Mio figlio gioca troppo alla Playstation

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Articolo a cura del dott. Matteo Albertinelli e del team di TuoPsicologo a Padova e Online.

Mio figlio gioca troppo alla Playstation: il tempo

Meglio chiarirsi prima di tutto le idee su cosa sia il “troppo”.
In famiglie diverse ci sono ovviamente idee diverse su cosa significhi giocare troppo con i videogiochi.

C’è prima di tutto il criterio del tempo trascorso davanti alla console o al pc, che può essere macroscopicamente elevato, tanto da portare un genitore a chiedersi se si tratti di qualcosa di simile alla dipendenza, da tanta è l’intensità e tante sono le ore consecutive spese sui giochi.

Quantificare come “troppe” le ore passate sui videogiochi può creare una sensazione di urgenza, perché si ritiene che al gioco venga dedicato tanto tempo da compromettere aspetti importanti della vita dell’adolescente, come la buona riuscita a scuola e la socializzazione.

Come a dire:

in una giornata c’è tempo a sufficienza solo per un determinato numero di cose, giocando così tanto non ne rimane per altre cose importanti.”

Mio figlio gioca troppo alla Playstation: lo spazio (mentale)

Quantificare il tempo passato a giocare, però, può portare anche ad un altro tipo di riflessione:

Perché i videogiochi hanno tutto questo spazio nella mente dell’adolescente?

Perché avviene questa invasione del suo spazio mentale?


Sicuramente alcuni videogiochi sono strutturati in modo tale da assorbire molto l’attenzione del giocatore.
Quando va male, questo avviene attraverso dei meccanismi simili a quelli del gioco d’azzardo, cioè attraverso l’invito a riprodurre azioni che verranno premiate con una sensazione di soddisfazione, in un contesto in cui le condizioni per ricevere questa soddisfazione vengono generale almeno parzialmente in modo casuale.
Quando va bene, invece, un videogioco può assorbire nel senso di essere appassionante ed emotivamente ricco per chi lo gioca, un po’ come avviene per quei libri che vengono percepiti dal lettore come dei page-turner, delle robe di cui non si vede l’ora di arrivare in fondo voltando pagina dopo pagina.

[Nel video discuto con la dott.ssa Sara Pontani, collega collaboratrice dello studio, di come i videogiochi possano trasformarsi in un rifugio sicuro… ma soffocante.]

Mio figlio gioca troppo alla Playstation: difficoltà emotive

In alcuni casi in cui l’adolescente che gioca molto ha delle difficoltà emotive significative, i videogiochi possono essere utilizzati come strumento per affrontare queste difficoltà. Quando hanno questo ruolo i videogiochi diventano ancora più attraenti, non più per le loro caratteristiche intrinseche, ma per il ruolo che svolgono nell’economia affettiva di quell’adolescente.

I genitori preoccupati davanti ad un figlio che gioca molto spesso pensano che il videogioco abbia una sorta di funzione di rifugio, di posto in cui parcheggiare la mente allo scopo di distaccarsi dalla realtà.
Questa situazione sicuramente esiste, soprattutto in adolescenti che hanno bisogno di non pensare ad una propria dimensione emotiva eccessivamente dolorosa.
Si tratta di adolescenti che hanno in qualche misura bisogno di nascondersi sia da quello che trovano di doloroso nel mondo che da quello che trovano di doloroso in se stessi. Nei videogiochi allora trovano qualcosa di capace di occupare la loro mente senza farli stare troppo male.

Questa descrizione, però, non è rappresentativa di moltissime situazioni in cui gli adolescenti riescono a fare un utilizzo molto più positivo dei videogiochi, nonostante il fatto che se ne servano per far fronte a delle difficoltà emotive.

Ad esempio, nel frequente caso di adolescenti con difficoltà di socializzazione, i videogiochi spesso hanno la funzione sia di consentire ad un ragazzo di mantenere dei rapporti sociali che per lui siano più sostenibili. Spesso questo avviene giocando online con altri ragazzi.

Soprattutto, però, questi ragazzi cercano di trovare nei videogiochi qualcosa che renda la loro esperienza di vita più ricca e significativa nonostante si sentano tagliati fuori da alcune esperienze fondamentali per la loro crescita.

Proprio per questo ho parlato dell’esempio delle difficoltà di socializzazione: è facile capire che se un adolescente non riesce a trovare un modo per avvicinare i propri coetanei si trova a dover gestire il problema di come impiegare in modo intelligente e proficuo il proprio tempo.

Mio figlio gioca troppo alla Playstation: tempo (anche) ben speso

Per molti genitori, giustamente preoccupati come richiede il ruolo di genitore, è difficile pensare che il tempo passato sui videogiochi possa sostenere la crescita. Soprattutto quando sembra troppo.

I videogiochi, però, non solo possono fornire una forma gestibile di socializzazione ma anche delle occasioni di contatto con i propri pensieri e sperimentazione di sé per un adolescente che è preoccupato di non essere in grado di fare la stessa cosa nel contesto della vita quotidiana.
Il ragazzo che si entusiasma per i successi in un gioco, per essere riuscito a recuperare un oggetto virtuale prezioso o aver fatto fuori efficacemente un mostro o di aver rivaleggiato con un coetaneo abile che vive a qualche centinaio di chilometri di distanza non sta vivendo una realtà alternativa a quella vera cui andrebbe presto ricondotto.

Sta facendo esperienza di aspetti importanti della propria crescita nel modo in cui si sente in grado di farlo ora.

Questo ragazzo non va recuperato in una sorta di missione di salvataggio, perché se gli si fa passare il messaggio che sta buttando via il proprio tempo c’è un forte rischio di non riuscire a far altro che mortificarlo. Può essere utile, invece, aiutarlo a sentire che l’esperienza di sé e le competenze che ha acquisito nella dimensione virtuale sono così valide che sono degne di essere tradotte in una loro versione non virtuale.

Insomma, si tratta di fargli vedere che ce la può fare.