Mio figlio non vuole prendere la patente

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Articolo a cura del dott. Matteo Albertinelli e del team di TuoPsicologo a Padova e Online.

È normale che il momento del conseguimento della patente si accompagni ad una certa apprensione, quasi per tutti.

È una delle prime cose per cui essere grandi fa sul serio la differenza, implica un esame che dà un risultato netto.

Implica anche il fatto che la maggior parte delle persone questo esame lo superano, il che dovrebbe essere rassicurante ma al tempo stesso per alcuni ragazzi e come se volesse dire

Se io non dovessi farcela vorrebbe proprio dire che sono tonto“.

Ecco, con quest’ultima idee si arriva un po’ al punto, cioè che alcune delle caratteristiche personali di alcuni adolescenti si mettono per così dire di traverso quando c’è da misurarsi con il traguardo della patente.

Perché mio figlio non vuole prendere la patente?

Molte delle difficoltà collegate all’atto di prendere la patente ricalcano alcuni temi caratteristici dell’adolescenza, altre sono delle difficoltà che possono presentarsi bene o male in modo simile nel corso del tempo.

Tra quelle che riguardano in modo particolare l’adolescenza c’è il confronto con il tema dell’autonomia e del controllo.

Chi è che ha deciso questo fatto che io dovrei prendere la patente?

Propria il fatto cioè che siano la società, il buon senso, il vantaggio o la famiglia a suggerire l’idea di prendere la patente può diventare un deterrente per quegli adolescenti che fanno fatica a sentirsi sicuri della propria autonomia.

Dire di no alla patente, cioè, da un punto di vista emotivo può diventare un modo di fare una plateale dichiarazione di indipendenza.

Un altro problema che può cozzare con l’obiettivo di prendere la patente può essere anche la sfiducia nelle proprie capacità, come a dire:

Il tonfo che rischierei di fare se sbagliassi questa prova sarebbe così grande che è meglio che io lasci stare

come se l’esame della patente non misurasse la conoscenza del codice della strada e l’abilità la guida, ma fosse una misura del valore personale del ragazzo che fa l’esame, il valore a tutto tondo.

Un figlio potrebbe cioè esprimere con la volontà di non prendere la patente una mancanza di autostima.

E c’è un’altra difficoltà poi, legata all’autonomia non nel senso del desiderio di essere autonomi e della paura di non esserlo, ma nel senso di una ostilità nei confronti dell’autonomia.

La patente è una di quelle cose che più mi rendono autonomo, che più mi dimostrano di esserlo e io questo non lo voglio, non sono sicuro di sopportarlo; insomma, preferisco stare a casa”.

E questa, a sua volta, è simile a una difficoltà che nello specifico riguarda più che altro i guidare, più che il prendere la patente.

L’azione di guidare cioè può diventare spaventosa se rievoca un’insicurezza legata all’idea di non poter contare sulle proprie forze, come se questa capacità non fosse mai stata interiorizzata. Dico che è simile al punto precedente perché riguarda una voglia di appoggiarsi agli altri e nello stesso tempo una diffidenza nel fatto di potersi appoggiare a se stessi, e a questo desiderio di dipendenza può essere legato anche non tanto alla paura di non farcela, alla paura di non avere un appoggio solido su cui contare, ma alla mancanza di desiderio di farcela da soli.

Perché dovrei mai preoccuparmene? Sto così bene così come sono…“.

Prendere la patente crea cioè una condizione di ansia nel ragazzo che è dovuta al fatto che percepisce la patente come qualcosa che turberebbe un equilibrio su cui può fare affidamento.


Quest’ultima è una situazione che può angosciare in modo significativo la famiglia perché sentono di non riuscire a smuovere il ragazzo da quella che percepiscono come una posizione piuttosto comoda per lui.

Se si va bene a vedere, però, è una comodità che non è veramente tale, nel senso che dietro c’è una difficoltà a immaginarsi quanto migliore potrebbe essere la vita a essere un po’ più liberi. Ci può cioè essere la percezione che il ragazzo sia apatico e indifferente nei confronti di qualcosa che dovrebbe stimolarlo o di cui almeno dovrebbe riconoscere il valore.

Una mancanza di motivazione simile può dipendere anche da una mancanza di forze di tipo depressivo

Non lo so, non ce la faccio, non mi interessa…

…una situazione in cui magari si vede che il ragazzo inizia studiacchiare, poi lascia stare, magari non passa la teoria, si rimette a studiare ma con calma e così via, e così passa al tempo….

Evitare la patente per difficoltà di tipo depressivo vuol dire tentare di raggranellare le forze per provarci di nuovo, provando al contempo di proteggersi da ogni esperienza che possa trasformarsi in dolore mentale.

Mio figlio non vuole prendere la patente: due parole finali

Mi rendo conto che qui ho fatto un elenco senza entrare molto nei dettagli.

[In ciascun paragrafo ci sono link ad articoli in cui parlo più nello specifico di una situazione, però]

Lo scopo principale di questo elenco, però, direi che è quello di comunicare come dietro ad una situazione apparentemente banale ci possono essere delle motivazioni di natura emotiva piuttosto intricate.

Nel caso della difficoltà a prendere la patente la differenza che fa a prenderla non prenderla per la vita di un ragazzo fa sì che la situazione salti subito all’occhio.

Fa sì anche che diventi più immediato capire quanta differenzia possa fare per la vita di una persona affrontare questo tipo di difficoltà emotive.

Quando ci si trova davanti ad un adolescente con delle difficoltà emotive di una certa importanza, quello che accade è che segnali simili a quelli elencati pian piano si moltiplicano.

Si tratta di cose che possono essere difficili da collegare fra di loro in modo che compongano un quadro che descriva in modo soddisfacente le difficoltà del ragazzo.

Un aspetto che può essere utile di queste riflessioni sulla patente è proprio il fatto che possono fornire l’occasione per individuare un punto di partenza per iniziare a capire cosa stia succedendo.