Articolo a cura del dott. Matteo Albertinelli e del team di TuoPsicologo a Padova e Online.
Una delle cose che rendono complicato rapporto con un adolescente è il bisogno di capire quando lasciarlo fare anche su cose su cui non si è d’accordo e capire quando invece è necessario intervenire.
Assecondare gli adolescenti, almeno a volte, è una cosa necessaria per incoraggiarli nello sviluppo della loro autonomia.
Contemporaneamente però, bisogna saper riconoscere che assecondare gli adolescenti comporta dei rischi.
Nella piccola clip di una nostra riunione di studio che potete vedere all’inizio del video qui sopra, si trova quello che sembra uno sfogo della collega e che in realtà è un passaggio importante nel lavoro di uno psicologo: “mi identifico così tanto in un’adolescente che un adulto che gli mette (anche senza volerlo) i bastoni fra le ruote diventa un nemico con cui arrabbiarsi.”. Assecondare troppo un adolescente a volte significa mettergli i bastoni fra le ruote, mettendolo in difficoltà.
Il problema principale del fatto di assecondare troppo un’adolescente è che l’adulto che lo fa finisce per ascoltare più i propri bisogni emotivi che quelli dell’adolescente e di farlo in un modo per cui queste bisogni dell’adolescente finiscono non solo non ascoltati ma cancellati.
Pensiamo a un paio di esempi molto comuni.
Ci sono ragazzi che fanno uno sport per tanti anni e a un certo punto iniziano a pensare che non sia più giusto per loro. Questa è una di quelle cose quotidiane apparentemente piccole a proposito di cui può avere molto senso non provare a risolverle a tavolino, ad esempio decidendo per partito preso che un ragazzo è grande abbastanza per arrangiarsi da solo.
Il fatto di presentare il dilemma fra interrompere e continuare può essere una richiesta di aiuto nel ragionare su di sé e sulla propria vita.
Ad esempio, alcuni adolescenti è meglio assecondarli quando fanno una scelta del genere perché è un passaggio evolutivo. Si possono essere resi conto che non diventeranno mai dei professionisti in quella disciplina e che il tempo che gli dedicano toglie ad altre cose importanti della loro vita, così, continuare a investirci così tanto tempo vorrebbe dire sacrificare altre esperienze che sono utili per crescere. Se è così, chiaramente un “No!” assoluto sarebbe dannoso.
La stessa identica riflessione sull’ipotesi di una chiusura dei rapporti con quello sport però un’adolescente la può fare quando ha incontrato una difficoltà particolare in quell’attività. Quando ad esempio si percepisce meno bravo di quanto non vorrebbe, oppure quando ha difficoltà con uno o più compagni di squadra. In questo caso dirgli decidi liberamente significa aiutarlo a mettere il problema sotto al tappeto ,che è una cosa che può avere un effetto deleterio. Si rischia cioè di confermargli implicitamente l’idea che non è in grado di occuparsi di un problema di questo tipo, che non ce la fa.
[Questo il tipo di rischio tipico che si corre con gli adolescenti con difficoltà di autostima]
Qualcosa di simile avviene quando un’adolescente chiede allo psicologo di interrompere una terapia o di vedersi meno spesso prima che sia giunto il momento giusto. Se gli si dice che si pensa che non sia il momento giusto non si sta mettendo in discussione la sua libertà di scelta. (Deve essergli anche chiaro però che il fatto che lui ne parli è un bene e che è importante che lo faccia, su questo lo psicologo deve essere molto diretto). Spesso questo tipo di richieste arriva quando un ragazzo sta un po’ meglio e intuisce che si stanno per toccare temi più intimi e delicati. Sono cose di cui ha tutti i diritti di avere paura ma è importante che lo psicologo gli mandi un messaggio rassicurante se ce ne sono le condizioni: “Non ti preoccupare, su questo possiamo lavorare assieme. Hai le capacità di farlo e sarà anche soddisfacente per te farlo“.
È bene insomma che gli adulti si pongano il problema di mettere l’adolescente nelle condizioni di fare anche le cose difficili, particolarmente con i ragazzi più timorosi che se non vengono spinti un po fanno fatica a farlo spontaneamente.
Perché assecondare troppo rende gli adolescenti più fragili?
Dire di no ad un’adolescente non è sempre semplice perché crea i presupposti per un conflitto.
Non è detto che questo conflitto sarà molto acceso, però sicuramente ci sono due persone che hanno due visioni diverse di una certa cosa e ciascuno si batte, diciamo così, per la propria visione.
Questo scontro di volontà è importante che ci sia nella crescita di un’adolescente, particolarmente quando avviene fra lui e i genitori.
E qua inizia la parte difficile: ci sono varie cose che rendono difficile accettare lo scontro per i genitori.
C’è ovviamente il fatto che con questo conflitto crea un po’ di distanza emotiva col figlio, che non è una cosa piacevole.
[Gli adolescenti, diventando autonomi, si allontanano emotivamente un po’ dai genitori, è normale ma difficile da gestire: ho scritto un articolo specifico sul tema]
Poi c’è la paura di fargli del male, di dargli il dolore di sentire un “no”, cosa che può essere particolarmente difficile se per qualche motivo lo si vede come qualcuno di fragile.
Ci può essere poi l’influenza delle idee su come vadano educati i figli, ad esempio sull’importanza di lasciare liberi gli adolescenti che di per sé sono delle cose utili e importanti… ma che si possono trasformare anche in un’arma!
Voler evitare i litigi o trasformarsi in genitori iperprotettivi ha delle conseguenze. Rischia di togliere a quei ragazzi l’opportunità di esercitarsi a fare fatica, a combattere un po’ per difendere il loro punto di vista. Questa non è una cosa che è importante solo per l’adolescente che da adulto diventerà un grande idealista, è importante per tutti, nella vita quotidiana.
Aggiungerei che è una cosa particolarmente importante oggi, visto che la percezione del mondo e del futuro degli adolescenti è caratterizzata da un’incertezza molto forte e come tendono ad osservare spesso gli esperti che si occupano di questi fenomeni gli adolescenti sembrano pensare con decisione che gli adulti non abbiano molto da insegnare loro e che le istituzioni che hanno creato (come la scuola) siano più una trappola e una fregatura che altro.
È importante che gli adolescenti imparino ad affermarsi anche in queste situazioni di conflitto quotidiane proprio per sviluppare la loro autonomia. Il rischio altrimenti è quello di trovarsi un domani davanti a dei figli adulti insicuri, delle persone che dovranno fare più fatica per imparare come ci si muove nel mondo.
[In ogni caso, il rapporto genitori-figli adolescenti è bello complesso: ho scritto un articolo in cui do un quadro generale degli obiettivi della crescita e dei conflitti a cui possono portare]
Il rischio è quello di trovarsi un domani davanti a dei figli adulti insicuri, delle persone che dovranno fare più fatica per imparare come ci si muove nel mondo.
Ho approfondito questo tema insieme alla dott.ssa Bertolini in un video in cui ci concentriamo su queste dinamiche di e la fatica degli adulti ad assecondare la tendenza al conflitto degli adolescenti. Qui analizziamo il negativity bias (la tendenza biologica del nostro cervello a fuggire dalle situazioni spiacevoli) e vediamo perché, come spiega lo psicoanalista Joseph Fernando, presentare contenuti conflittuali generi nei ragazzi una reazione di forte irritazione che non è un attacco a noi, ma una difesa dall’ansia. Ecco il video:
Quali Sono le Conseguenze del “Tutto Subito” sull’Autonomia?
Dare sempre tutto e subito ad un’adolescente rischia di distruggere la sua autonomia perché, facendo così, di fatto gli vengono date delle responsabilità troppo grandi troppo presto e quel ragazzo rischia di avere una paura paralizzante di sbagliare.
[Molti ragazzi apparentemente apatici hanno questo problema]
Come ho accennato all’inizio, questi bisogni di autonomia rischiano di finire in secondo piano sostituiti dai bisogni degli adulti. Oggi mediamente i genitori cercano un rapporto più intimo più affettuoso con il figlio e sono molto più interessati a stargli vicino.
Se ci pensiamo questo espone molto di più i genitori alla paura di sbagliare, di fare male al figlio, di fare qualcosa di sbagliato per lui. Questo è un effetto della ricerca di un rapporto veramente maturo da parte dei genitori!
Cioè, non stiamo parlando solamente di chi ha avuto delle difficoltà che gli hanno reso difficile vedere i bisogni dei figli, stiamo parlando di un tema con cui è difficile che un genitore oggi non si misuri.
Se un genitore ha paura di sbagliare, spesso è perché ha l’obiettivo di assicurarsi di fare la cosa che sia più in sintonia con il figlio. Allora, può non accorgersi di quanto forte sia la tentazione di convincersi che sia tutto a posto, di convincersi ad esempio che non ci sia nessun bisogno di supportare il figlio in queste decisioni perché è perfettamente in grado di arrangiarsi da solo. “Anzi -può pensare- è importante riconoscergli la possibilità di agire autonomamente“.
Di per se è un obiettivo solido e che di certo non va criticato in sé, però è anche vero che si rischia di trascurare il fatto che è una cosa applicabile solo quando si è in grado di fare la valutazione: “Mio figlio ce la fa ad affrontare questo problema da solo, completamente da solo, oppure no ha bisogno che lo sostenga in qualche modo?“.
Quando si sentono criticare pesantemente i genitori di oggi, come se fossero una massa di persone immature che fanno solo danni, mi sembra una cosa fondamentalmente ingiusta. Anzi mi sembra proprio improbabile che sia così perché se le persone fossero veramente così stupide, così incapaci di fare delle cose che funzionino almeno un po’, il genere umano si sarebbe dovuto a essere già estinto. Credo che stiamo vedendo quella che è la forma contemporanea di crisi educativa degli adolescenti ed una cosa di cui in realtà capiamo ancora troppo poco, così come accade con tutti i fenomeni così complessi.
Confini chiari: perché i limiti sono fondamentali in adolescenza?
Insomma, saper dire di no, non assecondare sempre gli adolescenti e porre loro dei limiti sono chiaramente delle cose fondamentali perché aiutano l’adolescente a diventare autonomo.
L’educazione degli adolescenti ai limiti oggi però sembra scontrarsi col forte bisogno avvertito dalle famiglie di non minacciare la buona sintonia emotiva all’interno delle famiglie stesse. Ripeto: questo non è un falso valore, è una cosa che quando viene autenticamente raggiunta permette agli adulti ai genitori di guidare in modo più efficace i figli perché sono più capaci di riconoscerne i veri bisogni.
In realtà, alcune delle difficoltà caratteristiche degli adolescenti oggi, ad esempio la pretesa di avere successo immediato nella vita senza sopportare la frustrazione di imparare e di sbagliare, è lo specchio delle pretese che i genitori rischiano di avere nei confronti di loro stessi per primi.
Cioè sembra che
- i genitori pretendano da loro stessi di non poter sbagliare nell’interpretazione dei bisogni dei figli
- e che questa richiesta nei confronti di se stessi sia così forte che pur di non sbagliare preferiscono tacere,
- il che, nella pratica, molto spesso vuol dire assecondare i figli senza farsi abbastanza domande.
[Ho scritto del peso dell’“esaurimento” delle mamme, che spesso sono particolarmente sotto pressione sul piano emotivo nell’educazione dei figli. Particolarmente con figli che aggrediscono le madri.]
Come capita spesso di vedere nel lavoro mio e dei colleghi psicologi di adolescenti di TuoPsicologo è molto meglio dire una cosa superficiale o un po’ scema a qualcuno che ti sta chiedendo aiuto piuttosto che non fare nulla, se quella persona non è ancora in grado di arrangiarsi da sola. Altrimenti si rischia di farla sentire ancora più incapace, di farle pensare che ha sbagliato a chiedere aiuto e che deve vergognarsi di averlo fatto. Quindi, la volta dopo, farà ancora più fatica a chiedere.
Insomma è importante che i genitori tengano i nervi saldi e siano consapevoli che delle volte diranno delle scemenze ai figli, o delle cose che non li aiutano molto, però è importante che le dicano lo stesso senza farsene una colpa. È importante che non rinuncino a dare una direzione ai ragazzi, perché è molto meglio che un ragazzo si lamenti con qualcuno che lo sta ascoltando piuttosto che sentirsi lasciato da solo e, in definitiva, impotente.