segnalare che lui la rabbia non riesce a gestirla. E non riesce a gestire le situazioni che fanno scatenare questo problema.

Eliminare i videogiochi, cioè, non elimina il problema della rabbia.

I videogiochi diventano sia il mezzo con cui l’adolescente arrabbiato fa dannare i suoi genitori e anche il mezzo con cui li costringe a mettersi davanti al suo problema:

Io questa situazione non la so gestire (e voi?)”.

Adolescenti isolati

Uno degli elementi di preoccupazione più forti di tanti dei genitori che vorrebbero allontanare il figlio adolescente dai videogiochi è quello dell’invasione della sfera sociale da parte dei videogiochi.

La preoccupazione può riguardare la preferenza per la realtà virtuale a discapito di quella reale, incapacità di crearsi delle amicizie vere, la sensazione che le esperienze online siano meno formative di quelle in presenza.

Oggi le amicizie degli adolescenti passano sempre più spesso per la dimensione online.

Si gioca con i vecchi o nuovi compagni di scuola e si trovano nuovi amici, giocando (relazioni che diventano autenticamente importanti, perché sono ragazzi con cui si condividono esperienze emotivamente cariche).

Sono rapporti veri?

Molto spesso sì. I videogiochi vengono frequentemente usati per mantenere un rapporto con gli amici e i compagni anche quando manca la loro presenza fisica. È come se, paradossalmente, grazie ai videogiochi i contatti divenissero ancora più frequenti.

Non va sempre così, però: sicuramente i videogiochi possono essere utilizzati anche come strumento per tenere a distanza gli altri.

[Relazioni virtuali][Video con sottotitoli]

Quando i videogiochi vengono usati per tenere a distanza gli altri essere preoccupati è comprensibile ed è anche utile.

Perché un ragazzo dovrebbe avere bisogno di “nascondersi” attraverso i videogiochi, però? I ragazzi con difficoltà di socializzazione vivono con preoccupazione il contatto con gli altri, soprattutto quello con i coetanei.

(È un aspetto importante, perché il contatto con i coetanei spinge l’adolescente a valutare se stesso: sei altrettanto bravo? Sai stare al passo? Rischi di sfigurare vicino agli altri? Il contatto con gli altri, cioè, rischia di ferire l’amor proprio di adolescenti spesso caratterizzati da una mancanza di autostima).

È importante fare attenzione al tipo di videogiochi utilizzati, perché permette di capire quale sia il livello di rapporto con gli altri con cui l’adolescente si sente in grado di misurarsi.

Gioca con altri ragazzi che conosce di persona? Con ragazzi che gli piacciono ma che preferisce frequentare solo online? Gioca con altri, ma senza creare legami con altri giocatori? Gioca esclusivamente a giochi solitari?

Ciascun tipo di interazione può dare delle informazioni sul tipo di relazione che l’adolescente è in grado di sostenere in questo momento e che sono in grado di dargli piacere.

Una nota: non è che un certo modo di giocare con i videogiochi sia per forza migliore di un altro. Giocare da soli è un legittimo investimento che può caratterizzare, ad esempio, ragazzi che hanno un forte desiderio di identificarsi in delle storie che, mentre sono giocate, esistono solo per loro.

Quello che intendo sottolineare è che spesso i videogiochi sono iperinvestiti dagli adolescenti con difficoltà di socializzazione e diventano il canale prevalente di interazione con gli altri per adolescenti che, eccettuata la scuola, escono poco di casa.

I videogiochi, cioè, hanno un ruolo importantissimo nel mantenere viva la socialità dell’adolescente anche nel caso di forme di ritiro sociale più importanti [hikikomori] in cui spesso viene fortemente indebolito o troncato il rapporto con la scuola che è, non a caso, un contesto in cui la socializzazione è centrale.

In queste situazioni bisogna stare molto attenti prima di proibire i videogiochi, anche quando non prevedono l’interazione diretta con altri: possono essere una delle poche strade che permettono all’adolescente di immaginare, preparare e sperimentare una forma di rapporto con l’altro in cui sentirsi sufficientemente a proprio agio da non gettare la spugna in partenza.

Occupare la mente

Praticamente tutti i genitori di adolescenti hanno tentato di allontanare i figli dai videogiochi perché “se continui a giocare ti rincretinisci”.

Anche se i videogiochi non hanno il potere di far diventare stupido nessun adolescente, è vero che alcuni ragazzi possono avere bisogno di utilizzare i videogiochi proprio allo scopo di occupare la propria mente.

In alcune situazioni tutte le persone utilizzano attività, spesso anche più passive dei videogiochi come guardare la televisione, ascoltare musica, correre o anche lavorare allo scopo di non pensare e, soprattutto per non avvertire emozioni spiacevoli.

Questo è particolarmente vero in momenti stressanti o spiacevoli della propria vita ed è un meccanismo psicologico che ha una sua utilità: permettere di “andare avanti stringendo i denti”, fino a che non ci si sentirà sufficientemente in forze da concedersi un funzionamento mentale più vivace e soddisfacente.

Se diventa un meccanismo centrale nell’economia psichica di un adolescente, però, il discorso cambia.

Perché un ragazzo dovrebbe avere bisogno di tentare di spegnere la propria mente?

Questo accade solitamente quando un ragazzo ha bisogno di soffocare forti sentimenti dolorosi. Può succedere ad esempio quando vive un lutto, ma anche l’interruzione di una relazione amorosa o, ancora più di frequente, quando non c’è un evento scatenante vero e proprio, ma una condizione di sofferenza psicologica.

I videogiochi possono essere cioè utilizzati per soffocare l’ansia, tenendo la mente occupata in modo che non recepisca ed elabori stimoli ansiosi, ma anche per liberarsi da pensieri tristi, evitando di vivere esperienze depressive che non si è in grado di affrontare.

Questo secondo aspetto può essere particolarmente importante, perché può racchiudere un potenziale evolutivo: i videogiochi possono essere utilizzati per fare esperienza di una situazione in cui sentirsi “bravi”, nel contesto di una condizione in cui in realtà ci si sente molto poco spesso competenti, capaci, soddisfatti di sé.

Certo, sarebbe importante che un adolescente fosse in grado di pensare a sé come ad una persona competente nel contesto della vita quotidiana… ma in alcuni casi, se prima non fa dei giri di prova virtuali, farlo è molto più difficile.

In questo caso specifico, come nei precedenti due, si vede che i videogiochi possono in realtà avere una funzione di sostegno all’adolescente, temporaneo e inefficace quanto vogliamo ma che, tuttavia, ci obbliga a vedere che:

  • sta male
  • e sta provando a stare meglio.

Cosa si può fare?

Insomma, abbiamo visto che i videogiochi, più che essere una minaccia sono degli strumenti che spessissimo vengono usati dagli adolescenti per esplorare aspetti intimi di sé e per fare delle prove (queste sì veramente virtuali) di elaborazione di esperienze emotivamente complesse.

Possono utilizzare i videogiochi per tentare di insegnarsi a gestire la frustrazione, per capire come si fa ad entrare in contatto con gli altri senza esserne terrorizzati e anche per sopravvivere a sentimenti dolorosi troppo profondi.

Mi rendo conto che questa sia una visione dei videogiochi che spinge sul pedale degli aspetti positivi. Se c’è un adolescente che sta male, però, questa mi sembra una prospettiva utile.

Se questo adolescente sta male, i videogiochi per lui sono un tentativo di stare meglio. Il fatto che riesca ad usarli veramente a questo scopo è tutto un altro discorso, certo, ma è importante che ci provi.

Se non ci provasse, sarebbe molto più difficile creare con lui un dialogo che tocchi le sue difficoltà, per i suoi genitori e anche a me come psicologo, quando me ne occupo.

La dimensione virtuale che offrono i videogiochi spesso significa avere la sensazione di poter padroneggiare meglio le cose dolorose della propria vita. Se non si passa per questa dimensione virtuale anche riconoscendo la l’importanza che ha per l’adolescente può diventare difficile mettersi in reale comunicazione con il ragazzo.

[Spesso i genitori questo lo intuiscono benissimo, quando ad esempio dicono che l’adolescente potrebbe trovarsi a suo agio incontrando me, come psicologo, online. Ed effettivamente, molto spesso lo schermo permette di mettere in gioco parti intime di sé sentendosi meno vulnerabili. Per la vulnerabilità ci sarà spazio, quando potrà essere accolta.]

…e il modo in cui ciascun adolescente arriva ad essere capace di affrontare la propria fragilità è una storia che è unica per ciascun adolescente e per la famiglia che lo sostiene.