Paura di parlare con le persone

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Articolo a cura del dott. Matteo Albertinelli e del team di TuoPsicologo a Padova e Online.

Paura di parlare con le persone

La paura di parlare con le persone ha una sua versione comune e una problematica, così come avviene per tante difficoltà di natura emotiva.

È vero che:

  • tutte le persone fanno esperienza della paura di parlare con un’altra persona, prima o poi.

La paura di parlare con qualcuno di autorevole, con una persona di cui si vuole diventare amici, di qualcuno considerato interessante dal punto di vista sentimentale…

E tuttavia:

  • un numero più ristretto di persone prova:
    • una paura generalizzata di parlare con gli altri
    • o una paura particolarmente forte nel caso si tratti di parlare con specifiche categorie di persone (es: colleghi nel contesto di lavoro, persone dell’altro sesso) o di farlo in situazioni specifiche (es: situazioni pubbliche, situazioni di valutazione)

Per questo sottogruppo, la paura di parlare con le persone è problematica perché porta ad affrontare ricorrentemente alcuni ostacoli sociali vissuti come difficili da affrontare e che hanno conseguenze molto tangibili.

Da un punto di vista oggettivo, possiamo dire che per evitare di parlare con gli altri si possono evitare occasioni sociali, rinunciare ad impegni, mettere alla prova i rapporti con altri…

Mi sembra ancora più importante (e sicuramente lo è dal punto di vista psicologico) la valutazione che si può fare da un punto di vista soggettivo:

Ha senso pensare che la paura parlare con le persone esprima qualcosa di te con cui è difficile fare i conti?

Sicuramente, se la paura di parlare con le persone ha uno spazio significativo nella propria vita, vale la pena di rimboccarsi le maniche e provare ad affrontarla.

Vediamo come.

Capire la paura di parlare con le persone

Spiegare cosa ci sia di spaventoso nell’interazione con gli altri può sembrare una faccenda semplice. Solitamente, chi ne soffre teme il giudizio degli altri e si prospetta, con angustiante sicurezza, che ogni incontro sia seguito da una figuraccia (anzi, proprio la paura di fare brutta figura è una costante)

Incontrare gli altri rischia di trasformarsi in un qualcosa di mortificante.

Anche se è semplice capire perché  si possa sentire il desiderio di evitare in ogni modo le conseguenze di questa paura, questo non esaurisce il discorso.

Perché si soffre della paura di parlare con le persone? Perché è difficile resistervi?

Ciascuna parte dell’espressione “paura di parlare con le persone” può risultare utile, in questa indagine:

Paura | di parlare | con le persone

Una “Paura”

La paura è un’emozione con cui tutti gli esseri umani nascono “equipaggiati”.

Nella situazione di cui ci stiamo occupando, però, è più ragionevole parlare di ansia.

Se la paura riguarda i pericoli chiari e ben definiti, l’ansia tende ad emergere in situazioni in cui il pericolo è inatteso, sconosciuto o non precisamente definito [definizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, 5

 

Ha senso parlare di ansia perché avvertire la paura di parlare con una persona e temere di venire criticati e/o sentirsi mortificati, da un certo punto di vista, è la punta dell’iceberg.

Perché ci si sente così allarmati proprio da questa situazione? Perché si è così sicuri che le cose andranno male?

L’ansia entra in gioco davanti a queste SITUAZIONI-limite, in cui,

  • non sapendo precisamente quale sia il pericolo,
  • e quindi non sapendo cosa fare,

si reagisce spontaneamente con una SOLUZIONE-limite: ci si agita e si fa il possibile per evitare di dover affrontare l’evento temuto.

Coerentemente con questo, un’altra caratteristica tipica dell’ansia è quella di portare una persona a mettere in pratica delle strategie di evitamento, consapevoli e non, come declinare inviti, dimenticare appuntamenti, non dedicarsi ad attività in cui sarebbe probabile incontrare altri, ma anche sviluppare preferenze e gusti che permettono di evitare gli altri o modellare il proprio carattere in base alla necessità di starsene da soli e in pace.

In alcuni casi ci si può sentire messi così alle strette dal contatto con gli altri (o dalla sua anticipazione) che si può verificare un episodio di ansia acuta con palpatazioni, fiato corto, nausea, tremori, giramenti di testa, disturbi gastrointestinali, mal di testa, sensazione di confusione.

Approfondendo un po’ la questione, però, si inizia a capire il senso di queste sensazioni così sgradevoli.

Paura di cosa? Di “parlare”.

Continuando con il nostro esercizio di analisi, possiamo dire che il segmento “parlare” è importante perché comporta l’esposizione di se stessi agli altri.

Parlando si è costretti a dar voce a quello che si ha dentro e si presentano all’altro le proprie opinioni, il proprio modo di fare, le conoscenze, il modo di parlare, le emozioni, le proprie origini.

Spesso, inoltre, chi ha paura di parlare con le persone teme di trovarsi catapultato in una situazione in cui gli altri vedranno l’ansia che gli monta dentro.

Se non si dispone di un sufficiente grado di fiducia nelle proprie qualità e caratteristiche, esporre tutte queste parti di sé può risultare problematico.

Esporsi ad un altro può significare che si sente di esporsi ad una situazione di umiliazione.

Se ci facciamo caso, ci sono delle situazioni in cui la maggior parte delle persone mostra delle esitazioni:

  • parlare in pubblico
  • parlare con degli estranei (soprattutto quando si è giovani)
  • parlare con delle persone autorevoli

Tutti possono temere di fare una figuraccia in delle situazioni per le quali si sente di non essere sufficientemente preparati.

In chi soffre di una vera e propria paura di parlare con gli altri, questa situazione di paura ha delle caratteristiche particolari:

  • tende ad essere resistente ad ogni “allenamento” (esponendosi di più agli altri non migliora)
  • tende ad essere così forte da rendere chi la vive quasi incapace di comportarsi adeguatamente
  • tende ad essere estesa anche ai pari (coetanei, persone con cui si condividono le condizioni sociali e culturali) e a situazioni abituali (è cosa praticamente di tutti i giorni, non di situazioni particolari).

L’ansia, quindi, interviene perché si teme di esporre delle parti private di sé che si prevede saranno criticate (o perlomeno criticabili).

… il che ci porta all’ultimo segmento.

Parlare “con le persone”

Se si teme di esporre qualcosa di sé è perché si immagina che gli altri potrebbero riderne, pensare che ci si è mostrati stupidi, compatire.

Dagli altri ci si aspetta un giudizio negativo.

Si teme che, esponendosi, si farà una figuraccia.

Anzi, è una certezza:

Se mostro chi sono, gli altri mi faranno notare la mia inadeguatezza.

Le situazioni caratterizzate dalla paura di sfigurare e all’impossibilità di mostrare serenamente la propria opinione portano, come abbiamo già visto, ad una fuga ansiosa.

Non è ancora chiaro, però, vivono l’opinione degli altri con un timore così forte.

Il significato profondo della paura di parlare con le persone

Abbiamo visto che la paura di parlare con le persone è

  • una forma di ansia
  • che si attiva nelle situazioni in cui è necessario esporsi
  • e in cui si teme il giudizio degli altri.

Però questa è solo una descrizione, un filo dettagliata, di quello che accade (e che chi sta male sa già).

Rimane da rendere atto del dato psicologico più importante: chi vive questa paura, ha la tendenza a sentirsi facilmente sminuito.

Dietro alla paura di parlare con gli altri c’è un pensiero automatico:

“Io non vado bene.”

Si ha paura degli altri, ma negli altri si vede se stessi: non sono tanto le altre persone, quelle pronte a criticare, ma sono io.

Come a dire: chi si sente criticabile, solitamente è il primo severo critico di se stesso.

Questo quadro ha senso soprattutto se si inserisce nel contesto dei cosiddetti disturbi di ansia sociale o fobia sociale. Si tratta di condizioni di vita caratterizzate proprio da un’ansia che emerge in situazioni sociali (di cui l’atto di parlare con gli altri è un esempio) e sono riconducibili ad un senso di stima di sé non adeguatamente solido.

[in un’altra pagina ho descritto più dettagliatamente la fobia sociale]

Tutte le persone che soffrono di una difficoltà riferibile alla fobia sociale tendono ad accorgersi che c’è qualcosa che non va perché le loro interazioni sociali sono farraginose, colme di ansia, sgradevoli.

Però, e questo è un dato preziosissimo, viene sempre fuori che hanno qualche dubbio su di sé.

Il seme della consapevolezza! È per questo che è un dato prezioso: affrontando i problemi che hanno ad affrontare gli altri, iniziano ad affrontare i problemi che hanno con se stessi.

Quando la propria vita viene ostacolata da una paura persistente di parlare con le persone, vale la pena di chiedersi se questa paura non rappresenti il riflesso di una profonda insoddisfazione verso se stessi.

Un’insoddisfazione che può essere trasformata.

Come superare la pura di parlare con le persone

Quando si presenta un’ansia ricorrente, associata ad una categoria di situazioni o di pensieri, non è una cosa che passa da sola.

Le situazioni cariche di ansia sono difficili da sopportare, ma le persone si dimostrano incredibilmente resistenti alla paura di stare male e di affrontare problematiche intime. Quindi, spesso, resistono il più possibile.

Arriva un punto, però, in cui ci si accorge di voler cambiare. Magari perché si sente che l’ansia si è presa troppo spazio, nella propria vita, oppure ci si accorge di quante energie si devono mettere in campo per gestirla.

Arriva ad un certo punto in cui una persona è stufa di stare male e intravede la possibilità di stare meglio.

Essenzialmente è questo che mi trovo davanti quando vedo una persona che si vuole liberare di una condizione di ansia come quella legata all’interazione sociale.

Una celebre citazione di uno psicoanalista inglese (Donald Winnicott) recita:

È un piacere nascondersi ma è una tragedia non essere trovati”.

 

Si tratta di una frase che riassume molto bene il lavoro psicoterapeutico con chi ha la paura di incontrare gli altri (che, abbiamo visto, è fondamentalmente la paura di incontrare se stessi).

Si impara che  essere visti dagli altri non significa sempre esporsi a delle umiliazioni.

Si impara cosa c’è di interessante (perfino!) dentro di sé.

È molto liberatorio. E, mi pare, bellissimo.