Articolo a cura del dott. Matteo Albertinelli e del team di TuoPsicologo a Padova e Online.
Accorgersi di provare ansia per i volti dei figli richiede una discreta dose di onestà nei propri confronti.
Dico che ammetterlo è difficile perché di solito è difficile far convivere questa parte ansiosa di sé con una parte che vorrebbe lasciare i figli liberi di sbagliare, di imparare e migliorare e così via.
Ansia per i voti dei figli: le origini
La propria ansia e la voglia di promuovere l’autonomia di un ragazzo possono entrare in conflitto fra di loro perché lasciare un figlio libero di imparare ad arrangiarsi da sé, limitandosi a dargli solo delle indicazioni su quello che ci si aspetta da lui e su quello che sarebbe bene per lui che facesse richiede tempo.
La possibilità di fidarsi che un ragazzo potrà realmente sviluppare una buona autonomia richiede che ci si possa mettere ad aspettare e fidarsi che le cose vadano meglio anche quando non ci si mettono le mani sopra in prima persona.
E l’ansia invece gioca seguendo altre regole, cioè rimandando il messaggio che
“O qui ci si sbriga a combinare qualcosa o qui va tutto a rotoli!”
Quando l’ansia riguarda il recupero dei brutti voti da parte dei figli, le preoccupazioni possono assumere diverse forme,
- ad esempio la paura che studiando poco e male il ragazzo si precluderà un destino lavorativo felice,
- o che quello studiare poco sia un indice di un cattivo atteggiamento nei confronti della vita, di pigrizia, e così via.
Insomma l’ansia suggerisce tutta una serie di scenari poco rassicuranti che fanno venire una gran voglia di prendere delle misure drastiche per cambiare il corso delle cose.
Ecco, se in questi casi è legittimo parlare di ansia e non di utili e razionali preoccupazioni è perché quello che accade è che in queste situazioni il genitore ansioso si affanna per fare qualcosa, più che riuscire a pensare ad un problema e alle relative contromisure.
L’ansia, insomma, si mangia la capacità di ragionare e concentrarsi su di un problema, lasciando spazio solo alle proprie paure.
Pensare alla propria ansia per i voti dei figli
Quando invece si è in grado di porsi il problema di provare dell’ansia proposito dei voti dei figli in un certo senso è come se, almeno per un momento, si riuscisse a invertire il flusso di quello che sta succedendo e a concentrarsi su quello che sta alla base di queste previsioni ansiose.
Una delle cose che ha senso pensare che siano alla base di queste preoccupazioni è l’amore e la preoccupazione per il figlio.
Questo amore può prendere diverse forme che dipendono sia dalla situazione in sé che dal tipo di persona che si è.
Una cosa che dipende dalla situazione, ad esempio, è la valutazione di come stia quel figlio.
“Quelle difficoltà scolastiche sono indice di una sofferenza o rappresentano un problemuccio transitorio? C’entrano con la scuola o più che altro con il benessere di lui come una persona in crescita?“.
Ecco, iniziare a chiedersi se un figlio che va male a scuola stia male può essere una cosa così dolorosa da far perdere temporaneamente la lucidità e da spingere ad affannarsi a prendere delle contromisure, dalle ripetizioni a dei rimproveri secchi, allo scopo di spingerlo a migliorare.
Come a dire:
“Se lui migliora alla fine anche io genitore sarò più sereno“.
E questo è un ottimo progetto per entrambi; il problema, però, è che l’ansia rischia di far prendere delle decisioni affrettate, non ponderate, e di tenere nascosti a se stessi proprio quegli aspetti del problema che si avvertono come eccessivamente preoccupanti.
Ad esempio, si può essere preoccupati proprio dall’idea che i voti scolastici, magari negativi anche se “è un ragazzo è sveglio”, possano essere una spia che mette in allarme nei confronti di un suo disagio.
Riguardo agli aspetti personali di quei genitori che provano ansia per i voti dei figli, invece, uno dei pensieri più utili che si possano fare è:
“Quei brutti voti sono un problema perché costituiscono un ostacolo nella vita di mio figlio o nella mia?“.
(Non bisogna dimenticarsi, fra l’altro, che le difficoltà scolastiche sono uno dei segnali di difficoltà emotive più frequenti).
Insomma, le difficoltà di quel ragazzo sono veramente significative o è il genitore a sovraccaricarle di significato, ad esempio?
E qui la risposta, diplomatica e tutto sommato corretta, potrebbe essere che in ogni situazione c’è un po’ dell’uno e un po’ dell’altro.
La vera domanda, quella centrale, però è:
c’è la possibilità che queste problematiche che riguardano la vita scolastica del figlio abbiano risvegliato dentro al genitore qualcosa che lui trova inaccettabile e pericoloso anche se è suo figlio a viverli e non lui?
Insomma se il genitore in questione si sente così disturbato dalla faccenda, quasi da avvertirla come più un fatto personale che un fatto che riguarda suo figlio, può avere senso pensare che l’origine di questo turbamento stia dentro quel genitore stesso e che l’esperienza del figlio sia andata a battere come la lingua sul dente che duole?
Questa è una situazione frequentissima e anche inevitabile in una certa misura: d’altra parte, i figli sono qualcosa di così importante per i genitori che non questi ultimi non possono che sovraccaricarli di cure e attenzioni da riuscire ad occuparsi di sé… solo pensando ai figli.
[Per un approfondimento di questo meccanismo affettivo, ho scritto un articolo sull’ansia materna e il suo valore.]
Quindi, pensare:
“Guarda te, mi rendo conto di sentirmi piuttosto ansioso nei confronti dei voti che prende mio figlio”
può essere veramente un’occasione preziosa, perché può aiutare ad attrezzarsi per risolvere un problema.
È, oltretutto, anche qualcosa che richiede coraggio ed onestà, perché può portare a misurarsi con qualcosa di se stessi che si sarebbe lasciato molto più volentieri sepolto.