Articolo a cura del dott. Matteo Albertinelli e del team di TuoPsicologo a Padova e Online.
I figli inevitabilmente sollecitano ansia nei genitori, un po’ perché è necessario preoccuparsi per loro, nel senso di prendersi cura di loro, e un po’ perché le cose che capitano e che loro raccontano riportano alla mente dei genitori delle situazioni che per loro possono essere state ostiche.
Come non trasmettere ansia ai figli: pensare alle cose difficili
Quando il genitore si trova a riscontrare che il figlio affronta esperienze di vita che si sono dimostrate problematiche per il genitore stesso,
- può non riuscire a parlarne con lui
- o può non riuscire a dargli sostegno quando lo richiede.
Ad esempio, per un genitore diventa difficile parlare di rapporti sentimentali con un ragazzo adolescente se per lui stesso i primi approcci, amorosi e romantici, sessuali sono state difficili e qualcosa del genere può accadere anche per le difficoltà scolastiche.
Ci sono, poi, alcune situazioni che sono così difficili da ripercorrere per i genitori che non solo c’è il rischio che non riescano a essere di sostegno per i figli ma anche che si trovino nella situazione di dare una sorta di carico ulteriore da sopportare ai figli che le affrontano.
Sostanzialmente, trasmettere ansia a dei figli spesso significa dare loro la gestione un carico ulteriore dal punto di vista emotivo.
Ma come mai avviene questo?
In parte abbiamo già risposto, nel senso che un genitore può sentire che sta capitando qualcosa nella vita di suo figlio che gli riporta alla mente qualcosa di difficile da sopportare perché per lui non è sufficientemente elaborato.
Sente di ritrovarsi davanti ad una faccenda che non è risolta.
Ad esempio le problematiche scolastiche non hanno a che vedere solo ed esclusivamente con la scuola (come la preoccupazione per i voti del figlio) ma con tutta un’area di potenziale difficoltà, quella della socializzazione, quella della competitività, quella di sapersi tirare indietro una volta che si è fatto il proprio dovere ma che qualcuno continua a domandare qualcosa da sé.
Non trasmettere ansia ai figli: emozioni più forti di quelle del cinema
Quando un genitore vede che suo figlio sta vivendo una situazione già sperimentata in prima persona, si manifesta un meccanismo simile a quello che permette di emozionarsi al cinema.
Ci si trova così in sintonia con un’esperienza da mettersi a piangere, a divertirsi, a prendere paura, ma inevitabilmente in una versione molto più forte di quanto non accadrebbe con un film, perché l’immedesimazione che c’è fra genitore figlio è per forza di cose molto più intensa che quella fra uno spettatore è un film al cinema.
C’è un altro fattore importante, però: quando è un genitore a trasmettere dell’ansia al suo figlio è come se ci fosse un ribaltamento dei ruoli.
Il genitore chiede al figlio di aiutarlo ad elaborare quell’esperienza di ansia, mentre di solito quello che accade è il contrario, cioè sono i figli a chiedere ai genitori di essere aiutati nell’elaborazione di esperienza emotivamente intense.
Ovviamente non parlo di richieste esplicite e consapevoli, ma di una richiesta implicita che traspare dai fatti: “Io non ho saputo cosa fare, in passato, ora dimostrami che tu saprai cavartela, davanti alla stessa prova. Nel tuo successo potrò ritrovare la speranza di cavarmela anch’io.”
Non trasmettere ansia ai figli: trasmissione delle emozioni
Un aspetto particolare di questa situazione è che non è necessario che il genitore si senta soggettivamente in ansia, in questi momenti.
Questo può essere legato al tasso di intensità del bisogno di trasmettere una certa quota di ansia al figlio per essere aiutato nell’elaborazione.
Questa trasmissione può essere così efficace che nel genitore ci può essere la percezione che, una volta trasmessa, di questa ansia non rimanga traccia dentro di sé. Assieme all’ansia può scomparire la consapevolezza che ci sia un’ansia.
Questo scambio di ruoli in qualche misura è normale, soprattutto per i genitori di adolescenti, perché gli adolescenti assomigliano ogni giorno di più agli adulti e agli adulti è legittimo chiedere sostegno nell’elaborazione delle proprie emozioni.
Sicuramente gli adolescenti possono essere di sostegno ai loro genitori, a volte. Questo fa anche parte di un normale processo di responsabilizzazione di un adolescente: se l’adolescente non diventasse mai capace di prendersi carico di qualcun altro difficilmente diventerebbe un adulto a tutti gli effetti.
Un altro aspetto da tenere a mente è che l’ansia che emerge in modo travolgente dal genitore probabilmente rappresenta un contenuto importante della sua mente.
- Se il desiderio di reprimerla è comprensibile, soprattutto a tutela della salute del figlio che ne avverte gli effetti,
- c’è il rischio che finisca per riemergere da qualche altra parte
- e che soprattutto si prenda l’occasione di fare i conti con qualcosa di importante e che è rimasto in sospeso nella propria vita.
C’è il rischio che quest’ansia riemerga appena c’è qualcosa che la sollecita, proprio come accade nella situazione in cui un figlio presenta qualcosa di disturbante nella vita dei suoi genitori.
Ma in definitiva quest’ansia va evitata ai figli oppure no?
Risposte di questo tipo non possono che prevedere risposte sfumate, il che in questo caso significa attribuire valore sia al responsabile desiderio di non soffocare un ragazzo con la propria ansia, sia ai propri bisogni emotivi. (Si tratta di un dilemma che tipicamente si pongono le mamme, spesso con la forte percezione di doversi sacrificare per il bene del figlio e correndo così il rischio di alimentare il meccanismo ansioso che ha generato la situazione problematica stessa).
[Ne ho scritto più diffusamente in un articolo dedicato all’ansia materna]
Perché un genitore che senta di trasmettere ansia il figlio non può rivolgere verso di sé lo stesso grado di attenzione e cura che si mostra subito pronto a manifestare nei confronti dell’adolescente, invece?
Insomma come si è posto il problema di evitare il peso dell’ansia all’adolescente, è una buona cosa che quel genitore si ponga il problema di evitare a se stesso il peso di quell’ansia.
In situazioni come queste la cura del figlio passa attraverso la cura del genitore.